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Caserta e la sua provincia: i beni culturali
 
Copertina della rubrica i beni culturali: anfiteatro a Santa Maria Capua Vetere
 

Il territorio della provincia di Caserta, nel settore settentrionale della Campania,vanta un patrimonio archeologico particolarmente ricco e articolato, frutto delle sue peculiarità storiche e culturali: si tratta infatti di un territorio frequentato fin da tempi molto remoti. Accanto agli oligarchi Etruschi coesisteva nella regione, relegato nelle campagne in posizioni subordinata, l’elemento locale dell’antico ceppo opico/osco, rinfoltito da massicce infiltrazioni di popolazioni sannitiche provenienti dalle montagne dell’interno. La sua consistenza dovette andare aumentando progressivamente nel corso del V secolo a.C., fino a che nel 438 a.C. lo storico Diodoro Siculo (XII,31,1) ricorda che in quel tempo si formò il popolo dei Campani.

 
Caserta e la sua provincia - Musei e palazzi storici a:
 
Museo Archeologico Statale a Teano   Il mitreo di Santa Maria Capua Vetere
 
Museo Campano Capua   Museo archeologico dell'antica Calatia a Maddaloni
 

Alife: Museo archeologico dell'antica Allifae.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; funzionario responsabile dr. G. Tagliamone
• Descrizione: sede distaccata della Soprintendenza e dell'istituendo Museo archeologico di Alife; svolge compiti di tutela e di ricerca scientifica nei siti antichi nel territorio del Matese Casertano e del Montemaggiore. La colonia di Allifae fu fondata dai Romani nel I secoloa.C., a poca distanza dall'insediamento sannitico posto sulla sommità del monte Cila presso PiedimonteMatese. L'attuale città conserva il caratteristico impianto urbanistico a castrum con assi ortogonali e la cinta muraria in opera incerta, oltre a resti del Foro, di un criptoportico e ad imponenti mausolei funerari.
• Costo del biglietto: gratuito
• Giorni e orario d'apertura: giorni feriali 9.00 - 17.00
• Chiusura settimanale: domenica
• Proprietà: statale
• Città: Alife
• Indirizzo: piazza XIX Ottobre
• CAP: 81011
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823787005
• Fax: 0823787005
• Informazioni telefoniche: tel. 0823787005

Aversa: Raccolta di S. Francesco.
• Descrizione: il museo è situato nell'ex Monastero delle Clarisse, di struttura romanica con interventi architettonici databili fino al barocco. Affreschi del '300 e '400, tra i dipinti: la Natività di Pietro da Cortona, e L'estasi di S. Francesco di G. De Ribera (Spagnoletto). Da segnalare una tavola lignea del XIV sec. raffigurante una Madonna Lactans.
• Costo del biglietto: ingresso gratuito
• Giorni e orario d'apertura: aperto a richiesta
• Proprietà: ecclesiastica
• Città: Aversa
• Indirizzo: chiesa di S. Francesco
• CAP: 81031
• Provincia: Caserta
• Telefono: tel. 081814228

Caiazzo: Ufficio archeologico di Calvi Risorta - Sede distaccata di Caiazzo.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; funzionario responsabile dr.ssa C. Passaro
• Descrizione: sede distaccata della Soprintendenza ospitata nel restaurato Palazzo Mazziotti, futura sede di un museo locale; svolge compiti di tutela nel territorio dell'antica Calatia, municipium romano sorto sul luogo di un precedente insediamento sannitico, testimoniato dalla presenza di mura in opera poligonale.
• Costo del biglietto: gratuito
• Giorni e orario d'apertura: giorni feriali 9.00 - 17.00
• Chiusura settimanale: sabato e domenica
• Proprietà: statale
• Città: Caiazzo
• Indirizzo: via Umberto I (palazzo Mazziotti)
• CAP: 81013
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823652533
• Fax: 0823652533

Calvi Risorta: Area archeologica di Cales.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; funzionario responsabile dr.ssa C. Passaro
• Descrizione: l'ufficio svolge compiti di tutela e di sorveglianza nell'area dell'antica Cales, insediamento ausone, documentato soprattutto dai rinvenimenti delle ricche necropoli di età orientalizzante ed arcaica, poi trasformato in colonia romana nel 334 a.C. Della città restano cospicue testimonianze: la cinta muraria in opera quadrata, il santuario presso il c.d. Ponte delle Monache scavato nel tufo, l'impianto urbanistico ad asse centrale con gli edifici pubblici: l'anfiteatro e il teatro, databili tra il I secolo a.C. e l'età imperiale, il tempio e le terme del Foro con rilievi in stucco, altri imponenti edifici termali serviti da un castellumaquae. Visitabile su richiesta il teatro.
• Costo del biglietto: gratuito
• Giorni e orario d'apertura: giorni feriali 9.00 - 17.00
• Chiusura settimanale: domenica
• Proprietà: statale
• Città: Calvi Risorta
• CAP: 81042
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823652533

Capua: Museo Diocesano.
• Descrizione: istituito nel 1992, il museo comprende capitelli del IX e X sec., stemmi vescovili e gentilizi; tavole del '400-'500, tra le quali una "Vergine con bambino tra S. Stefano e S. Lucia" di Antoniazzo Romano (1435-1517 ca.); un piviale del '600 appartenuto al Bellarmino, suppellettili, reliquiari d'oro e argento, paramenti liturgici e testimonianze d'arte di fede dal tardo antico all'800 (urne cinerarie del II-III sec. e cristalli di rocca del IX sec.)
• Costo del biglietto: gratuito
• Giorni e orario d'apertura: 9.30-13 da lunedì a sabato
• Chiusura settimanale: domenica
• Proprietà: ecclesiastica
• Città: Capua
• Indirizzo: piazza P. Landolfo
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823961081 e 0823961444

Caserta: Archivio di Stato di Caserta.
• Direttore: Imma Ascione
• Descrizione: l'Archivio di Stato di Caserta conserva la documentazione amministrativa,finanziaria e giudiziaria degli uffici periferici delle magistrature del Periodo napoleonico (1806-1814) del Regno delle Due Sicilie (1814-1860) e del Regno d'Italia (1860-1945). Altra documentazione importante esistente è quella dello Stato Civile (Registri, 1806-1865), degli Archivi dei Notai (Atti, 1465-1882) e della raccolta di alcuni Statuti di Congregazioni e di numerose pergamene (1143-1758).
• Costo del biglietto: gratuito
• Giorni e orario d'apertura: tutti i giorni feriali 8.30-13.30 - martedi e giovedi 8.30-13.30- 14.30-17.00
• Chiusura settimanale: domenica
• Proprietà: statale
• Città: Caserta
• Indirizzo: viaAppia, 1
• CAP: 81100
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823355665
• Fax: 0823320565
• E mail: asce@archivi.beniculturali.it

Cellole: Villa romana.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; funzionario responsabile dr.ssa M. G. Ruggi
• Descrizione: villa extraurbana rustico-residenziale romana databile tra la tarda epoca repubblicana e l'età imperiale; presenta caratteristiche struttive proprie della tipologia abitativa, con il settore residenziale e gli impianti produttivi legati allo sfruttamento delle risorse agricole del fertile ager Falernus, celebrato dalle fonti antiche per la qualità della produzione vinicola. Nei pressi sono visitabili anche le terme per lo sfruttamento delle virtù terapeutiche delle Aquae Sinuessanae.
• Costo del biglietto: gratuito
• Giorni e orario d'apertura: su richiesta
• Prenotazione telefonica: 0815260292
• Proprietà: statale
• Città: Cellole
• Indirizzo: via S. Limato
• CAP: 81030
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823972130
• Fax: 0823972130

Maddaloni: Museo archeologico dell'antica Calatia.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; funzionario responsabile dr.ssa E. La Forgia
• Descrizione: monumentale palazzo tardo-rinascimentale appartenuto ai duchi Carafa, in fase di adeguamento funzionale finalizzato all'allestimento del Museo archeologico dell'antica Calatia; in esso verranno esposti soprattutto i ricchi corredi funerari delle necropoli di età orientalizzante e dell'area urbana.
• Costo del biglietto: gratuito
• Giorni e orario d'apertura: feriali e festivi 9,00 - 19,30
• Chiusura settimanale: martedì
• Proprietà: statale
• Città: Maddaloni
• Indirizzo: via Caudina (Casino Ducale Carafa)
• CAP: 81024
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823200065
• Fax: 0823403493
• Informazioni telefoniche: 0823403493

Mondragone: Museo archeologico della città di Mondragone.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; direttore dott. L.Crimaco
• Descrizione: nella sede della Biblioteca è stato istituito un Museo archeologico, in cui sono esposti reperti da scavi e donazioni private, pertinenti all'antica Sinuessa ed al suo territorio: oggetti votivi e vasellame dell'età del Ferro e di epoca ellenistica; ceramica, anfore e monete di età romana, tardo-antica ed alto-medievale; nonché frammenti scultorei e lapidei.
• Costo del biglietto: gratuito
• Giorni e orario d'apertura: giorni feriali alterni 9.00 - 13.30; 15.30 - 19.30; su richiesta anche la domenica
• Chiusura settimanale: domenica
• Prenotazione telefonica: 0815260292
• Proprietà: comunale
• Città: Mondragone
• Indirizzo: Via Genova, 1
• CAP: 81034
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0815260292
• Sito Web: www.mondragone.net
• E mail: museo.civico@mondragone.net
• Informazioni telefoniche: 081 5260292
Approfondimenti.
Il Museo ospita una serie di collezioni archeologiche, che vanno dall'età preistorica al medioevo, organizzate in tre sale espositive. La prima sala è interamente dedicata alla preistoria locale e ospita, numerosi ed interessanti, reperti litici riferibili al periodo dell'Aurignaziano (circa 23.000 anni a.C.). La seconda sala, ubicata al piano superiore, ospita i reperti d'età protostorica ed arcaica ed in particolare, offre la possibilità di conoscere alcuni interessanti aspetti della cultura materiale degli Aurunci, una popolazione indigena, che viveva nella zona precedentemente alla conquista romana.
Di grande interesse la collezione di materiali d'età romana, provenienti dalla colonia civiumromanorum di Sinuessa, fondata nel 296 a. C. e dal territorio falerno. I reperti sono ospitati in numerose vetrine ubicate sia al piano terra, sia al piano superiore e permettono, al visitatore, di avere una visione chiara di numerosi aspetti della storia sociale ed economica dell'antica città di Sinuessa. Di particolare importanza la collezione d'anfore vinarie e del medagliere con i suoi 200 esemplari di monete. Discreta anche la collezione epigrafica e degli altri oggetti della cultura materiale.
Particolarmente interessante è la sala grande, ubicata al piano terreno, a destra dell'ingresso, con il plastico e i materiali ceramici provenienti dalla Rocca medievale e dai villaggi di MontisDraconis. Il plastico rappresenta il castello, i villaggi e le cinte murarie della Rocca allo stato attuale. Tutto il percorso espositivo è corredato di pannelli didattici esplicativi che contengono varie informazioni sui materiali esposti e sui vari siti archeologici di provenienza.
Accessibile al pubblico la ricostruzione del sito in cui è stata rinvenuta, recentemente, una duplice sepoltura (donna anziana con bambina).
L'esistenza in questo centro di un Museo Civico, gestito ed organizzato da un’equipe d’archeologi e tecnici, rappresenta la prima significativa tappa del processo di conoscenza, formazione, divulgazione e di conseguenza tutela del consistente patrimonio storico - archeologico locale. Le indagini topografiche e gli scavi archeologici in atto sul territorio, particolarmente ricco d’insediamenti e di testimonianze antiche, le acquisizioni operate tramite piccole raccolte e donazioni da parte di privati cittadini, a seguito delle ormai frequenti iniziative culturali che ruotano intorno alla struttura museale, hanno portato alla costituzione di un insieme di materiali di estremo interesse.
A questi vanno aggiunti i preziosi reperti archeologici, provenienti dal territorio falerno e attualmente conservati sia nel Museo Nazionale di Napoli che nei depositi dei Musei di S. Maria Capua Vetere e Teano. Questi reperti, in fase di restauro presso i laboratori tecnici della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta, saranno esposti al pubblico non appena ultimati i lavori di restauro. Attualmente è in corso uno scavo sistematico nella Rocca Medioevale di MontisDraconis, che sta portando, sul piano topografico ed archeologico, risultati eccezionali. Stanno, infatti, tornando alla luce alcuni edifici sacri e una grande piazza basolata. Il Museo Civico di Mondragone ospita una serie di collezioni archeologiche, che va dall’età preistorica al medioevo, organizzate in quattro sale espositive. La prima sala è interamente dedicata alla preistoria locale e ospita, numerosi ed interessanti, reperti litici riferibili al periodo dell’Aurignaziano (circa 23.000 anni a.C.). La seconda sala, ubicata al piano superiore, ospita i reperti d’età protostorica ed arcaica ed in particolare, offre la possibilità di conoscere alcuni interessanti aspetti della cultura materiale degli Aurunci, una popolazione indigena, che viveva nella zona precedentemente alla conquista romana. Di grande interesse la collezione di materiali d’età romana, provenienti dalla colonia civiumromanorum di Sinuessa, fondata nel 296 a. C. e dal territorio falerno. I reperti sono ospitati in numerose vetrine ubicate sia al piano terra, sia al piano superiore e permettono, al visitatore, di avere una visione chiara di numerosi aspetti della storia sociale ed economica dell’antica città di Sinuessa. Di particolare importanza la collezione d’anfore vinarie e del medagliere con i suoi 200 esemplari di monete.
Discreta anche la collezione epigrafica e degli altri oggetti della cultura materiale. Particolarmente interessante è la sala grande, ubicata al piano terreno, a destra dell’ingresso, con il plastico e i materiali ceramici provenienti dalla Rocca medievale e dai villaggi di MontisDraconis. Il plastico rappresenta il castello, i villaggi e le cinte murarie della Rocca allo stato attuale. Tutto il percorso espositivo è corredato di pannelli didattici esplicativi che contengono varie informazioni sui materiali esposti e sui vari siti archeologici di provenienza. La sala della preistoria è stata curata dal prof. Marcello Piperno, Università Degli Studi Di Napoli Federico II. Le sale dell’età preromana e romana sono state curate dalla dott.ssa Lucia Manuela Proietti, coop. New Archaeology, dal dott. Luigi Crimaco, Direttore del Museo Civico Archeologico di Mondragone, in collaborazione con il prof. Filippo Coarelli, Università degli Studi di Perugia. La sala del Medioevo è stata curata dalla dott.ssa Francesca Sogliani, Università Di Macerata e dal dott. Luigi Crimaco. Il progetto di allestimento è stato curato dagli arch. Maria Cerovaz e Giuseppe Bruno.

Piedimente Matese: Antiquarium.
• Chiuso per restauro
• Città: Piedimonte Matese
• Indirizzo: Convento Domenicano
• CAP: 81016
• Provincia: Caserta
• Telefono: tel. 0823736411

Piedimente Matese: Museo Civico Alitano.
• Chiuso per restauro
• Città: Piedimonte Matese
• Indirizzo: piazza I Ottobre
• CAP: 81016
• Provincia: Caserta
• Telefono: tel. 0823785900 e 0823785193

Pietramelara: Museo civico.
• In allestimento
• Città: Pietramelara
• Indirizzo: Borgo Medievale Torre Normanna
• CAP: 81051
• Provincia: Caserta
• Telefono: tel. 0823986332 e 0823648211

San Prisco: Mausoleo c.d. delle Carceri Vecchie.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; funzionario responsabile dr.ssa V. Sampaolo
• Descrizione: Mausoleo funerario romano a pianta circolare con resti di decorazione in stucco, costruito lungo l'antica via Appia nella prima epoca imperiale romana. A poca distanza sorge anche il mausoleo detto della Conocchia.
• Costo del biglietto: gratuito
• Giorni e orario d'apertura: su richiesta
• Chiusura settimanale: nessuna
• Prenotazione telefonica: 0823 844206
• Proprietà: statale
• Città: S. Prisco
• Indirizzo: via Appia
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823844206
• Fax: 0823844206
• Informazioni telefoniche: 0823844206

Sant’ Arpino: Museo civico.
• Descrizione: si tratta di una piccola raccolta di reperti provenienti dall'antica Atella.
• Costo del biglietto: ingresso gratuito
• Giorni e orario d'apertura: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19
• Proprietà: altro
• Città: Sant’ Arpino
• Indirizzo: Palazzo Ducale, piazza Umberto I
• CAP: 81030
• Provincia: Caserta
• Telefono: tel. 0818918669

Sessa Aurunca: Criptoportico - Teatro romano di Suessa.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; funzionario responsabile dr.ssa. M. G. Ruggi
• Descrizione: il complesso monumentale, databile ad epoca sillana (I secolo a.C.), sorge all'esterno della cinta muraria della città ed è composto, secondo la tipologia ellenistica, da una terrazza superiore con il criptoportico a tre bracci e due navate decorato a stucco e dal sottostante teatro, attualmente in corso di scavo, con monumentale edificio scenico, portico e basilica retrostanti.
• Costo del biglietto: gratuito
• Giorni e orario d'apertura: su richiesta
• Prenotazione telefonica: 0823936455
• Proprietà: statale
• Città: Sessa Aurunca
• Indirizzo: via Aldo Moro
• CAP: 81037
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823936455
• Informazioni telefoniche: 0823936455

Sessa Aurunca: Mostra Permanente del Capitolo.
• Descrizione: nella Cripta della Basilica e nella sala di San Lucio, è allestita una mostra permanente che presenta oggetti legati alla liturgia, tra questi si segnalano un Paliotto di seta del 1650 e alcuni calici di pregevole fattura. Interessante una collezione di paramenti sacri databili dal XVIII al XIX secolo di fattura napoletana, mosaici provenienti dall'ambrone e dal coro medievale, alcune pale d'altare del XV-XVII secolo.
• Costo del biglietto: ingresso € 2 intero, € 1 ridotto, € 1,50 gruppi (da 10 a 20 persone) e soci del Touring Club, € 1 gruppi (oltre 20 persone)
• Giorni e orario d'apertura: aperto 16.30-18.30 sabato, 10-12 e 16.30-18.30 domenica - altri giorni a richiesta
• Proprietà: ecclesiastica
• Città: Sessa Aurunca
• Indirizzo: piazza Duomo, 2
• CAP: 81037
• Provincia: Caserta
• Telefono: tel. 0823936039
• E mail: area2@polidoro.it
• Sito web: www.museocapitolare.polidoro.it

Sessa Aurunca: Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Napoli e Caserta - Sede distaccata di Sessa Aurunca.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; funzionario responsabile dr.ssa M. G. Ruggi
• Descrizione: sede distaccata della Soprintendenza, svolge attività di tutela nell'area aurunca e della antica città di Suessa; è ospitata nello splendido castello di età medievale, dove sono conservati alcuni reperti archeologici al momento non visibili al pubblico. Posta a breve distanza dal massiccio del Massico, Suessa fu fondata come colonia romana nel 313 a.C. su un precedente insediamento aurunco; nell'attuale centro storico, oltre alle mura sono evidenti le tracce dell'impianto urbanistico della città che ebbe il suo periodo di massima fioritura in età repubblicana e nella prima età imperiale romana.
• Costo del biglietto: gratuito
• Giorni e orario d'apertura: giorni feriali 9.00 - 17.00
• Chiusura settimanale: domenica
• Proprietà: statale
• Città: Sessa Aurunca
• Indirizzo: piazza Castello (castello Ducale)
• CAP: 81037
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823936455

Santa Maria Capua Vetere: Anfiteatro Campano e Antiquarium.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; funzionario responsabile dr.ssa V. Sampaolo
• Descrizione: Per ampiezza costituisce il secondo anfiteatro romano dopo il Colosseo e fu edificato da Adriano, in sostituzione di un precedente edificio di epoca repubblicana, tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C. Presenta quattro ordini di arcate ed una ricca decorazione scultorea, fra cui si ricordano i plutei marmorei con scene di caccia che saranno esposti nell'adiacente Antiquarium in allestimento. A breve distanza, sulla viaAppia che ricalca il tracciato della via consolare in direzione di Casilinum sorge l'arco trionfale detto di Adriano.
• Costo del biglietto: € 2,50
• Riduzioni: cumulativo con il biglietto di ingresso al Museo Archeologico e al Mitreo
• Giorni e orario d'apertura: giorni feriali e festivi 9.00 - un’ora prima del tramonto
• Proprietà: statale
• Città: Santa Maria Capua Vetere
• Indirizzo: piazza I Ottobre
• CAP: 81055
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823798864
• Informazioni telefoniche: 0823798864

Santa Maria Capua Vetere: Mitreo.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; funzionario responsabile dr.ssa V. Sampaolo
• Descrizione: al II secolo d.C. risale l'edificio ipogeo dedicato a Mitra, divinità orientale il cui culto ebbe ampia diffusione in Campania a partire dalla media età imperiale. La sala sotterranea, voltata e con sedili laterali, reca sul fondo un affresco con la tipica raffigurazione del dio nell'atto di sacrificare il toro.
• Giorni e orario d'apertura: su richiesta, giorni feriali e festivi 9.00 - 14.00
• Chiusura settimanale: lunedì
• Proprietà: Statale
• Città: Santa Maria Capua Vetere
• Indirizzo: via Pietro Morelli (vicolo Mitreo)
• CAP: 81055
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823798864
• Informazioni telefoniche: 0823798864

Santa Maria Capua Vetere: Museo archeologico dell'antica Capua.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; funzionario responsabile dr.ssa V. Sampaolo
• Descrizione: nel Museo, inaugurato nel 1995 all'interno dell'edificio ex Incremento Ippico, sul luogo del Capitolium, sono esposti materiali databili dall'età del Bronzo alla fine dell'età repubblicana relativi all'antica città etrusca, sannitica e poi romana di Capua. Notevoli il vasellame bronzeo ed i corredi funerari dalle necropoli di epoca orientalizzante ed arcaica, ricostruiti nella loro originaria associazione, e le terrecotte architettoniche dipinte. Le nuove sale espositive saranno dedicate alle fasi di vita della città dal I al X secolo d.C. Su richiesta è possibile visitare, nelle vicinanze del Museo, anche i resti della domus romana messa in luce in via degli Orti, impiantata nella tarda epoca repubblicana e con successivi rimaneggiamenti sino alla tarda età imperiale. Il complesso residenziale presenta ambienti di soggiorno con pavimenti a mosaico e tracce di pitture parietali, impianti termali e un'area porticata con un suggestivo ninfeo a nicchie.
• Costo del biglietto: € 2,50
• Riduzioni: € 1,25
• Giorni e orario d'apertura: giorni feriali e festivi 9.00 - 18.00
• Chiusura settimanale: lunedì
• Proprietà: statale
• Città: Santa Maria Capua Vetere
• Indirizzo: Via Roberto d’Angiò, 48
• CAP: 81055
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823844206
• Fax: 0823 844206
Approfondimento. Il percorso museale inizia con reperti dell’età del Bronzo, databili dal XVI-XIV sec, provenienti da una piccola necropoli della zona. Si tratta di modesti corredi costituiti da vasellame di impasto e punte di freccia. Le successive due sale sono dedicate all’età del Ferro, qui esemplificata con corredi tombali risalenti al IX-VII sec. A differenza dei reperti più antichi (olle cinerarie con collo breve globulari o biconoche, askoi, saliere), tazze ad uccelli di importazione, accanto a produzioni locali, testimoniano il contatto con il mondo greco (prima metà VIII sec. a.C.). Altri oggetti di origine etrusca (bacini bronzei con orlo perlinato), greca (oinochoi trilobate, kotylai) e danubiana (ambra), documentano gli scambi con altre popolazioni. Il vasellame di impasto prodotto localmente, invece, conserva forme molto peculiari (capeduncola) o imita materiale di importazione; è comunque di qualità molto alta.
La produzione, nei decenni seguenti (fine VIII - prima metà VII sec. a.C.), si standardizza notevolmente, indice di equo e sostenuto tenore di vita della popolazione. La quarta sala si focalizza sul periodo cosiddetto orientalizzante, caratterizzato dall’assorbimento, da parte delle popolazioni locali, di modelli culturali del mondo greco (ceramiche di tipo protocorinzio e corinzio). Nella zona di Capua ciò avviene anche per mezzo del contatto con gli Etruschi (vasi in bucchero, poi prodotti anche localmente, aryballoietrusco-corinzi). Interessanti anche il cratere laconico e il calderone ad anse mobili, pertinenti ad uno stesso corredo tombale.
Si prosegue con altri reperti che mettono in evidenza la fiorente attività di produzione artigianale capuana del VI sec., esemplificata dai rinvenimenti di uno scavo presso una fornace arcaica, dove si producevano tegole e decorazioni architettoniche fittili. La coroplasticacapuana raggiunse grandi livelli nella produzione di statuette votive e antefisse (a palmetta, a testa di Gorgoneion, di Acheloo) esposte nelle sale 5 e 6. Da segnalare la Testa di Triflisco, di dimensioni superiori al normale. Nella sala 7 si passa al periodo arcaico (VI-V sec. a.C.), di maggiore splendore della civiltà etrusca; le ceramiche di importazione sono presenti in maggior numero rispetto a prima, e sono costituite da coppe ioniche e vasi attici a figure nere e rosse con scene mitologiche, di alta qualità (hydria con uccisione del Minotauro, stamnos con scena delle Lenee), mentre localmente la produzione si uniforma a decorazioni a figure nere o motivi non figurati.
La sala seguente illustra l’affermarsi delle popolazioni sannitiche sugli etruschi alla fine del V sec: nei corredi tombali maschili sono sempre presenti armi, mentre in quelli femminili preziosi gioielli in oro e numerosi vasi figurati. Le tombe sono a cassa di tufo con decorazioni e ritratti del defunto, e nella sala è ricostruita una tomba a camera con un affresco del defunto in scala naturale. Il periodo romano, nella sala IX, porta l’interessante testimonianza dei cippi di centuriali, usati per definire le delimitazioni dei terreni dopo le espropriazioni ai danni dei capuani, all’indomani dell’appoggio a Annibale.
In questo periodo Capua è forte produttrice di profumi, grano, bronzi e ceramiche (numerosi i balsamari esposti), e continua a prosperare, come attestano le numerose epigrafi dedicatorie di nuovi edifici, frammenti di affreschi e sculture in tufo. Sono riunite anche stele funerarie con il ritratto del defunto, semplici o ornate con decorazioni tipiche del periodo ellenistico (ghirlande, clipei, armi). L’ultima sala del percorso mostra i reperti provenienti dai recenti scavi presso i santuari della zona, il più famoso dei quali è quello di Diana Tifatina (rimpiazzato dalla Basilica di Sant’Angelo in Formis), che ha restituito frammenti di sima a testa leonina e altri elementi architettonici, oltre a medagliette votive. Un altro tempio della zona ha invece restituito molte ceramiche a figure rosse, terrecotte votive e vasetti miniaturistici. Spiccano la statua della MaterMatuta, acefala ma molto particolareggiata, e una sfinge, entrambe in tufo. Questa ultima sala sta per essere interessata dal futuro ampliamento.

Santa Maria Capua Vetere: Museo dei Gladiatori.
• Descrizione: il museo espone manichini abbigliati ed armati come antichi gladiatori, pezzi degli armamenti, reperti dell'anfiteatro di Santa Maria. Interessante la ricostruzione in miniatura dell'anfiteatro.
• Giorni e orario d'apertura: aperto 9-18
• Chiusura settimanale: lunedì
• Proprietà: pubblica
• Città: Santa Maria Capua Vetere
• Indirizzo: piazza I Ottobre (Anfiteatro Campano)
• CAP: 81055
• Provincia: Caserta
• Telefono: tel. 0823798864

San Nicola la Strada: Museo della Civiltà Contadina.
• Descrizione: si tratta di una piccola collezione di oggetti e telai del XIX secolo, ospitati in alcuni locali della Biblioteca Comunale, che documentano la lavorazione della canapa.
• Giorni e orario d'apertura: aperto 9-12.30 da lunedì a venerdì, 9-12.30 e 16.30-18.30 martedì e giovedì, a richiesta sabato e domenica
• Proprietà: pubblica
• Città: San Nicola La Strada
• Indirizzo: piazza Municipio, 14
• CAP: 81020
• Provincia: Caserta
• Telefono: tel. 0823457364

San Potito Sannitico: Museo G. Filangieri.
• Descrizione: nel settecentesco palazzoFilangieri è allestita una mostra permanente di icone d'ispirazione russa e bizantina dipinte su vetro, una raccolta di statuette, lance, frecce e pugnali degli indios dell'Amazzonia e del Mato Grosso, riunite da Antonio Filangieri. Inoltre, alcune sale del palazzo, tuttora abitato, espongono parati ottocenteschi e pavimenti in cotto dipinti.
• Costo del biglietto: € 3,10 intero, € 2,10 gruppi
• Giorni e orario d'apertura: aperto a richiesta
• Proprietà: privata
• Città: S. Potito Sannitico
• Indirizzo: palazzo Filangieri de Candida Gonzaga, viaSannillo, 6
• CAP: 81016
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823911136

Succivo: Museo archeologico statale dell'antica Atella.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; funzionario responsabile dr.ssa E. La Forgia
• Descrizione: l'edificio di proprietà comunale ospita, oltre alla sede distaccata della Soprintendenza, anche l'istituendo Museo archeologico dove verranno esposti i reperti provenienti dalle necropoli e dal territorio dell'antica Atella, insediamento osco trasformato in municipium romano nel I secolo a.C.
• Costo del biglietto: gratuito
• Giorni e orario d'apertura: giorni feriali 9.00 - 17.00
• Chiusura settimanale: domenica
• Proprietà: statale
• Città: Succivo
• Indirizzo: via Roma
• CAP: 81030
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0815012701
• Fax: 0815012701

Teano: Museo archeologico di TeanumSidicinum.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; funzionario responsabile dr. F. Sirano
• Descrizione: l'antico edificio medievale ospita il Museo archeologico dell'antica Teanum. Insediamento del popolo osco-italico dei Sidicini, Teanum entrò nella sfera di influenza politica dei Romani sin dal IV secolo a.C., e fu poi trasformata in municipium; della città romana si conservano tracce dell'impianto urbanistico, della cinta muraria, oltre ai resti dei quartieri residenziali di epoca ellenistica e di alcuni edifici pubblici. Importanti anche i santuari extra-urbani frequentati da epoca arcaica (VI secolo a.C.) sino alla piena età romana.
• Costo del biglietto: gratuito
• Giorni e orario d'apertura: giorni feriali e festivi 8.30 - 19.30
• Chiusura settimanale: martedì
• Proprietà: statale
• Città: Teano
• Indirizzo: Piazza Umberto I, 29 Complesso monumentale Loggione
• CAP: 81057
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823657302
• Fax: 0823657302
• Informazioni telefoniche: 0823657302

Teano: Teatro romano.
• Direttore: prof. Stefano De Caro; funzionario responsabile dr. F. Sirano
• Descrizione: Costruito in proporzioni più modeste nel II secolo a.C., fu ampliato alla metà del II secolo d.C., raggiungendo un diametro di 80 m. A tale periodo risale la costruzione degli ambulacri esterni e della scena, con due ordini decorati da elementi marmorei disposti su un'altezza di oltre 24 m.
• Costo del biglietto: gratuito
• Giorni e orario d'apertura: su richiesta; 9.00 - un’ora prima del tramonto
• Prenotazione telefonica: 0823657302
• Proprietà: statale
• Città: Teano
• Indirizzo: località Teatro Romano via Pioppeto
• CAP: 81057
• Provincia: Caserta
• Telefono: 0823657302
• Fax: 0823657302
• Informazioni telefoniche: 0823657302

 
Caserta e la sua provincia - Chiese, palazzi, aree archeologiche a:
 
Basilica Benedettina a S. Angelo in Formis   Cattedrale di Casertavecchia
 
Duomo di Marcianise   Duomo di Capua
 

Calvi Risorta: Rovine di Cales e Antiquarium.
Dell'antica citta' degli Aurunci, poi colonia romana, nota per la tipica produzione della ceramica e per il buon vino, sussistono resti di un teatro, di un anfiteatro, delle terme, il podio di un tempio. Nei pressi alcuni sepolcri. Nell'antiquarium provvisorio sono raccolti i reperti archeologici: vasi, frammenti di sculture ed elementi architettonici.

Capua: Duomo e Tesoro.
Costruito nel IX secolo dai conti longobardi di Capua, ristrutturato nel XII e ancora nel XVIII e ampiamente restaurato dopo l'ultima guerra, il Duomo conserva numerose opere d'arte, tra cui uno splendido candelabro del cero pasquale. Notevole cripta adorna di marmi e sculture. In Sagrestia e' il Tesoro con una serie di importanti oreficerie, paramenti sacri e un prezioso exultet. E' in progetto l'apertura di un museo diocesano. Interessante inoltre la chiesa della Ss. Annunziata (dipinti seicenteschi. cupola di D. Fontana).

Capua frazione S. Angelo in Formis: Basilica Benedettina.
Per la visita rivolgersi al sacerdote Don Pietro Felice tel. 0823 960064
Una delle piu' importanti chiese del medioevo campano, celebre per le opere di arte cassinese. L'attuale costruzione risale al 1073 e sono di quel tempo la facciata, il campanile con elementi di architettura arabo-normanna e gli splendidi affreschi che ornano la parete d'ingresso, le navate e l'abside. Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, Giudizio Universale, Cristo in Trono, Angeli e Santi.

Carinola frazione Ventaroli: Santa Maria di Ventaroli.
Per la visita rivolgersi ai Vigili Urbani di Carinola. Chiesa romanica con ciclo di affreschi in parte romanici e in parte del XV secolo.

Caserta Frazione Casertavecchia: Cattedrale di Casertavecchia.
Piazza Duomo tel. 0823 371318
Orario: 15-16
Nel borgo medioevale la Cattedrale del XII secolo domina la piazza e il complesso di edifici che ricordano lo splendore di un tempo. La facciata, il campanile duecentesco e il grande tiburio conservano elementi architettonici e decorativi che fondono motivi arabo-siculi e pugliesi. Presso la Cattedrale sono la chiesa gotica dell'Annunziata e i resti del castello longobardo.

Marcianise: Il Duomo - Chiesa di San Michele Arcangelo.
Adiacente il Monte dei Pegni sorge il Duomo, probabilmente eretto sui resti di un preesistente tempio di Marte, dal quale il De Paolis fa derivare anche il nome di Marcianise (Martianisius, tempio di Marte). All'età longobarda (VII-VIII sec.) appartiene il primo nucleo della chiesa di S. Michele Arcangelo che, dal 1484, prese il titolo di "Ecclesiam Maiorem". Sottoposta ad interventi di rifacimento tra la fine del XV, fu elevata a Collegiata nel 1524. L'interno, a croce latina, si presenta con tre navate con transetto e presbiterio. Numerossissimi i dipinti di Paolo de Majio (sec XVIII): sicuramente l'opera sua più importante è la grande tela della controfacciata raffigurante la Probatica Piscina. Ma un posto di preminenza nella chiesa è occupato sicuramente dal Crocifisso Ligneo realizzato da Giacomo Colombo nel 1706, opera di alto livello di finezza e di singolare plasticismo e significato devozionale.

Mondragone: Rovine di Sinuessa.
Resti dell'antica citta': mura, acquedotto, e strutture sommerse dal mare. Nel territorio: tratti della Via Appia e vari sepolcri romani.

Roccamonfina: Santuario di Santa Maria dei Lattani.
Complesso di edifici quattrocenteschi, in parte ripristinati in epoca moderna, in splendida posizione sulle pendici boschive del Vulcano di Roccamonfina. Venerata immagine in pietra della Madonna dell'XI secolo.

San Felice a Cancello località La Pagliata: Rovine di Suessula.
Restano avanzi di terme e murature non identificate della citta'aurunca o ausone e poi romana. Gli scavi di una necropoli hanno fornito copioso materiale ora al Museo Nazionale di Napoli.

San Prisco: Cappella di Santa Matrona.
Nella Parrocchiale si conserva la Cappella di S. Matrona dei primi del VI secolo, con bellissimi mosaici ancora ispirati allo stile classico. La chiesa stessa, di fattura vanvitelliana, e' interessante per la decorazione a stucco.

Santa Maria Capua Vetere: Duomo.
Eretto nel V secolo, il Duomo conserva le antiche colonne tratte da edifici romani. Molte opere d'arte di varie epoche.

Sessa Aurunca Baia Domizia: Antichita' Romane.
Dell'antica Suessa restano cospicui avanzi del teatro, delle terme e di un criptoportico dell'eta' imperiale.

Sessa Aurunca Baia Domizia: Duomo.
Il Duomo risale nelle attuali strutture al XII secolo e l'archivolto della facciata ha una splendida decorazione scultorea esemplare per l'arte romanica in Campania. All'interno: colonne antiche da monumenti romani, pavimento musivo con decorazione a motivi arabizzanti. magnifico pergamo e candelabro per il cero pasquale.

Sessa Aurunca Baia Domizia: Ponte Degli Aurunci.
A circa km 3,5 Ponte romano interamente conservato con le ventuno arcate in laterizi e la pavimentazione della strada superiore.

Sessa Aurunca Baia Domizia: Santa Maria In Grotta.
A circa km 5,5. Chiesetta scavata nel tufo, possiede una notevole decorazione ad affresco del XII secolo. Altri affreschi sono attribuibili ai primi del '400.

 
Caserta e la sua provincia - Approfondimenti sulle aree archeologiche a:
 
Area Archeologica Suessula   Area archeologica di Cales - Calvi Risorta
 
scavo di Rocca Montis Dragonis - Mondragone   Villa San Limato a Cellole: mosaico
 

Ailano: area archeologica.
• Ubicazione del sito: in località Santa Maria in Cingla
• Ente di riferimento: Soprintendenza Archeologica di Napoli - Ufficio scavi di Alife Via Napoli-Roma n. 119 tel. 0823787005
• Modalità di accesso: liberamente visibili
Scarse sono le notizie sul territorio di Ailano nell'antichità. Ritrovamenti sporadici (un pugnale e punte di frecce) ne attestano la frequentazione in età eneolitica.
All'età sannitica risalgono alcune tombe rinvenute in località Grotta di Coscina e Colle di Sabelluccio. Il rinvenimento di alcune statuette bronzee in località Zappini attesterebbero l'esistenza di un luogo di culto preromano. In località Santa Maria in Cingla sono visibili alcune mura dell'epoca romana non meglio identificate.

Alife: area archeologica.
• Ubicazione del sito: le mura romane cingono l'attuale abitato all'interno delle quali sono facilmente raggiungibili gli altri resti; i mausolei di Madonna delle Grazie e Torrioni sono a circa 2 km dall'abitato sulla strada per Prata.
• Ente di riferimento: Soprintendenza Archeologica di Napoli- Ufficio scavi di Alife tel. 0823787005
• Modalità di accesso: le mura ed i resti del Foro sono liberamente visibili; le terme nella cripta della Cattedrale sono visibili dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19 (ingresso gratuito); il riptoportico edil teatro sono visibili rivolgendosi alla Soprintendenza. I mausolei sono liberamente visibili.
Alife, cittadina ubicata nell'ampia valle del Volturno, conserva ancora inalterato l'impianto urbanistico dell'antica città romana. La sua origine sembrerebbe osco-sannitica, come dimostra il fatto che Plinio il Vecchio elenca gli Alifani fra le popolazioni discendenti dagli Osci. La città sembra che in origine fosse chiamata "Allibo" (nel significato di "olio" per la presenza dei numerosi uliveti che ancora oggi ne caratterizzano il paesaggio) e, intorno al 380-350 a.C., sembra che coniasse moneta propria (due esemplari sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli), sebbene gli studiosi non siano concordi su tale tesi.
Nel 326 a.C. la città venne conquistata e distrutta dai Romani. Sullo stesso luogo venne poi eretta un nuovo centro, Allifae, nominato municipio sine suffragium (senza diritto di voto) nel 307 a.C. e poi successivamente cittadina romana a tutti gli effetti. Centro popoloso e fiorente per l'agricoltura, la pastorizia ed il commercio, venne poi distrutto nel IX secolo dai Saraceni e ripopolato in età moderna.
Dell'antica città sannitica rimangono soltanto alcune tombe portate alla luce nella necropoli in località Conca d'Oro.
Dell'età romana resta, invece, praticamente intatta la struttura urbanistica ad impianto ortogonale racchiusa da possenti mura a pianta rettangolare (m. 540x405). Quelle attualmente visibili risalgono al I sec. a.C. nella loro parte inferiore in opera incerta di calcare, ed al periodo medioevale (forse longobardo o angioino) nella loro parte superiore. L'altezza attuale è di circa 7 metri, ma occorre tener presente che altri 2 metri sono interrati. Su ciascuno dei quattro lati presentano una porta (Porta Napoli, Porta Piedimonte, Porta Roma, Porta Volturno), nonché alcune postierle. Ciascuna porta era sormontata da bastioni quadrati in buona parte distrutti, mentre lungo le mura erano mezze torrette quadrate o circolari.
All'interno della città le strade erano organizzate in maniera ortogonale. La via principale che univa Porta Napoli a Porta Roma era chiamata Decumano Massimo, mentre quella che univa le altre due porte era denominata Cardine Massimo. Provenendo da Caserta, si accede alla città da Porta Napoli, immettendosi sulla strada che ricalca l'antico Decumano Massimo, attuale Via Roma. Sul lato destro è possibile raggiungere in Via Criptoportico, l'accesso ai resti del Criptoportico, costruito in opera incerta con pianta su tre bracci rettangolari collegati. Lo spazio interno è suddiviso in due navate da una fila di 31 pilastri che sorreggono volte semiogivali. Probabilmente la costruzione aveva funzione di sostegno di un edificio soprastante.
Tornati sul Decumano, all'altezza dell'Ufficio Postale centrale, è possibile scorgere i resti, di recente portati alla luce, di alcune "tabernae" che si affacciavano sull'area del foro, corrispondente all'attuale Piazza O. Michi. In detta piazza il Decumano Massimo incrociava il Cardine principale. Seguendo la strada a destra si giunge a Porta Piedimonte, meno interrata rispetto alle altre, che mostra bei piedritti e, sul fianco, una torre quadrata.
Ritornati in Piazza Michi, si prosegue dritto giungendo a Piazza Vescovado dove si affaccia la Cattedrale dell'Assunta. Nella facciata sono due epigrafi, una delle quali ricorda M. Granio, e M. F. Urbano, esponente di una ricca famiglia alifana. La cripta della chiesa sorge su un'aula termale romana della quale si osserva parte del pavimento con le tipiche "suspensurae".
Usciti dalla chiesa, poco oltre sono i resti del teatro risalente all'età sillana e successivamente restaurato nel corso del I secolo d.C. Proseguendo oltre, si raggiunge Porta Roma, sorretta da grandi piedritti nei quali si osservano gli incassi per le saracinesche. Da questo punto si possono seguire le mura verso sinistra, raggiungendo l'ultima porta, Porta Volturno, nella quale è possibile ammirare un fregio d'armi reimpiegato e proveniente da qualche monumento funerario.
Appena fuori Porta Napoli, in direzione Caserta, si può osservare l'area occupata dall'anfiteatro della città romana che è ancora del tutto da scavare (si scorge soltanto qualche rialzo sul terreno) e che è stato individuato di recente grazie a riprese aeree. Tale monumento era conosciuto da due epigrafi rinvenute in città che narravano di giochi gladiatori e di caccia alle belve, giochi svolti generalmente nell'anfiteatro. Da altre fonti sappiamo anche dell'esistenza di un circo, non ancora individuato, ma che si suppone ubicato in questa stessa area.
Continuando sulla stessa strada, nella Piazza della Liberazione è un mausoleo sepolcrale romano attribuito alla famiglia degli Acili Glabrioni, trasformato nel corso del Duecento in chiesa di S. Giovanni Geroso limitano e poi in chiesa ai Caduti (1924). Diversi restauri negli anni trenta, ad opera del Maiuri, ne hanno recuperato buona parte dell'antica struttura, risalente al I secolo d.C. L'interno è a pianta circolare con otto nicchie rettangolari alle pareti. Lo strato di interro di circa un metro non consente di godere appieno del senso originario dello spazio interno, concepito come una sfera perfetta di circa 9 metri di diametro.
Nella vicina villa comunale sono esposti cippi funerari e resti di un impluvio di una domus romana.
Di fronte all'angolo orientale delle mure è il cosiddetto "Parco delle Pietre", dove sono sistemati sarcofagi e cippi funerari.
Seguendo la strada per Prata si giunge alla chiesetta della Madonna delle Grazie, costruita su un mausoleo funerario a base circolare. Proseguendo, poco lontano, è un altro mausoleo romano denominato Il torrione. Vi si riconosce un basamento quadrato alto 1,5 metri su di uno zoccolo a gradini, il tutto sormontato da un corpo cilindrico alto circa 8 metri.

Alvignano: area archeologica.
• Ubicazione del sito: nei pressi del cimitero ove sorge la chiesa di San Ferdinando
• Ente di riferimento: Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta - Ufficio scavi di Alife tel. 0823787005
• Modalità di accesso: in parte liberamente visibili
Nel territorio di Alvignano, nei pressi della chiesa di San Ferdinando, dovette sorgere nell'antichità il centro di Compulteria, nel territorio del Medio Volturno. Di sicuro il centro era di origine sannitica come testimonia il ritrovamento di diversi reperti quali l’Artemis persica, oggi all'antiquarium di Piedimonte Matese.
Attualmente di Compulteria non è visibile alcun resto. Il suo ricordo affiora in una ventina di lapidi, nelle monete, e nei frammenti poderosi. La cinta muraria aveva quattro porte e vi erano notevoli edifici pubblici. Risaltava in essa il tempio di Giunone.
La chiesa di S. Ferdinando di Alvignano, già S. Maria di Compulteria, è una basilica del V-VI sec. Manca di transetto e l’abside, ampia e profonda, fa da sfondo alla navata, fiancheggiata da due navate laterali senza absidi. L’effetto è di spaziosità e di concentramento della visibilità sull’altare. Bellissime sono le transenne in alto sui finestroni, e belli i resti di mosaici venuti alla luce, in bianco e nero e colorati. Non vi è traccia di atrio e neanche di banchi, subsellia, per i sacerdoti e di cattedra per il vescovo, né di coro basso innanzi all’altare. Il lacunare mostra l’armatura del tetto. È costruzione strettamente essenziale, manifestante una fede teocentrica, che non vive di decorative distrazioni. Al tempo di Gregorio I già era senza vescovo. Pigliò il titolo attuale, dopo che il 27 giugno 1082 vi fu seppellito S. Ferrante d’Aragona, il principe pellegrino, poi vescovo di Caiazzo.

Calvi Risorta: i resti della città di Cales.
• Ubicazione del sito: la città di Cales si estende ai due lati della strada statale Casilina all'altezza della località Calvi Vecchia nel comune di Calvi Risorta (Ce)
• Ente di riferimento: Soprintendenza Archeologica Napoli - Ufficio di Calvi Risorta Via Cales n.44 tel. 0823652533
• Modalità di accesso: i resti della città non sono recintati nè custoditi per cui l'accesso è libero, ma non tutti i monumenti citati sono facilmente accessibili. Per informazioni ci si può rivolgere anche al Gruppo Archeologico Agro Falerno-Caleno telefonando ai numeri 0823874003 e 0823877500.
Percorrendo l'attuale Via Latina, detta anche Via Casilina, a 14 km a nord di Capua si attraversa, senza quasi accorgersene, il territorio dell'antico e glorioso abitato di Cales. Il sito occupa un pianoro di quasi 64 ettari nel comune di Calvi Risorta, delimitato da due valloni percorsi dai torrenti Rio Pezzasecca e Rio dei Lanzi. L'area archeologica presenta poche, ma interessanti tracce visibili, mentre buona parte della città è ancora da portare alla luce.
• La storia della città. Cales è fra i centri archeologici più importanti della Campania, sebbene la città sia stata indagata soltanto parzialmente. Frammentarie sono anche le notizie sulle origini di Cales: frammenti ceramici dell'età del bronzo sono stati rinvenuti in più punti dell'area urbana. Ma presumibilmente la fondazione della città risale al X-VIII sec. a.C., periodo al quale sono ascrivibili alcuni fondi di capanna rinvenuti in località Pezzasecca. Numerose sono anche le tombe dell'età del ferro (oltre 140) scavate a poca distanza dalla città.
Notizie certe di una dominazione etrusca sulla città non ve ne sono. Di sicuro Cales divenne colonia romana nel 334 a.C. a seguito della conquista da parte del console romano Marco Valerio Corvo. Abbandonata dai Romani dopo la disfatta delle Forche Caudine, venne nuovamente riconquistata nel 315 a.C. Devastata durante la terza guerra sannitica e successivamente durante la seconda guerra punica, subì gravi imposizioni dai Romani a seguito del rifiuto di fornire aiuti a questi ultimi contro Annibale.
Già dal III sec. a.C. la città ebbe una propria moneta ed intensa fu la produzione di ceramica a vernice nera, esportata anche in Spagna. Gli autori latini, da Strabone a Plinio e Giovenale, decantarono l'eccellente qualità del suo vino e delle sue acque. Ma l'importanza di Cales fu dovuta anche alla sua posizione, lungo la Via Latina, e si desume dai suoi imponenti monumenti pubblici quali l'anfiteatro, il teatro e le terme.
Al periodo di suo massimo splendore, Cales occupava l'intero terrapieno tufaceo avente lati di circa 1600x400 metri, delimitato dai torrenti Rio Pezzasecca e Rio dei Lanzi. Cinta da possenti mura, la città aveva un asse stradale principale (Cardo massimo) che l'attraversava in senso Nord-Sud, intersecato da strade perpendicolari (decumani), delle quali il Decumano massimo costituiva l'attraversamento cittadino della Via Latina che congiungeva Casilinum (l'odierna Capua) con Roma. Cales era poi collegata mediante altre strade con l'area di Calatia (Maddaloni) e e quella di Sinuessa (Mondragone) attraverso Forum Popili (Carinola) e Forum Claudi (Ventaroli).
La decadenza dell'Impero Romano portò ad un ridimensionamento di Cales che però non venne mai completamente abbandonata tanto che nel V sec. d.C. diventò sede vescovile e venne incorporata nel Ducato longobardo di Benevento.
• Cales antica. L'itinerario di visita dei resti archeologici di Cales ha inizio dalla Cattedrale romanica di San Casto. Quest'ultima sorge sui resti di un tempio, da alcuni identificato con quello di Giano. Ne restano abbondanti materiali (colonne, iscrizioni, ecc.) reimpiegati soprattutto nella Cripta. Sul lato sinistro della Cattedrale si possono scorgere con difficoltà i resti semisommersi dalla vegetazione di un tratto delle mura urbane. Si tratta di una struttura larga 4,30 metri in blocchi di selce e calcare all'estremità della quale si nota l'impostazione di un arco, probabilmente appartenente ad una porta.
Si attraversa la Statale Casilina e si imbocca il viottolo di fronte. Percorsi pochi metri, sulla sinistra è un altro viottolo che porta in breve all'area dove sorgeva l'Anfiteatro. Attualmente è possibile scorgere una vasta e profonda depressione ellittica sul terreno con sporadiche murature (semicolonne in laterizio facenti parte dei portali di accesso nei lati Nord ed Est, parte del corridoio anulare). Risalente al I sec. a.C., esso aveva gli assi che misuravano m. 110x72 all'estremità dei quali si aprivano quattro porte monumentali. L'arena era sottoposta rispetto al piano di calpestio esterno. I sedili erano in tufo e vennero sagomati direttamente nel banco tufaceo esistente.
Si ritorna sul viottolo principale e lo si segue per alcuni metri. Prima di sottopassare l'autostrada, sulla destra è l'ingresso alle cosiddette Terme settentrionali, risalenti al II secolo d.C. e mai indagate compiutamente. E' possibile scorgerne il prospetto architettonico realizzato in opera mista, originariamente movimentato da finestroni e nicchie.
Si sottopassa l'autostrada giungendo ad un incrocio. Sul lato destro sono i resti di un arco che in origine costituiva l'accesso al Decumano Massimo da questo lato. Alle spalle dell'arco sono i resti di una cisterna di età imperiale.
Prendendo il sentiero a destra si raggiunge in breve la località Pezzasecca dove sono i pochi resti di una palestra del I secolo d.C. con grande piscina centrale (natatio) nonché della necropoli, purtroppo oggetto di scavi clandestini.
Tornati all'incrocio, si segue la stradina sulla sinistra, corrispondente all'antica Via Forma. Dopo pochi metri sulla sinistra della strada sono alcuni ambienti in reticolato con tracce di intonaco, forse pertinenti ad opere di fortificazioni. Dal lato opposto della strada si aprono invece le cosiddette Terme centrali, risalenti all'inizio del I sec. a.C. Costruite prevalentemente in opera quasi reticolata, avevano il prospetto ornato da semicolonne a basi attiche e capitelli ionici, in parte ancora in situ. Dall'unico ingresso scavato si accede ad un corridoio che immette nell'apoditerium ornato sui lati da colonnati con semicolonne ed affrescato in II° stile (restano poche tracce). Il pavimento era mosaicato con tessere bianche e nere.
Nella parte alta delle pareti restano tracce di quadri in stucco. La sala venne in epoca successiva adattata a frigidario. Affianco è la stanza del tepidario con nicchie rettangolari alle pareti. Si passa poi nel calidario con abside su uno dei lati lunghi. Dal tepidario si poteva inoltre passare in un ambiente quadrato con volta a botte e poi in un ambiente circolare con quattro nicchie rettangolari sormontate da archi. Un secondo calidario con vasca venne aggiunto in una fase successiva. Alle spalle degli ambienti era il praefurnium .
Ritornati all'incrocio si prende il sentiero di fronte leggermente sulla destra. Subito si incontra l'area dove sorgeva un tempio del I sec. d.C. Fino a pochi anni fa affiorava la parte anteriore del podio a due livelli di cui il superiore era ornato di una piattabanda in laterizio. Il tempio era periptero-esastilo lungo 26 metri e largo 15. Il colonnato esterno era di ordine corinzio.
• Incerta è l'identificazione. Alle spalle del tempio sorge il grandioso teatro di età repubblicana. Della costruzione originaria resta parte dell'analemma meridionale in opera incerta a grossi blocchi. La restante struttura venne rifatta in età sillana per consentirne l'ampliamento fino ad un diametro di oltre 70 metri. Particolare è la disposizione delle volte di sostegno della cavea che si sdoppiano in due ulteriori volte di luce minore andando verso l'esterno, unico esempio del genere finora rinvenuto.
Si ritorna per l'ennesima volta all'incrocio iniziale per seguire la stradina centrale. Dopo alcuni metri sulla destra sono i resti di un arco onorario. Più avanti sulla sinistra sono i resti di un edificio rettangolare con un lato semicircolare.
Continuando lungo la strada si scende dal terrapieno fino a varcare il Rio Pezzasecca sul Ponte delle Monache, tagliato nel tufo grigio e risalente ad età molto antica (IV sec. a.C.). Esso trova confronti soltanto con il Ponte Sodo di Veio.
Poco oltre il ponte, sulla destra, sono i resti di un edificio suburbano: si incontra prima una struttura in blocchetti di tufo, poi un arco a sesto ribassato in laterizi, infine una struttura in opera reticolata.
Infine è possibile, con qualche difficoltà, seguire il tracciato della cinta muraria, pur se non visibile integralmente. Si possono distinguere due fasi: lungo il lato orientale sono in opera quadrata ed anteriori alla conquista romana del 334 a.C.; sugli altri lati sono in opera incerta e quasi reticolata risalenti al II e I sec. a.C. Da alcune epigrafi si è venuto a conoscenza dell'esistenza di almeno sei porte (Somma, Marziale, Gemina, Stellatina, Leva, Domestica).
• Le necropoli di Cales. Le necropoli di Cales, esplorate nel corso degli ultimi duecento anni, coprono un arco cronologico che va dal VIII sec. a.C. alla tarda età imperiale.
Le aree di necropoli di età arcaica e sannitica sono state individuate nell'area settentrionale della città, all'esterno della cinta muraria. Qualche sporadico rinvenimento si era avuto già negli anni passati, ma solo nel 1995-96 si sono avute campagne di scavo sistematico con il recupero di oltre un centinaio di tombe. Quelle appartenenti al periodo arcaico sono ad inumazione in casse di tufo. I corredi funerari recuperati testimoniano i contatti con gli Etruschi e con culture dell'Abruzzo. Tali corredi erano caratterizzati da materiale ceramico e da oggetti di ornamento personale. Fra le ceramiche sono da segnalare grossi vasi per derrate e vasi più piccoli da tavola di argilla, di impasto e di bucchero. Diffusa anche la ceramica a vernice rossa. Tra gli oggetti personali sono diffuse fibule di bronzo ed armille, mentre più rare sono le armi in ferro (spade, pugnali, lance).
Le tombe del periodo sannitico sono invece scavate nel tufo con copertura a lastre di tufo o a doppio spiovente. Nei corredi abbondano vasi a figure rosse e a vernice nera.
L'età romana fu invece caratterizzata dalla costruzione di monumenti funerari lungo le strade extraurbane. Fra i mausolei rinvenuti spicca quello attribuito da un'iscrizione rinvenuta in loco alla gens Calpurnia, risalente al III sec. a.C. Il monumento è ubicato ad Ovest della città lungo la Via Latina. Un'altra area funeraria si trova sotto la chiesa di San Casto Vecchio. Scavi effettuati nella zona Nord dell'edificio hanno portato al ritrovamento di una camera sepolcrale absidata in laterizio. Sotto il pavimento dell'abside sono venuti alla luce quattro sarcofagi con copertura a doppio spiovente, di cui uno in marmo bluastro, forse microasiatico, figurato con amorini cacciatori di lepri e Vittorie (risalente al 260-280 d.C.).

Capua: area archeologica.
Altera Roma, seconda Roma. Con queste parole Marco Tullio Cicerone definì nel I secolo a. C. l’antica Capua, l’odierna Santa Maria Capua Vetere. Le origini sono antichissime. Si sa che, mentre nell'VIII secolo a.C., i Greci fondavano sulla costa, Pithecusae (Ischia) e poi Cuma, nell'entroterra, già esisteva un primo nucleo dell’abitato. A fondarlo furono gli Etruschi. Secondo le fonti antiche, fu il centro più importante e vivace della Campania centro-settentrionale per molti secoli. Lo storico patavino Tito Livio, poi, la descrisse addirittura come la più grande e ricca città d’Italia. Qui si riposò il condottiero cartaginese Annibale durante la seconda guerra punica, i cui celebri ozi fiaccarono le virtù belliche del suo esercito.La fama della città, però, è irrimediabilmente legata ai gladiatori se non altro per la presenza a quell’epoca di due famosissime scuole e per la rivolta di Spartaco. Spartaco era un principe trace che aveva militato nell’esercito romano. Per aver disertato, fu ridotto in schiavitù e costretto a combattere nell’arena come gladiatore. Nel 73 a.C. era nella scuola capuana di Lentulo Baciato quando si mise a capo di una piccola schiera di gladiatori. Al primo nucleo si aggiunsero di volta in volta gli schiavi dei latifondi limitrofi. Da uno sparuto pugno di rivoltosi, il gruppo crebbe rapidamente fino al punto da raggiungere le 100 mila unità. I ribelli per diversi mesi tennero scacco l’esercito romano mettendo in ansia la stessa città di Roma, fino a quando il Senato dell’Urbe inviò alla testa di 10 legioni uno dei suoi migliori comandanti per sedare la rivolta, il proconsole Marco Licinio Crasso. Il generale romano affrontò gli schiavi in una battaglia campale presso il fiume Sele in Lucania. L’esercito dei ribelli fu sconfitto. I superstiti furono crocifissi lungo la via Appia.
A testimonianza della passata grandezza della città, oggi rimangono due monumenti su tutti: l’anfiteatro e il mitreo.L’anfiteatro campano fu costruito tra il I e il II secolo d.C. sui resti di quello precedente. Secondo per ampiezza soltanto al Colosseo, era formato da quattro livelli di arcate di ordine dorico ed aveva una splendida decorazione scultorea. La struttura, che misura all'esterno 167x137 metri, era dotata di quattro ingressi principali, in corrispondenza dei punti cardinali, e poteva ospitare fino a 60.000 spettatori. Vicino all’anfiteatro è stato recentemente inaugurato il nuovo Museo dei Gladiatori, ricavato ristrutturando l’ex Antiquarium. Con innovative soluzioni espositive, sono per la prima volta presentati al pubblico gli elementi decorativi superstiti dell’anfiteatro, conservati per decenni nei sotterranei e sotto le arcate dell'edificio.
E’ possibile visitare anche il vicino Mitreo, di grande interesse per lo studio della diffusione delle religioni orientali in Campania. L’edificio è un ambiente ipogeo costruito alla fine del II secolo d.C., dedicato al culto del dio persiano Mitra, rappresentato nell’affresco sul fondo della sala sotterranea, mentre sacrifica un toro.

Aperto tutti i giorni dalle 9 ad un’ora prima del tramonto:
2 gennaio – 15 gennaio 9–16
16 gennaio – 31 gennaio 9–16.20
1 febbraio – 15 febbraio 9–16.40
16 febbraio – 29 febbraio 9–17
1 marzo – 15 marzo 9–17.20
16 marzo – 31 marzo 9–17.40
1 aprile – 15 aprile 9–18
16 aprile – 30 aprile 9–18.20
2 maggio – 31 agosto 9–20
1 settembre – 15 settembre 9–18.30
16 settembre – 30 settembre 9–18
1 ottobre – 15 ottobre 9–16.40
16 ottobre – 31 ottobre 9–16.15
1 novembre – 30 novembre 9–16
1 dicembre – 31 dicembre 9–15.45
chiuso 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre.
La biglietteria chiude un'ora prima.

Circuito Santa Maria Capua Vetere
Valido 1 giorno per 3 siti: Museo dell'Antica Capua, Mitreo, Anfiteatro Campano e Museo dei gladiatori
Intero € 2,50
Ridotto € 1,25
Per i cittadini della Unione Europea tra i 18 e i 25 anni e per i docenti
Gratuito
per i cittadini della Unione Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni
Visite per gruppi su prenotazione
orario a scelta
lingua a scelta fra: italiano, inglese, francese
numero max partecipanti 25
costo: € 80,00 in italiano, € 100,00 nelle altre lingue
durata: 1 ora e 30 minuti
Informazioni e prenotazioni 848800288 (dai cellulari 0639967050), dal lunedì al sabato 9–13.30 e 14.30–17

Carinola: abitato di Forum Claudi.
• Ubicazione del sito: la frazione Ventaroli è a 4 km da Carinola verso Nord. Alla Basilica si giunge tramite una stradetta dal centro del paese.
• Ente di riferimento: Soprintendenza Archeologica di Napoli - Ufficio scavi di Sessa Aurunca Piazza Castello tel. 0823936455
• Modalità di accesso: i ruderi sono sparsi nelle campagne anche in fondi privati. La Basilica è visitabile rivolgendosi ai Vigili Urbani di Carinola.
A circa 4 km da Carinola è la frazione Ventaroli che nasconde un piccolo gioiello: la Basilica di Santa Maria in Foro Claudio (detta anche Episcopio) che ricorda moltissimo la Basilica di Sant’Angelo in Formis. Vi si arriva dal centro della frazione per una stradetta che rasenta alcuni ruderi romani: si tratta di quanto resta dell’abitato di Forum Claudi. Noto soltanto da poche fonti antiche, di questo centro restano avanzi del foro e delle mura e, presso la chiesa, di un monumento funerario ottagonale. La stessa chiesa è probabilmente costruita su resti romani o paleocristiani come dimostrano gli inserti murari a listelli di tufo e mattoni nella parte basamentale.

Marotta: il complesso romano di Giano Vetusto.
• Ubicazione del sito: lo scavo è in località Marotta; un pannello esplicativo è nella piazza del paese.
• Ente di riferimento: Soprintendenza Archeologica di Napoli - Ufficio scavi di Calvi Risorta Via Cales n. 44 tel. 0823652533
• Modalità di accesso: i ruderi sono liberamente visitabili.
Il complesso scavato negli anni ottanta, inizialmente identificato con un tempio dedicato al Dio Giano, è in realtà un complesso artigianale risalente alla seconda metà del I secolo a.C. Il nucleo originario comprende una fornace a pianta rettangolare e corridoio centrale per la produzione di laterizi e anfore vinarie. Accanto ad essa vi erano due vasche rettangolari con pareti in opera mista.
Al primo secolo d.C. risalgono alcune cisterne in opera mista ed ulteriori vasche che confermerebbero un mutamento di destinazione dell'edificio a fullonica (tintoria).

Orta di Atella: area archeologica.
• Ubicazione del sito: la cinta muraria di Atella cinge un pianoro compreso fra i comuni di Sant'Arpino, Succivo, Orta di Atella e Frattaminore; il Castellone è lungo la strada Succivo-Caivano
• Ente di riferimento: Soprintendenza Archeologica di Napoli - Ufficio scavi di Succivo Via Roma n. 5 tel. 081 5012701 e Ufficio scavi di Sant'Arpino Via D'Anna Palazzo Zarrillo tel. 0815013661
• Modalità di accesso: i resti sono liberamente visibili
Atella sorgeva su una terrazza naturale a sud del fiume Clanis (ora canalizzato), in buona parte nell'attuale abitato di Sant'Arpino, al confine con i comuni di Succivo, Orta di Atella e Frattaminore. L'abitato, di forma rettangolare, era delimitato da una cinta muraria in parte ancora esistente. All'esterno delle mura trovavano posto vaste necropoli osche, sannitiche e romane. Di probabili origini osche, appartenne alla confederazione delle città osche capeggiata da Capua. Nonostante questo carattere, la città mantenne una propria autonomia amministrativa battendo moneta propria con la scritta ADERL. Di Capua seguì le sorti nel 338 a.C., quando a seguito della conquista romana divenne municipio ed ebbe la cittadinanza senza diritto di voto. Nel 215 a.C., continuando a seguire Capua, si diede ad Annibale. Per questa sua insubordinazione, nel 211, quando fu riconquistata dai Romani, venne semidistrutta e metà del suo agro confiscato. Parte dei cittadini furono costretti ad esiliare a Calatia e le proprie case vennero invece occupate dai Nocerini che, a loro volta, avevano subito la furia devastatrice dell'esercito di Annibale. In età imperiale Atella si risollevò diventando un centro abbastanza florido come testimoniano i numerosi e ricchi edifici eretti in città come il teatro e l'anfiteatro ove, alla presenza di Augusto, Virgilio avrebbe letto le Georgiche.
Atella divenne famosa in tutto il mondo antico per un genere teatrale in lingua osca, le Fabulae Atellanae, antichissime farse popolari di carattere buffonesco e osceno. Di esse, rappresentanti i vari tipi contadini, sono rimaste note le maschere di Maccus il ghiottone (dal quale si fa discendere la maschera di Pulcinella), di Bucco il chiacchierone, di Pappus il vecchio scimunito, di Dossennus il gobbo astuto. Di ciò ne dà notizia Livio, ricordando che la gioventù romana riservò per sé tale tipo di rappresentazione, non permettendo che esse venissero interpretate da attori di professione. All'epoca di Silla le Atellanae, abbandonata l'improvvisazione, diventavano un genere letterario, principalmente per opera di Lucio Pomponio e di Novio.
Nei primi secoli del Cristianesimo, Atella divenne Sede Vescovile ed il suo vescovo più famoso fu S. Elpidio che, durante la persecuzione dei Vandali, giunse ad Atella ove, immediatamente fuori le mura di questa, avrebbe fondato una Chiesa nel 455 d.C., al momento della distruzione della Città da parte dei Vandali di Genserico.
L'antica città è oggi ancora tutta da scavare. Attraverso diversi rinvenimenti succedutisi negli ultimi secoli, è stato possibile individuare il perimetro dell'antico centro del quale restano in parte visibili alcuni tratti delle mura. All'interno della cinta muraria, a vista resta solo il cosiddetto Castellone, rudere di una vasta aula termale in opera reticolata del II secolo a.C.
Un progetto di parco archeologico, che consentirebbe l'inizio degli scavi, dovrebbe a breve vedere la luce.

Presenzano: resti della città di Rufrae o Rufrium.
• Ubicazione del sito: i resti della fortificazione sannitica sono identificabili in paese lungo la fortificazione medievale; i resti dell'abitato romano sono in località San Felice, lungo la Via Casilina non appena si svolta per Presenzano.
• Ente di riferimento: Soprintendenza Archeologica di Napoli - Ufficio scavi di Teano Piazza Umberto I tel. 0823 657302
• Modalità di accesso: tutti i resti descritti sono liberamente visibili; per i resti romani occorre fare attenzione a rovi ed erba alta.
Lungo la Via Latina, sul luogo dell'attuale Presenzano, in posizione altamente strategica per il controllo delle vie di accesso al basso Lazio, all'alta e media valle del Volturno, al Sannio, all'area Calena, sorse già dal VI secolo a.C. un centro fortificato, identificato come Rufrae. L'abitato più antico, creato dai Sanniti, sorse sull'area dell'attuale paese, a valle del quale si sono rinvenuti una necropoli della prima metà del Vi secolo a.C. ed un santuario frequentato fra il VI ed il III secolo a.C. Presa dai Romani nel 326 a.C., l'abitato si spostò verso la pianura, lungo la Via Latina, dove sorse un nuovo piccolo insediamento. Ricordata da Virgilio e da Silio Italico, Rufrae fu un "vicus" piuttosto che una città vera e propria. Essa era nota soprattutto per la produzione di frantoi in lava di Roccamonfina. Con l'arrivo dei Saraceni la città si spostò nuovamente nella posizione originaria dove ancora oggi è possibile ammirare il castello.
Tratti della fortificazione sannitica sono visibili in paese lungo la murazione medioevale. Della città romana, ubicata in località San Felice, vi sono alcuni resti appena si svolta dalla Casilina per Presenzano, sulla sinistra in un campo cinto da una palizzata in legno. Un primo edificio, forse un magazzino, presenta l'ingresso chiuso da un cancello, ma l'interno è ben visibile. Sulla sinistra sono gli avanzi dell'anfiteatro, solo in parte esplorato. Costruito in età augustea, subì rifacimenti e restauri nel II e nel V sec. d.C. Si presenta con un solo ordine di posti a sedere ai quali si accedeva tramite scalette interne. Forse possedeva un ordine superiore di posti in legno. Appena si accede all'interno, si scorge una delle scalette di accesso alla cavea. Si nota poi il corridoio di passaggio a volta sotto la cavea con ambienti di servizio laterali ed un'altra scaletta. Il piano dell'arena era più in basso dell'attuale pianodi campagna e sembra che non vi fossero corridoi sottostanti. Alle spalle dell'anfiteatro sono i muri di sostegno di una terrazza panoramica di forma rettangolare circondata da un porticato. Il tutto costituiva un complesso architettonico unitario, unico nel suo genere. Nella campagna si scorgono anche tratti di un acquedotto.

Treglia: resti della città di Trebula Balliensis o Balliniensis.
• Ubicazione del sito: i resti della fortificazione sono identificabili in vari ounti; i resti del teatro sono in località La Corte.
• Ente di riferimento: Soprintendenza Archeologica di Napoli - Ufficio scavi di Calvi Risorta Via Cales n.44 tel. 0823 652533
• Modalità di accesso: tutti i resti descritti sono liberamente visibili, ma di difficile accesso.
L'abitato di Trebula sorse per opera nei Sanniti intorno al IV sec. a.C. a controllo della strada che attraversava i Monti Trebulani per passare dalla pianura della Casilina all'area di Dragoni ed Alife. Probabilmente l'insediamento sorse esclusivamente come fortificazione, sviluppandosi poi successivamente come centro abitato. Datasi ad Annibale, dopo la vittoria a Canne, la città venne poi presa da Fabio Massimo. Fu municipio romano assumendo il nome di Trebula Balliensis o Balliniensis. Al di fuori delle normali vie di comunicazione, la città visse essenzialmente di pastorizia ed agricoltura (rinomata la produzione del vino Trebulanum). Venne poi distrutta dai Saraceni nel IX secolo.
Il circuito murario è ancora oggi in buona parte visibile. Si tratta di un circuito con muro a scarpata in blocchi di calcare levigati che, con un perimetro di 1800 metri, racchiudono un'area di circa 200.000 metriquadri a 467 metri di altezza s.l.m. Lungo le mura si riconoscono una porta e diverse postierle.
All'interno del circuito murario alcuni scavi vennero eseguiti nel corso del '700 da Lord Hamilton, ambasciatore d'Inghilterra a Napoli e gran collezionista di antichità, ed alla fine dell'800. Essi portarono alla luce una gran quantità di materiali (marmi, iscrizioni, bronzi, terrecotte, vasi, monete) ed i resti di un acquedotto e di un piccolo teatro, oggi poco riconoscibile.

 
Caserta e la sua provincia - Ultimi aggiornamenti dal mondo archeo a:
 
Treglia di Pontelatone   Area archeologica di Cales - Calvi Risorta
 
Area archeologica di Cales a Calvi Risorta   area archeologica del teatro delle terme a Calvi Risorta
 

Aversa: scoperto Crocifisso quattrocentesco.
"Abbiamo la volontà di ritrovare tutte le opere di pregio artistico di proprietà aversana per la costituzione del museo civico all’interno di Palazzo Gaudioso". L’assessore alla cultura della giunta Ciaramella Rosario Ippone, di ritorno dal Museo di Capodimonte, dove ha potuto ammirare il crocifisso del ‘200 consegnato negli anni ’60 dagli allora amministratori di Aversa per il restauro e non più richiesto in restituzione, è venuto a conoscenza di un’altra pregevolissima opera di proprietà della contea normanna.
"Il crocifisso che abbiamo scoperto, oltre quello già noto del ‘200, è di epoca quattrocentesca, a grandezza naturale (200x173), viene definito da una guida curata da Boris Ulianich come "un’opera di altissima qualità formale". L’opera, completamente sconosciuta, anche ai più accorti studiosi di storia locale, è praticamente unica nel suo genere. Il restauro ha permesso di accertare che la scultura non è in legno, come si riteneva, ma è realizzata con una tecnica particolare, ottenuta con un sistema di impannatura costituita da stucco impastato con filamenti vegetali, probabilmente si tratta di paglia, che definisce il modellato.
Le vene che risaltano sulle gambe e sulle bracce sono state realizzate con corde; sulla superficie così preparata è stata poi applicata una incamottatura di tessuto fitto e sottile e quindi uno strato di stucco levigato su cui è stata stesa la pellicola pittorica, probabilmente una tempera grassa in antico estesamente ridipinta. Gli unici elementi lignei sono le dita delle mani e dei piedi, scolpite ed inserite ad incastro. L’interno della scultura è cavo; in due cunei di legno collocati nella cavità all’altezza delle spalle e del bacino, sono inseriti chiodi che sostengono il Cristo alla croce.
L’intervento di restauro è stato condotto da Giovanna Izzo. Ora inizieranno i rapporti con la Soprintendenza dei Beni Culturali della Provincia di Napoli, che ringrazio per la disponibilità mostrata, per la restituzione dei due importanti crocifissi. Oltre che per le cento chiese, Aversa diventerà nota anche per i crocifissi pregevoli".

Calvi Risorta: Palazzo Zona dichiarato monumento nazionale.
Il palazzo Zona, un edificio del 1500 che si trova nella frazione di Zuni, entra nel novero dei monumenti di notevole rilievo artistico messi sotto tutela dal Ministero ai Beni Culturali.
Con un decreto del ministro Urbani, infatti, il palazzo Zona è stato inserito nell'elenco di quei monumenti nazionali che vengono giudicati meritevoli di ricevere tutela e sovvenzionamenti da parte del Ministero. Si realizza, finalmente, il sogno di tanti studiosi ed appassionati delle antichità calene che hanno, nel corso degli anni, promosso una campagna per la valorizzazione del monumento, tesa proprio al riconoscimento statale del valore del palazzo.
Prime fra tutte le associazioni quali gli Amici della Natura, la fondazione Premio Cales, il Gec e gli Amici del Teatro, che hanno organizzato puntualmente manifestazioni di richiamo e di interesse culturale proprio allo scopo di porre "sotto i riflettori" questo antico monumento. Ogni estate, infatti, tra premi di poesia, di pittura, concerti musicali, rappresentazioni teatrali, mostre e rassegne sulla civiltà contadina dell'800 e sugli antichi mestieri; il palazzo Zona, anche grazie alla proverbiale disponibilità ed all'attaccamento alla comunità calena degli attuali discendenti della famiglia Zona, che oggi risiedono a Roma, si è sempre colorato di vita, di interesse e di iniziative che hanno coinvolto sempre maggiore pubblico. Particolarmente soddisfatti anche i redattori della rivista quadrimestrale di cultura Le Muse, edita a Pignataro Maggiore dal gruppo Amici della Musica, che hanno condotto un dettagliato studio sulle origini e sui primi proprietari che nel 1500 realizzarono il palazzo baronale.
Dopo la antica Cattedrale Romanica, nominata dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, monumento nazionale; quindi, la comunità calena ottiene un altro riconoscimento nel cammino di piena e completa riqualificazione del proprio patrimonio archeologico che culminerà con la realizzazione del parco dell'antica Cales.

Calvi Risorta: ritrovamento fossili di 120 milioni d'anni.
E' stato ritrovato negli anfratti delle colline che circondano la cittadina di Calvi Risorta un grosso ammasso di macrofossili del Cretaccio, con evidenti impronte di molluschi estinti da 120 milioni di anni.
L'importante scoperta paleontologica, subito segnalata alla soprintendenza del luogo è avvenuta durante un'escursione di un'associazione ambientalista quando un appassionato naturalista ha notato i fossili e ha segnalato l'interessante ritrovamento.
Lo scenario in cui la roccia si è formata è quello del mare tropicale dell'antica Tedide, caratterizzato da acque calde e poco profonde. In questo ambiente si accumularono le successioni di calcari ricche di tanti organismi marini tra cui pesci, molluschi di ogni classe, coralli, foraminiferi, alghe. Ma la categoria più singolare che abitava questi fondali era costituita dalle Rudiste, che con i loro spessi gusci bianchi, rappresentano la macrofauna più ricca nel Cretacico inferiore-medio dell'Appennino centro-meridionale: i molluschi lamellibranchi.
Negli ultimi 5 milioni di anni i fondali si sono sollevati in modo definitivo determinando l'attuale configurazione morfologica.
L'associazione escursionistica calena ha chiesto alle autorità competenti di collocare il ritrovamento fossile, che pesa circa un quintale in un luogo sicuro lasciandolo a Calvi Risorta per renderlo visitabile agli studiosi e agli appassionati; verosimilmente la soprintendenza dopo averlo analizzato collocherà il ritrovamento fossile al museo paleontologico di Napoli.

Capua: recuperato il Castello.
Grazie ai seri interventi di recupero attuati, la fortezza di Capua, in gran parte distrutta dal bombardamento, è ritornata al suo originario e possente splendore. Ora si pensa alla valorizzazione della struttura tramite l’utilizzo per fini culturali ed artistici. Il castello di Carlo V è uno splendido esempio di architettura militare. La struttura di epoca cinquecentesca è nota anche come Castello Spagnolo, per distinguerlo dal castello normanno delle Pietre. La fortezza di Capua consolidava la struttura difensiva interna della città e faceva parte del programma di rafforzamento voluto da Carlo V. Il passaggio da fortificazione a laboratorio pirotecnico, avvenne durante la dinastia spagnola dei Borboni e il castello di Carlo V divenne un opificio bellico. Oggi il castello è situato all'interno del moderno Stabilimento Militare Pirotecnico di Capua che è una fabbrica di cartucce e di altri materiali bellici, costruito dopo il bombardamento del settembre 1943.
Grazie ai seri interventi di recupero attuati, il castello in gran parte distrutto dal bombardamento, è ritornato al suo originario e possente splendore. Una sorta di emersione dal vasto fossato che lo circonda. Ora si pensa alla valorizzazione e all’utilizzo per fini culturali ed artistici della struttura, tenendo conto del vincolo che lega il castello al Pirotecnico.
Per la realizzazione di questo obiettivo, il Comune di Capua, insieme al CIRA (Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali) e al Ministero della Difesa, sta promuovendo uno studio sull’utilizzazione del complesso monumentale per attività artigianali legate alla storia militare, espositive, museali e di convegni. Il CIRA, in una nuova prospettiva di apertura e di attenzione per il territorio capuano, sostiene economicamente lo studio.

Capua: le Matres simbolo anche di morte e guerra.
Le Matres di Capua, simbolo di fecondità e fratellanza ma anche di morte e guerra. È quanto emerso dal convegno nazionale di studi dedicato alla Mater Matuta, che ha portato a Capua il ghota del mondo accademico in campo archeologico, filosofico e antropologico.
Le riflessioni, che per la prima volta non partivano da premesse unicamente archeologiche ma di tipo filosofico-politico e antropologico, hanno messo in luce una interpretazione diversa delle Matres, viste non più soltanto come simboli della fecondità ma venerate anche come divinità della morte che rigenera. La Mater Matuta è la Dea del tempo ciclico in un palinsesto variegato e complesso di significati e valenze frutto delle stratificazioni culturali e politiche proprie degli ultimi secoli precedenti all'avvento di Cristo.
Perché? La risposta sta nella storia, quando con le prime invasioni indoeuropee al mito femminile e tellurico (della terra) della fratellanza primordiale si sostituisce quello maschilista e uranico (del cielo) di Zeus guerriero. Il lavoro di indagine e di studi è stato possibile proprio grazie ai ritrovamenti di Capua risalenti al VII secolo a.C. e fino ai primi anni dell'era cristiana. E proprio le statue di tufo, conservate nel Museo Provinciale di Capua, rivelano un principio rimasto immutato per oltre sette secoli a fronte di sembianze diverse.
La Mater assorbe così la sfera di azione e competenza della dea Afrodite, di Diana, e diventa Javia da Musa, Cerere, Demetra, Diana, Bona Dea, tutti nomi e sembianze diverse per un unico principio che riconosce alla donna un'autorevolezza legata al suo essere genitrice, pur senza attribuirle autorità o potere sociale e politico istituzionalmente riconosciuto. Vita e morte si fondono in una divinità che non minaccia il potere degli uomini esaltato dai romani. E nei templi dedicati alle Matres trovano posto anche divinità guerriere maschili. Emblematico l'esempio evidenziato dal direttore del Museo Campano Giuseppe Centore: non a caso il santuario della Dea Madre sorgeva in una necropoli circondata da campi di grano. Una constatazione da cui deriva un'ambivalenza di significati simbolici legati alla Dea Madre che fonde in sé l'aspetto ctonico (sotto terra) oscuro e misterioso proprio della morte, quello tellurico e solare, simbolo di rinascita e di comunione tra i popoli, e quello uranico del grano proteso verso l'alto, come figli adoranti verso il padre divino.
Così il principio primigenio delle Madri resiste al pantheon politico-religioso imposto da Roma, tutto basato sull'esaltazione della forza virile che si impone e sovrasta. "In un’epoca come la nostra - ha commentato il professore Antimo Cesaro, presidente dell'Istituto Politeia promotore del convegno di studi - in cui tanto si parla di globalizzazione, è importante prendere coscienza delle proprie origini: in primo luogo perché indagare sulla propria genesi culturale significa acquisire la consapevolezza su cui coltivare il dialogo e il confronto con le altre culture; in secondo luogo perché le nostre origini ci rivelano comunanze con moltissime culture del bacino mediterraneo, fratelli (la cui etimologia più accreditata fa derivare il termine dal greco adelphòs che significa fuoriuscito dallo stesso grembo) della stessa Dea Madre". La lettura della radice primordiale della nostra civiltà non è mai stata così moderna e drammaticamente attuale.

Minturno: riscoperte diverse monete alto medievali.
Erano state rinvenute in diversi scavi del passato, ma mai se ne era ufficializzato il ritrovamento. Si tratta di una serie di monete risalenti a periodi compresi tra il XII e il XIV secolo, rinvenute nell'area archeologica di Minturnae. La notizia è stata data da una rivista specializzata che ha precisato che si trattava di scoperte di cui nessuno aveva mai parlato in forma ufficiale. Le monete erano state rinvenute accanto ai corpi sepolti di probabili pellegrini e commercianti dell'epoca. Tra i denari ritrovati ce ne erano alcuni definiti tornesi e tutti di valore enorme. La scoperta conferma l'importanza anche in epoca altomedievale dell'area minturnese come collegamento fra Lazio e Campania.

Mondragone: finanziati nuovi scavi.
L’amministrazione comunale di Mondragone continua ad investire sul recupero del patrimonio artistico e archeologico della città. Con due delibere di giunta sono stati finanziati i lavori di scavo nella zona della Rocca Montis Draconis e il restauro dell’affresco rinvenuto nella chiesa di San Michele extra moenia. I due interventi, approvati su proposta del sindaco Ugo Conte e dell’assessore Daniela Nugnes, comporteranno una spesa di poco superiore ai ventimila euro. Per la Rocca Montis Draconis, un insediamento fortificato d’età medievale, è la terza fase della campagna di scavi condotta, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta, dal direttore del museo civico Luigi Crimaco e dalla professoressa Franca Sogliani.
Alcune delle ceramiche e terrecotte ritrovate nelle due campagne precedenti sono esposte al museo civico di Mondragone. Il finanziamento per la terza fase degli scavi è di circa 7.600 euro. L’altro stanziamento, di 18.500 euro, servirà per il restauro conservativo dell’affresco rinvenuto un paio d’anni fa nella chiesa di San Michele, nel borgo antico di Sant’Angelo, durante lavori di ristrutturazione del tempio. L’affresco, che rappresenterebbe la figura di un santo, potrebbe risalire all’anno 1000. Per il 15 maggio, come annunciato dalla Nugnes, è stata fissata la cerimonia di svelatura.

Santa Maria Capua Vetere: iniziano gli scavi in piazza Padre Pio.
Si profila un futuro denso di scoperte per Santa Maria Capua Vetere. Un anno fa in occasione di lavori in piazza Padre Pio, all'inizio di Via Fosse Ardeatine, su un'area incolta destinata a civili abitazioni, spuntarono una serie di strutture edilizie romane. I lavori vennero ovviamente bloccati iniziando alcuni saggi per scoprire l'entità della scoperta. La soprintendenza valutò che si trattava di un quartiere abitativo dell'antica Capua con diverse case a ridosso l’una dall’altra con tanto di giardini interni e sistemi di riscaldamento che dimostravano l'esistenza di un impianto termale nelle vicinanze.
Ed ancora pavimenti a mosaico ed intonaci affrescati. Il periodo interessato era quello che andava dalla prima alla tarda età imperiale in avanti. Nei giorni scorsi la decisione finale sull'area: i lavori per la costruzione delle abitazioni possono riprendere, ma dando vita ad una area museale interna al parco edilizio. Per una volta il cemento non ha cancellato le tracce dell'antica città.

Teano: a breve completati i lavori di scavo del teatro romano.
Nel prossimo mese di luglio saranno completati i lavori per riportare alla luce l'orchestra, l'altra metà della cavea e una parte dell'imponente edificio scenico del Teatro Romano, il più importante monumento dell'antica Teanum Sidicinum. Si comincia, dunque, a delineare la fisionomia che assumerà un sito archeologico che dovrà fungere anche da grande «attrattore» turistico. Poi, con gli altri circa cinque milioni di euro concessi recentemente con il Pit Appia Antica, si provvederà alla ricostruzione dell'intera scena del Teatro, composta da ben tre ordini di colonne e alta oltre ventiquattro metri.
L'importante intervento, la cui direzione scientifica è affidata a Francesco Sirano, direttore del Museo Archeologico di Teano, vede impegnati l'Istituto Germanico di Roma, che si occupa degli elementi architettonici e della scena, la dottoressa Virginio D'Avino, che cura lo scavo archeologico, e l'architetto teanese Alfredo Balasco, consulente della Soprintendenza Archeologica, che esegue i vari rilievi e cura l'aggiornamento della progettazione. Un intervento davvero imponente, iniziato circa tre anni fa e giunto, ora, in una fase di cruciale importanza.
Di grande valore e interesse gli elementi architettonici riportati finora alla luce, a testimonianza del grande splendore che tanti secoli fa caratterizzava il monumento sidicino. Durante i lavori, si è avuta ulteriore conferma che a provocarne il parziale crollo dovette essere un forte terremoto. E se gli elementi architettonici si sono potuti in buona parte recuperare è dovuto proprio al fatto che sono rimasti sepolti e, quindi, protetti da ogni tipo di saccheggio e asportazione.

Teano: nuove scoperte archeologiche.
Ancora un'importante scoperta archeologica a Teano. In borgo Sant'Antonio Abate, alle porte della città, sono stati ritrovati i resti di uno dei quartieri centrali dell'antica Teanum Sidicinum, che sono la testimonianza concreta della plurisecolare stratificazione dell'insediamento e delle attività umane in uno dei quartieri più importanti dall'antichità al medioevo. Pertanto, con apposito decreto del soprintendente regionale Stefano De Caro e di quello reggente Valeria Sampaolo, sono stati dichiarati di interesse particolarmente importante e sottoposti a speciale tutela.
"Le evidenze di notevole interesse - è scritto nella relazione stilata dall'Ufficio per i Beni Archeologici di Teano diretto da Francesco Sirano - sono conservate alle estremità del borgo. A sud sono visibili le strutture in opera laterizia del III secolo dopo Cristo, pertinenti a un edificio di notevoli dimensioni, con ogni probabilità identificabile con una domus della città antica. Sull'estremità nord del borgo gli scavi hanno condotto alla scoperta di una struttura di età romana a pianta quadrangolare scavata nel banco naturale, che può datarsi nell'ambito del I secolo avanti Cristo".
Molto interessante viene ritenuto anche il rinvenimento dei sottoservizi, costituiti da due condotti fognari e da una canaletta. La decisione di apporre il vincolo è stata motivata anche con la necessità di salvaguardare l'integrità e la lettura storico-urbanistica degli importanti reperti archeologici "oggi gravemente compromesse dall'edilizia contemporanea".

 
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