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Indice newsletter: speciale Gianni Rodari

Quarant’anni fa moriva Gianni Rodari, il "mago della fantasia"
Tratto da Wikipedia

Biografia.
Gianni Rodari nacque il 23 ottobre 1920 a Omegna, sul lago d'Orta, da Giuseppe Rodari, fornaio che possedeva il negozio in via Mazzini, via principale di Omegna, sposato in seconde nozze con Maddalena Aricocchi, commessa nella bottega paterna. Oggi sulla parete della sua casa natale che dà sulla strada è posta una targa che lo ricorda. Poiché i genitori stavano in negozio, venne seguito nel corso della sua infanzia da una balia di Pettenasco. A Omegna frequentò le prime quattro classi elementari, ma poi, in seguito alla morte del padre per broncopolmonite (nel 1929), si trasferì a Gavirate in provincia di Varese, paese natale della madre, a nove anni, con il fratello Cesare (1921-1982). In seguito, la madre cedette l'attività del marito al fratellastro di Gianni, Mario (1908-1966), nato dalle prime nozze del padre. Nel 1931 la madre lo fece entrare nel seminario cattolico di San Pietro Martire di Seveso in provincia di Milano, ma comprese ben presto che non era la strada giusta per il figlio e nel 1934 lo iscrisse alle magistrali. Erano anche anni di passione musicale: Rodari prendeva lezioni di violino. Con alcuni amici formò un trio e cominciò a suonare nelle osterie e nei cortili della zona, ma la madre non lo incoraggiò.
Nel 1937 Rodari si diplomò come maestro presso Gavirate. Nel 1938 fece il precettore a Sesto Calende, presso una famiglia di ebrei tedeschi fuggiti dalla Germania. Nel 1939 si iscrisse alla facoltà di lingue dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, abbandonando però i corsi dopo pochi esami. Insegnò in seguito a Brusimpiano, Ranco e Cardana di Besozzo. Come egli stesso raccontò, la sua scuola non fu grandiosa a causa della sua giovane età, tuttavia si rese conto che fu una scuola divertente dove i bambini utilizzavano la fantasia addirittura per aiutarlo a correggere le sue stesse opere: questa, insieme a molte altre, fu una delle caratteristiche basilari di Rodari, che lo faranno sempre riconoscere per la sua originalità.
Durante la seconda guerra mondiale venne esonerato dal servizio militare a causa della salute cagionevole. Intanto, vinse il concorso per maestro e insegnò come supplente a Uboldo. Nel dicembre del 1943 venne richiamato alle armi dalla Repubblica Sociale Italiana e assegnato all'ospedale milanese di Baggio. Traumatizzato dalla perdita dei suoi due migliori amici (Nino Bianchi, morto nel naufragio della nave Calipso nel Mediterraneo all'inizio della guerra, e Amedeo Marvelli, deceduto durante la campagna di Russia) e dall'internamento del fratello presso un campo di concentramento nazista in Germania, prese contatti con la Resistenza lombarda, gettò l'uniforme ed entrò in clandestinità; si avvicinò quindi al PCI, al quale si iscrisse il 1º maggio 1944.
Dopo il 25 aprile 1945, iniziò la carriera giornalistica in Lombardia, dapprima con il giornaletto ciclostilato Cinque punte, poi dirigendo L'Ordine Nuovo, periodico della Federazione Comunista di Varese. Nel frattempo, pubblicò alcune trascrizioni di leggende popolari e alcuni racconti anche con lo pseudonimo di Francesco Aricocchi. Nel 1947, approdò a L'Unità di Milano, su cui, due anni dopo, iniziò a curare la rubrica La domenica dei piccoli. Nel 1950 lasciò Milano per Roma, dove fondò e diresse, con Dina Rinaldi, il giornale per ragazzi Pioniere (settimanale dell'API, Associazione Pionieri d'Italia), con cui collaborò per una decina d'anni, fino alla cessazione della pubblicazione. In tale periodo fondò il campeggio estivo dei Pionieri, con sede prima a Sestola (MO) e poi a Castelluccio di Porretta Terme (BO).
In piena guerra fredda, nel 1951, dopo la pubblicazione del suo primo libro pedagogico Il manuale del Pioniere, venne scomunicato dal Vaticano, che lo definì "ex-seminarista cristiano diventato diabolico". Per tale motivo le parrocchie bruciavano nei cortili il Pioniere e i libri di Gianni Rodari[2]. Il 25 aprile 1953 sposò la modenese Maria Teresa Ferretti, segretaria del Gruppo Parlamentare del Fronte Democratico Popolare, dalla quale avrà la figlia Paola nel 1957, e il 13 dicembre dello stesso anno fondò Avanguardia, giornale nazionale della FGCI. Chiusa l'esperienza nel 1956, tornò, chiamato da Pietro Ingrao all'Unità, dal settembre del 1956 al dicembre del 1958.
Dal 1954, per una quindicina d'anni, collaborò anche a numerose altre pubblicazioni: scrisse articoli su quotidiani e periodici e curò libri e rubriche per ragazzi. Tuttavia, entrò nell'Albo dei giornalisti solo nel 1957. Dal 1º dicembre 1958 passò a Paese Sera come inviato speciale e nello stesso periodo iniziò a collaborare con Rai e BBC, come autore del programma televisivo per l'infanzia Giocagiò. Dal 1966 al 1969 Rodari non pubblicò libri, limitandosi ad un'intensa attività di collaborazioni per quanto riguarda il lavoro con i bambini. È questo un periodo molto duro per lui, soprattutto a causa delle non ottimali condizioni fisiche e della gran mole di lavoro.
Nel 1968, stanco di Paese Sera pensò di accettare l'offerta di Giulio Einaudi Editore, che con Editori Riuniti pubblicava allora i suoi libri, e di trasferirsi a Torino, ma aveva da poco traslocato nel quartiere Gianicolense in attesa di andare a vivere in una nuova casa a Manziana e, poiché la moglie lavorava e non volevano creare traumi di trasferimento nella figlia in età scolare, rimase a Roma. Dopo la morte di Ada Gobetti, assunse la direzione del Giornale dei genitori, incarico che tenne fino all'inizio del 1977). Nel 1970 vinse il Premio Hans Christian Andersen.
Nel 1973 uscì il suo capolavoro pedagogico: Grammatica della Fantasia; introduzione all'arte di inventare storie, saggio indirizzato a insegnanti, genitori e animatori, nonché frutto di anni di lavoro passati a relazionarsi con il campo della "fantastica". Con il celebre pseudonimo di "Benelux", teneva su Paese Sera una rubrica-corsivo quotidiana molto seguita. Si recò più volte in Unione Sovietica, dove i suoi libri erano diffusi in tutte le scuole delle repubbliche. Intraprese viaggi anche in Cina e in Bulgaria. Nel 1976, insieme alla partigiana e giornalista Marisa Musu, fondò l'associazione di promozione sociale denominata Coordinamento Genitori Democratici, una ONLUS impegnata ad insegnare e praticare i valori di una scuola antifascista, laica e democratica, membro del Forum nazionale delle associazioni dei genitori nella scuola, istituito in seno al Ministero della Pubblica Istruzione.
Fino all'inizio del 1980 continuò le collaborazioni giornalistiche e partecipò a molte conferenze ed incontri nelle scuole italiane, con insegnanti, genitori, alunni e gruppi teatrali per ragazzi. Suoi testi pacifisti sono stati musicati da Sergio Endrigo e da altri cantautori italiani. Il 10 aprile 1980 venne ricoverato in una clinica a Roma per potersi sottoporre ad un intervento chirurgico alla gamba sinistra, data l'occlusione di una vena; morì quattro giorni dopo, il 14 aprile, per shock cardiogeno, all'età di 59 anni. Le sue spoglie sono sepolte nel cimitero del Verano.
Gianni Rodari, scrittore e giornalista famoso per la sua fantasia e originalità, attraverso racconti, filastrocche e poesie, divenute in molti casi classici per ragazzi, ha contribuito a rinnovare profondamente la letteratura per ragazzi. Tra le sue opere maggiori si ricordano Filastrocche in cielo e in terra, Il libro degli errori, Favole al telefono, Il gioco dei quattro cantoni, C'era due volte il barone Lamberto. Dal suo libro La Freccia Azzurra è stato tratto un omonimo film d'animazione nel 1996. Il successo raccolto dall'autore in Unione Sovietica ha portato anche in quel Paese alla realizzazione di cartoni animati tratti dalle opere di Rodari, come Cipollino (1961), recentemente tradotto e diffuso in Italia per il mercato home video, o Rassejannyj Džovanni (1969), tratto da La passeggiata di un distratto.

"È difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini, imparate a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi."
(G. Rodari, Parole per giocare)

 

Era il pomeriggio del 14 aprile 1980 quando lo scrittore di Omegna si spense in una clinica romana: aveva 59 anni

Rodari, un mago della fantasia
Pubblicato il 14 aprile 2020
Titolava così La Stampa nel 1980 quando diede la notizia della morte di Gianni Rodari. Era il pomeriggio del 14 aprile quando improvvisamente si spense in una clinica romana dopo un intervento chirurgico. Non aveva ancora compiuto 60. Ma con le sue opere e le sue parole era stato "il mago della fantasia", lo scrittore che fece volare appunto con la fantasia generazioni di bambini. Con i suoi personaggi, le sue filastrocche, le sue storie. Molte delle quali avevano nel Lago d’Orta e in Omegna – sua terra natale – gli scenari in cui erano ambientate. Una su tutte? Il Barone Lamberto e l’Isola di San Giulio.
Il 2020 è anche l'anno del centenario della nascita di Rodari e il Comune aveva pianificato una serie di iniziative celebrative, tra cui la realizzazione di un museo dedicato alla sua memoria. Ecco un articolo che Ernesto Ferrero scrisse su La Stampa in occasione del trentennale della morte di Rodari.
"Per colpa d'un accento/un tale di Santhià/credeva d'essere alla meta/ed era solo a metà". A 30 anni dalla scomparsa, 90 dalla nascita e 40 dalla consacrazione europea del premio internazionale Andersen, si può vedere benissimo che quella che Gianni Rodari ha introdotto sin dagli Anni 50 è stata una vera rivoluzione. Per dirla con l'apologo cinese: al bambino non bisogna regalare dei pesci (libri zuccherosi, stucchevolmente buonisti, ispirati da un'idea fasulla dell'infanzia), bisogna insegnargli a prendere i pesci, cioè dargli un meccano: una "grammatica della fantasia", un metodo sperimentato con il quale impareranno a inventare storie per conto loro. Bastano materiali poveri come le parole e strumenti alla portata di tutti: la filastrocca, la rima, l'associazione d'immagini, l'assurdo, il surreale, "i nonsensi e i plurisensi", perfino l'errore, il cortocircuito rivelatore.
Il gioco come modalità principe di apprendimento e di sperimentazione, di autoformazione, di crescita: tutto semplice, adesso, ma allora? Come tutti gli innovatori e i pionieri, Rodari non ha avuto vita facile. I tempi andavano da tutt'altra parte. Figlio di un fornaio del Varesotto con bottega a Omegna, studi in seminario, breve ma intensa esperienza organizzativa in Azione Cattolica, maestro nel 1941, arriva alla redazione milanese dell'Unità nel 1947, diventa presto inviato, scrive racconti per bambini. Nel 1950 gli affidano la direzione del Pioniere, il settimanale per ragazzi che se la deve vedere con due corazzate: Topolino e il cattolicissimo Vittorioso. L'aria è pesante, il muro contro muro politico e ideologico rende tutto difficile, impone rigidezze manichee.
Nel 1951 su Rinascita Nilde Iotti aveva collegato la corruzione e la delinquenza giovanile nientemeno che al dilagare del fumetto. E quando lui aveva auspicato con la dovuta cautela "la nascita di una nuova letteratura per l'infanzia, capace anche con i suoi mezzi organizzativi di condurre una lotta efficace", s'era beccato un cartellino giallo dal medesimo Togliatti, il quale dichiarava di non condividere la posizione del Rodari: "Non metteremo in fumetti la storia del nostro partito o della rivoluzione". E aggiungeva che piuttosto bisognava elaborare narrazioni ispirate alle stampe cinesi. Altro che "correre dietro alle forme più corruttrici dell'americanismo". Anni dopo Rodari dirà che al Pioniere lo avevano "crudelmente snobbato e praticamente cacciato", lui e le sue "canzonette", trovandolo «poco divertente, poco progressivo, poco tutto». E concludeva: "Nemo propheta in patria alicata". Ma tira diritto e continua a lavorare sodo. In un Paese serioso ma non serio, con scarsa attitudine all'umorismo, insegna nientemeno che a imparare divertendosi.
Comincia a andar meglio quando alla fine degli Anni 50 approda alla corte di Einaudi, ma persino lo Struzzo, preso com'è dai furori dell'impegno, considera i libri per ragazzi una cosa simpatica, divertente, ma decisamente minore, quasi marginale. Anche se le Filastrocche in cielo e in terra sono un successo immediato, nelle lettere a Via Biancamano il nuovo autore deve vincere l'imbarazzo di chi deve chiedere ogni volta se la tal proposta può interessare. Ma lo fa con una vis comica che trova perfino in pratiche amministrative e solleciti di pagamento le occasioni per scatenare pirotecnie verbali, clownerie, intermezzi e siparietti, veri e propri racconti ("Nello scavare le fondamenta per la mia casina in campagna i muratori hanno incontrato e sfasciato un muro: ho i Lucomoni in cantina! Porsenna mi regge la tazza del cesso!").
Mette in caricatura la propria deferenza di suddito devoto, e chiama bertoldescamente l'editore "Sire, Maestà, Capo, don, monsignore, Eminenza, cardinale, comandante, padrone, hidalgo editorial", sparando messaggi esilaranti, come una lettera del 1961 in puro stile Totò: "Eccellenza, io trasecolo - anzi, se me lo permette, esorbito. Ella mi chiede, in caratteri dattilografici di stupefacente nitidezza e perfetta marginatura, notizie dei miei raccontini: i quali, viceversa, giacciono tuttora inevasi presso codesta Santa Sede, affidati alle cure di un Capitale sociale di L. 400.000.000 e di più telefoni, nonché alla lettura di Italo Giulio Bollati Calvino - persone di Sua e Mia totale fiducia, amici di diversa lunghezza, perfetto pendant di acuta bontà e acuta cattiveria, vanto di Torino tutto e della Liguria in parte, che il mar circonda e l'Alpe".
Ci sono centinaia di scuole intitolate a Rodari, a Orvieto un Centro studi cerca di mantenerne viva la lezione, dalla Sardegna al Friuli si organizzano eventi celebrativi. Il "metodo Rodari", cioè la capacità di smontare e rimontare meccanismi non solo verbali per capire come sono fatti, è più necessario che mai, in tempi di omologazione, pressappochismo, appiattimento sulle immagini. Certo, comporta un po' di impegno, perfino di fatica, parola oggi impronunciabile. Chissà che a Rodari riesca anche il miracolo postumo di convincere genitori, insegnanti e ragazzi che il gioco vale la candela.

Gianni Rodari, l'uomo che insegnava a giocare con le parole
Mercoledì,15 aprile 2020 di Ilaria Marinaci
Gianni Rodari è stato l'Esopo del ventesimo secolo. Con le sue favole e filastrocche per bambini che nascondevano sempre un messaggio didascalico e universale, buono anche per gli adulti. Esattamente come faceva il suo celebre predecessore antico, a cui si deve l'invenzione stessa della favola. Ma, mentre Esopo utilizzava a questo scopo solo gli animali, umanizzandoli, Rodari, da buon giornalista, ha calato le sue storie pure nella cronaca del Novecento, consapevole, com'era, che ai bambini non si dovesse tenere nascosto nulla. È stato così che ha potuto parlare anche di temi difficili, come la guerra fredda o l'emigrazione. Sempre con quella leggerezza profonda che gli riconosceva anche Italo Calvino.
"Bisogna ricordare che i giornali in cui Rodari lavorò - scrisse di lui Calvino - erano la stampa comunista di questi trentacinque anni di guerre fredde e inverni caldi; questo per dire che lo humour e la leggerezza ha sempre dovuto metterceli lui di suo, doni del suo temperamento e del suo garbo e della sua testa sempre limpida".
Una testa che ragionava secondo la grammatica della fantasia e che lo ha portato a diventare l'unico italiano a potersi tuttora fregiare di aver vinto, nel 1970, il prestigioso Premio Hans Christian Andersen, considerato il Nobel della letteratura per l'infanzia.
Rodari morì 40 anni fa come ieri, pochi mesi prima di compiere 60 anni. In questo 2020, si incrociano le due date fondamentali della sua vita, visto che il 23 ottobre si celebra il centenario della sua nascita. Ci sono, quindi, tutti gli elementi per poterlo considerare un anno rodariano, festeggiato con l'iniziativa nazionale 100Rodari, curata dalle Edizioni EL - Einaudi Ragazzi e dagli amici del grande scrittore, che raccoglie tutti gli omaggi resi all'incontrastato maestro della fantasia dal 23 ottobre dell'anno scorso fino al 23 ottobre di quest'anno, fra cui nuove pubblicazioni, mostre, eventi nazionali e internazionali e un ricco calendario di appuntamenti.
Ci sono diversi attori, come Lucrezia Lante della Rovere, per esempio, impegnati dal 16 marzo scorso a chiamare al telefono centinaia di bambini di tutte le età per leggere le sue Favole al telefono, mentre Stefano Accorsi lo sta facendo in video sul canale Youtube di Firenze Tv.
Sul sito dell'iniziativa, in una sorta di conto alla rovescia, ogni tre giorni viene pubblicato un nuovo contenuto rodariano, una miniera di immagini, giochi, storie, notizie, idee che andranno a costruire il grande portale celebrativo completo entro il 23 ottobre 2020. Molti degli appuntamenti, però, hanno subito delle inevitabili variazioni di programmazione a causa dell'emergenza sanitaria per il coronavirus. Fra questi c'è anche il progetto tutto salentino 100 di questi Rodari, guidato dal Presidio del Libro di Veglie, Leverano e Carmiano, che coinvolge le scuole dei tre comuni più Copertino. In questi giorni di isolamento un gruppo di attori locali sta leggendo le Favole al telefono per telefono ai bimbi del nostro territorio.
"Nel ricordare i 100 anni della nascita dello scrittore di Omegna, si ricorda, anzi si vive in pienezza, una svolta significativa spiegano i promotori nel panorama della letteratura per ragazzi che parte da una conoscenza profonda del mondo dei piccoli e soprattutto da una valorizzazione assoluta del protagonismo dei bambini nella società".
D'altra parte è stato lui, Rodari, a farsi portavoce di un concetto rivoluzionario: Tutti gli usi della parola a tutti: mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.
Un concetto semplice ma forte soprattutto se detto nell'immediato dopoguerra del baby boom, in cui si stava disegnando un'altra Italia, completamente diversa da quella che finora era stata conosciuta, con l'istruzione e la cultura che cercava di appianare storiche diseguaglianze sociali. Concetto ribadito più volte. "È difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini, imparate a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi". Rodari ha scritto per L'Unità, il Pioniere, Paese Sera, il Corriere dei Piccoli, mentre fra le altre sue opere più significative non si possono non nominare Le avventure di Cipollino, Gelsomino nel paese dei bugiardi, Filastrocche in cielo e in terra, Il libro degli errori, C'era due volte il barone Lamberto.
Questo centenario può essere anche l'occasione per restituire a Rodari un profilo accademico. La pensa così Lucio Giannone, professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea all'Università del Salento. "Rodari è stato sempre un pò snobbato commenta perché considerato un autore per l'infanzia, ma nei suoi scritti rivolti ai bambini, sotto quella forma così leggera e disimpegnata delle filastrocche, si nascondono verità profonde che valgono per tutti. Speriamo che questo doppio anniversario che si celebra quest'anno, i 40 anni dalla morte e i 100 dalla nascita, possa dare l'avvio ad una rivalutazione globale della sua opera anche in ambito universitario, dove troppo spesso ci si occupa solo di autori canonici, trascurandone altri che pure meritano un'attenzione più approfondita». In questo frangente storico così inedito e difficile, forse Rodari rispolvererebbe una delle sue poesie più belle. "Se io avessi una botteguccia fatta di una sola stanza, vorrei mettermi a vendere sai cosa? La speranza".
Il Nuovo Quotidiano, Bari

Gianni Rodari, un meraviglioso intellettuale
Vanessa Roghi, storica - L’Internazionale, 14 aprile 2020

Gianni Rodari muore a Roma il 14 aprile 1980. È stato ricoverato pochi giorni prima, il 10 aprile, per un intervento alla gamba sinistra dovuto all’occlusione di una vena. Racconta Julia Dobrovolskaja, la sua traduttrice russa che lo va a trovare in ospedale: "Chiesi a Gianni: Hai paura?. Molta. Temo che non tornerò… Fatemi fumare l’ultima sigaretta!".
L’operazione si rivela più difficile del previsto, Rodari presenta un grosso aneurisma di cui i dottori non si sono accorti prima: un intervento di routine si trasforma in un’operazione di sette ore. Muore per un collasso cardiaco. Non ha ancora compiuto sessant’anni. Scrive l’amico e collega Marcello Argilli: "Della morte avevo saputo nella serata del 14, quando Lilli Bonucci dell’Unità mi aveva telefonato a casa chiedendomi di scrivere un necrologio. Era morto nel pomeriggio. Sapevo che doveva operarsi ma niente faceva presagire un esito simile. Non è stato facile scrivere quell’articolo". Si chiede ai suoi compagni di giornale o di partito (Tullio De Mauro, Paolo Spriano) di scrivere articoli su di lui che usciranno il 16. Senonché il 15 aprile muore Jean-Paul Sartre, l’intellettuale novecentesco per antonomasia. Si cerca invano così, sulla stampa non comunista di quei giorni, un necrologio degno di questo nome per lo scrittore di Omegna. Si trovano, invece, sulla Repubblica, due pagine dedicate a Sartre e una domanda, la cui risposta è affidata a Pier Aldo Rovatti: cosa gli dobbiamo?
Forse, nel 1980, il senso di un debito verso Sartre è tale da far venire meno il dubbio che la stessa domanda si possa porre, proprio nella pagina accanto, anche su Gianni Rodari di cui viene riconosciuto il genio ma non il lascito: in pochi, davvero in pochi, si chiedono in quel momento “cosa gli dobbiamo”, come se la sua eredità fosse impalpabile, non quantificabile, destinata a scomparire visto che ogni bambino prima o poi diventa un adulto e di Rodari sembra non avere più bisogno.

Una filastrocca
Oggi potremmo invece decidere che Sartre e Rodari sono uno accanto all’altro nella storia degli intellettuali del novecento ai quali "dobbiamo qualcosa". E che il metodo indicato da Rodari, l’uso dialettico dell’immaginazione, è anzi necessario, un "passaggio obbligato dall’accettazione passiva del mondo, alla capacità di criticarlo, all’impegno per trasformarlo".
Ci sono, certo, eccezioni importanti che immediatamente fanno i conti con quello che Rodari ha rappresentato nel panorama culturale italiano (perché non bastano, nella nostra storia culturale, i fantastilioni di lettori che l’hanno letto e amato per inserire uno scrittore nel "canone"). Tullio De Mauro, per esempio, che fin dal 1974 definisce Rodari un classico, nel senso usato da Italo Calvino, suscitando l’ilarità dello stesso Rodari che se lo appunta sulla giacca con un cartello. Un classico, come Collodi, come De Amicis e viene in mente che quando muore Edmondo De Amicis, nel 1908, dalla riviera ligure a Torino due ali ininterrotte di folla ne salutano il feretro che viaggia in treno. Sarebbe piaciuto a Rodari attraversare l’amatissima Italia con una locomotiva, ci avrebbe scritto di certo una filastrocca che immaginiamo più o meno così: c’era un tale di Omegna e non di Vipiteno/Che al suo funerale c’era andato proprio in treno…
Niente treni per ricordarlo, ma una piccola folla di grandi e piccini nel cuore di Roma, la città che lo ha adottato dagli anni cinquanta. E la memoria dei bambini russi in un curioso articolo: lo credevano altissimo ed erano rimasti delusi di trovarsi di fronte questo signore basso, con giacca da ragioniere e sigaretta. Poi a occuparsi di lui, del suo lascito, amici, studiosi, con un singolare effetto prospettico; mano a mano che il tempo passa, infatti, lo sguardo diventa presbite, aumentano gli scritti specialistici, diminuiscono i momenti di sintesi e Rodari viene fatto a pezzetti, ridotto a funzione, proprio come in una delle carte di Propp di cui egli stesso parla nella Grammatica della fantasia: "Il grande scrittore per l’infanzia".
Eppure Rodari si è sempre professato uno scrittore per tutti e una delle cose in cui più si è riconosciuto è stata quella di finire, con le sue storie, fra Bertolt Brecht ed Edgar Lee Masters nella collana einaudiana degli Struzzi, con il numero 14: "Sono senza dubbio libri ‘per bambini’, ma non manca chi li considera libri tout court, capitati solo per qualche disguido nello scaffale della letteratura infantile".

Lo strumento dell’immaginazione
Gianni Rodari è stato il più grande scrittore di favole e filastrocche del novecento italiano e, allo stesso tempo, ha scritto su quotidiani, diretto periodici, è stato attivo collaboratore di associazioni di genitori e insegnanti, ha lavorato in modo originale con le amministrazioni provinciali e comunali, autentico motore di sviluppo democratico del paese tra gli anni sessanta e gli anni settanta del novecento.
Sempre attento ai tempi in cui ha vissuto, che ha scrutato con preoccupazione ma anche con fiducia: dagli anni della guerra fredda a quelli dell’irruzione dei cartoni animati giapponesi, che ha difeso, poco prima di morire, allo stesso modo in cui tanti anni prima, nel 1951, aveva difeso i fumetti: "Ogni tanto si sente parlare di proibire questo o quel fumetto: non sarebbe più utile proibire agli insegnanti di far odiare i libri, trasformandoli in strumenti di tortura anziché di scoperta?".
Lo strumento che ha usato per forzare la superficie della realtà e sondarne le possibilità è stato quello dell’immaginazione, un’immaginazione che si fonda su un uso rivoluzionario della parola che con tutti i suoi usi è il più grande strumento di liberazione che gli esseri umani abbiano mai inventato. "Tutti gli usi della parola a tutti: mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo".
Per questo Rodari non ha solo scritto libri per un pubblico speciale di lettori, o anche, semplicemente, per un pubblico di lettori. Troppo spesso infatti, come ha scritto Mario Lodi, le sue storie sono finite "come canarini in gabbia in alcuni libri", ma è stato un militante attivo del Partito comunista: insieme agli insegnanti del Movimento di cooperazione educativa ha immaginato una nuova figura di insegnante all’interno di una scuola rinnovata, ha lavorato alla costruzione di un diverso modello di genitore quando ha diretto Il giornale dei genitori, rivista fondata a Torino da Ada Gobetti; ha guardato alle novità senza gli occhiali del passato nelle sue rubriche sul Corriere dei Piccoli accogliendole, criticandole, ma mai condannandole in quanto tali.
Infine, ha voluto fortemente condividere con gli altri i suoi appunti, che ha cominciato a prendere nel 1938, sulla Fantastica, cardine tra la fantasia e la ragione: li ha condivisi in un corso di formazione per insegnanti che si è svolto a Reggio Emilia nel 1972 e che è diventato un libro "tutto d’oro e d’argento", la Grammatica della fantasia. Un gioco, sì, ma – come ha scritto lui stesso – “il gioco, pur restando un gioco, può coinvolgere il mondo”. Rodari ha inventato un nuovo modo di guardare il mondo, ascoltandolo, fino alla fine, con il suo "orecchio acerbo", usando gli strumenti della lingua, della parola, del gioco, e così facendo ha portato l’elemento fantastico nel cuore della crescita democratica dell’Italia repubblicana.
Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo vidi salire un uomo con un orecchio acerbo. Non era tanto giovane, anzi era maturato, tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato. Cambiai subito posto per essergli vicino e poter osservare il fenomeno per benino. "Signore, gli dissi dunque, lei ha una certa età, di quell’orecchio verde che cosa se ne fa?. Rispose gentilmente: ‘Dica pure che son vecchio. Di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio. È un orecchio bambino, mi serve per capire le cose che i grandi non stanno mai a sentire".
Rodari impara un pò per volta ad ascoltare quello che i grandi non stanno mai a sentire, prendendo sul serio il destino toccatogli in sorte, cioè scrivere per bambini. La prima filastrocca nasce infatti per caso, nel 1949. Poi è il partito che decide che quello deve fare e lo manda a dirigere Il pioniere: la rivista dei pionieri, sorta di boy scout laici anzi comunisti. Sul Pioniere Rodari sperimenta i giochi linguistici, violando alcune convenzioni base del suo tempo: prima fra tutte, che la letteratura rivolta ai ragazzi debba avere una morale impartita dall’alto in basso. Per Rodari adulto e bambino hanno "una parte di mondo in comune, perciò possono parlare la stessa lingua e intendersi". Una complicità sul terreno della fantasia.

Favole per un paese complesso
Ha scritto Italo Calvino: "Bisogna ricordare che i giornali in cui Rodari lavorò erano la stampa comunista di questi trentacinque anni di guerre fredde e inverni caldi; questo per dire che lo humour e la leggerezza ha sempre dovuto metterceli lui di suo, doni del suo temperamento e del suo garbo e della sua testa sempre limpida". Il lascito maggiore di questi anni di “guerre fredde e inverni caldi”, per riprendere la bella espressione di Italo Calvino, è senza dubbio quello che Marcello Argilli ha definito il "vero grande romanzo" di Rodari, un romanzo che si legge "attraverso lo stupefacente caleidoscopio delle poesie", "la più fantasiosa rappresentazione lirico-sociale dell’Italia apparsa nella nostra letteratura infantile". E forse non solo in quella. Rodari infatti continua a pubblicare storie e filastrocche sul Pioniere, sull’Unità di Roma con le rubriche Il novellino del giovedì e Il libro dei perché, che comincia il 18 agosto 1955. Il viaggio della freccia azzurra esce nel 1954, La gondola fantasma nel 1955. Gelsomino nel paese dei bugiardi nel 1958.
Favole e le filastrocche che raccontano un paese complesso, il paese dei prepotenti, di Limone e Pomodoro, ma anche del giovane Cipollino, dei piccoli vagabondi e dell’alluvione del Polesine, il paese dei mestieri che hanno odori e colori, delle ferrovie che servono per viaggiare e scoprire l’Italia a volte bella, a volte no. Per vedere la scuola, per incontrare gli emigranti: Ma il cuore no, non l’ho portato: nella valigia non c’è entrato. Troppa pena aveva a partire, oltre il mare non vuole venire. Lui resta, fedele come un cane, nella terra che non mi dà pane: un piccolo campo, proprio lassù… Ma il treno corre: non si vede più.
Nel 1958 Gianni Rodari passa a Paese Sera: è in crisi con un certo conformismo che si respira all’Unità, organo del Partito comunista. A Paese Sera ci si diverte di più. È un modo diverso di essere comunisti, più creativo, più libero: se infatti la dimensione utopica mutuata dal marxismo resterà un punto di riferimento, sempre, Rodari presto si accorge che non è fornendo un’utopia bell’e apparecchiata che si sovverte la realtà.
Se rileggo oggi le mie storie che ho scritto nel ’49 o nel ’50, posso dirmi soddisfatto, potrei addirittura sottoscriverle senza cambiarle, proprio perché non le ho costruite pensando che in quel periodo, per fare la rivoluzione, occorreva insegnare certe cose e non altre. Non ho mai proceduto in questo modo. E questo vuol dire che ho sempre rispettato la capacità dei bambini di farsi da soli i loro valori (…). Il problema non è mai stato tanto quello di trasmettergliene di bell’e fatti, ma quello di avere fiducia nella loro capacità di costruirseli e di usarli. Insegna, Rodari, il metodo dell’utopia. Il senso dell’utopia, un giorno, verrà riconosciuto tra i sensi umani alla pari con la vista, l’udito, l’odorato, ecc. Nell’attesa di quel giorno tocca alle favole mantenerlo vivo, e servirsene, per scrutare l’universo fantastico.
A Paese Sera trova la sua dimensione ideale: è un editorialista che si occupa di tutti i temi che lo interessano, culturali e politici, è la penna che si cela dietro alla firma Benelux, e ogni giorno, dalla prima pagina del quotidiano si diverte a raccontare l’Italia che cambia. Con ironia ma anche con rabbia come quando, nei giorni del rapimento di Aldo Moro, nel 1978, stigmatizza certi insegnanti e intellettuali che sostengono che sia colpa del lassismo che si respira a scuola se lo statista è stato rapito. L’ordine pubblico va in malora perché maestri e professori nella scuola dell’obbligo non possono più distribuire quei bei quattro di una volta; gli attentati dilagano perché gli asini vengono promossi. Dal 1960 i suoi libri sono pubblicati dall’editore Einaudi: Filastrocche in cielo e in terra (1960), Favole al telefono (1962), Il libro degli errori (1964), La torta in cielo (1965), diventano pietre miliari nella costruzione dell’identità di tanti bambini e bambine del baby boom, non solo "comunisti". Rodari diventa così famoso che anche la Rai lo vuole, prima alla radio dove scrive il programma Tante storie per giocare, poi alla tv dove è autore e ospite di rubriche per ragazzi.

Gianni Rodari 40 anni l’addio allo scrittore che insegnava la speranza
Pubblicazione: 14 apile 2020 Il Sussidiario.net - Davide Giancristofaro Alberti

Gianni Rodari moriva esattamente oggi 40 anni fa, il 14 aprile del 1980: ricordiamo il più grande scrittore italiano per ragazzi. 40 anni fa moriva Gianni Rodari che non è solo lo scrittore più amato dai ragazzi, ma anche colui che insegnava a sperare nonostante le difficoltà della vita. Mai come nel momento storico che stiamo vivendo per l’emergenza coronavirus, gli insegnamenti di Gianni Rosari sono importanti sia per i più piccoli, ma anche per gli adulti che, con le scuole chiuse, si sono ritrovati anche ad essere insegnanti dei propri figli. Tra le cose più belle scritte da Gianni Rodari c’è sicuramente c’è la filastrocca: "Se io avessi una botteguccia fatta di una sola stanza vorrei mettermi a vendere, sai cosa? La speranza. Speranza a buon mercato! Per un soldo ne darei ad un solo cliente quanto basta per sei. E alla povera gente che non ha da campare darei tutta la mia speranza senza fargliela pagare". Parole che scritte anni fa, sono attualissime e importanti oggi.


40 anni fa moriva Gianni Rodari, lo scrittore piu’ amato dai ragazzi
Nasceva 100 anni fa Gianni Rodari, e nel contempo moriva 40 anni fa. Era infatti il 14 aprile 1980 quando il grande autore, considerato uno dei visionari per quanto riguarda la letteratura dei bambini, ci lasciava a causa di un problema di salute. Descrivere Gianni Rodari come uno scrittore è ovviamente riduttivo, visto che lo stesso artista è stato anche un maestro delle elementari, un partigiano, un giornalista, uno scrittore di fiabe, e tanto altro. Resta memorabile la presentazione che una volta fece agli alunni di una piccola scuola, che gli chiesero di presentarsi tramite una lettera. Così che il grande Gianni scrisse: “Sono nato a Omegna, sul lago d’Orta in provincia di Novara, nel 1920. Ho cominciato, per caso, a scrivere per i bambini tra il 1948 e il 1950, sul quotidiano su cui lavoravo, perché si voleva fare una pagina per le famiglie, la domenica, e a me vennero in testa delle storielline divertenti. Ora scrivo per i bambini perché mi sono appassionato a questo lavoro; perché mi vengono in testa sempre nuove storie; perché spero di riuscire a far ridere qualcuno e anche aiutarlo a capire il mondo; perché me lo chiedono. Quando scrivo le mie storie? Dopo averle pensate e fantasticate tanto tempo, con pazienza, anche dopo anni…”.

Gianni Rodari e la sua visione innovativa delle storie per ragazzi
Nei libri per bambini, Gianni Rodari racconta di storie intelligenti e divertenti, tante belle cose riferite ad un periodo, quello dell’Italia del secondo dopoguerra, che coincide anche con il boom economico, della diffusione delle auto, degli elettrodomestici, della gente che andava in vacanza per la prima volta, e tutto quel mondo veniva "tradotto" da Rodari e trasmesso ai suoi piccolo oratori. E così che al centro delle sue storie, dei suoi racconti e delle sue favole, troviamo bambini distratti, coccodrilli, postini, uomini magici che si trasformano in pesci, lavoratori, tutti personaggi non abituali nelle storie per bambini, e che prendono il posto di animali, boschi, castelli e tutto ciò che fino all’arrivo di Rodari si era abituati a leggere. Per capire quanto importante sia Rodari per la letteratura per bambini e ragazzi, basti pensare che è il sesto autore italiano più tradotto al mondo, in compagnia di gente del calibro di Dante, Calvino, Umberto Eco e Alberto Moravia.

Il Premio Andersen e l’aggravarsi delle condizioni fisiche
Anche per questo fu il primo ed unico italiano ad aver vinto il prestigioso premio Andersen nel 1970, quello che viene considerato una sorta di Nobel per la letteratura per ragazzi. Fra le sue storie più famose si ricordano "Le avventure di Cipollino", "Gelsomino nei paesi dei bugiardi", "La freccia azzurra", "I viaggi di Giovannino Perdigiorno" e "C’era due volte il barone Lamberto". Una produzione letteraria ricchissima che ha ispirato il cinema, come ad esempio la Torta in cielo, pellicola del 1973 in cui ha preso parte anche l’immenso Paolo Villaggio, e non solo. Del poliedrico Rodari si ricorda anche e soprattutto la Grammatica della fantasia del 1973, da molti considerata la sua opera principale, attraverso cui lo stesso Gianni spiegò l’arte dell’inventare storie. Le sue condizioni fisiche iniziarono ad aggravarsi ad inizio anni ’70, forse anche a causa dei suoi molteplici impegni lavorativi. Di ritorno da un viaggio nell’Unione Sovietica, datato 1979, iniziò ad accusare i primi gravi problemi circolatori, e il 14 aprile dell’anno successivo morì dopo un intervento chirurgico.

 

Opere
• Manuale del Pioniere, Roma, Edizioni di cultura sociale, 1951. (suo primo libro per animatori dell'Associazione Pionieri d'Italia)
• Il libro delle filastrocche, Firenze, Toscana Nuova, 1951. (suo primo libro per ragazzi, per case editrici per ragazzi)
• Il romanzo di Cipollino, Roma, Edizioni di cultura sociale, 1951. (ristampato nel 1959 come Le avventure di Cipollino)
• Le carte parlanti, Firenze, Toscana Nuova, 1952
• l treno delle filastrocche, Roma, Edizioni di cultura sociale, 1952
• Cipollino e le bolle di sapone, Roma, Edizioni di cultura sociale, 1952 (con lo pseudonimo Giampiccolo)
• Il libro dei mesi, Roma, Edizioni di cultura sociale, 1952
• Le avventure di Scarabocchio, Roma, Edizioni di cultura sociale, 1954
• Il viaggio della freccia azzurra, Firenze, Centro Diffusione Stampa, 1954
• La gondola fantasma, in "Pioniere", nn. 27-39, 1955, poi Milano, Il Giornale dei Genitori, 1974
• Compagni fratelli Cervi, Reggio Emilia, Tip. Popolare, 1955
• Gelsomino nel paese dei bugiardi, Roma, Editori Riuniti, 1958
• Filastrocche in cielo e in terra, Torino, Einaudi, 1960; 1972
• Favole al telefono, Torino, Einaudi, 1962
• Gip nel televisore. Favola in orbita, Milano, Mursia, 1962 (riedito nel 1967 con altre storie come Gip nel televisore e altre storie in orbita)
• Il pianeta degli alberi di Natale, Torino, Einaudi, 1962
• Castello di carte, Milano, Mursia, 1963
• Cura dell'edizione italiana di Enciclopedia della favola. Fiabe di tutto il mondo, raccolte da Vladislav Stanovsky e Jan Vladislav, 3 voll., Roma, Editori Riuniti, 1963
• Il cantastorie. Storie a piedi e in automobile, Roma, Automobile Club d'Italia, 1964
• La freccia azzurra, Roma, Editori Riuniti, 1964
• Il libro degli errori, Torino, Einaudi, 1964
• La torta in cielo, Torino, Einaudi, 1966; film: La torta in cielo
• Venti storie più una, Roma, Editori Riuniti, 1969
• Le filastrocche del cavallo parlante, Milano, Emme, 1970
• Tante storie per giocare, Roma, Editori Riuniti, 1971
• Gli affari del signor gatto, Torino, Einaudi, 1972
• Il palazzo di gelato e altre otto favole al telefono, Torino, Einaudi, 1972
• Grammatica della fantasia. Introduzione all'arte di inventare storie, Torino, Einaudi, 1973
• I viaggi di Giovannino Perdigiorno, Torino, Einaudi, 1973
• Novelle fatte a macchina, Torino, Einaudi, 1973
• La filastrocca di Pinocchio, Roma, Editori Riuniti, 1974
• Marionette in libertà, Torino, Einaudi, 1974
• C'era due volte il barone Lamberto ovvero I misteri dell'isola di San Giulio, Torino, Einaudi, 1978
• Il teatro, i ragazzi, la città. La storia di tutte le storie: un'esperienza di incontro tra scuola e teatro, con Emanuele Luzzati e Teatro aperto '74, Milano, Emme, 1978
• Parole per giocare, Firenze, Manzuoli, 1979
• Bambolik, Milano, La sorgente, 1979
• Il gioco dei quattro cantoni, Torino, Einaudi, 1980
• I nani di Mantova, Teramo, Lisciani e Giunti, 1980
• Piccoli vagabondi, Roma, Editori Riuniti, 1981
• Esercizi di fantasia, Roma, Editori Riuniti, 1981
• Filastrocche lunghe e corte, Roma, Editori Riuniti, 1981
• Il cane di Magonza, Roma, Editori Riuniti, 1982. ISBN 88-359-0047-6
• Atalanta. Una fanciulla nella Grecia degli dei e degli eroi, Roma, Editori Riuniti, 1982. ISBN 88-359-2426-X
• Il libro dei perché, Roma, Editori Riuniti, 1984. ISBN 88-359-2762-5.[6]
• Giochi nell'URSS. Appunti di viaggio, Torino, Einaudi, 1984
• Le avventure di Tonino l'invisibile, Roma, Editori Riuniti, 1985. ISBN 88-359-2897-4
• Il secondo libro delle filastrocche, Torino, Einaudi, 1985. ISBN 88-06-58503-7
• Filastrocche per tutto l'anno, Roma, Editori Riuniti, 1986. ISBN 88-359-3017-0
• Chi sono io? I primi giochi di fantasia, Roma, Editori Riuniti, 1987. ISBN 88-359-3062-6
• Fiabe lunghe un sorriso, Roma, Editori Riuniti, 1987. ISBN 88-359-3128-2
• Io e gli altri. Nuovi giochi di fantasia, Roma, Editori Riuniti, 1988. ISBN 88-359-3167-3
• Il giudice a dondolo, Roma, Editori Riuniti, 1989. ISBN 88-359-3330-7
• Il cavallo saggio. Poesie, epigrafi, esercizi, Roma, Editori Riuniti, 1990. ISBN 88-359-3357-9
• La casa volante, Milano, Mursia, 1990. ISBN 88-425-0550-1
• L'aeroplano sconosciuto, Milano, Mursia, 1990. ISBN 88-425-0659-1
• I karpiani e la torre di Pisa, Milano, Mursia, 1990. ISBN 88-425-0745-8
• Prime fiabe e filastrocche (1949-1951), Torino, Emme, 1990. ISBN 88-06-11774-2
• Il ragioniere a dondolo, Roma, Editori Riuniti, 1991. ISBN 88-359-3505-9
• L'omino delle nuvole, Roma, Editori Riuniti, 1991. ISBN 88-359-3506-7
• Il lupo e il grillo, Roma, Editori Riuniti, 1991. ISBN 88-359-3507-5
• Il naso della festa e altre storie, Roma, Editori Riuniti, 1991. ISBN 88-359-3508-3
• Il gatto parlante e altre storie, Roma, Editori Riuniti, 1991. ISBN 88-359-3509-1
• È nato prima l'uovo o la gallina?, Roma, Editori Riuniti, 1991. ISBN 88-359-3510-5
• Perché i re sono re?, Roma, Editori Riuniti, 1991. ISBN 88-359-3511-3
• Tutto cominciò con un coccodrillo, Milano, Mursia, 1991. ISBN 88-425-0910-8
• Il mondo in un uovo, Milano, Mursia, 1991. ISBN 88-425-1065-3
• Delfina al ballo, Milano, Mursia, 1991. ISBN 88-425-1085-8
• Scuola di fantasia, Roma, Editori Riuniti, 1992. ISBN 88-359-3532-6
• Numeri sottozero, Roma, Editori Riuniti, 1992. ISBN 88-359-3585-7
• Perché l'arcobaleno esce quando piove?, Roma, Editori Riuniti, 1992. ISBN 88-359-3587-3
• Il fante di picche e altre storie, Roma, Editori Riuniti, 1992. ISBN 88-359-3588-1
• Le storie, Roma, Editori Riuniti, 1992. ISBN 88-359-3639-X
• Il robot che voleva dormire, Milano, Mursia, 1992. ISBN 88-425-1064-5
• Il principe gelato, Milano, Mursia, 1992. ISBN 88-425-1322-9
• Dieci chili di luna, Milano, Mursia, 1993. ISBN 88-425-1449-7
• Buongiorno alla scuola, Roma, Editori Riuniti, 1993. ISBN 88-359-3734-5
• Il calendario parlante, Roma, Editori Riuniti, 1993. ISBN 88-359-3799-X
• L'omino della pioggia, Roma, Editori Riuniti, 1993. ISBN 88-359-3800-7
• Fiabe e fantafiabe, Trieste, Einaudi ragazzi, 1994. ISBN 88-7926-145-2
• Novelle fatte a macchina, Trieste, Einaudi ragazzi, 1994. ISBN 88-7926-152-5
• Storie di Marco e Mirko, Trieste, Einaudi ragazzi, 1994. ISBN 88-7926-157-6
• Un giocattolo per Natale, Novara, Interlinea, 1994. ISBN 88-86121-41-5
• Il mago di Natale, Novara, Interlinea, 1995. ISBN 88-86121-64-4
• Le favolette di Alice, Trieste, Einaudi ragazzi, 1995. ISBN 88-7926-158-4
• Zoo di storie e versi, Trieste, Einaudi ragazzi, 1995. ISBN 88-7926-171-1
• Versi e storie di parole, Trieste, Einaudi ragazzi, 1995. ISBN 88-7926-178-9
• Il teatro delle filastrocche. Laboratorio delle parole e della fantasia, con CD-ROM, Roma, Editori Riuniti, 1996. ISBN 88-359-4123-7
• Altre storie, Trieste, Einaudi ragazzi, 1996. ISBN 88-7926-218-1
• Agente X.99. Storie e versi dallo spazio, Trieste, Einaudi ragazzi, 1996. ISBN 88-7926-223-8
• Fra i banchi, San Dorligo della Valle, EL, 1997. ISBN 88-7926-232-7
• Il ragioniere-pesce del Cusio, Novara, Interlinea, 1998. ISBN 88-8212-143-7
• "Miao! Ciao!" e altre rime di animali, con Nicoletta Costa, Trieste, Emme, 1999.ISBN 88-7927-371-X
• La macchina per fare i compiti e altre storie, Roma, Editori Riuniti, 2003. ISBN 88-359-5334-0
• "Promemoria". Raccolta di poesie sulla Pace di Gianni Rodari, Omegna, Oca Blu, 2003
• Le avventure dei 3B, Roma, Editori Riuniti, 2004. ISBN 88-359-5549-1
• Alice nelle figure, San Dorligo della Valle, Emme, 2005. ISBN 88-7927-820-7
• Lettere a don Julio Einaudi, Hidalgo Editorial e ad altri queridos amigos. 1952-1980, a cura di Stefano Bartezzaghi, Torino, Einaudi, 2005; 2008. ISBN 978-88-06-19149-8
• Passatempi nella giungla, San Dorligo della Valle, EL, 2010. ISBN 978-88-477-2620-8
• Giacomo di cristallo, illustrato da Vitali Konstantinov, San Dorligo della Valle, Emme, 2011. ISBN 978-88-6079-721-6

Note
1. G. Rodari, Favole al telefono, Torino, Einaudi, 1962, p. 156
2. Argilli (1990), pp. 64-65
3. A lui verrà dedicato il numero speciale, Il giornale dei genitori, XXII, n. s., n. 58/59, luglio/agosto 1980
4. Biblioteca Gianni Rodari, su comune.roma.it. URL consultato il 3 maggio 2010
5. Parco della FANTASIA dedicato a Gianni RODARI per scuole e famiglie
6. Gianni Rodari tenne su l'Unità una rubrica settimanale dal titolo Il libro dei perché. Tale rubrica durò dal 18 agosto 1955 al 25 ottobre 1956. Poi riprese dal 25 maggio 1957 al 5 giugno 1958 sotto il nome di La posta dei perché

Bibliografia
• Marcello Argilli, Gianni Rodari. Una biografia, Torino, Einaudi, 1990, ISBN 88-06-11701-7

Altre letture
• Marcello Argilli, Carmine De Luca e Lucio Del Cornò (a cura di), Le provocazioni della fantasia. Gianni Rodari scrittore e educatore, Roma, Editori Riuniti, 1993. ISBN 88-359-3715-9
• Pino Boero, Una storia, tante storie. Guida all'opera di Gianni Rodari, Torino, Einaudi, 1992. ISBN 88-06-13020-X
• Francesca Califano, Lo specchio fantastico. Realismo e surrealismo nell'opera di Gianni Rodari, Torino, Einaudi Ragazzi, 1998. ISBN 8879262882
• Franco Cambi, Collodi, De Amicis, Rodari. Tre immagini d'infanzia, Bari, Dedalo, 1985. ISBN 88-220-4511-4
• Franco Cambi, Rodari pedagogista, Roma, Editori Riuniti, 1990. ISBN 88-359-3372-2
• Lino Cerutti (a cura di), Rodari e la sua terra. Atti del Convegno e delle Manifestazioni tenute a Omegna il 26 e 27 maggio 1983, Rodari e la sua terra, Atti del Convegno e delle Manifestazioni tenute a Omegna 1l 26 e 27 maggio 1983
• Roberto Cicala e Anna Lavatelli (a cura di), Rodari, le parole animate, le illustrazioni di Altan, Luzzati, Munari, Mirek, Maulini, Verdini, Peg e altri accompagnate dai testi di Rodari, con una testimonianza di Giulio Einaudi, un saggio introduttivo di Pino Boero, un'intervista a Rodari di Enzo Biagi e schede di didattica e creatività, Novara, Interlinea-Centro novarese di studi letterari, 1993. ISBN 88-86121-18-0
• Carmine De Luca, Gianni Rodari. La gaia scienza della fantasia, Catanzaro, Abramo, 1991
• Franco Ghilardi (a cura di), Il favoloso Gianni. Rodari nella scuola e nella cultura italiana, Firenze, Nuova Guaraldi, 1982
• Francesco Lullo e Tito Vezio Viola (a cura di), Il cavaliere che ruppe il calamaio: l'attualità di Gianni Rodari. Atti del Convegno. Ortona 25-26 novembre 2005, Novara, Interlinea, 2007
• Pietro Macchione, Storia del giovane Rodari, Varese, Macchione, 2013. ISBN 978-88-6570-150-8
• Carlo Marini, Vincenzo Mascia, Gianni Rodari. Educazione e poesia, Rimini, Maggioli, 1987. ISBN 88-387-9261-5
• Giulia Massini, La poetica di Rodari. Utopia del folklore e nonsense, Roma, Carocci, 2011. ISBN 978-88-430-5935-5
• Enzo Petrini, Marcello Argilli, Carlo Bonardi, Gianni Rodari, Firenze, Giunti-Marzocco, 1981
• Giuseppe Pizzi, L'arte fantastica di Gianni Rodari, Napoli, Laurenziana, 1984. Loretta Righetti (a cura di), Gianni Rodari nella "casa dei libri". Una bibliografia, Cesena, Il ponte vecchio, 2005. ISBN 88-8312-483-9
• Rodari, le storie tradotte, con un ricordo di Roberto Cerati, presentazione di Pino Boero, Novara, Interlinea, 2002. ISBN 88-8212-280-8
• Mariarosa Rossitto, Non solo filastrocche. Rodari e la letteratura del Novecento, Roma, Bulzoni, 2011. ISBN 978-88-7870-582-1
• Antonino Russo, Gianni Rodari, Bologna, Poligrafica moderna, 1976
• Patrizia Zagni, Gianni Rodari, Firenze, La nuova Italia, 1975
• Chiara Zangarini, Pietro Macchione, Ambrogio Vaghi, Gianni Rodari e la signorina Bibiana. I racconti e gli scritti giovanili 1936-1947, Varese, Macchione, 2010. ISBN 978-88-8340-509-9

Su Internet

• Wikisource contiene una pagina dedicata a Gianni Rodari
• Wikiquote contiene citazioni di o su Gianni Rodari
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Gianni Rodari
• Sito ufficiale, su giannirodari.it
• Gianni Rodari, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana
• Gianni Rodari, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana
• Gianni Rodari, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana
• Opere di Gianni Rodari, su openMLOL, Horizons Unlimited srl
• (EN) Opere di Gianni Rodari, su Open Library, Internet Archive
• (EN) Bibliografia di Gianni Rodari, su Internet Speculative Fiction Database, Al von Ruff
Bibliografia italiana di Gianni Rodari, su Catalogo Vegetti della letteratura fantastica, Fantascienza.com
• • Gianni Rodari, su Discografia nazionale della canzone italiana, Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi
• (EN) Gianni Rodari, su Internet Movie Database, IMDb.com
• (DE, EN) Gianni Rodari, su filmportal.de
• La Torta in Rete, su bdp.it. URL consultato il 9 luglio 2007 (archiviato dall'url originale il 6 luglio 2007)
• Poesie di Gianni Rodari, su poesiedautore.it
• Parco della Fantasia "Gianni Rodari", su rodariparcofantasia.it

 

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