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Caserta Turismo: newsletter Piazze del Sapere - Aislo annualità 2020
 

Newsletter n. 5

Cultura e coesione sociale

Centro Sociale ex Canapificio Caserta
È on line il Manifesto per una Caserta Solidale
In allegato troverete alcune proposte elaborate dalle associazioni e dai volontari della rete Caserta Solidale, nata in risposta all'emergenza covid19. Alcune proposte sono realizzabili in pochissimi giorni, con la volontà del Comune di Caserta. Altre, sono a medio e lungo termine.
La proposta principale è l’apertura dei giardini e delle villette comunali per garantirne l’accesso anzitutto alle persone con disabilità vista l’esperienza di gestione di Beni Comuni che hanno alcune associazioni di Caserta Solidale. Ne parliamo in diretta sabato 16 maggio alle ore 16, dalla pagina FB "Caserta Solidale": abbiamo invitato il Sindaco e gli Assessori ad intervenire, e saranno presenti associazioni che si occupano di gestione condivisa di beni comuni e di disabilità.
Tra i punti del Manifesto di Caserta Solidale, c’è poi quello di aprire una SEDE per le attività sociali, usando uno dei tanti immobili pubblici abbandonati. Questa richiesta, che in realtà rivolgiamo al Comune di Caserta da molti anni, dopo la chiusura di alcuni storici spazi sociali in città, è oggi ancora più sentita: l’ultima stanza che potevamo usare, la stanza Piedibus presso l’Ex Caserma Sacchi, è stata smantellata nei giorni scorsi. La risposta del Sindaco alla nostra richiesta ci lascia però sconcertati.
Al Tg3, il Sindaco Marino propone una sede fantasma, uno spazio che nella realtà non esiste: https://www.youtube.com/watch?v=CdcWvoU0YVs
Pensiamo ci voglia più rispetto e concretezza, risposte precise al bisogno di uno spazio dove realizzare attività di assistenza e mutuo aiuto a famiglie indigenti, persone con disabilità, minori e chiunque ne faccia richiesta. Attività gratuite, di qualità e sicure perché svolte in luoghi ampi, sufficienti a rispondere alle domande che arrivano. Sostieni la nostra richiesta, firmando e diffondendo la petizione "Subito una sede per la Solidarietà!" https://www.change.org/p/diamo-spazio-alla-solidarieta
In diretta da nostri canali social, nei prossimi giorni daremo informazioni anche su:
• Regolarizzazione, al consueto meeting del Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta, sabato 16 maggio ore 15, pagina Facebook "Csa Ex Canapificio Caserta"
• Reddito di Emergenza, lunedì 18 maggio, pagina Facebook Caserta Solidale. Segui la pagina per conoscere l’orario. Durante la diretta, daremo informazioni e modalità di assistenza alla compilazione anche per il Bando Itia del Comune di Caserta, che dà accesso a tirocini e corsi professionali retribuiti nonché a forme di sostegno alla famiglia.

Caserta Solidale 14 maggio 2020

Diritti e cittadinanza

Alle Piazze del Sapere
Cari/e,
il nostro amico Carlo De Michele ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Giuseppe Conte (Presidente del Consiglio dei Ministri).
Vi chiediamo di sostenerla e di votare sul sito della piattaforma www.chance.org/it

Redazione
Statuto dei Lavoratori e Formazione
Quando la Costituzione si fermava ai cancelli delle fabbriche
Raccontiamo lo Statuto dei Lavoratori ai giovani
Il 20 maggio di quest'anno ricorre il 50° anniversario della Legge 20 maggio 1970 n. 300 , il nostro "Statuto dei Lavoratori", forse uno dei più importanti momenti di concreta attuazione legislativa della nostra Carta Costituzionale, ispirata nei principi fondamentali alla affermazione e tutela dei diritti irrinunciabili e della dignità della persona umana. I 50 anni dello Statuto coincidono con i miei primi esami universitari, e ricordo ancora a distanza di tanti anni, allora giovane matricola della Facoltà di Giurisprudenza, l’emozione provata nella lettura del Titolo primo della Legge, un incipit quasi liberatorio: "Della Libertà e Dignità dei Lavoratori".
Fu una stagione difficile quella degli anni '70, con momenti talvolta drammatici e tante contraddizioni, ma stagione di grandi speranze e di molte realizzazioni; una stagione nella quale sembrava che i principi e le statuizioni della nostra Carta Costituzionale iniziassero a trovare, pur tra mille difficoltà, concreta attuazione legislativa, con un conseguente fiorire di studi e di giurisprudenza moderni ed innovativi. La "Legge 300", come altri provvedimenti di quel periodo in tema di sanità, pubblica istruzione e diritti civili, sanava un vulnus molto grave, cancellava con norme di profondo spessore giuridico, la discrasia tra i diritti riconosciuti ai cittadini e quelli negati agli stessi cittadini sul luogo di lavoro.
Oggi forse, dopo mezzo secolo, non viviamo più il clima di speranza di quella stagione e non ricordiamo i sacrifici, le lotte, lo spirito unitario tra tutte le forze democratiche e sindacali, che consentì di licenziare una Legge che rappresentò il riscatto storico dei lavoratori e che, pure va detto, ci pose ancora una volta all'avanguardia sul piano giuridico. In questa cifra ritengo doveroso ricordare i tre "padri" del provvedimento, Giacomo Brodolini che come Ministro del Lavoro lo promosse ed accompagnò, morto pochi mesi prima della votazione, Carlo Donat Cattin che gli successe e che difese in aula la legge con un memorabile discorso, e Gino Giugni il grande giuslavorista.
Non è questa la sede giusta ed opportuna, ma pure va ricordato come lo Statuto dei Lavoratori sia stato nel tempo sempre oggetto di tentativi intesi, sotto la falsa specie di presunte "modernizzazioni", ad indebolirlo e privarlo così della originaria efficacia, sino ad una non lontana e sciagurata riforma i cui presunti benefici non si sono mai verificati.
La difesa dell'impianto e dello spirito originario, con le eventuali modifiche rese necessarie dai mutamenti dei tempi, spettano alle forze politiche ed al sindacato e, a tal riguardo, sono già avviate una serie di proposte, anche di iniziativa popolare, che spero possano trovare felice esito. Desidero solo, molto succintamente, evidenziare come in questa triste stagione dell'epidemia che ha colpito il paese, i lavoratori italiani - come sempre nella storia repubblicana - hanno fornito una prova esemplare di generosità e professionalità, dimostrando quanto sia vero che "l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro".
Sono convinto che i giovani oggi, in una società molto frammentata, spesso troppo pragmatica, con prospettive di un futuro incerto e difficile sentirsi parte di un processo comune ispirato a valori condivisi. In particolare vadano avvicinati non con momenti meramente celebrativi o retorici ma con la conoscenza e nella sede opportuna, la scuola che sempre più deve recuperare, a mio modesto avviso, capacità di educare il cittadino.
Ed ecco perché Signor Presidente del Consiglio mi rivolgo a Lei ed a tutti coloro che vorranno condividere questa mia petizione che per brevità qui di seguito riassumo:
"Voglia il Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con i competenti Ministri della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca e Beni ed Attività Culturali, promuovere ogni opportuna e possibile iniziativa volta a dedicare il 20 maggio di ciascun anno alla ricorrenza dello Statuto dei Lavoratori. Questa ricorrenza andrebbe dedicata e celebrata, inquadrandola naturalmente nel più ampio quadro della storia e della Costituzione repubblicana ed in armonia con la programmazione scolastica, nelle scuole ed università del paese, con attività di studi, dibattito ed approfondimento. Per tali attività le istituzioni scolastiche potranno giovarsi - nel quadro che il Governo andrà a definire - della collaborazione del mondo accademico, culturale e sindacale".

Puoi saperne di più e leggere l'appello sul seguente sito:
http://chng.it/B6GrSTNHzx
Primo firmatario: Carlo De Michele

 

Il Museo delle Matres Matutae: Presentazione di Francesco di Cecio
Tra le varie iniziative per la valorizzazione ed il rilancio del nostro Museo Campano oltre i confini nazionali si inserisce il progetto editoriale, curato da Pasquale Iorio ed edito da Rubbettino, con una nuova pubblicazione, che ci può aiutare a far conoscere ed apprezzare i tesori di arte e di storia che qui sono contenuti. Questo obiettivo viene favorito grazie all’apporto ed alla collaborazione di autorevoli esperti di storia dell’arte e di beni culturali (come i docenti di varie università: da Eva Cantarella a Nadia Barrella, da Carlo Rescigno a Luigi Carrino, da Fulvio Delle Donne a Florindo Di Monaco alla ex direttrice Maria Luisa Nava). Molto interessanti risultano anche i contributi di varie persone del mondo della scuola e delle associazioni (come la prof.sa Daniela Borrelli, l’ex sindaco di Castel Volturno Mario Luise, lo scrittore Vittorio Russo, la presidente di Italia Nostra Maria Rosaria Iacono, Nicola Terracciano, Luigi Fusco, Daniela e Gianluca De Rosa, l’ex direttore Mario Cesarano, Pietro di Lorenzo ed Alfredo Fontanella, il presidente di Aislo Stefano Mollica ed il musicista Lello Traisci. Tante personalità che a vario titolo amano il nostro monumento, a cui sono legate per le loro attività di studio e di promozione, che vengono promosse e realizzate negli spazi e nelle prestigiose sale espositive.
Il volume vuole essere un omaggio al monumento e si inserirà nell’ambito delle manifestazioni per i 150 anni della fondazione dello stesso Museo, che decorre il 2 maggio 2020 (solo per inciso ricordiamo che nello stesso anno venne costituito anche un altro prestigioso museo: il Metropolitan Museum di New York). Nelle prime due parti sono raccolti scritti e testimonianze che ricostruiscono la storia del monumento e si soffermano sul suo valore educativo, di apprendimento permanente, di testimonianza di una civiltà e di memoria storica.
Il Museo Provinciale Campano di Capua, fondato dal canonico Gabriele Iannelli nel 1870 ed inaugurato nel 1874 con un mirabile discorso dell’Abate Luigi Tosti, è uno dei tesori più preziosi del patrimonio culturale della Provincia di Caserta. È stato definito da Amedeo Maiuri, tra i maggiori esperti dell’archeologia campana, "il più insigne della civiltà italica della Campania", regione a cui Capua ha dato il nome. Il prestigioso monumento, di proprietà della provincia di Caserta, che sotto la guida del presidente Giorgio Magliocca ha avviato un importante progetto di valorizzazione, è ospitato nello storico palazzo Antignano la cui fondazione risale al IX secolo. Nella varietà e vastità del patrimonio archeologico, storico, artistico e librario che ospita vi è lo specchio fedele ed eloquente della millenaria vita di una metropoli che ha visto avvicendarsi nella sua duplice sede, di volta in volta, Osci, Etruschi, Sanniti, Romani, Longobardi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli e così di seguito. I reperti che accoglie, di valore incalcolabile, sono tuttora oggetto di acute ed accurate indagini da parte di personalità culturali di alta qualificazione scientifica.
Come è ben descritto nella parte di documentazione del volume, il Museo è diviso in due reparti: Archeologico e Medievale con annessa un'importante Biblioteca; occupa 32 sale di esposizione, alcuni depositi, tre grandi cortili, un vasto giardino. A sinistra del cortile (dalla V alla IX sala) è ospitata la collezione delle "Madri", la più singolare e preziosa del Museo Campano, tra le più rare che musei italiani e stranieri possano vantare. Nell'anno 1845, in prossimità dell'antica Capua, vennero alla luce i resti di una grande ara votiva con fregi architettonici, iscrizioni in lingua osca e statue in tufo. Dal 1873 al 1887 emerse dagli scavi archeologici un numero considerevole di statue in tufo che riproducono quasi tutte una donna seduta con uno o più bambini tra le braccia. Ad avvalorare la tesi che nel luogo dei ritrovamenti fosse esistito un tempio vi fu il fatto che tra le sculture solamente una differiva dalle altre per la spiccata sua impronta ieratica: invece di reggere neonati tra le braccia aveva nella mano destra un melagrana e nella sinistra una colomba, simboli della fecondità e della pace. Quella sola, dunque, doveva rappresentare la dea tutelare del tempio dedicato alla maternità. La dea era la Mater Matuta, antica divinità italica dell'aurora e della nascita e le "madri" rappresentavano "ex voto": offerte propiziatorie ed espressioni di ringraziamento per la concessione del sommo bene della fecondità. A questi autentici tesori, unici al mondo, dell’arte antica è dedicata la parte terza del volume, con il capitolo "Adotta un madre. Le radici del futuro"
Nella sala dei mosaici spicca il "coro sacro", proveniente dal Tempio di Diana Tifatina (Sant'Angelo in Formis), di epoca Costantiniana (III secolo D.C.).. Alla collezione vascolare appartengono vasi di ogni genere ed epoca, provenienti da zone differenti di sviluppo della cultura osco-campana e delle altre culture ivi attive nei secoli. Un’altra collezione imponente del museo é rappresentata dalla raccolta di terrecotte, di cui la maggior parte del VI-V secolo a.C., epoca della cultura italiota campana. Il reparto medievale conserva infine sculture dell'epoca di Federico II di Svevia, tra le quali i resti della monumentale Porta Roma in Capua (1234-1240).Va segnalato che in alcuni saggi viene ricostruito il legame stretto del Museo Campano, della scelta di insediarlo a Capua con la storia e le radici antiche della città, che è stata teatro e protagonista di tante vicissitudini, lotte e vittima di invasioni. Così come sono ragguardevoli le ricostruzioni di alcune figure mituche che risalgno alle origini della nostra civiltà, come quelle del dio Volturno, delle Matres fino all’epoca medioevale di Federico II di Svevia. Tratto dal nuovo volume "Il museo vivente", curato da Pasquale Iorio e in via di pubblicazione con l’editore Rubbettino. In omaggio al 150 della fondazione del prestigioso monumento

Presidente del Museo Campano di Capua

 

Racconto: I giardini di fuori Porta Roma – Ricordi giovanili a Capua

Dopo tanti anni di vita impegnata prima in politica poi nel sociale, in modo autocritico devo riconoscere di aver compreso l’importanza e l’influenza che hanno avuto sulla mia formazione gli anni della mia infanzia e gioventù vissuti in una città come Capua – un vero scrigno d’arte. Nelle campagne con gli orti e i giardini di Fuori Porta Roma ho avuto modo di respirare l’aria di una cultura contadina antica, ancora impregnata di riti ancestrali. Ben impresse nella mia memoria sono rimaste le serate intorno al camino, con le fiabe raccontate dal nonno Pasquale portatore di una antica saggezza, a cui si alternavano i racconti degli zii ed amici di famiglia. Quante storie fantastiche di cacciatori e pescatori! Come quelle che raccontava il possente Ignazio, che una serata resa ancora più magica dal vinello prodotto in casa arrivò a descrivere una sua performance e ci raccontò che con un colpo solo della sua doppietta era riuscito a stendere ben sette uccelli, colpiti tutti alla testa mentre volavano allineati in fila. Anche se era una esagerazione, rimanevamo tutti stupefatti ed ammirati. Oppure le avventure notturne nei campi e nei frutteti dei nostri vicini dove ci inoltravamo per mangiare e rubare i frutti di stagione. Di solito andavamo nel giardino di chi era assente. E come dimenticare le scorrerie nella grande tenuta del cavaliere Pasca, che poi è stato Presidente della Confagricoltura – l’associazione degli agrari, quelli che una volta definivamo in modo spregiativo "corachiatti"- ed eletto anche sindaco di Capua. Con sorpresa per la prima volta scoprimmo i kiwi, di cui Masseria Giò Sole fu uno dei primi produttori in Italia. E gustammo anche altri frutti strani, un poco esotici di cui non rammento nemmeno il nome. Un altro ricordo per me indelebile rimane quello del rito tribale dell’ammazzamento del maiale, che avveniva nei mesi invernali, in modo cruento con la lenta recisione della carotide, da cui sgorgava e veniva raccolto copioso quello che poi diventava il gustoso "sanguinaccio". Di solito a noi ragazzini toccava il compito di reggere la coda, che sembrava marginale, ma spesso si rivelava un compito alquanto rischioso.
Devo confessare che in quel periodo rimasi condizionato da un clima culturale che considerava la cultura contadina come un disvalore. Ricordo che avevo vergogna quando ero con i miei amici del centro storico, soprattutto quando mi rinfacciavano che ero "un cafone", proveniente dai giardini "extra moenia", cioè fuori dalle mura del centro urbano. A dire il vero in quegli anni odiavo e mal sopportavo la fatica dei lavori nei campi, spesso particolarmente duri come nel periodo della raccolta dei pomodori e della canapa, o quando ci dovevamo alzare in piena notte per fare fronte alle emergenze del maltempo. Con la scusa degli studi ho sempre cercato di evitare le raccolte più faticose. Con vergogna ricordo quando partivamo all’alba io e mia madre per la cura delle angurie in un terreno distante qualche km da casa, situato in un’ansa del fiume Volturno, vicino Brezza, un borgo di Grazzanise. Spesso la lasciavo da sola in attesa dell’arrivo di qualche aiutante, con la scusa di andare a pescare anche per la gioia di quella contadina dalla forza straordinaria – a cui piacevano molto i pesci di fiume che riuscivo a portare a casa. Altri ricordi non molto dignitosi della mia gioventù sono legati ai continui litigi con mio padre, il quale mi rimproverava duramente ogni volta che partecipavo alla raccolta della frutta. Ed era uno dei lavori che preferivo in quanto potevo fare delle scorpacciate delle primizie (albicocche, ciliegie, pesce, uva, ecc.). Ogni volta lui mi sgridava e mi invitava a non mangiare i frutti migliori mentre li raccoglievo, in quanto servivano per fare la cosiddetta "accoppatura", cioè venivano messi in bella mostra nelle casse per il mercato.
Mi fa piacere ripensare ora anche alla freschezza dell’aria e degli odori della primavera, dei pescheti in fiore, della bellezza dei colori e dei sapori della frutta raccolta di prima mattina – come le ciliegie, le pesche e le albicocche, che poi venivano conferite al mercato ortofrutticolo di Capua. Allora c’era il consumo diretto dal produttore al consumatore, come si dice ora a km 0 e si poteva apprezzare la freschezza di tanti prodotti, come la "capuanelle", un tipo di carciofi particolarmente squisiti. Di recente ho ritrovato una foto che mi ha fatto andare ai miei anni di intensa fede religiosa. Infatti anche io non sono nato contestatore e comunista, ho vissuto in una delle famiglie più impegnate e coerenti nella fede. Allora ero orgoglioso di essere alfiere della congrega più premiata in occasione della grande sfilata del Corpus Domini, quella appunto dei “Giardini”, sempre ricca di fiori e di colori.
Concludiamo questa carrellata di storie con la mia malattia giovanile, una fastidiosa fistola, che mi costrinse ad una serie di interventi chirurgici, il primo dei quali avvenne quando ero poco più che ventenne. Mi presentai al ricovero nella clinica Villa Ortensia con una montagna di libri – come era mio solito. Il mio medico curante, un parente per via di madre, ed il chirurgo si stupirono, dicendomi che avevo esagerato in quanto la degenza in ospedale era prevista per pochi giorni. Invece, a causa di una complicazione dovuta alle piastrine del sangue – non prevista – rimasi in cura per oltre tre mesi. Così i libri mi aiutarono a superare quel lungo periodo di convalescenza, soprattutto nei momenti di sconforto. Negli anni del Liceo Scientifico al Diaz di Caserta e nei primi anni universitari alla Facoltà di Giurisprudenza e poi Scienze Politiche della Federico II, per me fu un’occasione straordinaria di formazione la partecipazione ai movimenti studenteschi ed operai del ’68, con la partecipazione alle prime associazioni a livello cittadino, a partire dall’Audax, di matrice cattolica. Già da allora si manifestò una mia forte propensione per la comunicazione, che poi sviluppai in maniera forte nella metà degli anni ’70.
In quella fase ho vissuto la più importante ed intensa storia d’amore della mia vita, quella che mi ha legato con mia moglie Elisabetta, madre dei miei due figli Andrea ed Antonio Marco. Per quegli anni è stata una conquista non facile, anzi molto contrastata da parte della sua famiglia. La sua conoscenza avvenne per caso, una mattina in cui eravamo in attesa delle ragazze che uscivano dall’istituto magistrale Pizzi di Capua, che era il nostro terreno di “conquista” di giovanotti in cerca di avventure. Quel giorno rimasi colpito dall’incedere fiero e dallo sguardo un poco altero della collegiale in ultima fila, che mi apparve come la più bella ed attraente tra tutte, con il suo corpo slanciato. Mi colpì subito e mi affascinò. Da quel momento partì un corteggiamento incessante, fino alla conquista, che risultò più dura del previsto anche per il contrasto nei confronti di un fidanzamento ufficiale, da parte del padre e dei familiari più stretti. Il mio futuro suocero don Antonio non condivideva la scelta della figlia di legarsi con un giovanotto di famiglia umile, di estrazione contadina, addirittura un comunista di professione – e nemmeno laureato.
A proposito della mozzarella, un prodotto unico, vera eccellenza del territorio casertano, mi sovviene una simpatica vicenda in occasione del viaggio che intrapresi nella metà degli anni ’70 – da poco sposato. Luca Pavolini, direttore de L’Unità ci convocò a Roma per preparare la visita-studio che allora si organizzava con i giovani comunisti e ci diede istruzioni sul viaggio. Su suggerimento di alcuni compagni esperti decisi di portare due confezioni di mozzarelle, fresche di lavorazione del caseificio di mio suocero, uno dei più rinomati per la qualità dei prodotti caseari. Come al solito, al nostro arrivo nel più grande hotel della Piazza Rossa venne organizzata una cena con una delegazione del partito e del comitato centrale del PCUS. Ad un certo punto il direttore mi chiamò e mi chiese di raggiungerli al tavolo della presidenza, dove campeggiava un ampio vassoio contenente gli oltre 10 kg di fresca mozzarella. A quel punto mi venne il dubbio che si fosse avariata per il lungo viaggio e scarto del fuso orario. Per questo chiesi a Luca se c’erano problemi con la mozzarella, se per caso era andata a male. E lui mi rispose che invece il problema era ben altro in quanto il presidente del comitato centrale del PCUS e gli altri ospiti sovietici erano rimasti sbalorditi dopo aver assaggiato l’"oro bianco". Per queste ragioni l’interprete mi chiese se potevo fornire la formula chimica per produrre la mozzarella anche con il latte delle loro bufale, che venivano allevate nelle zone più asiatiche. Gli risposi che per me sarebbe stato molto complicato spiegare loro il procedimento di lavorazione e di cagliatura da cui si ricavava i vari prodotti caseari. Per cui proposi loro di organizzare una visita al caseificio di mio suocero, dove il "curatino" avrebbe potuto spiegare tutte le fasi di lavorazione, di coltivazione ed allevamento delle bufale nelle terre dei Mazzoni.
Ora mi piace riportare alcuni momenti tra i più caratteristici della mia gioventù capuana, in particolare del periodo in cui ho svolto intense attività sportive (come la corsa nelle gare studentesche), in cui non eccellevo. Invece nel calcio ho avuto maggiore successo in quanto sono riuscito ad arrivare ai campionati semiprofessionisti. Di quelle stagioni ricordo alcuni episodi particolari. Il primo riferito ad un prete che seguiva le nostre partite e spesso partecipava agli allenamenti. In alcune occasioni si divertiva a calciare dei rigori, che io dovevo parare, in quanto portiere di discreto valore. Siccome non riusciva quasi mai a segnare un gol in quanto era alquanto scadente e prevedibile come tiratore, spesso cominciava a bestemmiare tutti i santi e ad imprecare contro di me. Noi gli facevamo notare che quello non era un atteggiamento consono ad un prete, lui ci mandava a quel paese dicendo che all’occorrenza le maledizioni erano necessarie. In seguito mi capitarono delle disavventure, di alcune delle quali mi vergogno ancora ora. La prima avvenne in occasione di una sfida Casal di Principe nella finale di un importante torneo in cui venivo distratto dalle giovani tifose dietro la porta, che io dovevo difendere dagli attacchi degli avversari. Quella volta la feci proprio grossa, in quanto mi accorsi solo all’ultimo momento di un tiro calciato da metà campo, con la palla che rimbalzò davanti a me e mi superò finendo in rete. Per poco non mi linciarono i miei compagni di squadra e l’allenatore. Un altro momento imbarazzante mi capitò con C. B., che era un bravo difensore, ma anche gay che spesso si innamorava degli attaccanti avversari. Una volta fece finta di inciampare e lasciò campo libero al centravanti che lui marcava, il quale arrivò libero davanti alla porta, scagliò un tiro di una tale potenza con il pallone che mi colpì in pieno volto. In questo modo salvai la porta, ma rimasi per un bel poco di tempo tramortito e dolorante. Quando mi ripresi rincorsi Carmine per tutto il campo. Negli anni di studi universitari in Scienze Politiche ebbi modo di frequentare a lungo la splendida biblioteca del Museo Campano, fornita anche di una meravigliosa Emeroteca e di un Archivio Storico sui comuni di Terra di Lavoro, dove mi recavo a studiare Antonio Gramsci – in particolare “I quaderni dal carcere”. Una mattina notai che le signore addette alla biblioteca cominciarono a prestarmi particolare cura ed attenzione. Sorridendo bonarie loro mi spiegarono che ci tenevano ad assistere quello che in alcuni giorni era l’unico visitatore del museo e della stessa biblioteca. Ancora oggi questo monumento insigne si trova a fare i conti con una inadeguata gestione, anche a seguito di una sciagurata riforma delle province, essendo quella di Caserta titolare di questo bene comune, patrimonio dell’umanità.
Fu proprio in occasione di una visita della delegazione dell’Unesco che venne organizzato un importante convegno di livello internazionale in una delle sale dedicate alle Matres matutae, una collezione unica al mondo con un valore storico ed antropologico inestimabile in quanto risalgono agli anni tra il 600 e 200 Avanti Cristo, espressione insigne della civiltà italica, dell’epoca preromana degli osci e dei sanniti. In quella circostanza mi indignai per la sciatteria degli organizzatori e dei partecipanti, alcuni dei quali utilizzarono le Matres per appendere i loro soprabiti, in alcuni casi anche per depositare lattine di coca cola vuote. Uscimmo inviperiti dalla sala del convegno e come mi capita di solito scrissi un duro intervento di denuncia e di condanna nei confronti degli organizzatori. La mattina seguente notai una fila di curiosi che si erano affollati davanti alla storica edicola dei fratelli Croce in Piazza Dante. Al momento non riuscii a capire cosa stesse succedendo e chiesi spiegazioni a don Paolino, il paterno giornalaio. Lui mi rispose che era colpa mia e mi fece vedere il titolo a tutta pagina del giornale locale che così intitolava la mia lettera di protesta "Violentate le Matres di Capua". Nel titolo era stata trasformata la definizione di "violate" in quella più scandalosa di "violentate", che suscitò la curiosità e forse anche la fantasia dei lettori.
Con il mio amico fraterno Nino De Gennaro (prematuramente scomparso) ho avuto modo di conoscere il mondo dei cosiddetti "extraparlamentari" in quanto era diventato uno dei seguaci più accaniti del movimento "Servire il popolo". Una mattina d’estate venni svegliato e tirato dal letto da mia madre tutta spaventata in quanto aveva trovato nei campi di pomodoro una squadra di rivoluzionari che stavano procedendo ad una azione di cosiddetto "esproprio proletario". Da buona contadina avvezza ai lavori duri dei campi, mi disse di intervenire subito per convincere quei giovanotti a sgombrare, ben sapendo che io li conoscevo bene, anche se non condividevo il loro modo di intendere la giustizia sociale e la rivoluzione. Altrimenti avrebbe provveduto in altri modi ben più convincenti. Già allora avevo una spiccata tendenza alla mediazione, per cui riuscii a convincere Nino ed i suoi sodali "rivoluzionari" a concludere l’esproprio e ad abbandonare il campo dopo aver raccolto un paio di cassette di pomodori, che servivano per la causa anche per il loro colore rosso fuoco.

Pasquale Iorio Caserta, marzo 2020
Auser Caserta Premio Letterario Filo D’Argento 2020


2^ premio prosa – Motivazioni della giuria
I Giardini di fuori Porta Roma. Garbata e gustosa narrazione di una bella e fiera giovinezza, godibile come un interessante affresco della scena e della vita politica di un tempo. La biografia individuale si fonde infatti con la storia di quella mitica generazione che con grande impegno ha provato a cambiare l’Italia. Le rapide pennellate che descrivono l’innamoramento dell’io narrante conferiscono tratti di genuina freschezza al racconto.

 

Ciao Valerio

don Luigi Ciotti l'8 maggio 2020. L'analisi, Memoria
Valerio, insieme ad altri, ha reso viva la memoria di don Peppe Diana, e noi tutti di Libera, insieme ad altri, contribuiremo a rendere viva la memoria di Valerio. Valerio se n’è andato, ma resterà indelebile nei nostri cuori, nelle nostre coscienze, nei nostri atti.
Di lui ricordo l’impegno tenace, intransigente, nel difende e costruire un ideale, quell’ideale di giustizia che don Peppe gli aveva trasmesso ai tempi dell’Agesci, della "militanza" negli scout.
Era uno che tracciava linee rette, Valerio, che non accettava il tentennare, il rimandare, tanto meno il compromesso. Intransigenza etica segno di un ideale puro, radicato nella profondità dell’essere. Ma era una persona anche di grande carica affettiva e di forte capacità relazionale, doti che rendono ancora più grande e dolorosa la sua perdita. Un uomo che amava la sua terra e la voleva libera da logiche criminali. Un uomo teso a saldare terra e cielo, l’impegno sociale e una religiosità sostanziale, mai ostentata.
Sono, con tutta Libera, concretamente vicino al padre e alla madre, ad Alessandra e alle bambine, nel ricordo del loro grande figlio, marito e papà.

Presidente nazionale di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie

È morto Valerio Taglione, coordinatore del Comitato don Peppe Diana

Raffaele Sardo l'8 maggio 2020. Associazioni, Campania, Memoria
Se n’è andato in punta di piedi stamattina presto. Valerio Taglione, 51 anni, coordinatore del Comitato don Peppe Diana, è morto dopo aver lottato per alcuni anni con un tumore. A darne notizia è stato lo stesso Comitato don Diana con poche righe sulla pagina facebook: "Cari Amici, il nostro Valerio Taglione ha cominciato un nuovo e più lungo viaggio. Ci ha lasciato stamattina. È stato una guida sensibile e integerrima per tutti. Non ha mai lesinato in fatiche e sempre pronto al sorriso. Ogni battaglia per il bene e per gli ultimi era anche la sua. Ha amato la Vita fino all’ultimo momento. Ci lascia grandi insegnamenti ed è stato un privilegio per noi tutti camminargli accanto. Ciao Valerio."
Appena diffusa la notizia, sul web è stato un dilagare di messaggi, di ricordi, di storie e battaglie vissute insieme con tantissime persone che in questi anni sono passate per "le terre di don Peppe Diana", quelle che Taglione, insieme a tante altre associazioni, aveva pensato di costruire dopo gli anni della “dittatura camorrista. Terre libere dalle mafie, belle e solidali. "Valerio Taglione – scrivono i suoi amici del Comitato – ha dedicato tutta la sua vita a questa battaglia comune. In lunghi anni di lotta e resistenza è stato per noi tutti un faro di giustizia e libertà. È stato un testimone attento e sensibile, una guida sicura e integerrima".
Il suo impegno civile era cominciato con gli scout dell’Agesci. Taglione faceva parte dei ragazzi scout di don Peppe. Dopo l’uccisione di don Diana, il 19 marzo del 1994, Taglione con altri amici continuò il suo impegno di resistenza contro la camorra che sfociò nella costituzione del "Comitato don Peppe Diana". Le battaglie per difendere la memoria di Don Diana, lo hanno sempre visto come protagonista in prima fila, ma con la sobrietà e la discrezione che lo hanno sempre contraddistinto. E gli scout, anche per merito suo, non hanno fatto mai mancare il sostegno alle battaglie in nome di don Diana.
Marisa Diana, la sorella di don Peppe, lo ha ricordato stamattina sulla sua pagina facebook, con queste parole: "Ho provato un grande dolore quando ho appreso la notizia della tua morte. Tu sei stato il pilastro e l’artefice della continuità del sacrificio di Peppe. Mamma è stata sempre innamorata di te. Io stamattina vi ho pianti insieme. Chissà con la tua morte quante cose cambieranno per me, mi fidavo ciecamente di quello che mettevi in campo, bastava un messaggio ed ero da te. Sono addolorata tantissimo per tua moglie carissima donna, per le tue figliole ancora così giovani per sopportare un tale dolore, per i tuoi genitori due splendide persone ma soprattutto per te. Grazie Valerio. Dal cielo veglia su tutti noi". Il neo senatore Sandro Ruotolo, ricorda Taglione come un "uomo mite e coraggioso anche nei tempi della dittatura degli uomini dei clan della camorra di Casal di Principe. Valerio Taglione ci mancherà e voglio ricordarlo con il suo bel sorriso. Caro Valerio, resterai nella nostra memoria e noi ti ricorderemo alle nuove generazioni di resistenti".
Il presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra, parla di Taglione come “Un eroe civile che ha costruito speranza e memoria dove era più difficile. Una vita improntata alla lotta alla camorra praticata quotidianamente, una vita spesa per i giovani e l’educazione alla legalità e ai valori sociali. L’Italia non sarà mai troppo ricca di questi eroi civili, che rifuggono le luci della ribalta, ma lavorano con dedizione per coltivare fiori dal cemento. Un abbraccio forte a tutta la comunità resistente di Casale di Principe, la memoria è la nostra forza in questo momento così difficile”.
Il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, lo ricorda come "Ci ha lasciati un uomo che è stato, ogni giorno, esempio di impegno civile e di lotta, tenace e indomita, per la legalità e un mondo più giusto. Valerio ha amato la nostra terra e l’ha difesa con una straordinaria dedizione nel nome di don Peppe. Ognuno di noi gli deve qualcosa: il Paese gli è riconoscente e oggi abbiamo tutti il dovere di dare un senso a questo dolore continuando a lottare anche nel suo nome".
Il sindaco di Casal di Principe, Renato Natale, ha affisso della sua stanza al Comune, un messaggio con una foto di Taglione: "Oggi, venerdì 8 maggio, ci ha lasciati un grande uomo, una delle persone più straordinarie che io abbia mai incontrato, compagno di tante lotte e battaglie, uomo a cui noi tutti dobbiamo molto, anzi, moltissimo".
Al suo fianco, la moglie Alessandra, con le figlie Elisabetta e Cecilia, lo hanno vegliato fino all’ultimo istante. Taglione aveva lottato con un leone per stare aggrappato alla vita.

La Repubblica-Napoli, 8 maggio 2020

 

Letture consigliate

• Il mondo che sarà: AA VV La Repubblica, 2020
• 4.0 La nuova rivoluzione industriale: Patrizio Bianchi Il Mulino, 2018
• Esperienze e riflessioni dai paesi di don Peppe Diana: Colletti A., G. Fofi Edizioni dell’Asino, 2020
• L’isola delle madri: Maria Rosa Cutrufelli, Mondadori, 2020
• La nuova civiltà digitale: Ghidini G, Manca D., Massolo A. Corriere della Sera
• Umanesimo digitale: J. Nida-Rumelin- N. Weidenfeld F. Angeli, 2029
• Gente del Sud: Raffaello Mastrolonardo Tre60, 2018
• Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell’agromafia italiana: Marco Omizzolo Feltrinelli Ricerche, 2020
• Cambiare l’acqua ai fiori: Valery Perrin E/O Edizioni, 2019

 

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