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Caserta Turismo: newsletter Piazze del Sapere - Aislo annualità 2020
 

Newsletter n. 4

Ripartire con la cultura

Sviluppo locale

Pasquale Iorio: Contratto per il fiume Volturno
Si allarga la mobilitazione delle istituzioni e dell’opinione pubblica intorno al progetto di contratto di fiume, avviato a Capua con un apposito manifesto del comune, che è al vaglio degli altri enti locali e delle associazioni del terzo settore. In questi giorni vi sono state significative adesioni al Manifesto d’Intenti proposto dal Sindaco di Capua da parte dei seguenti comuni: Caiazzo, Castel Campagnano, Castel di Sasso, Formicola, Piana di Monte Verna e Pontelatone, a cui si stanno per aggiungere anche Cancello Arnone e S. Maria la Fossa. Molto significativa anche la partecipazione del Consorzio di Bonifica, a cui si affiancano alcuni dipartimenti di Unicampania ed associazioni del Forum Terzo Settore.
Come si legge nella delibera: Il Manifesto ha il fine di avviare un percorso partecipato e condiviso con i principali enti e soggetti portatori d'interessi del bacino del fiume Volturno, ovvero con coloro che siano portatori di interessi in tema di salvaguardia delle acque del fiume Volturno, e di dare avvio ad un Comitato Promotore che conduca alla sottoscrizione di un "Contratto di Fiume Volturno". Quest’ultimo atto consente la conoscenza delle dinamiche, delle problematiche e delle potenzialità del territorio d'indagine per attivare azioni, politiche e strategie di prevenzione del rischio idraulico e di valorizzazione delle risorse socio-economiche, paesaggistiche e ambientali. Si tratta di uno strumento che mira a raggiungere gli obiettivi delle Direttive Europee sulle Acque (2000/60/CE) e sulle alluvioni (2007/60/CE) supportando e promuovendo politiche ed iniziative volte a consolidare comunità fluviali resilienti, riparando e mitigando, almeno in parte, le pressioni dovute a decenni di urbanizzazione sregolata. Dal contratto possono discendere grandi opportunità per accedere a fondi regionali, nazionali ed europei. Il Contratto di fiume è un accordo tra soggetti che hanno responsabilità nella gestione e nell’uso delle acque, nella pianificazione del territorio e nella tutela dell’ambiente. Si tratta di uno "strumento volontario di programmazione strategica e negoziata che persegue la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale".
Come è stato ribadito da più parti, ora è necessario che quanto prima, compatibilmente con le restrizioni legate all’emergenza Coronavirus, si costituisca un gruppo di lavoro formato dalla Regione Campania, Autorità di bacino dei fiumi Liri, Garigliano e Volturno, Università, Provincia di Caserta, Comuni aderenti, Consorzi di Bonifica, Forum del terzo settore, Parti sociali ed Associazioni ambientaliste finalizzato allo studio delle criticità, delle peculiarità e delle potenzialità del bacino idrografico del fiume Volturno. Infatti, il fiume Volturno è una straordinaria risorsa per il nostro territorio e gli interventi prioritari devono riguardare la depurazione delle acque, la realizzazione di opere che mitigano gli effetti di alluvioni, opere di canalizzazione a scopo irriguo, realizzazione di spazi dedicati esclusivamente alla ricerca scientifica ed alla conservazione della straordinaria quantità di biodiversità del nostro bacino fluviale, la realizzazione di spazi per attività ludico sportive e di divulgazione scientifica (piste ciclabili, impianti di pesca sportiva, impianti di canottaggio, musei del fiume e sale proiezione documentari, ecc.).
Tutto ciò è realizzabile anche con la collaborazione dei singoli cittadini che attraverso "Patti di Collaborazione", eccezionale strumento di partecipazione condivisa, possono contribuire alla manutenzione delle infrastrutture realizzate attraverso il Contratto di Fiume Volturno. Come sostiene il consigliere comunale di Piana di M.na Andrea Mongillo (Presidente Confederdia Campania): La strada del dopo emergenza Coronavirus può essere tracciata da un Green New Deal che deve creare uno sviluppo economico locale che difenda e salvaguardi le risorse naturali dalle distruttive speculazioni. In questo scenario li "Contratto di Fiume" è a pieno titolo uno dei tanti percorsi virtuosi percorribili. Tenuto conto delle potenzialità di questo strumento ed avendo riscontrato che il bacino idrografico del Fiume Volturno presenta varie criticità dovute ad inquinamento - come emerge da vari rapporti Arpa Campania - scarsa presenza di opere idrauliche per mitigare esondazioni nel tratto che va da Castel Campagnano a Capua (come riportato in relazioni dell’Autorità di Bacino) e conoscendo le grandissime potenzialità che il bacino idrografico del Fiume Volturno offre, ha invitato i comuni dell’area Caiatina, dell’area del Monte Maggiore ed il Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano ad aderire al Manifesto per avviare le procedure per il Contratto di fiume.
L’adesione massiccia degli Enti può contribuire a sviluppare progetti che porterebbero alla realizzazione di opere come impianti di depurazione, canalizzazioni per l’irrigazione, vasche per mitigare le esondazioni, spazi dedicati alla fruizione sportiva e ludica delle zone fluviali, beneficiando di finanziamenti Europei e Nazionali. Va sottolineato che questo strumento è molto usato in Francia, Belgio e Spagna, in Italia troviamo Contratti di fiume in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna dai quali esportare buone pratiche e politiche che valorizzino la risorsa fiume. Con questo strumento e con il progetto che verrà proposto alla Regione Campania per i finanziamenti, il Fiume Volturno potrà essere valorizzato come sicuramente merita, essendo il fiume più lungo del Sud Italia, essendo di vitale importanza per l’agricoltura e l’ambiente, essendo una riserva ricchissima di flora e fauna (airone, martin pescatore, falco pescatore, cicogna, gallinella d’acqua, gambero di fiume, carpa, tinca, cavedano, barbo, alborella, pesce persico, pesce gatto, trota, scardola, carassio, anfibi e rettili) assolutamente da tutelare e preservare dall’inquinamento, dalla devastazione e dall’estinzione ed avendo una grande rilevanza storica per la provincia di Caserta e l’intera Italia.

Pasquale Iorio Caserta 4 aprile 2020

 

Coesione sociale e sviluppo

Achille Flora: Liberare gli invisibili
La crisi economica, indotta dalla pandemia di corona virus, se distribuisce in maniera simmetrica sui diversi Paesi contrazione e arresto delle attività produttive e degli scambi commerciali per contrastarne la diffusione, non sarà egualmente simmetrica nei suoi effetti. Non tutte le economie sono allo stesso livello di sviluppo, sia nel confronto internazionale, sia all’interno degli stessi Paesi avanzati, né i sistemi di cure sanitarie sono egualmente diffusi ed efficaci. Conta la diffusione delle condizioni di povertà, poiché questa se accompagnata da mancanza di beni essenziali come il nutrirsi e/o il curarsi o l’affollamento in baraccopoli, rende la popolazione più debole e le possibilità di diffusione più ampie.
Purtroppo il mondo presenta contraddizioni troppo ampie, che non si limitano a quelle tra i livelli di reddito tra Paesi avanzati, economie emergenti e Paesi poveri. Alla crescita dell’area asiatica che, a partire dagli anni ’90, con la sua crescita ha migliorato la condizione dei poveri nel mondo, si contrappone la condizione dell’Africa Sub-Sahariana in cui la povertà si presenta in continua crescita. Tale crescita delle economie dell’Asia orientale, meridionale e del Pacifico, secondo la World Bank, ha tolto dalla povertà estrema oltre un miliardo di persone - in un arco temporale di 25 anni – ma, 27 dei 28 Paesi più poveri del mondo sono nell’Africa Sub-Sahariana, con una percentuale di poveri del 30%. Non è solo una questione di distribuzione del reddito o dei livelli di consumo, ma anche di servizi di base offerti alla popolazione (istruzione, cura della salute e sicurezza), perché circa 3 miliardi di persone dei Paesi in via di sviluppo non hanno accesso all’acqua potabile, metà della popolazione mondiale non accede all’assistenza sanitaria di base e i livelli di presidi sanitari (posti letto di terapia intensiva e numero dei medici in rapporto alla popolazione) sono molto sottodimensionati.
Questa contraddizione, tra chi ha molto e chi ha poco, è presente anche all’interno dei Paesi avanzati con un aumento nelle diseguaglianze sia nella distribuzione di reddito e consumo, sia nell’offerta di servizi. In Europa, nonostante livelli elevati di sviluppo, i dati Eurostat, al 2017, rilevano che il rischio povertà è più elevato dei Paesi del Sud che nel Nord europeo (Baldini, Daveri, La Voce. Info, 2019), con una probabilità più elevata per i cittadini di altri Paesi europei e - ancor di più - per gli extra-comunitari. In Italia il rischio povertà è del 18,1% per i cittadini italiani, del 28,1% per quelli di altri Paesi comunitari e del 40,6% per gli extra-comunitari. Dati riferiti ad un periodo antecedente alla recente crisi indotta dalla pandemia, sicuramente aggravati dagli effetti del lockdown.
La condizione degli extra-comunitari nel nostro Paese è sicuramente drammatica, dopo l’approvazione dei decreti sicurezza con le loro restrizioni alla concessione di permessi di asilo. Sono degli "invisibili", poiché senza permesso è impossibile ottenere un lavoro regolare, curarsi per il timore di ricadere nei provvedimenti di espulsione, poter prendere in fitto un’abitazione. Il risultato è di essere preda della criminalità per attività illecite o schiavizzati nei lavori agricoli, senza tutele, con basse remunerazioni e dimorando in squallide baracche in pessime condizioni igieniche.
Se in Italia, gli extra-comunitari sono concentrati prevalentemente nelle Regioni del Centro-Nord, dove la possibilità di trovare occupazione é maggiore, la percentuale delle persone in Povertà assoluta sono concentrate nel Mezzogiorno (10%) rispetto a valori inferiori Nord (5,8%) e nel Centro (5,3%). Un risultato del mancato sviluppo dell’economia meridionale, di politiche di sviluppo inefficaci e centrate su derive assistenziali e dispersive delle risorse, piuttosto che su un progetto di elevazione delle capacità produttive. Differenze si rilevano, nella distribuzione della povertà tra Nord Sud Italia anche nei luoghi di residenza dei poveri, nelle aree periferiche al Nord vs le aree metropolitane al Sud.
Se in agricoltura già si avverte la mancanza dei lavoratori stranieri con il loro apporto lavorativo, la quota maggiore degli extra-comunitari è attiva nel campo della cura delle persone (badanti e colf) oltre che in attività informali del piccolo commercio.
È un mondo irregolare e informale, senza tutele, che contribuisce a comporre quell’economia sommersa e illegale con utilizzo di lavoro irregolare per 78 milioni di euro e di attività illegali per 18 milioni (Istat, 2018). Affrontare e sciogliere questo nodo del sommerso, con la connessa evasione fiscale, appare a tutte le forze politiche come un obiettivo prioritario, per distribuire la pressione fiscale su una platea più ampia di contribuenti. Eppure è sempre rinviata una decisione politica per togliere alla produzione del sommerso e alle attività illegali, quella base di forza-lavoro senza diritti e poco costosa rappresentata dagli immigrati irregolari. Lo ius solo, pur nelle sue versioni condizionate (ius culturae), è stato sempre rinviato, lasciando nel campo dell’irregolarità giovani nati in Italia e integrati anche nei percorsi d’istruzione, grazie all’aggressività delle forze populiste e sovraniste e alla debolezza della sinistra.
Se contrastare l’utilizzo di lavoro irregolare, richiede di agire sulle strategie delle imprese, avversando quella deriva resistenziale che ispira una parte delle micro e piccole imprese attive nel comparto dei beni tradizionali, nel perseguire una redditività centrata sul mancato rispetto delle normative sul lavoro, sulla sua sicurezza, oltre che nello smaltimento irregolare dei rifiuti, sarebbe invece possibile da subito affrontare il problema della regolarizzazione degli immigrati. Togliere gli immigrati dalla loro condizione d’invisibilità è un atto giustificato non solo da principi di umanità e solidarietà, ma anche dal punto di vista dell’interesse economico, perché queste persone occupano lavori che gli italiani non vogliono più fare, perché senza di loro le produzioni agricole marcirebbero nei campi, perché mancheremmo di capacità di assistenza alla parte più anziana della popolazione.
La Germania si sta muovendo in tale direzione, prevedendo la concessione di permessi per circa un milione di persone. In Italia, con la prudenza e la lentezza che la contraddistingue su questo terreno, è in discussione in Commissione parlamentare un Disegno di Legge per la regolarizzazione degli immigrati irregolari limitatamente all’agricoltura. Tale limitazione sottovaluta il fabbisogno molto più ampio di occupazione negli altri settori e la necessità di un provvedimento legislativo che regolarizzi gli immigrati irregolari, indipendentemente dai settori lavorativi in cui si occupano. Si dimentica così che circa i 2/3 degli immigrati è occupato in servizi alla persona e nel piccolo commercio, lasciando ancora una volta in uno stato d’irregolarità la gran parte di loro.
Sarebbe un provvedimento di civiltà, oltre che utile a soddisfare esigenze produttive e di servizi di cura delle persone. Per questo ho aderito ad un appello proposto da L. Becchetti e T. Boeri (https://www.corriere.it/buone-notizie/20_aprile_26/appello-estendiamo-regolarizzazione-immigrati-irregolari-tutti-settori-b860a4be-87a1-11ea-8a3a-5c7a635a608c.shtml), affinché la regolarizzazione sia estesa ai lavoratori immigrati di tutti i settori produttivi. Vi hanno già aderito tanti intellettuali, docenti e ricercatori universitari, identificandolo come un passaggio da una condizione di passività, in attesa di sconfiggere il virus, ad un ruolo attivo nella crisi come occasione di cambiamento per uno sviluppo inclusivo e socialmente sostenibile.

Università L’Orientale di Napoli

 

150 anni di Museo Campano a Capua

Pasquale Iorio: 2 maggio 2020

Il museo vivente. Per i 150 anni della sua fondazione.
Il 2 maggio 1970 vi fu l’atto di fondazione del Museo Campano, che sorse grazie all’impegno dello storico ed erudito capuano canonico Gabriele Iannelli, ed al sostegno di un uomo politico come l’ on. Angelo Broccoli. Come ebbe a sottolineare il valente studioso Carlo Belli: "Può considerarsi oggi una delle gemme più fulgide tra i mirabili musei dell’Italia meridionale", inserito nella categoria dei grandi musei. Ha sede nell’antico palazzo Antignano di Capua; occupa 5000 mq espositivi con XXXIV sale e 3 sezioni: archeologica, medioevale e moderna. Inoltre comprende una Pinacoteca che conserva preziose opere d’arte che vanno dal XIII al XVIII secolo, nonché una Biblioteca ed Emeroteca con oltre 70.000 testi includenti pergamene, manoscritti, carte geografiche e prime edizioni a stampa di altissimo pregio; con annesso un Archivio Storico e Topografico che conserva documenti di Capua e dei suoi 36 Casali in altre epoche ad essa afferenti. Dopo gli interventi di ristrutturazione ed ammodernamento realizzati 10 anni fa possiamo dire di trovarci di fronte ad un vero scrigno di opere d’arte e di storia, al "monumento più insigne della civiltà italica" (come lo definì l’archeologo A. Maiuri). Un vero presidio per la nostra identità storica e culturale.
Il Museo Provinciale Campano è universalmente noto non solo per la molteplicità delle sue terrecotte architettoniche (Tanagrine) e delle sue ceramiche e vasi di antica ed eccellente fattura, ma soprattutto perché custodisce più di 150 statue votive in tufo denominate Matres Matutae, collezione unica al mondo nel suo genere. Orbene, in seguito alla discussa riforma delle province il monumento vive in una fase precaria di governo. Basta dire che il personale che nel 2005 ammontava a circa 20 unità, oggi ridotto a pochi addetti. Nonostante gli sforzi del nuovo Direttore e CdA (da poco rinnovati) questo monumento rimane ancora poco conosciuto, con scarsa presenza di visitatori. Rimane esterno ed estraneo agli itinerari turistici connessi ai grandi attrattori. Per queste ragioni, come rete di associazioni riteniamo che in primo luogo va sollecitata la Regione Campania a definire gli atti necessari per risanare il riparto dei fondi ministeriali, già disponibili per i musei di carattere provinciale, che finora è stato irrisorio. In primo luogo bisogna recuperare l’incredibile esclusione dal polo museale della nostra provincia, nel contesto delle attività di promozione e valorizzazione promosse a livello campano e nazionale del MIBACT.
A tal fine come rete di associazioni abbiamo deciso di integrare e unire le risorse e le competenze tramite la costruzione di un nuovo ETS (in coerenza con la nuova normativa), con un comitato promotore "Amici del Museo Campano" ed un Forum Permanente sui beni comuni e culturali della città per una loro gestione partecipata e condivisa. In merito a tali obiettivi il mondo del terzo settore e del volontariato ribadisce la propria volontà a progettare e sostenere iniziative di promozione e valorizzazione dei monumenti (a partire da quelli ancora in stato di degrado ed abbandono, come ad esempio la casa del grande musicista Martucci), in base alla buona pratica già sperimentata con successo dal TCI Aperti per voi con le Chiese Longobarde. A tal fine opereremo in sinergia ed in collaborazione con gli organi di governo del Museo stesso, nel pieno rispetto dei ruoli e delle funzioni istituzionali. Di seguito indichiamo alcune idee e proposte su cui da tempo stiamo lavorando, alcune anche di grande rilievo e prestigio di livello internazionale.
Per questi motivi, in vista della ripresa delle attività, abbiamo avanzato al Presidente della provincia ed al sindaco di Capua la proposta di dare vita ad un patto pubblico-privato per fare rete e sostenere un programma di iniziative e di eventi volti alla piena valorizzazione, promozione e fruizione del monumento (così come è stato proposto per un altro museo prestigioso, come quello Egizio di Torino).
In secondo luogo chiediamo di istituire un Comitato Scientifico di alto profilo per programmare ed organizzare gli eventi legati al 150 della costituzione del nostro Museo, con un primo atto simbolico a partire dalla data di costituzione (il 2 maggio pv). In merito si può provare a definire gemellaggio con il Metropolitan Museum di New York, che è coevo con quello capuano.
Per parte nostra in omaggio a tale ricorrenza stiamo preparando una nuova pubblicazione dal titolo "Il museo vivente. Proposte e progetti per la valorizzazione", con scritti e testimonianze di esperti, ma anche di tante persone appassionate dell’arte e della cultura. Nello stesso tempo, per poter varare un adeguato progetto di valorizzazione e sostenibilità, oggi è indispensabile realizzare un sito "attrattivo" con cui far conoscere al mondo dei social le bellezze contenute nel Museo Campano, grazie anche all’uso delle tecnologie multimediali rivolte ai visitatori, agli studiosi e alle scuole, anche con eventi ed informazioni capaci di attrarre i flussi turistici in un’ottica di itinerari e percorsi del nostro patrimonio storico ed artistico (facendo rete e mettendosi in connessione con gli altri comuni e con i progetti sull’AppiaFelix ed itinerari Siti Reali, a partire da Carditello).

Idee e proposte di valorizzazione
A tal fine come rete di associazioni abbiamo proposto al Presidente CdA di organizzare nell’autunno 2020 alcuni eventi di grande rilievo: in primo luogo una mostra internazionale d’arte sul tema, in collaborazione con le istituzioni locali e campane: Terra di madri. Le Matres nell’arte moderna. Si possono prevedere due ipotesi organizzative: a) la prima legata al progetto di Mail ART per una mostra espositiva delle circa 200 opere offerte da artisti di tutto il mondo nell’ambito del progetto Adotta una madre (proposto da Capuanova, Aislo e TCI); b) la seconda volta ad organizzare una mostra di opere (pittura e scultura)dedicato al tema delle Matres, con esposizione di artisti che si sono impegnati su questo filone (come ad es. Mario Schifano, G. Vallifuco ed altri).
In secondo luogo bisogna lavorare tutti insieme con un patto pubblico-privato per superare la maggiore criticità: la scarsa partecipazione di visitatori. Infatti, negli ultimi 3 anni abbiamo avuto un trend negativo ed altalenante: dai 14 visitatori del 2017 siamo crollati alla metà nel 2018, con una piccola ripresa nel 2019 anno in cui si contano circa 9.000 visitatori. Sono cifre che impallidiscono rispetto a quelle di altri musei a livello regionale e nazionale, una vera mortificazione per il prestigio delle opere contenute ed esposte nel nostro prestigioso monumento. A riguardo bisogna allargare la governance, che non può continuare a rimanere solo nelle mani dell’Amministrazione Provinciale, ma deve poter contare anche su risorse e contributi da parte di altre istituzioni regionali e nazionali.
Per questo motivo riteniamo utile riprendere una indicazione avanzata alcuni anni fa nell’ambito della manifestazione “Le radici del futuro”: di insediare un tavolo di confronto tra le principali istituzioni che possono contribuire a sostenere un moderno processo di valorizzazione, a partire dalla Provincia fino al comune di Capua, dalla Regione fino al MIBACT (con la rete museale territoriale e regionale). Si potrebbe riprendere l’ipotesi di un protocollo predisposto dal Mibact per varare un apposito ed adeguato accordo e progetto di valorizzazione, grazie ad un apposito protocollo tra le istituzioni coinvolte, che purtroppo è rimasto solo sulla carta e che oggi si potrebbe riprendere. Una delle prime azioni da potenziare riguarda un piano di comunicazione e documentazione (in primo luogo attraverso i media ed i social) volto a far conoscere ed apprezzare la valenza turistica, culturale ed anche per l’apprendimento del monumento. In secondo luogo occorre aprire un dialogo e confronto con le principali strutture museali a livello nazionale ed europeo, per attivare scambi e buone pratiche, a partire dai collegamenti con gli itinerari turistici dei grandi attrattori (in primo luogo della Reggia Vanvitelliana). In tal senso una attenzione particolare va data al sistema delle scuole e dell’università, ben presenti sul territorio (a partire dal DILBEC dell’Unicampania). In tale direzione vanno i primi provvedimenti decisi dagli organi del Museo di attivare una pagina FB – a cui seguirà un nuovo sito ben più ricco e documentato per poter consentire una narrazione con una visione e conoscenza delle opere contenute nel nostro monumento (un vero scrigno di tesori d’arte e di storia di Terra di Lavoro). Prima che scadono i termini, potrebbe essere ripresa anche una idea-progetto di Art Bonus, su cui iniziò a lavorare il precedente direttore del Museo (anche questa rimasta inevasa). Nello stesso tempo si può intensificare la collaborazione con la rete di associazioni e del volontariato, anche grazie a progetti ed apporti che possono essere dati sul modello TCI Aperti per voi, recuperando la grave anomalia per cui il più importante museo del territorio è rimasto escluso dalla Rete del Sistema Museale di Terra di Lavoro, costituita con delibera della Giunta Regionale ed operativa dal 2016.
Infine, per creare connessioni con il grande attrattore Reggia Vanvitelliana, circa un anno fa ed in attesa di risposta, è stata inviata una lettera in riferimento alla prossima visita preannunciata a Caserta di una delegazione ufficiale della Provincia di Shaanxi e del Mausoleo di Xian per definire tempi e modalità di uno scambio artistico, con esposizione di esemplari dei famosi "Cavalieri dell’esercito di terracotta". Per tale iniziativa si può organizzare un incontro per creare un collegamento storico ed artistico di alto valore con le Matres Matutae, una collezione unica al mondo, che rappresentano una delle espressioni più antica della nostra civiltà, risalenti ad epoca preromana tra il sesto e quarto secolo AC. Entrambe le esposizioni sono ricavate dalla creta e dalla terracotta. A tal fine abbiamo intenzione di organizzare un evento internazionale nella prestigiosa Sala Liani del nostro monumento, dal titolo: "Sulle orme di Atena. Le radici del futuro", anche con uno scambio ed un gemellaggio tra i nostri due musei e quello di Xian. Per un tale evento chiederemo la collaborazione delle istituzioni Provinciali e Regionali, nonché del Mibac e dell’Ambasciata Cinese a Roma. Per la sua realizzazione possiamo avvalerci del supporto delle competenze del mondo dell’università (a partire dal Dilbec di Unicampania) e ci avvarremo di esperti della storia e della cultura cinese, come la prof.sa Daniela Caruso (che collabora con la Seconda Università di Pechino) ed il comandante di lungo corso Vittorio Russo, autore di saggi importanti sull’Oriente.
Infine, abbiamo intenzione di organizzare a dicembre un convegno internazionale per ricordare un evento storico di grande portate come le Assise Federiciane, qui costituite con l’apporto di grandi figure come Pier delle Vigne e Taddeo di Sessa (scuola retorica capuana). Infatti, nella sala Federiciana del nostro museo sono esposte alcune delle testimonianze più significative dell’epoca del grande imperatore, definito "stupor mundi". A settembre organizzeremo a Capua un incontro di carattere seminariale e propositivo – da tenere proprio nel museo appena sarà superata la fase di emergenza sanitaria e si potrà rientrare nella normalità della vita e delle attività.

Tratto da Infinitimondi.eu

 

Diritti e cittadinanza

Alla cortese attenzione dell'on. Vincenzo De Luca Presidente Giunta Regionale della Campania e p. c. dott.ssa. Lucia Fortini Assessore Politiche Sociali Regione Campania
Oggetto: Fase 2 Covid 19 interventi socioeconomici e terzo settore

Egregio Presidente, esprimendo soddisfazione per i primi interventi di attuazione del Piano per l'Emergenza Socio-Economica della Campania, vogliamo porre l'attenzione su alcune questioni di primaria importanza nell'avvio di questa seconda fase:

• La predisposizione di modalità agili ed efficaci (registri degli ets presso gli uffici di piano) per l'erogazione di servizi socioeducativi e di assistenza leggera (spesa a domicilio, pony della solidarietà ecc.) per le persone in condizione di fragilità (pensionati, titolari di assegno sociale, persone con disabilità, studenti e famiglie con ragazzi minori di quindici anni) beneficiarie di bonus economici previsti nel piano.
• L’adozione di un piano specifico per gli anziani di protezione e prevenzione che coinvolga gli ETS che hanno maturato maggiore esperienza in questo campo. Il fatto che la fase 2 sia molto più lenta per gli anziani genera un forte impatto di carattere psicosociale che va gestito e governato perché la maggior parte degli anziani sta vivendo una situazione di isolamento che ha dei contraccolpi psicologici importanti. All’azione di protezione sociale (assistenza leggera a bassa soglia, assistenza domiciliare integrata, segretariato sociale, ascolto, supporto psicologico, compagnia telefonica, disbrigo pratiche, ecc.) va affiancata un’azione di prevenzione sociale (partecipazione attiva degli anziani ad attività di apprendimento non formale, una ripresa delle attività motorie, ecc.) per conservare abitudini e sani stili di vita. Un piano, quindi, che riprenda e sviluppi l’iniziativa sull’invecchiamento attivo, recepito da una importante legge regionale. Cominciando a monitorare case di riposo e Rsa (l’attività da loro svolta negli ultimi quattro mesi) e a sviluppare politiche abitative per gli anziani.
• La Regione per riattivare le attività sociali e socio-sanitarie, comprese quelle erogate all’interno o da parte di centri semiresidenziali per persone con disabilità (PcD), devono adottare piani territoriali e specifici protocolli di sicurezza per assicurare il rispetto delle disposizioni per la prevenzione dal contagio e la tutela della salute delle PcD, loro caregiver e degli operatori. La collaborazione del Terzo settore nella stesura permetterebbe di portare il punto di vista degli utenti e degli enti erogatori.
• Rendere operativi gli art. 47 e 48 del DL Cura Italia, con un accordo tra Regione, Parti Sociali, Comuni, per garantire la ripresa delle attività dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari che hanno subito blocchi con diverse modalità operative e garantendo la piena sicurezza degli operatori.
• Un Piano di Formazione per le famiglie ed i ragazzi. Realizzare una campagna per la prevenzione dedicata ai minorenni ed alle loro famiglie con supporti testuali e video, sulle procedure e comportamenti da tenere per prevenire il contagio. Sostenere la comunicazione attraverso il coinvolgimento degli Enti Locali ed il Terzo Settore del territorio per veicolarla più efficacemente nei confronti di famiglie e bambini. Prevedere occasioni in cui sperimentare, già dal periodo estivo, iniziative di informazione, prevenzione e addestramento per la sicurezza in vista della successiva riapertura delle scuole.
• Poli educativi per una comunità educante diffusa. Costituire e rafforzare poli educativi territoriali attraverso gli ets con esperienza pluriennale nell'ambito di intervento per favorire in una prima fase spazi all’aperto (parchi pubblici, aree protette..) per promuovere il gioco, l’espressione artistica, l’attività motoria, l’educazione ambientale e le esperienze in ambienti naturali per i minori e successivamente, l'adeguata predisposizione di luoghi al coperto in vista dell'autunno anche presso le sedi delle organizzazioni private che si occupano di bambini e ragazzi.
• In prossimità della stagione delle principali raccolte ortofrutticole, la predisposizione delle ulteriori azioni socio assistenziali a regia regionale in favore delle persone immigrate negli insediamenti informali del basso Sele, di Castel Volturno e comuni limitrofi per il tramite dei soggetti del terzo settore: cooperative sociali, odv ed aps con esperienza nella mediazione culturale e supporto ai lavoratori stranieri (azione 4)
• Il recupero delle risorse non spese 2018, 2019 e 2020 ex artt. 72 e 73 dlgs117/2017 nell'ottica dell' inclusione attiva e della prevenzione dei rischi sociali e sanitari dell'intera comunità regionale e la predisposizione di un tavolo di lavoro presso l'assessorato alle politiche sociali per emettere un bando unico per progetti di interesse generale delle associazioni di volontariato e promozione sociale, prevedendo specifiche azioni di contrasto alle fragilità post-emergenza.
• Potenziamento e il rilancio di un bando "sostegno all’avvio e rafforzamento delle attività imprenditoriali che producono effetti socialmente desiderabili e beni pubblici non prodotti dal mercato" (POR Campania FESR 2014/2020 Asse 3 – Obiettivo Specifico 3.7 – Azione 3.7.1) ampliando i codici di Attività ATECO per permettere la partecipazione delle cooperative Sociali di inserimento lavorativo (Coop tipo B), aumentando significativamente la dotazione aumentando significativamente la dotazione, ampliare i codici di Attività ATECO per permettere la partecipazione delle cooperative Sociali di inserimento lavorativo (Coop tipo B), prevedendo di finanziare, con una quota di finanziamento FSE, anche costi di gestione e rendendo rapide e snelle le procedure.
• Sostegno al terzo settore. Molti piccoli enti e associazioni rischiano di non superare questa crisi o di vedere fortemente compromessa la loro capacità aggregativa e solidale. Il terzo settore rappresenta l'infrastrutturazione solidale della società e oggi si rischia di perdere una parte essenziale del tessuto comunitario e del capitale sociale della Campania. Proponiamo in tal senso un bonus a fondo perduto per i piccoli ets (odv, aps e cooperative sociali con volume di bilancio inferiore ai 50mila euro) con modalità analoghe a quelle già attuate per le microimprese. In tal senso, ricordiamo che il regolamento europeo sugli aiuti di stato - base giuridica per l'emanazione dell'avviso pubblico regionale c.d. bonus microimprese del 14.04.2020, definisce le imprese come "qualsiasi entità che eserciti un'attività economica, indipendentemente dalla sua forma giuridica". Il codice ATECO normalmente riservato alle attività associative (94.99.20) rientra inoltre tra quelle per cui è previsto il predetto bonus del Decreto Dirigenziale n. 136 del 14.04.2020 pubblicato sul BURC n. 78 del 14/04/2020
Le chiediamo con cortese urgenza un'interlocuzione sull'attuazione delle azioni da intraprendere al riguardo. Certi della Sua attenzione e sensibilità, le inviamo cordiali saluti.
La Task Force emergenza Covid Forum III Settore: Francesca Coleti, Filiberto Parente, Franco Buccino e Giovanpaolo Gaudino.
Aderiscono al Forum del Terzo Settore della Campania: ACLI; ADA; ADICONSUM; ADOC; AGESCI; A.G.C.I; AI.BI; AICS; ANCESCAO; ANCOS; ANOLF; ANPAS; ANTEAS; ARCI; ARCIRAGAZZI; AUSER; COMPAGNIA DELLE OPERE; CSI; FEDERCONSUMATORI; FEDERSOLIDARIETA'; FISH; FITUS, LEGACOOPSOCIALI; LEGAMBIENTE; S.M.S. CESARE POZZO, U.S. ACLI; UISP.

 

Libri

Paola Broccoli: La modernizzazione di Terra di Lavoro (1957-1973)
Con il nuovo saggio, una rielaborazione della sua tesi di laurea, La modernizzazione di Terra di lavoro (1957 – 1973), edito da Rubbettino Paola Broccoli ha continuato il suo lavorio di studio e di ricerca socio-economico, che mette a fuoco una fase di transizione della nostra provincia, in un contesto di dimensione meridionalista e globale. Per la verità questo lavoro era stato preceduto da altri testi molto interessanti, come "Questi istanti a ridosso del futuro" (2010) ed il più recente "L’Informatore", una dettagliata ricostruzione di un’esperienza culturale che vide protagonisti il movimento sindacale ed operaio con l’edizione di tanti giornali di fabbrica, a partire da quello prodotto dal CdF della Sit-Siemens (poi Italtel ora dismessa) di S. Maria Capua Vetere.
A Paola va dato atto di essere una delle poche studiose che con tenacia e passione continua a dedicarsi e a scavare nella storia politica, sociale e sindacale di Terra di Lavoro. Lo fa in continuità ed avvalendosi dei materiali conservasti in alcuni fondi di archivi locali, come quelli dell’on. Paolo P. Broccoli, di Mimi Ianniello, di Mario Pignataro fino ai testi di Corrado Graziadei e Peppino Capobianco, veri e propri capisaldi sulla ricostruzione di una "memoria storica" per molti versi tradita, che ha consentito di mettere alla luce i protagonisti di tante lotte sociali e democratiche, a partire da quelle antifasciste, per la resistenza (basta l’esempio del giornale "Il Proletario"). Ma anche nazionali: Archivio Olivetti, Giulio Pastore, Indesit, CGIL Nazionale, Sit Siemens. Nello stesso tempo i suoi studi si interfacciano con quelli del suo professore Giovanni Cerchia e di altri storici locali come Felicio Corvese, Olindo Isernia e Nicola Terracciano (sul periodo risorgimentale). Di testimonianze autorevoli come quella del VE Raffaele Nogaro. Ciò avviene nonostante il permanere di scandalose situazioni di abbandono dei luoghi deputati, come l’Archivio di Stato, trasferito nei locali della Reggia ma ancora chiuso al pubblico.
Nell’incontro di presentazione del libro tenuto nella Biblioteca Diocesana, in modo autorevole alcuni interventi – come quelli del prof. Olivier Karl Emmanuel Butzbach, Achille Flora, Amedeo Lepore, dello stesso G. Cerchia e Nando Santonastaso – hanno analizzato le cause economiche e sociali per cui in una delle aree più industrializzate del Paese come quella casertana si sia verificata una "mancata modernizzazione". Basta pensare che in quegli anni – grazie alla Cassa per il Mezzogiorno ed altri incentivi (su questo le classi dirigenti dell’epoca, in testa la DC furono bravi) – qui si insediarono alcuni di cosiddetti "poli industriali" tra i più rilevanti del Mezzogiorno. Arrivarono grandi impianti manifatturieri di dimensione multinazionale come la 3M, la Pierrel e tante altre imprese. Per una certa fase Caserta divenne il secondo polo dell’elettronica civile, dopo quello di Milano.
Di fronte a questi dati continuiamo a porci l’interrogativo su come mai queste preesistenze industriali non riuscirono a creare un tessuto connettivo ed auto propulsivo, per cui vennero spazzate via una dopo l’altra dai processi di crisi e di ristrutturazione avviati a livello mondiale. Nelle vecchie e gloriose ASI (Aree di Sviluppo Industriale) ora sono rimasti gli scheletri dei grandi impianti chiusi e dismessi. Quelle che furono le più fiorenti fabbriche del Mezzogiorno, ora sono desolanti capannoni: come quelli della ex Indesit nella zona aversana, quelli della Italtel una delle prime grandi aziende di elettronica e telefonini, che cominciò ad andare in crisi dopo la scomparsa di una grande manager come Marisa Bellisario), quelli della Olivetti di Marcianise, della Lollini, della Pozzi Ginori a Sparanise.
Per cercare di rispondere a questi interrogativi, possiamo richiamare alcune considerazioni critiche – riprese nel volume in più parti - di un artista come Andrea Sparaco che si impegnò ad approfondire il passaggio da "una società agricolo–industriale a una società industriale-agricola, con uno spostamento migratorio di forza lavoro dal sud contadino al nord industriale". Questo processo si é sviluppato nel Mezzogiorno in maniera disarmonica e soprattutto funzionale agli interessi delle imprese del Nord, incentivate ad investire al Sud per la manodopera abbondante e a basso costo, per le ingenti agevolazioni economiche statali e per decongestionare le aree industrializzate di Milano e Torino, non più in grado di assorbire ulteriore emigrazione.
In modo lucido fu tra i pochi che in quella fase capirono che l’ antica civiltà contadina sarebbe stata spazzata via dalla modernità: "L’industrializzazione della nostra provincia era stata, per come è stata concepita e voluta, una forzatura strutturale violenta che ha prodotto guasti incalcolabili", tuttavia era consapevole che il processo era inarrestabile, che si sarebbe compiuto "senza armonizzazione" mentre "le disarmonie sociali sono sempre più visibili" e "i tradizionali valori della civiltà contadina ed artigiana, mortificati e stravolti dalla cosiddetta civiltà dei consumi, sopravvivono nelle pieghe di un modernismo di facciata", per cui il sotto salario e la non applicazione delle norme sociali e previdenziali nell’industria ed in agricoltura erano una costante. La profondità con cui Andrea (artista di livello nazionale, militante sindacale e comunista) leggeva gli avvenimenti in corso non era un rifiuto alla modernità, ma una critica radicale alle logiche del capitalismo.
Questa analisi, che ci riporta alle ricerche pionieristiche di Peppino Capobianco, a cui è dedicato il volume, e di Mario Pignataro mi consente di cercare di dare un contributo, anche autocritico, in quanto ho rivestito ruoli di direzione sindacale proprio nel decennio della grande crisi e ristrutturazione. Per comprendere la "mancata modernizzazione" bisogna partire dal fatto che in quella fase le classi dirigenti, in primo luogo da parte di chi governava a livello locale e nazionale, ma anche dalle imprese, furono brave a contrattare e a dirottare grandi investimenti, anche per de localizzare qui importanti imprese, molte delle quali mantennero "la testa e la direzione" al Nord o nei loro Paesi d’origine. Per cui i dirigenti e manager venivano trasferiti qui, senza sforzarsi di formare leve e quadri di livello locale (grande fu la carenza anche di servizi e centri di formazione continua e professionale). Basta pensare che le prime sedi universitarie sono arrivate molto dopo.
Tutto ciò determinò una mancata capacità di connessione e di integrazione – anche nei settori più avanzati dell’elettronica e dell’informatica – con il sistema produttivo locale. Con onestà dobbiamo tutti riconoscere che allora vi fu una grande ubriacatura di "cultura operaista", con l’illusione che la grande fabbrica avrebbe risolto tutti i nostri problemi di uno sviluppo “arretrato”, a base contadina. Ad esempio, non si riuscì a valorizzare tutta la filiera del settore agroalimentare che per una certa fase venne considerata marginale, senza adeguate politiche di gestione di alcune realtà – alcune a partecipazione statale – diffuse anche nei territori delle zone interne. Si pensi alla Cirio, alla Idac Food a Mondragone, agli impianti a PPSS di Torcino e Mastrati (solo per fare alcuni esempi).
Nello stesso tempo vi fu una clamorosa sottovalutazione di alcune risorse e preesistenze legate al nostro ricco patrimonio ambientale, artistico, storico, con tanti beni culturali (alcuni di valore e prestigio immenso) vennero lasciati in stato di abbandono e di degrado, in diversi casi furono vittime delle più selvagge forme di speculazione, come la riviera domiziana o le colline dei Tifatini divorate e devastate dalle cave. Non ci accorgemmo in quel periodo che a livello nazionale (per non parlare di altre a realtà europee e mondiali) nuove e più moderne condizioni di sviluppo locale si determinarono grazie alla cultura dei cosiddetti “distretti, alla capacità di portare a valore le preesistenze con creazione di nuove imprese di qualità fondate sul "made in Italy", che ancora oggi ci consentono di resistere in tanti mercati in espansione (non solo in Europa e negli USA, ma anche in Cina ed altri paesi emergenti).
Per fortuna negli ultimi anni questa lezione comincia ad essere compresa per cui si sta puntando su alcune filiere produttive nel settore agroalimentare, su prodotti tipici e distintivi del nostro territorio, con la definizione di marchi DOP e consorzi di supporto alle imprese, vedi la mozzarella, ma anche i vini ed altre produzioni. Purtroppo ci manca una visione politica per una adeguata valorizzazione dei nostri beni storici e culturali, per i quali occorre una capacità di fare rete, di costruire percorsi ed itinerari turistici, di creare una vera e propria filiera (sul modello e sulle buone pratiche dei vari distretti culturali diffusi in Italia e nel mondo) in grado di attrarre i flussi di visitatori, che per ora si fermano solo alla Reggia Vanvitelliana, anche se comincia a registrare un trend negativo.
Infine, dalla lettura del libro emergono alcune contraddizioni sociali di quella fase. In particolare l’autrice ci ricorda che "la presenza femminile in fabbrica era ormai massiccia, con raparti interamente composti di operaie, spesso non ancora sindacalizzate, o comunque scarsamente coinvolte" nei centri decisionali sindacali e politici. Per rendersene conto basta vedere la tabella da lei riportata a pag. 100 con l’elenco di circa 70 componenti nominati nell’organismo unitario confederale: non figura nemmeno una donna!

Pasquale Iorio Caserta, 1 marzo 2020

 

Libri

Bruno Ranucci: La grande illusione, 2019
In questi giorni ho avuto modo di leggere un libro importante, scritto da Bruno Ranucci, nativo di Sparanise e residente a Vercelli, dove ha svolto una lunga militanza con ruoli di direzione nella CISL. Con lui ho scoperto alcune assonanze di vita: siamo quasi coetanei e quindi entrambi pensionati, come dicono all’Auser dediti ad un "invecchiamento attivo". Infatti, sia io che lui – nei rispettivi territori di riferimento - cerchiamo di animare delle reti associative per "diffondere la cultura come fattore di coesione sociale e di apprendimento permanente" (il motto delle Piazze del Sapere). Nello stesso tempo stiamo dedicando le nostre energie ad attività di ricerca e di documentazione sulla storia del movimento operaio e delle lotte sociali in Terra di Lavoro.
Così come ho cercato di fare io con i miei due ultimi scritti ("Una vita per i diritti", edito da Rubbettino, e da ultimo "Diritti e lotte sociali nel XX secolo in Terra di Lavoro", Guida Editori), Bruno Ranucci di recente ha dato alle stampe una intensa pubblicazione dal titolo: "La grande illusione. L’industrializzazione nel Mezzogiorno. La manifattura ceramica Pozzi di Sparanise". Si tratta di un’opera molto ricca (ben documentata anche con foto) in cui viene ripercorsa la storia di una delle grandi aziende che segnarono la cosiddetta fase di "modernizzazione" di alcune delle are ASI (Sviluppo Industriale), in particolare nella conurbazione casertana, nell’agglomerato aversano e nell’area di Sparanise (Agglomerato Volturno Nord).
Il volume si compone di 13 capitoli in cui vengono narrate le vicende politiche e sindacali che portarono alla realizzazione dello stabilimento in una grande area lungo la via Appia. Nella prima parte (fino al capitolo 5) si ricostruisce la storia dell’insediamento, che fu fattore di sviluppo industriale, anche con capacità di "attrazione" di altri impianti, non solo nel settore della chimica (come la Vavid di Pastorano), ma anche nel settore metalmeccanico, tessile ed agroalimentare. Vi fu anche una buona crescita di occupazione operaia e di tecnici, grazie ai fondi dell’intervento straordinario e della cassa per il Mezzogiorno. Molto interessanti sono i capitoli successivi in cui si analizza il ruolo del sindacato in fabbrica e delle lotte che caratterizzarono quel periodo, non solo sui temi del lavoro e della condizione sociale, ma anche su grandi temi come quelli della pace e della solidarietà tra i popoli. L’autore evidenzia anche i rapporti con le scuole, che vennero favoriti da un sindaco comunista come Antonio Romeo, dirigente scolastico e poi dall’avv. Libero Graziadei (figlio di uno dei protagonisti delle lotte antifasciste, contadine e della Resistenza nel Sud).
Di interesse è anche il capitolo in cui vengono analizzati il ruolo di alcuni protagonisti del mondo imprenditoriale, che furono anche noti a livello internazionale per i loro traffici spesso spregiudicati e collegati ad ambienti discutibili (come nel caso di Michele Sindona con la P2, definito “l’uomo inviato da Dio”); Raffaele Ursini con le sue "bistecche di petrolio" e Salvatore Ligresti "l’uomo 5 per cento nella speculazione edilizia"). Molto intensa è nel capitolo conclusivi la narrazione della fase decadente (avviata negli anni settanta del secolo scorso) segnata da grandi lotte operaie e da manifestazioni, che coinvolsero anche i movimenti giovanili e gli artisti a livello provinciale. Poi c’è stata la crisi che ha spazzato via “la grande illusione”: quella di uno sviluppo industriale che non si è consolidato e non ha saputo reggere i processi di innovazione e di riconversione nell’era della globalizzazione. E qui si legge tutta l’amarezza dell’autore rispetto ad una classe dirigente che non si è dimostrata all’altezza dei nuovi processi di innovazione produttiva e di trasformazione su larga scala.
Dopo tanti anni l’impianto e le aree circostanti sono in stato di abbandono, come una ex “cattedrale nel deserto”. Viene anche data la parola ai comitati di lotta dell’agro caleno che si battono per evitare che questa grande area possa diventare preda di manovre speculative, che in qualche modo già hanno segnato alcune aree destinate ad alimentare i traffici della camorra per lo smaltimento dei rifiuti tossici (appunto da Brianza del Sud, come spesso viene definiti in modo enfatico, a "Terra dei fuochi e dei veleni") – come viene ampiamente riportato nelle verbale di dichiarazioni del boss pentito Carmine Schiavone e da una dettagliata interrogazione parlamentare del M5S dedicata ai "veleni nei terreni della ex Pozzi".
Nella parte conclusiva l’autore auspica che l’innovazione può essere la chiave di volta per un processo di riscatto civile e sociale, per rilanciare una grande area strategica in quella che una volta era definita "Campania felix". Condividiamo appieno la sua conclusione: "La cultura, un antico patrimonio del Sud, può salvare il Mezzogiorno, trascinandolo – questa volta sul serio – nella modernità, facendolo diventare il Mezzogiorno d’Europa, degno di fiducia, non più palla al piede, ma una zona di nuova frontiera fatta di riscatto", citando anche un grande presidente americano come Jhon F. Kennedy. Infine, va apprezzato anche lo sforzo che ha fatto l’autore per aver stampato in proprio (con l’aiuto della famiglia) questo prezioso volume di storia industriale ed operaia, che ora merita di essere diffuso e conosciuto a livello più ampio.
Oltre all’appendice con una cronologia degli interventi nel Mezzogiorno e ad una esauriente bibliografia, va evidenziato il ricco corredo di manifesti, verbali vari, di documenti e di foto che rendono visive le speranze e le contraddizioni di una delle storie più emblematiche della " mancata modernizzazione" della nostra provincia (come ha dimostrato Paola Broccoli in un suo recente saggio, frutto di rielaborazione della sua tesi di laurea, con l’assistenza del prof. Giovanni Cerchia, dell’Università del Molise, uno dei più profondi conoscitori della vita sociale e democratica delle nostre comunità). Tra l’altro si tratta di una storia che accomuna tante realtà del nostro Mezzogiorno.

Pasquale Iorio Caserta, 6 maggio 2020

 

Letture consigliate

• Da qui al futuro: (a cura)Del Monaco A., Luise Mario, Spring Edizioni, 2020
• La nuova civiltà digitale: Ghidini G, Manca D., Massolo A., Corriere della Sera, 2020
• Diritti e lotte sociali in terra di lavoro nel XX secolo: Pasquale Iorio (a cura), Guida Editori, 2019
• La grande illusione Bruno Ranucci, stampato in proprio, 2019
• Storie ribelli: Luis Sepulveda, Guanda, 2017
• Manifesto socialista per il XXI secolo: Bahskar Sunkara, Laterza, 2019
• Terra di Lavoro, Esperienze e riflessioni dai paesi di don Peppe Diana: (a cura) di A. Colletti. G.Fofi
• Solo l’eguaglianza ci può salvare: Micromega, n. 3, 2020

 

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