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Caserta Turismo: newsletter Piazze del Sapere - Aislo annualità 2020
 

Indice newsletter n. 3

Patto pubblico – privato
• Al Direttore Reggia di Caserta – MIBACT
• Museo Campano di Capua
• Il museo vivente. Proposte e progetti
• Coronavirus, il Forum terzo settore lancia la campagna #nonfermateci
• Appello www.chance.org/it a Regioni e Governo per "Decreto Liquidità"
• Una mascherina contro la violenza sulle donne, contro le mafie, contro il Covid-19
• Daniele Ricciardi: Covid 19 La Formazione diventa Online?
• Cultura e coesione sociale - Il Patto di Caserta per la lettura

 

Al Direttore Reggia di Caserta - MIBACT

E pc Al Presidente Camera di Commercio di Caserta
Al Sindaco di Caserta - Al FTS Casertano
Oggetto: patto pubblico-privato per la Reggia di Caserta
Gentile Direttore,
l’ampia discussione che si è sviluppata intorno al nuovo Logo della Reggia Vanvitelliana ripropone un antico problema: quale rapporto si può stabilire tra la Direzione di uno dei più grandi "attrattori turistici" del nostro paese ed il contesto territoriale in cui si colloca come bene comune. E’ una questione aperta che si trascina da tempo, mai risolta, senza risposte adeguate – per la verità anche per responsabilità delle istituzioni locali e degli attori sociali della nostra comunità.
Non a caso le critiche più aspre – a mio avviso molto appropriate – vengono indirizzate al metodo da Lei adottato per realizzare il nuovo Logo, che detto per inciso non piace nemmeno a noi. Ancora una volta viene assunta una decisione importante per l’immagine e per il futuro del prestigioso monumento con modalità di tipo "verticistico", senza nessun confronto e coinvolgimento con la città di Caserta, che pure viene indicata nel Logo stesso (come ha osservato ance il sindaco del Capoluogo).
Le ricordo che all’atto del suo insediamento come rete delle Piazze del Sapere/Aislo Campania inviammo un saluto di benvenuto e di buon lavoro a nome delle associazioni (che alleghiamo alla presente), con l’auspicio di poter di poter instaurare un proficuo confronto per valutare le opportunità e le possibili forme di collaborazione con le istituzioni locali, ma soprattutto con il mondo del terzo settore e del volontariato che tra l’altro hanno già avviato buone pratiche di cooperazione con il progetto TCI Aperti per voi per il Teatrino di Corte. Tra l’altro Lei conosce bene queste esperienze per il ruolo rivestito alla Presidenza Icom Italia (International Council of Museums Italia).
Proprio in questi giorni è stata resa pubblica sul Corriere della Sera una interessante proposta avanzata dal presidente e direttore di un altro prestigioso monumento, Il Museo Egizio di Torino: dare vita ad un patto pubblico-privato per far vivere e rendere fruibile i beni culturali del nostro territorio, grazie anche alla partecipazione dei cittadini.
Come già abbiamo fatto con il Museo Campano, avanziamo anche a Lei e al MIBACT la proposta di convocare un incontro – appena sarà possibile con la ripresa dall’emergenza sanitaria – per valutare insieme contenuti e modalità di un tale patto anche per la gestione della Reggia Vanvitelliana. A nostro avviso, in questo modo finalmente i meravigliosi spazi del monumento borbonico si potranno aprire alla città ed al territorio (come avveniva tempo fa con i Giardini della Flora); nello stesso tempo le risorse e le competenze delle associazioni possono diventare concrete possibilità per affiancare e supportare il lavoro degli operatori – ben sapendo che oggi uno dei vincoli più assillanti è diventato quello degli addetti, che si vanno riducendo per la carenza di fondi pubblici e ministeriali). Naturalmente nel pieno rispetto dei ruoli istituzionali e dei compiti di ognuno. A fronte di questo spirito di collaborazione speriamo che questa volta, speriamo che questa volta da parte della Direzione Reggia ci possa essere almeno una risposta con l’umiltà e lo spirito di ascolto che deve contraddistinguere chi gestisce beni comuni.
Grazie per l’attenzione.
In attesa di un riscontro, cordiali saluti.

Le Piazze del Sapere Caserta, 26 aprile 2020

 

Al Presidente Provincia di Caserta

Al Presidente e Direttore Museo campano
Al Sindaco di Capua - Alle associazioni cittadine
Oggetto: patto pubblico-privato per il Museo Campano
Gentili,
il giorno 22-04-2020 in un bell’intervento pubblicato su il Corriere della Sera, il Presidente ed il Direttore del Museo Egizio di Torino hanno lanciato una proposta molto interessante: avviare un Patto pubblico-privato per far vivere e tutelare il nostro patrimonio storico ed artistico. In coerenza con i valori ed i principi dell’art. 9 della nostra Costituzione. Questa proposta appare quanto mai opportuna in una fase delicata per la ripresa dall’emergenza sanitaria, che richiede una forte volontà e capacità di fare rete e coesione.
Come rete amici del Museo Campano e Piazze del Sapere intendiamo riprendere e rilanciare questa proposta anche a livello provinciale. A tal fine chiediamo al Presidente della Provincia, al sindaco di Capua, al Presidente CDA e Direttore del Museo Campano di aprire un confronto con le associazioni e con le forze sociali per unire le forze e creare nuove sinergie con la promozione di un primo patto pubblico-privato teso a valorizzare e promuovere il più importante museo di Terra di Lavoro, quello di Capua.
Naturalmente questa buona pratica si può estendere anche agli altri siti ed enti che gestiscono beni culturali a livello locale e provinciale. Come si legge nelle conclusioni della proposta: "Condividendo risorse e competenze ce la faremo solo se sapremo lavorare uniti al servizio delle collezioni, da veri civil servant".
In merito chiediamo alle istituzioni di convocare un incontro ad hoc appena ci saranno le condizioni di ripresa dall’emergenza sanitaria. Nel frattempo chiediamo l’adesione formale da parte delle associazioni cittadine (attive nel terzo settore e nell’ambito dei beni culturali).
In attesa di un riscontro, cordiali saluti

Alleghiamo alla presente l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera.

Pasquale Iorio, Rete Amici Museo Campano Capua, 24 aprile 2020

Adesioni
Amici Museo Campano: referente Pasquale Iorio
APS Le Piazze del Sapere-Aislo Campania: referente Giuseppe Ventriglia
Capuanova: referente Livio Marino Atellano
Archeoclub Capua: referente Francesco di Cecio
Lyon Club "Capua Irta": referente Fiorentino Aurilio
TCI Aperti per voi: referenti A. Troili – P. Pelagalli
Auser Capua: referente Assuntina Plomitallo
Block Notes: referente Franco Fierro
Palasciania: referente Marco Palasciano
Extra Moenia: referente Vincenzo Valletta
FaziOpenTheater: referente Antonio Iavazzo
Italia Nostra Caserta: referente Maria Rosaria Iacono

Amici Museo Campano

Il museo vivente. Proposte e progetti
Come ebbe a sottolineare il valente studioso Carlo Belli: "Può considerarsi oggi una delle gemme più fulgide tra i mirabili musei dell’Italia meridionale", inserito nella categoria dei grandi musei. Fondato nel 1870 dallo storico ed erudito capuano, canonico Gabriele Iannelli, ha sede nell’antico palazzo Antignano di Capua. Occupa 5000 mq espositivi con XXXIV sale e 3 sezioni: archeologica, medioevale e moderna. Inoltre comprende una Pinacoteca che conserva preziose opere d’arte che vanno dal XIII al XVIII secolo, nonché una Biblioteca ed Emeroteca con oltre 70.000 testi includenti pergamene, manoscritti, carte geografiche e prime edizioni a stampa di altissimo pregio; con annesso un Archivio Storico-topografico che conserva documenti di Capua e dei suoi 36 Casali in altre epoche ad essa afferenti.
Il Museo Provinciale Campano è universalmente noto non solo per la molteplicità delle sue terrecotte architettoniche (Tanagrine) e delle sue ceramiche e vasi di antica ed eccellente fattura, ma soprattutto perché custodisce più di 150 statue votive in tufo denominate Matres Matutae, collezione unica al mondo nel suo genere. Orbene, in seguito alla discussa riforma delle province il monumento vive in una fase precaria di governo. Basta dire che il personale che nel 2005 ammontava a circa 20 unità, oggi ridotto a pochi addetti.
Alla luce di queste evidenze è difficile a credersi, ma vergognosamente vero, nell’inventario degli innumerevoli enti destinatari di fondi consistenti da parte del Governo e della Regione, a cui Capua ha dato il nome, il Museo Campano non solo risulta quasi totalmente escluso da tali erogazioni, ma per lo più viene emarginato ad un ruolo di secondo ordine nei riparti dei fondi nazionali destinati ai musei provinciali (come è avvenuto nelle ultime delibere della Regione, a cui tocca ora il compito di erogarli).
Per queste ragioni, come rete di associazioni riteniamo che in primo luogo va sollecitata la Regione Campania a definire gli atti necessari per risanare il riparto dei fondi ministeriali, già disponibili per i musei di carattere provinciale, che finora è stato irrisorio. Negli ultimi anni la Provincia di Caserta ha proceduto alla ricostruzione degli organi previsti dallo Statuto, a partire da un nuovo Consiglio di Amministrazione ed con la nomina di una direzione competente – a cui secondo noi si può affiancare anche un Comitato Scientifico, per poter varare un adeguato progetto di valorizzazione, di promozione, di fruibilità e sostenibilità, grazie anche all’uso delle tecnologie multimediali rivolte ai visitatori, agli studiosi e alle scuole, anche con eventi ed informazioni capaci di attrarre i flussi turistici in un’ottica di itinerari e percorsi del nostro patrimonio storico ed artistico (facendo rete e mettendosi in connessione con gli altri comuni e con i progetti sull’Appia Felix ed itinerari Siti Reali, a partire da Carditello).
A tal fine come rete di associazioni abbiamo deciso di integrare e unire le risorse e le competenze tramite la costruzione di un nuovo ETS (in coerenza con la nuova normativa), con un comitato promotore "Amici del Museo Campano" ed un Forum Permanente sui beni comuni e culturali della città per una loro gestione partecipata e condivisa. In merito a tali obiettivi il mondo del terzo settore e del volontariato ribadisce la propria volontà a progettare e sostenere iniziative di promozione e valorizzazione dei monumenti (a partire da quelli ancora in stato di degrado ed abbandono, come ad esempio la casa del grande musicista Martucci), in base alla buona pratica già sperimentata con successo dal TCI Aperti per voi con le Chiese Longobarde. A tal fine opereremo in sinergia ed in collaborazione con gli organi di governo del Museo stesso, nel pieno rispetto dei ruoli e delle funzioni istituzionali. Di seguito indichiamo alcune idee e proposte su cui da tempo stiamo lavorando, alcune anche di grande rilievo e prestigio di livello internazionale.

Idee e proposte di valorizzazione
Per cercare di rendere più attrattivo e per far conoscere l’insigne monumento, come rete di associazioni abbiamo proposto al Presidente CdA di organizzare nell’autunno 2020 una mostra internazionale d’arte sul tema, in collaborazione con le istituzioni locali e campane:

Terra di madri. Le Matres nell’arte moderna.
Si possono prevedere due ipotesi organizzative:
• La prima legata al progetto di Mail ART per una mostra espositiva delle circa 200 opere offerte da artisti di tutto il mondo nell’ambito del progetto Adotta una madre (proposto da Capuanova, Aislo e TCI).
• La seconda volta ad organizzare una mostra di opere (pittura e scultura)dedicato al tema delle Matres, con esposizione di artisti che si sono impegnati su questo filone (come ad es. Mario Schifano, G. Vallifuco ed altri).

Promozione del Museo Campano
Nonostante l’impegno profuso dal nuovo CdA e Direzione, il Museo Campano – come avviene anche per gli altri territoriali - sconta da tempo una grande criticità: la scarsa partecipazione di visitatori. Infatti, negli ultimi 3 anni abbiamo avuto un trend negativo ed altalenante: dai 14 visitatori del 2017 siamo crollati alla metà nel 2018, con una piccola ripresa nel 2019 anno in cui si contano circa 9.000 visitatori. Sono cifre che impallidiscono rispetto a quelle di altri musei a livello regionale e nazionale, una vera mortificazione per il prestigio delle opere contenute ed esposte in quello che Maiuri definì come il "monumento più insigne della civiltà italica".
In diverse occasioni abbiamo avuto modo - come rete di associazioni (a partire dall’appello lanciato nel dal TCI e dalla petizione su Chance fino alla catena umana) – di sollecitare la messa in campo di una proposta che sia adeguata per un progetto di rilancio, promozione e valorizzazione del nostro prezioso monumento, all’altezza del suo prestigio. A tal fine bisogna riconoscere che uno dei primi atti deve riguardare la governance, che non può continuare a rimanere solo nelle mani dell’Amministrazione Provinciale, ma deve poter contare anche su risorse e contributi da parte di altre istituzioni regionali e nazionali.
Per questo motivo riteniamo utile riprendere una indicazione avanzata alcuni anni fa nell’ambito della manifestazione "Le radici del futuro": di insediare un tavolo di confronto tra le principali istituzioni che possono contribuire a sostenere un moderno processo di valorizzazione, a partire dalla Provincia fino al comune di Capua, dalla Regione fino al MIBAC (con la rete museale territoriale e regionale). In quella sede venne anche predisposto con Il Governo un apposito Accordo e progetto di valorizzazione in tal senso, grazie ad un apposito regolamento tra le istituzioni coinvolte, che purtroppo è rimasto solo sulla carta e che oggi si potrebbe riprendere.
• La prima azione da attivare riguarda un piano di comunicazione e documentazione (in primo luogo attraverso i media ed i social) volto a far conoscere ed apprezzare la valenza turistica, culturale ed anche per l’apprendimento del monumento. In secondo luogo occorre aprire un dialogo e confronto con le principali strutture museali a livello nazionale ed europeo, per attivare scambi e buone pratiche, a partire dai collegamenti con gli itinerari turistici dei grandi attrattori (in primo luogo della Reggia vanvitelliana). In tal senso una attenzione particolare va data al sistema delle scuole e dell’università, ben presenti sul territorio (a partire dal DILBEC dell’Unicampania). In tale direzione vanno i primi provvedimenti decisi dagli organi del Museo di attivare una pagina FB – a cui seguirà un nuovo sito ben più ricco e documentato per poter consentire una narrazione con una visione e conoscenza delle opere contenute nel nostro monumento (un vero scrigno di tesori d’arte e di storia di Terra di Lavoro).
• Inoltre, può essere ripresa anche una idea-progetto di Art Bonus, su cui iniziò a lavorare il precedente direttore del Museo (anche questa rimasta inevasa). • Nello stesso tempo si può intensificare la collaborazione con la rete di associazioni e del volontariato, anche grazie a progetti ed apporti che possono essere dati sul modello TCI Aperti per voi.
• Infine, va recuperata la grave distrazione per cui il più importante museo del territorio è rimasto escluso dalla Rete del Sistema Museale di Terra di Lavoro, costituita con delibera della Giunta Regionale ed operativa dal 2016.
• Costituzione di un Comitato Scientifico di alto profilo per programmare ed organizzare alcune iniziative legate al 150 della costituzione del nostro Museo, che ricorre il prossimo 2 maggio 2020. Proposta di Gemellaggio con il Metropolitan Museum di New York in occasione dei 150 anni della fondazione (infatti i due musei sono coevi di nascita).
In omaggio a tale ricorrenza stiamo preparando una nuova pubblicazione dal titolo "Il museo vivente. Proposte e progetti per la valorizzazione", con scritti e testimonianze di esperti, ma anche di tante persone appassionate dell’arte e della cultura, che verrà edito da Rubbettino (con il patrocinio della provincia e del CdA del Museo).
• Assise Federiciane. A dicembre organizzare un convegno internazionale per ricordare un evento storico di grande portate come le Assise Federiciane, qui costituite con l’apporto di grandi figure come Pier delle Vigne e Taddeo di Sessa (scuola retorica capuana). Nella sala Federiciana del nostro museo sono esposte alcune delle testimonianze più significative dell’epoca del grande imperatore, definito "stupor mundi".
Su queste proposte è opportuno avviare un confronto ed una riflessione con la convocazione di un incontro di carattere seminariale e propositivo – da tenere proprio nel museo appena sarà superata la fase di emergenza sanitaria e si potrà rientrare nella normalità della vita e delle attività.

• Lettera inviata un anno fa ed in attesa di risposta, che rimane attuale). Al Direttore Reggia di Caserta dott. Tiziana Maffei
Gentile Direttore,
le scriviamo in riferimento alla prossima visita preannunciata nella Reggia Vanvitelliana di una delegazione ufficiale della Provincia di Shaanxi e del Mausoleo di Xian per definire tempi e modalità di uno scambio artistico, con esposizione di esemplari dei famosi “Cavalieri dell’esercito di terracotta” ed eventi culturali collegati da realizzare nei prossimi mesi. Per tale iniziativa le chiediamo un incontro per sottoporre la possibilità di creare un collegamento storico ed artistico di alto valore con le Matres Matutae, una collezione unica al mondo, che rappresentano una delle espressioni più antica della creatività e dell’arte della civiltà italica, risalenti ad epoca preromana tra il sesto e quarto secolo AC. Entrambe le esposizioni sono ricavate dalla creta e dalla terracotta.
A tal fine abbiamo intenzione di organizzare un evento internazionale nella prestigiosa Sala Liani del nostro monumento, dal titolo: "Sulle orme di Atena. Le radici del futuro", anche con uno scambio ed un gemellaggio tra i nostri due musei e quello di Xian. Per un tale evento chiederemo la collaborazione delle istituzioni Provinciali e Regionali, nonché del Mibac e dell’Ambasciata Cinese a Roma. Per la sua realizzazione possiamo avvalerci del supporto delle competenze del mondo dell’università (a partire dal Dilbec di Unicampania) e ci avvarremo di esperti della storia e della cultura cinese, come la prof.sa Daniela Caruso (che collabora con la Seconda Università di Pechino) ed il comandante di lungo corso Vittorio Russo, autore di saggi importanti sull’Oriente.
In attesa di un cortese riscontro, cordiali saluti.

Il Presidente CdA Museo Campano - Il Coordinatore Amici Museo Campano, Capua, aprile 2020

 

Coronavirus, il Forum terzo settore lancia la campagna #nonfermateci

Le associazioni chiedono sostegno nella crisi per un settore indispensabile sia sul piano sociale che economico. La portavoce nazionale Claudia Fiaschi: "C'è un'Italia che non può fare a meno di noi" 20/04/2020
"Non possiamo interrompere la nostra attività che oggi sostiene migliaia di persone fragili che devono poter continuare a contare su di noi. Un numero destinato a crescere irrimediabilmente dopo la fine di questa emergenza, quando saremo costretti a confrontarci con ancora più povertà e diseguaglianze. Per questo chiediamo alle Istituzioni di non fermarci, ma anzi di aiutarci a continuare il nostro lavoro che rischia altrimenti di cessare". Con queste parole la portavoce nazionale del Forum del Terzo Settore Claudia Fiaschi spiega il senso della campagna #Nonfermateci lanciata oggi attraverso i social dal Forum con il sostegno di 87 associazioni in rappresentanza di oltre 350.000 organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, imprese sociali, per complessivi 5 milioni e mezzo di volontari e 850.000 lavoratori.
La campagna consiste in cinque 'card fotografiche’ per ricordare quanto siano importanti le attività ed il lavoro silenzioso, ma costante, svolto dalle organizzazioni del Terzo settore, dai volontari ed operatori, che ogni giorno con il loro impegno portano aiuto e sostegno ai cittadini più fragili e vulnerabili, intensificano le relazioni sociali, rafforzano la fiducia tra i cittadini e la coesione sociale delle comunità. "Il Terzo settore - spiega Fiaschi - è un comparto della società e dell'economia del quale il nostro Paese non può fare a meno, e che, anche in questo momento difficile, sta dimostrando tutto il suo valore. Gli effetti di questa crisi potranno rendere ancora più debole la nostra società e verranno colpite soprattutto le persone in difficoltà materiale e in marginalità sociale. Si allenteranno i legami e le relazioni sociali e migliaia di associazioni, di imprese sociali, di luoghi di benessere, crescita e socialità, saranno costretti a chiudere se non saranno aiutati a ripartire. Terminata la fase di emergenza il nostro Paese potrà rialzarsi solo se avrà saputo sostenere chi si è sempre occupato di proteggere le persone. È poi importante ricordare che il Terzo settore - conclude Fiaschi - è anche un tessuto economico che impegna quasi un milione di lavoratori. Per questo con la nostra campagna #NonFermateci chiediamo a Governo e Parlamento aiuti concreti, ora e per la ricostruzione. Perché c’è un'Italia che non può aspettare". (DIRE)

Fonte: Redattore sociale

Appello www.chance.org/it a Regioni e Governo per modificare il "Decreto Liquidità"

Le associazioni chiedono sostegno nella crisi per un settore indispensabile sia sul piano sociale che economico. Come ha sottolineato la portavoce nazionale Forum Terzo Settore Claudia Fiaschi: "C'è un'Italia che non può fare a meno di noi. Non possiamo interrompere la nostra attività che oggi sostiene migliaia di persone fragili che devono poter continuare a contare su di noi. Un numero destinato a crescere irrimediabilmente dopo la fine di questa emergenza, quando saremo costretti a confrontarci con ancora più povertà e diseguaglianze. Per questo chiediamo alle Istituzioni di non fermarci, ma anzi di aiutarci a continuare il nostro lavoro che rischia altrimenti di cessare".
La campagna #Nonfermateci è lanciata attraverso i social dal Forum con il sostegno di 87 associazioni in rappresentanza di oltre 350.000 organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, imprese sociali, per complessivi 5 milioni e mezzo di volontari e 850.000 lavoratori.
La campagna consiste in cinque 'card fotografiche’ per ricordare quanto siano importanti le attività ed il lavoro silenzioso, ma costante, svolto dalle organizzazioni del Terzo settore, dai volontari ed operatori, che ogni giorno con il loro impegno portano aiuto e sostegno ai cittadini più fragili e vulnerabili, intensificano le relazioni sociali, rafforzano la fiducia tra i cittadini e la coesione sociale delle comunità.
In questo contesto appare incomprensibile la decisione nel Decreto Liquidità approvato dal Governo con cui viene negata l’estensione a volontariato e promozione sociale all’accesso al Fondo Nazionale di Garanzia, una misura di cui i nostri enti non possono fare a meno per continuare ad assistere le fasce più deboli e vulnerabili del territorio. In merito è stato lanciato un allarme in alcune regioni da parte dei FTS (a partire dalla Emilia Romagna e Toscana) che chiedono di intervenire "immediatamente attraverso i vari Presidenti Regionali per risolvere una situazione che rischia di diventare insostenibile". In tal senso si muove anche il FTS Campania nei confronti del Presidente Regione Campania Vincenzo De Luca. In particolare, chiediamo che oltre all'accesso al Fondo Speciale di Garanzia, vi sia anche l'accesso agevolato al credito e agevolazioni sulle spese di sanificazione da prevedere anche per organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale. Vista la loro natura e un mandato prevalente di promozione sociale e volontariato, soltanto una minima parte delle associazioni sono iscritte al REA. E, a fonte del loro insostituibile ruolo sociale nelle nostre comunità, non si capisce come mai si chieda ad enti già iscritti ai registri regionali e nazionali dell’associazionismo e al costituendo Registro Unico del Terzo settore di avere una doppia iscrizione anche al REA che ne riconosca le prerogative della natura economica già definite per legge dalla forma di Ente del Terzo Settore (ETS).
Il FTS - insieme con le Regioni - chiede al Governo di estendere anche alle imprese e alle associazioni di promozione sociale e del terzo settore l’accesso agevolato al credito, al fondo nazionale di garanzia, alla sospensione di mutui, ai crediti di imposta e alle agevolazioni sulle spese di sanificazione. A tal fine si propone un emendamento al testo per aggiungere all’art. 13 del decreto legge, alla lettera m), dopo le parole “esercenti attività d’impresa, arti o professioni” le seguenti parole: "nonché del terzo settore, iscritti al registro unico nazionale di cui agli artt. 45 e 101, comma 2, d. lgs. 117/2017, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti e gli altri soggetti che svolgono attività economica come previsto dalla raccomandazione della Commissione Europea del 6 maggio 2003 n. 2003/361/CE". Adesioni all’Appello

Michele Zannini, Portavoce FTS Casertano - Pasquale Iorio e Gianfranco Tozza Esecutivo

Una mascherina contro la violenza sulle donne, contro le mafie, contro il Covid-19

In un bene confiscato alla camorra a Casal di Principe (CE) nasce il laboratorio per produrre i presidi contro il coronavirus: saranno destinati alle operatrici dei Centri antiviolenza di tutta Italia e contribuiranno a sostenere l’autonomia delle donne in uscita dalla violenza.
Una iniziativa della Cooperativa Sociale E.V.A. con il supporto di CO2 Crisis Opportunity Onlus, Associazione daSud, Rete San Leucio Textile e Consorzio Agrorinasce
Casal di Principe, 23 aprile 2020 - Restare a casa per contrastare il contagio e contribuire a fermare la spirale di sofferenza che in modi diversi accomuna tutti al fine di tutelare e garantire la salute dell’intera comunità. Una misura che per la maggior parte della popolazione risulterà apparentemente semplice da rispettare in virtù del sacrificio minimo richiesto per fronteggiare la ferocia del Covid19 e che invece può non esserlo per le tante donne vittime di violenza per le quali l’obbligo di isolamento a casa può trasformarsi in un vero e proprio incubo. Perché se già in condizioni normali è estremamente complicato liberarsi dalla violenza agita da mariti, compagni, padri, uomini dentro le mura domestiche, adesso – con le donne costrette nelle loro abitazioni – lo è ancora di più.
Fortunatamente le realtà che, da sempre e quotidianamente, si occupano della condizione delle donne anche in questa occasione si sono fatte trovare pronte e anzi hanno fatto in modo di mettersi ancora di più al servizio dell’intera collettività. In questo contesto, un aiuto concreto arriva dal Sud, quel Sud additato anche in questo periodo come esempio negativo: per il sistema sanitario deficitario e la presenza delle mafie che ostacolerebbero i finanziamenti dall’Unione europea.
Qui, in una realtà complessa come la Campania, da 20 anni opera la Cooperativa Sociale E.V.A. – un modello per tutto il Paese nella prevenzione e il contrasto della violenza maschile contro le donne e i bambini. Gestisce cinque Centri antiviolenza e tre case rifugio, tra cui Casa Lorena, Casa delle donne contro la violenza. Un luogo concreto e dell’anima che risponde praticamente e simbolicamente a tutte le dimensioni sopra citate. È infatti un centro che è stato realizzato in un bene confiscato alla camorra e pensato per accogliere e sostenere donne vittime di maltrattamento e abuso intra ed extra familiare. Ma quello che lo rende ancora più utile è la scelta di non fermarsi ai percorsi di uscita dalla violenza, ma di dare alle donne anche l’opportunità di autodeterminarsi da un punto di vista lavorativo. Sia grazie alla presenza di uno sportello di orientamento alla formazione e al lavoro, sia perché la cooperativa E.V.A. ha deciso di investire direttamente in interventi di inserimento lavorativo per sostenere l’autonomia economica delle donne realizzando "Le ghiottonerie di Casa Lorena", un laboratorio di catering, di produzione di confetture e pasticceria.
Adesso compie un passo in più: insieme alle associazioni Co2 Crisis Opportunity Onlus, daSud APS, la Rete San Leucio Textile e il Consorzio Agrorinasce, con un finanziamento della Regione Campania per il buon utilizzo dei beni confiscati, ha avviato un laboratorio per produrre accessori di alta moda sempre in un bene confiscato al clan dei Casalesi. A causa di questa terribile pandemia, ha deciso di rimodulare temporaneamente l’attività e di impegnare le donne fuoriuscite da situazioni di violenza nella produzione di mascherine contro il virus. Al progetto aderisce anche la sartoria del Teatro di San Carlo che metterà a disposizione la propria arte sartoriale per trasmettere i propri saperi artigianali.
"Viviamo tutti settimane molto difficili - afferma Lella Palladino della Cooperativa Sociale E.V.A. – ma ci sono territori nel nostro Paese in cui le difficoltà diventano drammatiche: le diseguaglianze sociali preesistenti durante la quarantena si acuiscono. È quindi oggi più che mai indispensabile sostenere l’autonomia economica delle donne più in difficoltà reagendo alla crisi con azioni concrete che promuovano occupazione ed empowerment".
Inoltre i presidi di protezione confezionati dalla Cooperativa E.V.A. saranno anche destinati gratuitamente alle operatrici dei Centri antiviolenza di tutta Italia. Un’iniziativa che ha ricevuto il plauso della Ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti, oltre che un’idea potente e una sperimentazione virtuosa capace per la prima volta in Italia di tenere insieme il contrasto alle mafie, alla violenza di genere e al contagio.
Purtroppo però quel finanziamento da solo non è sufficiente a raggiungere obiettivi tanto ambiziosi. Come spiegano le organizzazioni promotrici dell’iniziativa, "c’è bisogno del sostegno e del supporto delle tante e dei tanti che, credono nelle potenzialità e nella forza di questo progetto per dimostrare da subito che l'esperienza negativa che stiamo vivendo porta con sé qualcosa di straordinario e cioè la costruzione di una società migliore che non lascia indietro nessuna". Presto sarà così avviata una campagna di raccolta fondi a sostegno di una mascherina contro la violenza sulle donne, contro le mafie, contro il Covid19.

Per maggiori informazioni: www.cooperativaeva.com
Ufficio Stampa Ref. Eleonora Farnisi Mob.: +393454023931 Mail: ufficiostampa@dasud.it

 

Daniele Ricciardi: Covid 19, la Formazione diventa online?

E’ indubbio che l’esperienza Covid 19 di questi mesi ha spinto le professioni e ognuno di noi verso un forte utilizzo delle potenzialità della tecnologica informatica e delle reti internet, che fino a qualche mese fa erano considerati strumenti innovativi e stimolanti destinati ad un pubblico "tecnologicamente avanzato", ad una sorta di "Élite societaria formata da pochi competenti". In questi giorni invece e anche dopo l’emergenza virus le tecnologie informatiche e le reti internet rappresenteranno per un lungo periodo l’unico strumento a disposizione dei professionisti e di noi utenti.
L’emergenza Covid ha colto tutti impreparati compresi i docenti, gli alunni e le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, l’Università e la Formazione Professionale - sebbene con priorità ed esigenze diverse. I docenti sono stati costretti a trovare soluzioni immediate per garantire la didattica a distanza reinventando le lezioni, mettendo in discussione i metodi di didattica tradizionale sperimentati da anni ed adeguandoli alle nuove esigenze informatiche. Gli alunni (e chi per loro) hanno dovuto testare la propria infrastruttura di rete.
Condividere il Pc e la stampante di casa facendo dei turni tra lo smartworking di papà e mamma e le lezioni del fratellino. Per non parlare poi del blocco delle reti internet "affollate" dai dati della rete di casa, richieste dai cellulari collegati ad internet, smart tv collegati ad infinite serie Tv, giochi on line, ecc. Le istituzioni scolastiche che fino a qualche mese prima ritenevano impossibile una didattica esclusivamente on line, hanno dovuto prontamente estendere a tutto il corpo docente gli accessi elettronici alle piattaforme di e-learning.
E se le varie piattaforme di E-learning (Google, Suite, Classroom, Meet e Microsoft Teams) erano spazi virtuali nei quali sperimentare l’aggiornamento professionale solo per quei docenti più telematicamente ardimentosi e desiderosi di innovare, oggi queste piattaforme sono diventate obbligatorie per tutti e di uso comune negli ambienti formativi anche per i più negletti e tradizionalisti rispetto all’uso delle nuove tecmologie.
Il ricorso alla FAD (Formazione a Distanza) di prima generazione risale alla metà dell’ottocento con la didattica per corrispondenza, per poi passare alla seconda generazione che si avvale dal XX° secolo della nuova tecnologia di radio e televisione; si giunge alla terza generazione Fad quella dell’utilizzo dei Pc e delle Reti. In Regione Campania il D.D. n. 81 del 26/03/2012 approva la procedura di accreditamento per l’erogazione della FAD per le agenzia formative poco dopo bloccata per svariati motivi. Oggi a seguito dell’emergenza Covid 19 con D.D. 229 del 23/02/2020, tutti i corsi avviati prima del 10 Marzo 2020 possono essere transitati ed erogati in FAD con non pochi problemi.
I corsi saranno organizzati in Fad con modalità “asincrona” fruibile tramite piattaforma di E-Learning tecnicamente idonea al tracciamento di tutte le attività didattiche che l’alunno potrà svolgere secondo le proprie abitudini e disponibilità orarie, e in modalità "sincrona" ovvero con ore di lezione da realizzare in streaming, che sostituiranno di fatto le ore di aula previste dal corso con video-lezioni cui parteciperanno tutti i corsisti contemporaneamente. Ad oggi non sono state definite le modalità per erogare le ore da svolgere in forma di stage/tirocinio presso le strutture convenzionate.
Ma quali sono i vantaggi della formazione in e-learning:
• Per gli enti scolastici sono: il contenimento dei costi legati alla gestione delle aule destinate alla formazione (fitto, elettricità, pulizia, riscaldamento, autorizzazioni asl, normativa sicurezza ecc.), incremento del numero di allievi per ciascun corso avendo superato le limitazione dell’aula fisica, incremento delle iscrizioni su tutto il territorio nazionale avendo superato il vincolo geografico.
• Per gli allievi, sono: maggiore autonomia nella scelta del luogo e dei tempi della formazione, crescita delle possibilità di successo dell'apprendimento attraverso materiale didattico interattivo in quanto gli stessi (multimedialità, simulazione di casi, …) si integrano fra loro con adeguati materiali di approfondimento e rinvii a fonti esterne (bibliografiche e del web), possibilità di verifiche periodiche automatiche, interazioni con il docente e gli altri allievi.
• Per i formatori: puntuale monitoraggio delle attività dei discenti anche su grandi classi, disponibilità di reportistica esaustiva e aggiornata sulle performance dei discenti, attività di valutazione declinata con gli obiettivi dei singoli moduli o unità didattiche e con gli obiettivi formativi complessivi e professionalizzanti del percorso, prevedendo anche la valutazione delle attività di lavoro di gruppo e project work.
Di contro gli svantaggi sono:
• Per gli enti scolastici: il rischio di standardizzazione della didattica e accentramento della stessa presso pochi Enti capaci di forti investimenti tecnologici, pubblicitari, e possibili duplicazioni didattiche (vedi il fenomeno dell’Università on line che gestisce circa 60mila studenti con meno di 200 docenti) • Per gli allievi: forte responsabilizzazione nell’approccio didattico, costo delle attrezzature informatiche, e appiattimento della didattica.
• Per i formatori: riduzione occupazionale inevitabile.
Come si può facilmente capire, quindi la Fad o E-learning o DAD - o come volete chiamarla - non è semplicemente mettere on line le slide del docente. Occorre curare la progettazione formativa e la didattica in funzione dello specifico ambiente di apprendimento basato sul web, producendo una mappa del percorso a supporto del processo di apprendimento e di una necessaria meta-cognizione, nonché indicizzare i contenuti dei singoli moduli (comprese le attività di valutazione) tenendo conto di tre fattori: motivazione dell’alunno, verifica degli apprendimenti, interazione della classe con il docente e tra gli alunni (come avviene in una classe tradizionale).
A rendere ancor più scivoloso il terreno è la burocrazia complice della politica degli opportunismi che invece di innovare con regole più semplici e trasparenti, approfitta per rendere le regole del gioco più complicate e cervellotiche così da garantire la sopravvivenza dei "cortigiani" del momento. Ad oggi per esempio l’accreditamento FAD è bloccato (circa 20 Agenzie Formative accreditate Fad su 450 totali, con D.D. n. 109 del 17/07/2014) dalla Regione Campania, e le direttive trasmesse sono legate solo all’emergenza corona virus. Sarebbe forse il caso di riaprire i termini con regole e metodologie semplici e chiare, ampliando le ore erogabili in Fad dei corsi professionali, magari realizzando una piattaforma offerta dalla Regione Campania per evitare equivoci e ridurre i costi per le Agenzie Formative.
Infine, ci chiediamo se la "formazione on line" può sembrare più più facile? Io dico che occorre riflettere sul fatto che tutto ciò che ci viene mostrato come semplice grazie alla tecnologia, in realtà è più complicato perché intangibile, amorfo e inanimato.
E’ vero che nulla sarà come prima, ma rimane il fatto che solo la semplicità, il calore della relazione umana, la forza potente motivazionale di una calorosa stretta di mano o di un abbraccio tra due persone sono insostituibili proprio come lo è la didattica dell’insegnamento tradizionale, di cui la FAD potrà e dovrà rimanere un’utile supporto.

Istituto Ricciardi Ascco, Piana di Monteverna, 24 Aprile 2020

 

Il Patto di Caserta per la lettura

Caserta intende adottare il Patto per la lettura. Numerosi i soggetti – tra associazioni, cittadini, gruppi informali e soggetti imprenditoriali – che hanno aderito al percorso lanciato dal Comune di Bologna assieme alla sua Istituzione Biblioteche, con il sostegno del Centro per il libro e la lettura, che porterà Caserta a dotarsi di un piano per promuovere la lettura e la conoscenza. È possibile continuare a presentare proposte scrivendo a: pattoperlalettura@comune.caserta.it. Nella mail occorre inserire una breve descrizione del soggetto aderente e dell'iniziativa che si intende promuovere attraverso l'adesione al patto.

Premessa
La Città di Caserta adotta il Patto Locale per la Lettura bene comune con l’obiettivo di promuovere in modo continuativo, trasversale e strutturato la lettura e la conoscenza in tutte le loro forme. Alla base del Patto si pone infatti la considerazione che lettura e conoscenza siano fattori indispensabili per la costruzione di una società più libera, consapevole e attenta alle diversità, alla quale tutti i cittadini e le cittadine, le associazioni, le imprese e le istituzioni casertane possono contribuire ogni giorno.
Il Patto intende essere lo strumento per generare nuovi incontri, scambi, sperimentazioni diffuse e attivazione di luoghi. L’obiettivo principale è ripensare la città attraverso la lettura e la conoscenza, il coinvolgimento delle persone e la relazione con gli spazi pubblici e privati, per stimolare una nuova forma di resilienza individuale e collettiva.
Si afferma così, complessivamente, un "diritto alla città" tramite la promozione della lettura e della conoscenza, e la promozione dei valori ad essa collegate. Ciò comporta mettere in campo pensieri e iniziative per accogliere e valorizzare una comunità plurale, coltivare cittadinanza consapevole e informata, generare nuovi legami di reciprocità, abbattere muri e pregiudizi, offrire opportunità e accessibilità relative al patrimonio culturale e alla creatività.
Il Patto è un manifesto, da immaginare come un albero ben radicato nel terreno, che cresce e si articola dando forma ad una visione di città e di reti, con rami che arrivano lontano alimentando un sistema di relazioni e scambi, e ciò costituisce il punto di vista caratterizzante di una nuova politica per cultura cittadina accessibile e coinvolgente.
Con il Patto si costituisce una grande alleanza cittadina, alla quale aderiscono soggetti pubblici e privati, istituzioni culturali, Università, imprese, professionisti, associazioni e singoli cittadini, che intendono impegnarsi per ideare e sostenere progetti condivisi.
Aderendo al Patto, le parti si impegnano a partecipare ai momenti di elaborazione e progettazione, a diffondere la visione e i principi, a individuare le risorse e le competenze necessarie per implementare le attività; almeno una volta l’anno a partecipare ad una giornata di monitoraggio e aggiornamento delle azioni discendenti dal Patto stesso. A tal fine si costituisce un "Forum cittadino per la promozione della lettura" coordinato e promosso dal Comune di Caserta e dall’Istituzione Biblioteche, al fine di garantire la partecipazione di tutti i firmatari e la parità di tutti i cittadini accesso alla conoscenza. Tutti i cittadini e le cittadine casertani sono allo stesso tempo attori e fruitori del Patto e dei progetti che in esso si collocano, anche grazie al contributo dei professionisti dei settori culturali e creativi, le attività e i servizi collegati, gli attori e le istituzioni coinvolte.
Il Comune di Caserta si impegna a coinvolgere le sue Istituzioni e i Quartieri, le borgate, i servizi e le politiche; attraverso l’impegno dell’Assessorato all’Istruzione e dell’Istituzione Biblioteche a garantire il sostegno economico e organizzativo per il lancio e lo sviluppo del Patto, il coordinamento del "Forum cittadino per la promozione della lettura"; a invitare i soggetti aderenti e sponsor privati a contribuire alla sostenibilità della programmazione concordata; a individuare una o più figure responsabili operative per la gestione del Patto. I soggetti aderenti al Patto si impegnano a contribuire con le proprie idee, risorse, spazi e competenze secondo possibilità, in forma libera e responsabile, coerente con i valori espressi dal Patto stesso. L’adesione al Patto impegna alla condivisione di linee guida comunicative comuni per tutto ciò che attiene le attività condivise; alla diffusione del patto e delle informazioni sui programmi, progetti e obiettivi; alla promozione e condivisione di percorsi formativi e di approfondimento sui temi della lettura.

Il Patto in dieci punti
1. È uno degli strumenti per rendere la lettura un’abitudine sociale diffusa, riconoscendo il diritto di leggere come fondamentale per tutti i cittadini, sin dalla prima infanzia. Con il Patto viene valorizzato il lavoro che l’Istituzione Biblioteche del Comune di Caserta, nelle sue diverse sedi svolge per la promozione della lettura e della conoscenza, per la socializzazione e il contrasto alle povertà educative in rete con tutti i soggetti attivi e competenti.
2. Le sue attività devono costituire una risorsa utile per l’aggiornamento e la formazione di famiglie, insegnanti, bibliotecari, operatori socio-culturali, imprenditori e funzionari pubblici, e hanno come obiettivo prioritario la promozione delle abilità cognitive e non, la comprensione delle diverse forme espressive, lo stimolo all’uso consapevole della rete e delle tecnologie, la frequentazione e l’indagine verso linguaggi e codici che appartengono alla creatività delle nuove generazioni.
3. Il Patto mira ad avvicinare alla lettura chi non legge e a rafforzare le pratiche di lettura nei confronti di chi ha con i libri un rapporto sporadico, per allargare la base dei lettori abituali. Punta a stimolare il protagonismo dei lettori come propagatori del piacere di leggere. In collaborazione con i Quartieri, le biblioteche pubbliche e private e le associazioni territoriali intende incoraggiare la creazione di nuovi gruppi di lettura e sostenere le attività dei gruppi già esistenti.
4. Il Patto promuove la conoscenza dei luoghi della lettura e delle professioni del libro, in particolare con i librai, editori, scrittori e altre figure di carattere imprenditoriale incentivando il protagonismo e la loro collaborazione.
5. Il Patto punta ad ampliare la dotazione cittadina di case, piazze e luoghi dedicati alla lettura o biblioteche viventi: leggere nelle carceri, negli ospedali, nei centri di accoglienza, nelle case di riposo, nei condomini, nelle occasioni di festa o incontro. È un moltiplicatore di occasioni di contatto con i libri nei diversi luoghi e momenti della vita quotidiana. Le biblioteche di pubblica lettura sono luoghi dove il cittadino può venire in contatto con punti di vista diversi e sedi ideali per esperienze comuni, luoghi gratuiti, aperti a tutti, flessibili come orari e dotati di confort e tecnologie.
6. Chi aderisce al Patto si impegna a promuovere programmi e progetti dedicati ad affrontare temi di interesse pubblico, questioni di genere, razzismo, intolleranza e discriminazione; per consolidare una cultura dei diritti umani, della intercultura e del femminismo nella nostra città; una pratica all’approfondimento scientifico e all’informazione documentata nei differenti campi del sapere; per fare memoria e portare avanti come un valore lo studio della storia.
7. Con il Patto si valorizza la natura universitaria della città di Caserta a partire da una collaborazione stretta con i dipartimenti, i centri di ricerca e i laboratori.
8. I membri del Patto si impegnano a realizzare progetti e laboratori di lettura partecipata per l’integrazione di persone con differenze specifiche dell’apprendimento, disabilità motorie e sensoriali, partendo dalle scuole e con la collaborazione di associazioni. E ciò, nel pieno coinvolgimento delle diverse fasce generazionali, con particolare cura per la popolazione anziana.
9. Il Patto intende soddisfare la necessità di luoghi fisici di formazione e di consultazione che permettano di orientarsi nella società dell’informazione, un bisogno che l’accesso individuale e illimitato alla rete ha reso nuovo e fondamentale. Tramite algoritmi la sfera digitale privata ci racchiude dentro perimetri di pensieri e gusti sempre più conformi a noi stessi o orientabili, allontanando da noi ciò che è diverso, che non sappiamo, inficiando la validità stessa della sfera democratica e dei diritti della persona.
10. Si identifica nel "Festival Letture di Gusto" il momento di maggiore rilievo e visibilità internazionale attorno al quale sviluppare maggiore coinvolgimento della città stessa e occasioni di approfondimento. Condivide l’individuazione della letteratura per l’infanzia e l’adolescenza come priorità d’azione, per offrire opportunità di lettura di importante spessore narrativo, estetico, artistico e culturale, per nutrire le emozioni e le capacità individuali.

Bozza per la Delibera
Sono ancora aperti i termini per aderire al Patto da parte delle Associazioni

 

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