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Caserta Turismo: newsletter Piazze del Sapere - Aislo annualità 2020
 

Indice newsletter n. 2

Editoriale
• Appello: Programma per il "dopo". Quando la pandemia sarà finita
Cultura e sviluppo locale per ripartire
• Siti Reali – Royal Social Forum Emergenza Covid-19
• Proposte per la "Fase 2" la cura della cultura, la cultura della cura
Left Settimanale
• Gianni Cerchia: Pandemia e seconda repubblica
Cultura e coesione sociale
• Ferruccio Diozzi: Riflessioni sulla cultura ai tempi del contagio
Cittadinanza e diritti
• Pasquale Riccio: Finanza etica e microcredito
Coesione sociale e sviluppo locale
• Pasquale Iorio: Il contratto di fiume Volturno
• Andrea Mongillo: Contratto di fiume, un ottimo strumento per salvaguardare il Volturno (Intervista di Stefani Mastroianni)
• Umberto Riccio: La canapa (cannabis sativa) può essere la svolta per Caserta
Letture di gusto
• Lello Traisci: L'importanza della musica popolare come strumento di divulgazione della nostra storia.
• Gustavo Delugan: Diario di un artista al tempo del contagio
Letture consigliate

 

Editoriale
In queste lunghe settimane di emergenza sanitaria abbiamo ascoltato come un mantra una espressione molto dura "distanziamento sociale". Finora è stato l’unico assillante consiglio per salvarci dal coronavirus: stare chiusi in casa, isolati dal resto del mondo. A pensarci bene, oltre ai danni alla salute, l’effetto più devastante del virus sta proprio in questo: nella rottura di ogni forma di relazione sociale e di vita in comunità. In questo modo viene inferto un brutto colpo ad uno dei valori fondativi della cultura occidentale, quello della solidarietà e della condivisione.
Anche le attività le Piazze del Sapere (così come tutte le altre associazioni del terzo settore) hanno dovuto sospendere le attività, con cui ci sforzavamo di diffondere la cultura come fattore di coesione sociale e di apprendimento permanente. In merito si può leggere il Report che abbiamo preparato per questa newsletter. È proprio triste vedere inattivi, chiusi al pubblico i luoghi della conoscenza e del sapere, come le librerie, le biblioteche, l’Enoteca Provinciale, dove di solito ci incontravano. Una città come Caserta, che già non brillava sul fronte culturale, ora appare vuota, veramente "triste".
Per non rimanere ammutoliti e per non soccombere in questa emergenza, abbiamo deciso di resistere e di reagire con la pubblicazione e diffusione di una newsletter, in cui riprendiamo e rilanciamo i temi su cui stiamo lavorando: da quelli su "Donne e Risorgimento al sud" a quelli più direttamente legati alla coesione sociale e sviluppo locale.
E continueremo per riproporre questioni vitali come quelle dell’azzardo, la nuova piaga sociale, e della poesia oltre il degrado. Lo faremo in collaborazione con la rete nazionale Aislo e Qualipà (Palermo), con altre importanti reti di comunicazioni, come Auser, il periodico Infiniti Mondi, l’associazione Toponomastica Femminile, l’Istituto di Studi sul Risorgimento e la Fondazione Nilde Iotti.

Appello: Programma per il "dopo". Quando la pandemia sarà finita
Il Virus Covid 19 infuria in grandissima parte dei paesi e sembra non volersi placare se non dopo aver toccato l'ultima contrada del pianeta. Abbiamo davanti la più grave emergenza sanitaria della storia umana, dopo la Spagnola. Negli ultimi tempi, di fronte alla minaccia globale del riscaldamento climatico, abbiamo assistito alla sostanziale indifferenza dei poteri dominanti. Tutto è continuato come prima, perché il rischio appariva lontano, non portava danni immediati al processo di accumulazione capitalistica. Oggi la pandemia, che si diffonde quasi con la velocità dei flussi finanziari mondiali, ha messo in scacco la crescita, ha fermato la grande giostra e rischia di schiantarla. La vastità dell'evento e la radicalità delle sue implicazioni, i morti e la distruzione di ricchezza, impongono che dopo la grande tempesta nulla sia più come prima.
Indichiamo alcuni punti di necessaria, radicale trasformazione dello status quo.
• Il potere pubblico deve tornare a riacquistare centralità. L'emergenza sanitaria ha dimostrato in Italia e nel mondo, il suo ruolo insostituibile. Occorre riporre nella teca dell'antiquario l'intero armamentario della cultura neoliberista. Lo stato nazionale e a maggior ragione l'UE, devono tornare a essere agenti di investimento, dotati di una politica economica che risponda ai bisogni e ai diritti collettivi e avvii la riconversione ecologica.
• Un posto di rilevo spetta alla sanità. Il suo finanziamento, il suo carattere pubblico, la sua equa distribuzione nel territorio, devono essere posti al centro dell'azione di governo. Una sanità equa è una delle leve per rendere omogeneo il welfare del Mezzogiorno con quello del resto del Paese. Il Sud ha subito una distribuzione iniqua delle risorse pubbliche, che ha allargato il divario col Centro Nord. Si dovrà cancellare dal calendario politico ogni ipotesi di autonomia differenziata e rivedere il rapporto stato-regioni.
• Auspichiamo un sistema sanitario europeo che darebbe un grande contributo al processo di unificazione dell'Unione, tramite questo pilastro fondamentale del welfare.
• Occorrono più risorse pubbliche. Per questo s'impone una vasta operazione di giustizia sociale non più rinviabile. Oggi, mentre gran parte dei cittadini italiani non può uscire di casa, tanti altri non hanno di che mangiare. Occorre un rapido riequilibrio nella distribuzione della ricchezza e un sistema fiscale progressivo, che renda permanente tale distribuzione, il che richiede anche l’introduzione di una tassazione patrimoniale che colpisca le grandi ricchezze, con una franchigia che salvaguardi i bassi redditi e il piccolo risparmio.
• Occorre finanziare generosamente la Ricerca. L’Italia è agli ultimi posti dei paesi europei per quota di Pil ad essa dedicati. Soprattutto quella di base e nelle scienze umanistiche. I dipartimenti universitari sono stati sempre più "invitati" o costretti, per sopravvivere, a trovare essi i finanziamenti dalle imprese che, ovviamente, prediligono quei temi più spendibili sul mercato. Occorreranno più risorse, molte delle quali andranno investite nella scuola. Ma non per favorire le piattaforme informatiche delle multinazionali e i venditori di computer, suggerendo che la didattica online, praticata nella fase dell’emergenza, debba diventare l’unica e magari la migliore didattica. L’alfabetizzazione digitale della popolazione appartiene alla ragione strumentale, non alla formazione che invece deve tornare ad essere impegno della scuola come formazione alla solidarietà, alla cooperazione, alla cittadinanza attiva e responsabile, alla democrazia: tutti valori indispensabili a ricostruire il mondo del futuro.
• La necessità di maggiore risorse finanziarie pubbliche richiede una revisione del bilancio statale. Non è più possibile, in un'epoca in cui la vita umana appare così fragile e a rischio, mentre il pianeta mostra segni inquietanti di collasso, accettare che miliardi di danaro pubblico finiscano ogni anno nella costruzione di cacciabombardieri, di portaerei, bombe e armi varie. I nostri soldi messi al servizio di ordigni che produrranno morte, distruggendo abitati, territori paesaggi, beni artistici.
• Non siamo più disposti ad accettare alcuna Realpolitik. Consideriamo assurdo ritenere razionale tutto ciò che è reale. Sappiamo bene che a tali spese ci obbligano i trattati internazionali, ma proprio per questo occorre metterli in discussione. Se la democrazia deve rappresentare il volere popolare, questo deve poter mettere in discussione la logica bellica dei poteri sovranazionali. Occorre perciò uscire dalla NATO, denunciarla come la centrale del disordine internazionale degli ultimi 20 anni, un costosissimo strumento del potere geopolitico americano e niente di più. Ripugna a qualunque mente non asservita, l'idea di una istituzione che utilizza ingenti risorse per distruggere e devastare, mentre la Terra necessita della nostra cura, e occorre salvarsi da squilibri planetari sempre più minacciosi.
• Le pandemie non provengono solo dagli animali selvatici. Non accorre andare nella Foresta amazzonica per trovare focolai di future possibili pandemie. Gli allevamenti intensivi degli animali, nei nostri territori e nelle nostre stalle – che inquinano terre e acque e alterano il clima - hanno già causato migliaia di morti, oltre che ingenti danni economici: la BSE, la Salmonella DT 104, l'Escheria coli 0157, ecc. Solo il caso oggi ci difende dal passaggio all'uomo delle innumerevoli malattie che spesso devastano questi allevamenti.
• Occorre perciò cambiare la Politica Agricola Comunitaria (PAC), che oggi finanzia le agricolture industriali e i grandi allevamenti inquinanti, mentre distribuisce briciole ai contadini e nulla fa per proteggere i braccianti migranti, sfruttati come schiavi, senza i quali nessun prodotto arriverebbe sulle nostre tavole. Ma occorre anche diffondere una nuova cultura alimentare, che limiti il consumo delle carne, da considerare nociva per la salute nella situazione attuale.
• La ricostruzione dell’economia e della vita civile e sociale nella fase post pandemica richiederà il contributo più largo possibile del lavoro umano a tutti i livelli e in tutti i campi. Per questo proponiamo, come hanno fatto altri paesi europei, di regolarizzare gli immigrati e dare loro un lavoro pienamente tutelato, in agricoltura come nell’industria e nei servizi, come pure forme di servizio civile volontario, anche su scala europea, dei giovani che abbiano terminato il loro corso di studi.
• Il carattere globale della pandemia, così come il riscaldamento climatico, mettono in luce il carattere antiquato dell'attuale assetto degli stati nazionali in reciproca competizione, quando non in reciproco conflitto armato. Il nostro fragile destino comune domanda oggi una nuova logica di governo del mondo, fondato sulla cooperazione, per gestire insieme le ardue sfide che attendono l'umanità tutta intera.

Le firme vanno inviate a scandurraenzo@gmail.com

Piero Bevilacqua, Pasquale Iorio, Laura Marchetti, Tonino Perna, Enzo Scandurra, Ignazio Masulli, Andrea Ranieri, Luigi Ferraioli, Tomaso Montanari, Alfonso Gianni, Battista Sangineto, Adriano Labbucci, Maria Pia Guermandi, Alberto Ziparo, Luigi Vavalà, Paolo Favilli, Giuseppe Saponaro, Franco Novelli, Guido Viale, Alberto Magnaghi, Ilaria Agostini, Daniele Vannetiello, Rossano Pazzagli, Francesco Trane, Carlo Cellamare, Aldo Carra, Domenico Rizzuti, Ginevra Bompiani, Pietro D’Amore, Pietro Caprari, Roberto Budini Gattai, Massimo Veltri, Amalia Collisani, Vittorio Boarini, Enzo Paolini, Marta Petrusewicz, Piero Di Siena, Giancarlo Consonni, Claudia Mineide, Patrizia Ferri, Lucinia Speciale, Felice Spingola, Graziella Tonon, Piero Castoro, Pino Ippolito Arminio, Vera Pegna, Silva Acquistapace, Paolo Gelsomini, Armando Vitale, Rita Paris, Emilia Peatini, Silvana Mazzoni, Fabio Parascandolo, Velio Abati, Cristina Lavinio, Maria Rosa Ardizzone, Marina Leone, Vittorio Sartogo, Ivana Zomparelli, Sergio Sarli, Annabella D’Elia, Manuela Bonfigli, Alfonso Gambardella, Alfredo Messina, Marcello Paolozza, Bruno Fiore, Giuseppe Aragno, Paolo Berdini, Carmelo Buscema, Francesca Leder, Franca Pinto Minerva, Paolo Ponzio, Jelly Chiaradia, Mina Mastrodonato, Enzo Papeo, Gilda Marano, Ketty Marchetti, Maria Florio, Romeo Bufalo.

 

Siti Reali – Royal Social Forum

Emergenza Covid-19 Proposte per la "Fase 2" la cura della cultura, la cultura della cura

Chi siamo. Il Royal Social Forum, promosso e coordinato dall’Associazione Onlus "Siti Reali", è uno dei due strumenti di partecipazione del sistema delle eredità culturali borboniche del Sud Italia, nato nel maggio 2018 presso la Reggia di Carditello (San Tammaro - CE). È costituito da 42 portatori d’interesse (pubblico/privato - profit/noprofit) che concorrono, insieme alle istituzioni pubbliche, alla valorizzazione delle eredità culturali "borboniche", a partire dall’itinerario delle Residenze Reali dei Borbone del Sud Italia.
Emergenza Covid-19. La situazione di emergenza mondiale derivata dal diffondersi del virus Covid-19, oltre alla perdita di vite umane e danni sanitari che sta provocando, incide pesantemente sulle attività produttive, per effetto delle misure di contenimento sociale, tra cui anche quelle dell’industria culturale, creativa e turistica che in Italia incide per circa il 10/15% sul PIL nazionale per un valore economico di circa 300 mld di euro, generando un’occupazione di circa 4 ml di lavoratori.
Verso la "Fase 2". In attesa che la curva del contagio raggiunga livelli di sicurezza tali da poter determinare le condizioni della cd "Fase 2" il Royal Social Forum ha avviato una serie di attività conoscitive, di ascolto, analisi e confronto per contribuire alla definizione di nuove modalità di fruizione, valorizzazione e promozione del sistema delle eredità culturali borboniche, ivi inclusi i servizi/attività connessi, mentre si definiscono le misure di sostegno e aiuti a famiglie e imprese.
Fase 1 azioni nel breve periodo. Misure efficaci di salute e sicurezza dei lavoratori (pubblici/privati) estensione nazionale/regionale a tutti i volontari e operatori del Terzo Settore di Turismo, Cultura, Creatività (in particolare sanificazione ambienti e dpi). Misure a sostegno delle attività turistiche, culturali e creative: estensione nazionale/regionale a tutti gli Enti del Terzo Settore di Turismo, Cultura, Creatività (liquidità, scadenze fiscali, crediti d’imposta, cassa integrazione e simili).
Fase 2 azioni nel medio/lungo periodo. Ruolo della cultura assumere cultura, creatività e turismo come elementi centrali della ridefinizione dei rapporti sociali ed economici a livello regionale/nazionale/europeo - tavolo permanente di coordinamento e progettazione regionale/nazionale - pubblico/privato; - riprogrammazione fondi regionali/nazionali/europei rispetto ai nuovi scenari di riferimento; - fondo di investimento regionale/nazionale - pubblico/privato per cultura e turismo; - programmazione attività/eventi estate 2020/2021 e successivi periodi.
Fase 2 azioni nel medio/lungo periodo. Ruolo del Royal Social Forum rispetto a queste prime linee guida il RSF sarà impegnato ad elaborare e sviluppare, nel confronto anche con Istituzioni e Organizzazioni di riferimento, specifiche misure, azioni e iniziative per la ridefinizione delle strategie di fruizione, valorizzazione e promozione dell’itinerario delle Residenze Reali e il circuito delle eredità culturali borboniche del Sud Italia.
Il cuore di una comunità è il suo patrimonio culturale. Tutelarlo, valorizzarlo, renderlo pubblico e fruibile è uno dei compiti irrinunciabili di quanti sono chiamati, a diverso titolo, a proteggerlo quale fondamento per la democrazia, il benessere, la solidarietà e la crescita. La partecipazione, il consenso delle comunità locali e la riscoperta delle proprie radici rappresentano, dunque, condizioni primarie per salvaguardare e promuovere il sistema delle eredità culturali "borboniche", affinché, inoltre, le nuove generazioni non perdano traccia, memoria e coscienza dei valori di cui esso è portatore attivo.

Royal Social Forum
Portavoce Associazione per i Siti Reali e le Residenze Borboniche Onlus
Aderenti
1. Accademia di Arte Equestre Napoletana 2. Agenda 21 per Carditello e i Regi Lagni 3. Amici del Real Bosco di Capodimonte 4. Archeoclub Castellammare di Stabia 5. Archivio Plaitano 6. Associazione “Persano nel cuore” Onlus 7. Associazione "Achille Basile-Le Ali della Lettura" 8. Associazione Ars Nea - Didattica e Cultura 9. Associazione Corteo Storico Real Colonia San Leucio 10. Associazione Ferdinando e don Ippolito 11. Associazione Karma - Arte, Cultura, Teatro 12. Associazione Le Piazze del Sapere 13. Associazione Neartpolis 14. Associazione Portici Borbonica 15. Associazione Primo reggimento re 16. Associazione Società Danza Napoli e Caserta 17. Certamen Plinianum - Delegazione Stabiese Aicc 18. Club Inner Wheel Castellammare di Stabia Carf 19. Comitato Civico S. Maria di Portosalvo 20. Comitato Unesco Giovani Campania 21. Compagnia degli Sbuffi 22. Federazione Coldiretti Caserta 23. Festival Barocco Napoletano 24. Fidapa Bpw - Sezione Castellammare di Stabia 25. FuniculArt 26. I Borghi del Belvedere 27. Ipiemme 28. Leo Club Castellammare di Stabia Terme "Enrica Liguori" 29. Libero Ricercatore 30. Lions Club Castellammare di Stabia Host 31. Lions Club Castellammare di Stabia Terme 32. Lipu Caserta 33. Mavv - Museo dell’Arte, del Vino e della Vite 34. Mde Onlus 35. Parrocchia San Matteo 36. Parrocchia Santo Spirito a Quisisana 37. Pro Loco Hercolaneum 38. Pro Loco Real Sito di San Leucio 39. Pro loco Stabia for you 40. Rievocatori Storici Fantasie d’Epoca 41. Rotaract Club Castellammare di Stabia 42. Rotary Club Castellammare di Stabia

 

Gianni Cerchia: Pandemia e seconda repubblica

Nel dibattito politico italiano si sono da tempo mutuate espressioni d’Oltralpe per scandire l’avvicendarsi dei nostri diversi assetti istituzionali: dalla prima Repubblica dei partiti alla seconda delle coalizioni bipolari, fino alla terza tripolare e neo-proporzionalista. In realtà, mentre nella successione francese si elencano vere e proprie fratture costituzionali, determinate da crisi epocali e spesso sanguinose (la presa della Bastiglia, la primavera dei popoli, la sconfitta di Napoleone III a Sedan, la Seconda guerra mondiale, l’Algeria), nel nostro Paese ci si riferisce a fenomeni relativamente più superficiali, inerenti alle dinamiche dello spazio occupato dalle forze politiche. Per intenderci e semplificare, la fine della guerra fredda cancellava il cleavage internazionale (USA-URSS) che escludeva i comunisti, allargando a dismisura lo spazio della cosiddetta legittimità a governare, e, tra le altre cose, costringeva la destra neofascista a scavalcare e neutralizzare la speculare frattura istituzionale (fascismo-antifascismo, repubblica-monarchia), non potendo più lucrare sulla rendita di posizione dell’anticomunismo. La conseguente normalizzazione dello spazio politico, dove rappresentanza e legittimità andavano a coincidere, consentiva l’innesco di una logica bipolare e dell’alternanza lungo il confine destra-sinistra. Il che, nei primi anni Novanta del secolo scorso era indubbiamente un punto dirimente, ma ancora pienamente dentro il recinto costituzionale del 1948.
In realtà, una sorta di seconda Repubblica nasceva con le riforme federaliste del 2001, quando si poneva mano al Titolo Quinto e si ribaltava il rapporto tra centro e periferia del sistema. Un’operazione condotta grazie al connubio di tutti gli schieramenti, anche se alla fine realizzata dal solo centrosinistra sulle macerie della bicamerale, nella speranza - un po’ come Bismarck che s’inventava la legislazione sociale per asfaltare i socialisti tedeschi — di disinnescare la deriva leghista grazie alla devoluzione di un gran numero di poteri e competenze agli enti regionali. Era così che il nuovo testo dell’art. 117 capovolgeva le stesse priorità della sovranità, prevedendo esplicitamente che "spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato". Non solo, ma scompariva l’esplicita menzione di un potere di prevalenza statale in caso di contrasto con l’interesse nazionale o con quello di altre regioni.
Risparmiandoci per carità di patria il lungo elenco di sentenze della Corte costituzionale che hanno dovuto dirimere confitti e chiarire i limiti, è da rimarcare come quella corposa revisione costituzionale abbia innescato una ineluttabile e travolgente frantumazione della cittadinanza, per di più in un Paese che ha nel dualismo Nord-Sud uno dei suoi tratti costitutivi irrisolti. Abbiamo così scoperto che essere campani o lombardi non voleva significare italiano allo stesso modo, poiché non avevamo diritto alla stessa mobilità, alla stessa salute, alla stessa istruzione, né per il presente né per il futuro. La conferenza Stato-Regioni, infatti, ha nel corso del tempo abilitato meccanismi di distribuzione delle risorse che hanno sistematicamente favorito le aree più forti e abbandonato quelle più deboli, inventandosi indici su misura, privilegiando la spesa storica (quindi cristallizzando e acuendo i divari) o addirittura elaborando veri e propri miti - quello sul costo unitario della siringa, il più famoso di tutti, quando si voleva che in Calabria fosse dieci volte più oneroso che in alcune regioni virtuose del Centro-Nord. Una menzogna, esplicitamente rivelatasi per tale all’atto della successiva definizione dei costi standard, ma senza alcuna conseguenza sul ripensamento dei finanziamenti. Un costume poi mutuato dal comparto universitario nella distribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario, soprattutto dalla disastrosa riforma voluta da Attila Gelmini in avanti.
Questo non significa voler nascondere il peso del malaffare, delle turbative, della cattiva amministrazione. Tuttavia, sarebbe onesto quanto meno riconoscere che questi mali non sono un monopolio meridionale. Anzi, che è sempre un errore generalizzare sulla base degli stereotipi, una regola aurea che dovrebbe valere sempre e non solo quando ci s’indigna, giustamente, per un articolo di Die Welt sulla mafiosità degli italiani. Compito della politica è saper distinguere, approfondire, reagire alle carenze e alle patologie, sanando e magari sostituendosi a chi non compi il proprio dovere, per garantire i diritti negati, non per certo per cancellarli. Per fare un esempio che ha suscitato un certo clamore, se a Casoria (Napoli, 80 mila abitanti) non ci sono asili nido sarebbe razionale lavorare per istituirli, fornendo mezzi e strumenti, non appellarsi alla spesa storica per tagliare le risorse. È come dire che gli errori del passato progettano il futuro, come per una condanna inappellabile. Una follia, ma è esattamente quel che è accaduto. Era Gianfranco Viesti a mettere il dito nella piaga nel settembre del 2017 sottolineando che perfino "l’austerità è stata asimmetrica; al posto di mitigare le dinamiche [dualistiche…] le ha rese più intense. La politica economica degli ultimi anni ha colpito molto di più il Sud del resto del paese […] La principale politica nazionale per lo sviluppo del Mezzogiorno, incentrata sul Fondo Sviluppo e Coesione, ha raggiunto i minimi storici: poco più di un miliardo e mezzo all’anno nel 2014-16 rispetto agli oltre 5 del primo decennio del secolo".
La seconda Repubblica d’Italia è questa: la lacerazione profonda del tessuto della comune convivenza, l’ancoraggio dei diritti alle sperequazioni esistenti, la rinuncia della politica a intervenire per orientare processi e combattere le iniquità; il tutto entro il quadro dell’abbandono-rimozione della questione meridionale, affidata a fondi europei e a progettualità regionali. Solo il fascismo seppe far di peggio, abolendo per decreto il divario. In compenso, abbiamo guadagnato un arcipelago istituzionale nel quale un certo numero di satrapi locali rivendicano quotidiane porzioni di potere, fregiandosi in qualche caso di titoli (a iniziare da quello di governatore) che nessuno - nonostante tutto - s’era mai immaginato di mettere per iscritto. È la pandemia che fa saltare il gioco, un’esperienza drammatica e dolorosa che ci costringe a confrontarci con il dato di realtà: le debolezze del sistema pubblico, i presunti primati del privato, la confusione dei provvedimenti, la risibilità di proclami da film western di dubbia fattura. Per fortuna il primo governo Conte è naufragato, per fortuna Salvini non è più al Viminale, per fortuna il regionalismo rafforzato s’è impantanato nella crisi di governo. Cosa sarebbe potuto accadere in caso contrario, dopo il varo del progetto secessionista del lombardo-veneto (distinguerei francamente la richiesta, comunque criticabile, ma di ben diverso tenore, avanzata dall’Emilia Romagna), è fin troppo facile da prevedere di fronte alla tragedia dell’oggi.
Al 9 aprile, a un mese dalla scellerata fuga dal cratere epidemico settentrionale verso il Mezzogiorno, il Sud (isole comprese) registra 10787 attualmente positivi che incidono per l’11,13% sul totale nazionale; i decessi, invece, sono 937, appena il 5,13% del dato complessivo. Sono segnali dolorosi, ma comunque di contenimento deciso dei contagi: una diga che argina la diffusione della malattia e attenua la pressione sul sistema sanitario, consentendo di orientare attenzioni e risorse verso un Centro-Nord che, in questo momento, ha bisogno del sostegno dell’intero Paese. È un risultato importante che nasce, in primo luogo, dal rispetto responsabile delle regole, dall’esercizio dei doveri della cittadinanza che non concede nulla alla retorica nazionalistica, ma declina al meglio i valori della solidarietà e dell’accoglienza. Le eccezioni ci sono, immancabili, ma poche e da perseguire, a fronte del comportamento rigoroso della quasi totalità, che dovrebbe finalmente aiutare a sovvertire i tanti luoghi comuni sulla fragilità dello spirito civico, anche a dispetto di qualche sbraitante cultore dei lanciafiamme.

Università del Molise

 

Ferruccio Diozzi: Riflessioni sulla cultura ai tempi del Covid 19

Premessa
Negli ultimi anni l’espressione "Ripartire dalla cultura" è stata spesso impiegata per indicare il potenziale supporto che un’adeguata considerazione di beni ed attività culturali avrebbe potuto garantire a tutto il contesto sociale, aiutando un equilibrato sviluppo economico-sociale. A volte in maniera polemica contro i teorici del "con la cultura non si mangia", altre volte per dimostrare che la forza di certi territori, gravati da problemi antichi e moderni, poteva venire anche da un elemento troppo sottovalutato, l’idea ha guadagnato consensi e raggiunto risultati.
Improvvisamente, la drammatica evenienza determinata dalla pandemia Covid 19 ha reso questo, come altri temi importanti, di fatto marginali. Eppure, anche aiutati dall’ottimismo della volontà, è necessario tentare di riprendere, adesso, quelle riflessioni, e proprio a partire dai danni specifici che alla cultura la pandemia sta procurando, sviluppare idee che saranno forse utili quando questa tremenda congiuntura sarà superata.

Essere preparati
Una dei concetti fondamentali che, non solo come italiani, stiamo apprendendo è quello della "preparedness". Si tratta di un termine proveniente dalla letteratura medica che sta ad indicare il livello di consapevolezza, concettuale, organizzativo e tecnologico, con cui si possono affrontare eventi drammatici e globali come l’attuale pandemia. In particolare il rapporto recentemente elaborato da tre accademici dei Lincei come M. Cecconi, G. Forni, A. Mantovani, ne evidenzia la centralità e sottolinea come la capacità di resilienza ad un evento come il Covid 19, e ad altri che potrebbero investirci in un prossimo futuro, sia strettamente determinata dal grado di preparazione.
In queste settimane appare evidente come tutta la nostra vita sociale sia stata colpita in più gangli vitali e come molte forme di organizzazione siano state rallentate o bloccate. Il mondo del lavoro e delle attività formative ed educative sta tentando di ripensarsi radicalmente con risultati diversi. In alcuni casi stiamo registrando esperienze importanti in settori privati di servizi avanzati, in enti e centri di ricerca, nelle nostre università. Per converso Domenico De Masi ha opportunamente ricordato che nei novanta alcuni settori fossero già pronti a partire con esperienze di lavoro a distanza ma, a distanza di anni, esperienze e risultati siano limitatissimi. Ed in effetti fortissime criticità si registrano in molti ambiti, pubblici e privati, in cui la difficoltà di lavorare con modalità innovative deriva da una congerie di problemi: organizzativi, tecnologici, emozionali. I contesti in cui si sviluppano le attività culturali non sono certo indenni da tali criticità. Cerchiamo di osservarle più da vicino.

Ripensare il lavoro nelle organizzazioni e tra le persone
L’impatto drammatico del Covid 19 sulle organizzazioni che gestiscono i beni culturali è evidente: sia che si parli della lunga filiera che fa capo al Ministero per i Beni Ambientali e Culturali, sia che ci riferisca alle numerosissime realtà amministrate da istituzioni locali, sia, non dimentichiamolo, che si tratti di realtà gestite da privati, il Covid 19 mette in estrema difficoltà realtà che, per loro natura, devono essere visibili e visitabili. Si aggiunga che nel Paese considerato, a ragione, il più ricco di beni di tale natura le limitazioni e le impossibilità non toccano solo gli istituti come i musei, le biblioteche, gli archivi o le aree archeologiche ma includono naturalmente interi segmenti urbani. Questo drammatico impatto blocca il processo di valorizzazione che, con maggiore enfasi, era stato avviato in questi ultimi anni quando, anche sulla base di un’acquisita centralità da parte dell’Italia nelle rotte del turismo internazionale, il nostro Paese stava vedendo, in tutte le sue aree geografiche, un aumento esponenziale di turisti, ospiti e visitatori.
Questo processo era, a nostro avviso, contraddistinto da forti criticità: la dimensione "economicistica" della risorsa cultura, bene esemplificata dalla politica dei c.d. grandi attrattori, portava a concentrare risorse ed impegni su alcune aree allargando, anche in questo caso, la forbice con l’intero patrimonio culturale del Paese. Queste considerazioni sono però sorpassate in presenza di un nemico implacabile che colpisce, innanzitutto, le forme della socialità. Le politiche di valorizzazione dei beni culturali devono diventare, in modo serio, sostenibili. Attraverso uno sforzo intellettuale che deve coinvolgere la dimensione organizzativa degli istituti, quella tecnologica e quella dell’adeguata conoscenza dei fruitori reali e potenziali del bene culturale, occorre riuscire ad individuare modelli nuovi, “ibridi” di valorizzazione dei beni culturali che ne consentano la fruizione nelle condizioni di maggiore sicurezza possibile. Non sarà facile e per questo occorre cominciare a lavorare da subito. Accanto a questa problematica occorre almeno toccare quella delle persone in carne ed ossa, donne e uomini, che lavorano nel comparto cultura italiano.
E qui ci si scontra subito con una specificità legittima figlia degli ultimi decenni: lo scarso, in molti casi inesistente turn over che ha caratterizzato questi anni evidenzia la doppia criticità del personale specializzato ampiamente sottodimensionato rispetto alle necessità da un lato; dall’altro della presenza di un gran numero di lavoratori esterni agli istituti che, in una logica economicistica della gestione dei beni culturali, alimenta quell’ampia area del lavoro precario di questo Paese e che ne rappresenta una delle maggiori difficoltà. Proprio perché crediamo nella centralità dei lavoratori dei beni culturali, i cui compiti richiedono un alto grado di professionalizzazione e, in molti casi, una vera e propria vocazione al lavoro svolto, siamo certi che essi potrebbero essere parte attiva in quel processo di ripensamento del lavoro nel settore che abbiamo descritto sopra come necessario. Devono però avere le condizioni di partenza minime per farlo e, fuor di metafora, la politica degli istituti per poter puntare davvero su di essi deve abbandonare gli atteggiamenti "economicistici" e da "incubo dl contabile" che il vecchio Keynes stigmatizzava nel liberismo ottocentesco e che hanno uniformato la gestione del bene culturale ad un banale conto economico.

A mò di conclusione
Questo articolo tocca solo alcuni aspetti del mondo delle attività culturali anche se essi non sono certamente di secondaria importanza. Riteniamo che proprio dalle molte limitazioni che la situazione ci impone si debba cominciare ad operare per essere pronti "dopo". Perché un dopo ci sarà e, come sempre, solo la battaglia delle idee ci consentirà di sviluppare nuovi e più avanzati paradigmi, rifiutando gli errori e le miopie del passato ma ponendosi anche concreti obiettivi. Da questo punto di vista se la cultura ed i suoi operatori sapranno farsi portatori di "equilibri più avanzati" allora potremo davvero ricominciare ad usare la nostra espressione "ripartire dalla cultura". Buona fortuna a tuti noi!

Cira – Stati Generali della Cultura

• Accademia Nazionale dei Lincei, Commisione Salute, Rapporto COVID 19,a cura di Maurizio Cecconi, Guido Forni, Alberto Mantovani
https://www.lincei.it/sites/default/files/documenti/Commissioni/COVID 19_An%20_executive_report_IT_20200401.pdf
• Cfr. Telelavoro. Intervista al sociologo Domenico De Masi, "Donnainaffari.it", 16.04.2020
http://www.donnainaffari.it/2020/04/telelavoro-intervista-al-sociologo-de-masi/
• La citazione completa è la seguente: "Nel secolo XIX si sviluppò fino a un livello stravagante il criterio che, per brevità, possiamo chiamare del tornaconto finanziario, come test per valutare l’opportunità di intraprendere un’iniziativa sia privata che pubblica. Ogni manifestazione vitale fu trasformata in una sorta di parodia dell’incubo del contabile. Invece di utilizzare l’immenso incremento delle risorse materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, si crearono i bassifondi; e si pensò che fosse giusto e ragionevole farlo perché questi, secondo il criterio dell’impresa privata, "fruttavano", mentre la città delle meraviglie sarebbe stata, si pensava, un atto di follia che avrebbe, nell’imbecille linguaggio di stile finanziario, ipotecato il futuro". John. M. Keynes. Autosufficienza nazionale (1933), ora in La fine del laissez faire ed altri scritti economico-politici, introduzione di Giorgio Lunghini. Torino: Bollati Boringhieri, 1991, p. 95

 

Pasquale Riccio: Un’ azione organica contro le povertà, l’usura e la presa della criminalità organizzata sulla società

Trasformiamo il coronavirus in una grande opportunità sociale
E’ da troppo tempo che, inascoltato, viene lanciato l’allarme sul surriscaldamento e sull’impoverimento delle risorse del Pianeta – a causa di un inquinamento nocivo e di un consumo in crescita esponenziale – delle risorse fossili: siamo arrivati sul bordo del baratro ed ancora molti scienziati e politici continuano a negare il fenomeno. A questo punto la natura, come si è difesa distruggendo specie nocive negli oltre sette miliardi di anni di vita, ha autonomamente avviato un programma di autodifesa sperando di far capire agli uomini che non permetterà loro di distruggere tutto pur di affermare il loro egoismo e la loro presunta superiorità. È da tanto tempo che l’uomo sta distruggendo sé stesso attraverso un neo liberismo predatorio per rincorrere l’idolo del danaro, per realizzare la sua avidità attraverso il consumismo sfrenato e la globalizzazione. La finanza ha distrutto la produzione per affermare il suo primato: ha creato una oligarchia che comanda il Mondo e non si interessa minimamente dei danni che tale comportamento produce con l’aumento delle disuguaglianze sociali, forme di povertà estrema anche nei paesi più evoluti, spingendo alla disperazione sempre più persone, giorno dopo giorno con feroce determinazione.
Con le parole di Papa Francesco: "Non siamo stati capaci di ascoltare il grido di allarme che si leva dal Pianeta e dai poveri". Tutto ciò deve farci riflettere, al di là dell’emergenza che controlleremo e supereremo, dirigerci verso un cambiamento epocale, abbandonando lo sfruttamento indiscriminato delle risorse del Pianeta, attraverso un minor utilizzo di queste e trovando strade alternative che ci consentano un maggior rispetto della bellezza naturale e antropofica che ci circonda, preservandola anche per la future generazioni.
Il Governo Italiano, di fronte all’emergenza del virus ha preso, nella totale impreparazione (irresponsabile) del fenomeno, le uniche misure possibili per la sistematica distruzione della sanità pubblica avvenuta nel tempo. Il patto di bilancio e gli altri vincoli imposti dall’Europa hanno concorso a determinare danni che oggi si rivelano gravissimi. Gran parte della popolazione, con grande spirito di solidarietà e di volontà, salvo la follia di qualche solito negazionista, ha risposto con forza e con coraggio senza esitare a porre in atto tutte le norme ed i suggerimenti proposti.
Nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri "Cura Italia" sono contenute oltre alle norme di contrasto al diffondersi del contagio, una serie di aiuti a sostegno della economia durante la crisi per evitare il collasso dell’intero sistema e per essere pronti a ripartire, una volta finita la fase di emergenza. Così sono stati previsti aiuti economici per le imprese che sono costrette a chiudere per rispettare la salute dei lavoratori ed aiutare a limitare la diffusione del contagio, per i lavoratori dipendenti, costretti a restare, di conseguenza, a casa attraverso la Cassa Integrazione anche nei casi di Aziende con un solo dipendente, per i lavoratori autonomi, ecc. Mancano, però, previsioni di aiuto a persone e famiglie più disagiate e già economicamente svantaggiate a volte senza nemmeno una casa, senza un lavoro dipendente con reddito dimostrabile, o un lavoro precario o addirittura senza la possibilità di avere un minimo di reddito. Nuclei familiari sostenuti da una misera pensione minima o sociale e quindi costretti a vivere di espedienti: questi più esposti all’usura ed alla criminalità organizzata, unica attività che – certamente – continua imperterrita a lavorare in questo periodo approfittando della maggiore fragilità e della mancanza di sicurezza di tante persone, sempre con l’obiettivo di ottenere sempre maggiore consenso sociale.
La grande crisi che stiamo vivendo dovrebbe imporci l’annientamento dell’ipocrisia che spesso ci caratterizza a più livelli, fingendo di non sapere che una gran parte della popolazione, specialmente al Sud ma non solo al Sud, lavora in nero o fa ricorso all’arte di arrangiarsi; e di fronte ad una necessità impellente ed indilazionabile, persone sono costrette a ricorrere in maniera ancora più massiccia, soprattutto nei quartieri più poveri, centrali e periferici della nostre città, agli usurai. Il coronavirus si potrebbe trasformare in un virus sociale rendendo vani tutti gli sforzi fatti per cercare di arginare il fenomeno dallo Stato con Magistratura e Forze dell’Ordine, dalla Chiesa e o dai volontari attraverso il Fondo Prevenzione e di Contrasto all’usura di cui alla Legge 108/1996. Occorrono aiuti, quindi, anche per le persone e le famiglie più svantaggiate, tali da evitare, in questo momento di particolare crisi e di mancanza di piccole opportunità giornaliere il sostentamento quotidiano.
È importante già pensare al futuro: occorrerà un piano per una radicale trasformazione dell’economia sommersa attraverso un pacchetto di aiuti che consenta alle attività in nero di emergere, alle persone fisiche di percepire ed apprezzare la presenza di uno Stato Sociale capace di aiutarle, anche nei piccoli problemi giornalieri, rendendole partecipi a costruire e potenziare alternative di legalità. Solo attraverso questa strada si infliggerà un colpo decisivo al predominio dell’usura e della criminalità organizzata distruggendo lo sfruttamento della povertà, dell’omertà e del consenso sociale dannoso.
La crisi si è innestata in una situazione già molto fragile in cui il Pil previsto per questo anno era positivo di qualche decimale e le persone e le famiglie più povere ed indebitate erano già allo stremo, con un vera e propria catastrofe che vedrà la chiusura di molte attività sia nel settore commerciale che in quello turistico ed artigianale, incidendo negativamente sulla stragrande maggioranza delle persone fisiche e delle famiglie. Ricordo alcuni numeri rilevati dell’ ultimo rapporto Caritas sulla povertà in Campania (le altre Regioni del Sud sono sostanzialmente sulle stesse percentuali) che ci aiuta a capire la fragilità del tessuto sociale: il 67,7% della popolazione non è in grado di far fronte ad un problema economico che richiede una soluzione immediata, la povertà assoluta delle persone e famiglie è del 14,2% e quella relativa è del 43,2%, la disoccupazione è al doppio di quella Nazionale ed, infine, il reddito pro capito è la metà rispetto al Centro ed al Nord.
Si registra, quindi, un incremento esponenziale di richieste di aiuto da parte di tutte le categorie con reddito come la sospensione immediata di tutti i debiti a partire da tasse, affitti, rate mutui o di qualsiasi finanziamento per il tempo della crisi e per un tempo sufficiente a ripartire ed a rilanciare le attività. Per le famiglie e le persone fisiche, che non hanno reddito certo, per i disoccupati, per i pensionati con pensioni sociali o minime, oltre alle misure di cui sopra, anche la possibilità di non pagare le bollette scadute ed in scadenza, gli affitti in corso ed eventualmente arretrati, i debiti in genere bloccando ogni possibilità di ricorso ad azioni legali con la sospensione anche delle innumerevoli, inutili e sempre più insistenti e fastidiose sollecitazioni telefoniche. Ciò non significa dare un colpo di spugna, ma soltanto dare un po’ di tempo per concentrarsi su ben altri sacrifici con l’obiettivo di salvaguardare il supremo bene della salute umana, la vita.
Gli aiuti debbono essere erogati immediatamente con accrediti sui conti correnti dei cittadini che hanno bisogno di certezze e non di promesse di cose che avverranno. Questi aiuti libereranno i cittadini dal problema economico, e daranno maggiore volontà e forza nel contrasto e nel contenimento del contagio. Ricordo, per averlo vissuto, che abbiamo superato la fine della seconda guerra mondiale con uno sforzo collettivo e con una ferrea volontà di farcela. Ci venne incontro un grande piano americano che ci aiutò e che ci dette la possibilità di investire per ricostruire il Paese. In questi giorni si fa un grande appello alla solidarietà e l’Europa ha sospeso il Patto di stabilità, consentendo di sfiorarlo per tutte le necessità legate alla crisi sanitaria. Sono emerse le solite contraddizioni politiche e diplomatiche negli organismi europei, inaccettabili in un periodo di emergenza generale per tutti gli stati europei.
Il Governo Italiano deve con maggior coraggio porre in essere un programma di aiuti immediati per risolvere la crisi: l’Europa deve convergere sul principio etico e politico che le persone e la loro vita vengono prima delle regole, dei numeri e della salvaguardia degli egoismi di alcuni Paesi o, peggio di alcuni finanzieri. Ci sarà tempo per negoziare, ma non ora. L’Europa ha bisogno dell’Italia come l’Italia ha bisogno dell’Europa che deve cambiare e diventare, finalmente, quella ipotizzata dai nostri padri : al centro l’Uomo.
Il dopo non sarà e non potrà essere come prima ma noi dobbiamo saper affrontare la sfida della trasformazione, cambiare il nostro modo di vivere, riducendolo all’essenziale per ricavarne in cambio una società migliore con stili di vita sobri in un clima di rinnovata solidarietà, rispetto, dignità, legalità e di amore.

Pasquale Riccio, avvocato, da oltre 14 anni impegnato nel volontariato a Napoli contro usura e gioco d’azzardo. È membro dell’esecutivo di Finetica onlus la cui attività consiste nell’accompagnare famiglie e persone, escluse per qualsiasi problema dal sistema creditizio ordinario, per ottenere un finanziamento grazie alla garanzia dello Stato. Da oltre un anno dirige il progetto Pio Monte Somma per aiutare persone e famiglie particolarmente disagiate dal punto di vista socio economico ad ottenere piccoli prestiti sociali.

 

Pasquale Iorio: Il contratto di fiume Volturno

Si allarga la mobilitazione delle istituzioni e dell’opinione pubblica intorno al progetto di contratto di fiume, avviato a Capua con un apposito manifesto del comune, che è al vaglio degli altri enti locali e delle associazioni del terzo settore. In questi giorni è sceso in campo anche Il consigliere comunale di Piana di Monte Verna e capo gruppo del gruppo consiliare "INSIEME PER PIANA" Andrea Mongillo, che con una sua nota ha sollecitato e segnalato al Sindaco la possibilità di aderire ad un Contratto di Fiume, su cui si stanno impegnando e sono coinvolti i comuni di Capua, Santa Maria la Fossa, Grazzanise, Cancello ed Arnone, Castel Volturno oltre che la Provincia di Caserta, l’Autorità di Bacino Distretto Idrografico Appennino Meridionale, Consorzio di Bonifica del Basso Volturno e la Regione Campania.
Il Contratto di fiume è un accordo tra soggetti che hanno responsabilità nella gestione e nell’uso delle acque, nella pianificazione del territorio e nella tutela dell’ambiente. Si tratta di uno "strumento volontario di programmazione strategica e negoziata che persegue la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale". Si tratto di uno strumento che mira a raggiungere gli obiettivi delle Direttive Europee sulle Acque (2000/60/CE) e sulle alluvioni (2007/60/CE) supportando e promuovendo politiche ed iniziative volte a consolidare comunità fluviali resilienti, riparando e mitigando, almeno in parte, le pressioni dovute a decenni di urbanizzazione sregolata. Dal contratto possono discendere grandi opportunità per accedere a fondi regionali, nazionali ed europei. Tenuto conto delle potenzialità di questo strumento ed avendo riscontrato che il bacino idrografico del Fiume Volturno presenta varie criticità dovute ad inquinamento - come emerge da vari rapporti Arpa Campania - scarsa presenza di opere idrauliche per mitigare esondazioni nel tratto che va da Castel Campagnano a Capua (come riportato in relazioni dell’Autorità di bacino) e conoscendo le grandissime potenzialità che il bacino idrografico del Fiume Volturno offre, il consigliere comunale Andrea Mongillo ha suggerito al Sindaco di Piana di Monte Verna di invitare i comuni dell’area Caiatina, dell’area del Monte Maggiore ed il Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano ad aderire al Manifesto per avviare le procedure per il Contratto di fiume.
L’adesione massiccia degli Enti contribuirebbe a sviluppare progetti che porterebbero alla realizzazione di opere come impianti di depurazione, canalizzazioni per l’irrigazione, vasche per mitigare le esondazioni, spazi dedicati alla fruizione sportiva e ludica delle zone fluviali, beneficiando di finanziamenti Europei e Nazionali. Va sottolineato che questo strumento è molto usato in Francia, Belgio e Spagna, in Italia troviamo Contratti di fiume in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna dai quali esportare buone pratiche e politiche che valorizzino la risorsa fiume. La nota del consigliere Mongillo si conclude con l’auspicio che a questo progetto aderiscano in modo formale, con appositi atti deliberativi, il Comune di Piana di M. V., insieme con gli altri comuni dell’alto Casertano oltre che il Consorzio di Bonifica Sannio Alifano affinché il Fiume Volturno venga valorizzato come sicuramente merita, essendo il fiume più lungo del Sud Italia, essendo di vitale importanza per l’agricoltura e l’ambiente, essendo una riserva ricchissima di flora e fauna (airone, martin pescatore, falco pescatore, cicogna, gallinella d’acqua, gambero di fiume, carpa, tinca, cavedano, barbo, alborella, pesce persico, pesce gatto, trota, scardola, carassio, anfibi e rettili) assolutamente da tutelare e preservare dall’inquinamento, dalla devastazione e dall’estinzione ed avendo una grande rilevanza storica per la provincia di Caserta e l’intera Italia.

Andrea Mongillo: Intervista di Stefani Mastroianni. Contratto di fiume, un ottimo strumento per salvaguardare il Volturno

In un momento di sensibilizzazione alle tematiche ambientaliste, la cura dell’habitat naturale, in specie in territori colpiti da disastro ambientale come il nostro, diventa indispensabile. Ben venga allora la proposta del consigliere comunale di Piana di Monte Verna Andrea Mongillo (esponente di Confedercia Nazionale) sui contratti di fiume, segnalata al Sindaco Stefano Lombardi all’inizio del nuovo anno. Si tratta della possibilità di aderire a un progetto che già vede coinvolti i comuni fluviali di Capua, Santa Maria la Fossa, Grazzanise, Cancello ed Arnone, Castel Volturno, insieme alla Provincia di Caserta, all’Autorità di Bacino Distretto Idrografico Appennino Meridionale, al Consorzio di Bonifica del Basso Volturno e alla Regione Campania. Tutti uniti attorno al fiume Volturno, uno dei più importanti della Campania e del sud Italia, e purtroppo anche uno dei più inquinati, secondo le rilevazioni Arpac Campania.

Cos’è il contratto di fiume
Il Contratto di fiume è un accordo tra soggetti che hanno responsabilità nella gestione e nell’uso delle acque, nella pianificazione del territorio e nella tutela dell’ambiente. Si tratta di uno “strumento volontario di programmazione strategica e negoziata che persegue la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale.
Il suo scopo è raggiungere gli obiettivi delle Direttive Europee sulle Acque (2000/60/CE) e sulle alluvioni (2007/60/CE), supportando e promuovendo politiche ed iniziative volte a consolidare comunità fluviali resilienti, riparando e mitigando, almeno in parte, le pressioni dovute a decenni di urbanizzazione sregolata.
Tenuto conto delle potenzialità di questo strumento, come riportato in relazioni dell’Autorità di bacino, e conoscendo le grandissime potenzialità che il bacino idrografico del fiume Volturno offre, il consigliere comunale Andrea Mongillo ha suggerito al Sindaco di Piana di Monte Verna di invitare i comuni dell’area caiatina, dell’area del Monte Maggiore ed il Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano ad aderire al contratto di fiume. L’adesione massiccia degli Enti contribuirebbe a sviluppare progetti che porterebbero alla realizzazione di opere come impianti di depurazione, canalizzazioni per l’irrigazione, vasche per mitigare le esondazioni, spazi dedicati alla fruizione sportiva e ludica delle zone fluviali, beneficiando di finanziamenti europei e nazionali.
Questo strumento è molto usato in Francia, Belgio e Spagna; in Italia troviamo contratti di fiume in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna dai quali esportare buone pratiche e politiche che valorizzino la risorsa fiume.

La bellezza del Volturno
Andrea Mongillo si augura che a questa forma di accordo aderiscano il Comune di Piana di Monte Verna ed altri comuni dell’alto Casertano insieme al Consorzio di Bonifica Sannio Alifano affinché il fiume Volturno venga valorizzato come merita, visti i primati che riveste: è il fiume più lungo del Sud Italia, ha vitale importanza per l’agricoltura e l’ambiente ed è riserva ricchissima di flora e fauna.
Vi si ritrova, tra gli altri, una abbondante fauna quale: airone, martin pescatore, falco pescatore, cicogna, gallinella d’acqua, gambero di fiume, carpa, tinca, cavedano, barbo, alborella, pesce persico, pesce gatto, trota, scardola, carassio, anfibi e rettili da tutelare e preservare dall’inquinamento e dall’estinzione.

Edizionicaserta.com

 

Umberto Riccio: La canapa (cannabis sativa) può essere la svolta per Caserta

Scomparsa dalle campagne di Terra di Lavoro da più di cinquant’anni, la coltivazione della canapa ha dato il via a nuove occasioni imprenditoriali in chiave green. Perfettamente bio compatibile, visto che la sua coltivazione non richiede pesticidi e altri fertilizzanti (ma è essa stessa a lasciare il terreno più fertile di come l’ha trovato) si può tramutare in calce, in bio mattoni, carta, tessuti, alimenti vari, prodotti per la cura del corpo, bevande energetiche e molto altro ancora.
Il nuovo e crescente interesse per questa coltura è dovuto fondamentalmente all’aumento della richiesta di alimenti caratterizzati da proprietà salutistiche che possano fornire sostanze nutritive. La canapa risponde pienamente alle nuove esigenze dei consumatori in tema di salute e benessere, con il suo alto valore nutraceutico con riferimento ai semi (oli, farine e trasformati).
Dal seme si ottiene la farina che ha un alto contenuto in fibre; dalla spremitura a freddo dei semi si estrae un olio verde, dal gradevole gusto fruttato, da impiegare esclusivamente a crudo e conservare rigorosamente in frigo, che ha un contenuto elevato di acidi grassi polinsaturi (come Omega 3 e Omega 6) in un rapporto ottimale di 3 a 1, in natura nessun altro alimento può garantire ciò. Nel mondo vegetale sono poche le piante in grado di rivaleggiare con le proprietà della canapa.
Certo l'aloe, alcune alghe, la soia, altri semi oleosi, bacche, per citarne alcuni, hanno proprietà benefiche, ma se assunti spesso e in gran quantità possono dare disturbi da non sottovalutare e sono meno tollerati della canapa.
Disponendo di tutti gli 8 amminoacidi essenziali, come cereali e legumi insieme, utili alla sintesi proteica, la canapa diventa alimento importante in una dieta vegana e ha inoltre un alto contenuto in vitamine, soprattutto del complesso vitaminico (come E, B1, B2) e di antiossidanti naturali capaci di essere altamente preventivi in ambiti infiammatori e allergici, e per questo utile a celiaci.
Il sapore? Quello della farina è molto forte, simile all’integrale. Viene sempre miscelata con una percentuale che oscilla fra il 7 e il 15%. Il pane è fragrante e mantiene la sua freschezza anche per una settimana. Pure l’olio va miscelato all’extravergine d’oliva se lo si usa per condire perché ha un sapore pronunciato ma molto gradevole, tendente alla nocciola.
Questi prodotti vantano inoltre delle proprietà terapeutiche: l’uso quotidiano dell’olio di canapa fa diminuire rapidamente gli eccessivi livelli nel sangue di colesterolo cattivo, previene l’arteriosclerosi ed altre malattie cardiovascolari perché evita l’accumulo di grasso nelle arterie. Viene usato per la prevenzione e la cura dell’artrosi e dell’artrosi reumatoide. È utile nella cura di malattie asmatiche, per la menopausa e inoltre combatte deficit della memoria, problemi di apprendimento e depressione.
Anche la pelle ne può trarre giovamento, sia a livello curativo (è ottimo contro eczemi, dermatiti, micosi, psoriasi e acne) che estetico, poiché idrata, protegge la pelle dai fattori esterni che causano l’invecchiamento, dona morbidezza ed elasticità combattendo il deterioramento.
La canapa è una coltura che si coniuga pienamente con i nuovi concetti di bio economia circolare e alto valore ambientale. È funzionale alla lotta al consumo di suolo e alla perdita di biodiversità, offre una valida alternativa produttiva. Dagli alimenti ai cosmetici fino al florovivaismo, dai semilavorati per le industrie e le attività artigianali alle fibre naturali destinate alla bioingegneria e alla bioedilizia, dal materiale per la fitodepurazione alla bonifica di siti inquinati.
La canapa è un’alleata preziosa nelle sfide ambientali che l’umanità di trova davanti. Non solo perché può essere fondamentale nel cambio di paradigma dall’uso sfrenato di derivati del petrolio, come ad esempio la plastica, o per l’enorme riduzione che potrebbe portare ai livelli di CO2 che immettiamo nell’atmosfera o per ridurre la deforestazione: può essere la chiave per aiutarci a ripulire letteralmente il pianeta tramite la fitorimediazione.
Alcuni siti dove la canapa è stata utilizzata nel tentativo di ripulire i terreni contaminati dai metalli pesanti in Italia: in zone vicino all’ex Ilva a Taranto, in Sardegna, nel 2017, e in Puglia è stato finanziato un progetto a cura dell’ABAP (Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi).
Altro impiego dai grandi vantaggi è nella bio edilizia: la canapa è in primis un ottimo isolante termo acustico, alta traspirabilità, protezione da muffe e insetti, ottimo contro gli incendi, leggero e ricco di silice. Ma soprattutto è un materiale "carbon negative", che sintetizza il carbonio e riduce le emissioni di CO2 nell’atmosfera; quindi rende gli ambienti in cui è applicata più salubri ed abbatte anche le emissioni inquinanti del processo edilizio.

Casertaturismo.it - Rete di Imprese 4.0 - Canapa Sativa Caserta

 

Lello Traisci: L'importanza della musica popolare come strumento di divulgazione della nostra storia

La musica popolare ha da sempre avuto una notevole importanza nel settore storico-sociale del nostro territorio, da tempi remoti grazie a canti dei lavoratori siamo riusciti a conservare tradizioni, storia e notizie di una quotidianità ormai lontana e spesso non più menzionata.
Il nostro territorio è ricco di un notevole repertorio musico-popolare che va da tempi lontani e che ci ha tramandato le grandi opere degli uomini e donne che si adoperavano in Terra di Lavoro ed in altri luoghi.
Grazie ad alcuni musicisti, storici, scrittori e ricercatori siamo riusciti a reperire conservare dei canti che gli anziani ci hanno saputo conservare e tramandare oralmente ed è doveroso ringraziare gli operatori che si sono dedicati ad andare a fare interviste e registrazioni a casa di queste persone anziane che noi estimatori della vita di un tempo definiamo "Biblioteche viventi".
Con tutto il materiale di canti e musiche che si è raccolto nel tempo e che abbiamo studiato, discusso si è riusciti a formare dei generi ben distinti e separati. Ci sono i canti ludici che erano le ballate che si suonavano e cantavano quando la sera tornati dal lavoro nelle campagne si condivideva tutti insieme il cibo e si ci divertiva inventando balli a ritmo di tammurriate, tarantelle, e ballate varie come strambotti e villanelle.
C'erano i canti a carrettiere, che erano canti a distesa che i contadini cantavano sui carretti quando partivano di notte per portare le loro merci nei mercati in altri paesi, spesso questi canti avevano lo scopo di esorcizzare la paura della notte e della solitudine, un esempio è la famosa Cilentana:
Cavallo e se mma faje chesta sagliuta a Napule t'accatto a petturela
Altri canti erano quelli che venivano eseguiti durante il lavoro che avevano una duplice funzione, da un lato quella di dare un ritmo cadenzato al lavoro e dall’altro quella di alleviare le fatiche del lavoro stesso. Di questo genere un canto antichissimo è Il canto delle lavandaie del Vomero:
Tu m'aje prommiso quatto moccatora
oje moccatora, oje moccatora
io sò benuto se io sò benuto
se me lo vuò dare
me lo vuò dare.
E si no quatto embè dammene ddoje
oje moccatora oje moccatora
chillo ch'è 'ncuollo a tte nn'è rroba toja
me lo vuò dare
me lo vuò dare

C'erano i canti a dispetto, che erano delle vere e proprie "imbasciate" fatte in canzoni per rammendare un torto subito; e poi i canti devozionali, un tempo dedicati alle divinità e poi col Cristianesimo dedicati ai Santi.
Come si evince la musica popolare ha riempito nel tempo tutte le attività dell'uomo ed ha saputo tramandarci anche importanti pagine di storia, basti pensare a "Michelemma" dedicata a Masaniello, al Canto dei Sanfedisti che narra della rivoluzione partenopea contro i francesi, per poi concludere (per modo di dire) con Tammurriata nera che il grande E. A. Mario compose per far arrivare a noi quelle che furono le marocchinate durante la fine della seconda guerra mondiale a Napoli.
Ecco la musica popolare è da sempre un fenomeno culturale che va tutelato ed incoraggiato a essere presente nel nostro bagaglio culturale storico musicale. Per questo abbiamo deciso e stiamo lavorando ad una ricerca storica, che già viene presentata attraverso un programma su Youtube dal titolo "La storia della nostra musica popolare" 1 parte.
Inoltre, stiamo partecipando ad una ricerca storia e pubblicazione su cultura e tradizioni nel Mezzogiorno, con una parte ampia dedicata alla musica popolare (da me curata), che si articolerà in 6 capitoli:
• L'influenza artistico - musicale degli OSCI nell'Italia meridionale
• L'arte musicale greca
• La musica dell'impero romano
• Il Medio Evo
• Il periodo angioino – aragonese
• Tra il ‘500 e il ‘600

 

Gustavo Delugan: Diario di un artista al tempo del contagio

Vi invio il mio ultimo lavoro, "Diario C19", testimonianza di questo tempo sospeso, che non è stato il tempo del non fare niente ma che è servito a dedicarsi alla riflessione ed alla testimonianza. È un polittico di nove pezzi con materiali diversi e tecnica mista, che rappresenta la dura realtà che l’umanità impreparata sta vivendo e per cui sta lottando.
Una realtà che non è univoca bensì insieme di corrispondenze diverse ma affini, legate dall’origine di ciò che è il CORE, il centro del problema, il male che tutti ci troviamo ad affrontare. Il Core nel polittico è rappresentato dal quadrato centrale formato da tutte le parole che hanno inevitabilmente segnato questa esperienza. Accanto ad esso sono presenti altri otto elementi rappresentativi del "Diario".
Vediamo quindi rappresentati il candore della solitudine umana e spirituale nel riquadro con la croce, che rimanda alla speranza del riquadro verde e poi al sentimento della solidarietà del riquadro rosa. Successivamente nel riquadro rosso vediamo il desiderio sanguigno di reagire rispetto ad una situazione che ha visto i nostri defunti essere trasportati in massa dall’esercito, riquadro mimetico, verso la cremazione in luoghi lontani e perdersi nel mistero di una morte cruenta come un’ultima irriducibile battaglia. Una battaglia che per molti dimenticati, gli “ultimi”, purtroppo è terminata nel nero silenzio delle fosse comuni, riquadro nero. Grazie agli eroi di questa battaglia, i medici e gli infermieri combattenti in corsia, rappresentati nel colore celeste dei loro abiti da lavoro, stiamo forse riuscendo finalmente a vedere la luce in fondo al tunnel, il giallo della rinascita e della nuova estate che verrà.

Le Piazze del Sapere
Il 23 aprile dedicato a Luis Sepulveda
Il 23 aprile è la Giornata Mondiale del Libro. Viene festeggiata in un clima di particolare euforia a Barcellona nel giorno del patrono della città, San Giorgio.
Grimaldi e Leggere Tutti hanno fatto proprio questo evento con la Nave dei Libri alla quale hanno partecipati autori di spicco nel corso dell’ultimo decennio. Il Libro e la Rosa sono il simbolo di questa ricorrenza che vede le strade della città catalana affollate in maniera impressionante. La gente vi giunge da ogni angolo del Pianeta per godere della singolare vivacità delle ramblas e delle piazze ornate, smarrendosi fra montagne di libri eselvedirose.
Quest'anno purtroppo non sarà così. Barcellona resterà muta. La partecipazione italiana alla festa del Libro e della Rosa è stata cancellata, con rincrescimento di tanti.
Un evento culturale come questo può tuttavia essere celebrato anche in silenzio, con la partecipazione corale muta di chi ama i libri e le cose del sapere che ci vengono dai libri.
Adotto, perciò, con entusiasmo la proposta di Pasquale Iorio di dedicare, cioè, questo 23 aprile, Giornata Mondiale del Libro, a Luis Sepulveda che ci ha lasciati ieri. Al buio. Apriamo le pagine dei suoi libri, sono finestre del cielo, sono tessere di un sapere senza tempo che formano il mosaico della nostra civiltà. Sorridiamo delle favole di questo straordinario ultimo Esopo, viaggiatore della mente, e potremo sorridere anche del coronavirus e della morte che lo hanno sottratto all'umanità. Grazie a chi vorrà aderire.

Vittorio Russo (Scrittore)

 

Letture consigliate

• Edoardo Borgome, L’oro blu, Laterza, 2020
• Raffaella Mariniello, Zioriz. Un viaggio dalla sorgente alla foce del Volturno, 2020
• Nicholas P. Money, La scimmia egoista. Perché l’essere umano deve estinguersi,Il Saggiatore 2019
• Serge Latouche, Come reinventare il mondo Bollati Boringhieri, 2020
• Giovanni Cerchia (a cura) Tra accoglienza e pregiudizio. Emigrazione e immigrazione nella storia dell’ultimo secolo: da Sacco e Vanzetti a JE Masslo
Per ricordare il 25 aprile
• Noi Partigiani, Memoriale della Resistenza italiana (a cura di) Gad Larner e Laura Gnocchi Ed. Feltrinelli
• Sotto padrone, Uomini, donne e caporali nell'agronomia italiana Marco Omizzolo Ricerche Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

 

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Caserta Turismo: newsletter Piazze del Sapere - Aislo annualità 2020
 
 
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