Benvenuto sul sito di Caserta Turismo
 
link001 link002 link003 link004
 
banner Caserta Turismo
 
Caserta Turismo: newsletter Piazze del Sapere - Aislo annualità 2020
 

Indice newsletter n. 0

Editoriale
• La cultura ai tempi del contagio
• Appello al Governo: Riapriamo le librerie
Cittadinanza e diritti
• Pasquale Iorio: L’immigrazione ai tempi del virus
• Pasquale Iorio: L’economia criminale che muta
• Andrea Mongillo: Il lavoro nel tempo del coronavirus
• Piero Bevilacqua: Ambiente e pandemie
• Gianfranco Nappi: La pandemia tra emergenza sanitaria e crisi sociale
Racconti e testimonianze
• Stefano Mollica: Le Matres Matutae di Capua
• Vittorio Russo: Perché non dobbiamo sperare
Buone pratiche
• Qualipà: Qualità della vita
Novità editoriali

 

Editoriale: La cultura ai tempi del contagio

In questi giorni di emergenza sanitaria, il mio amico Stefano – anche lui isolato nella sua abitazione sui navigli a Milano – mi ha sollecitato a pensare a qualche iniziativa per tenere vive le reti delle Piazze del Sapere e di Aislo. Giustamente lui sostiene che la cultura può essere una delle armi per sconfiggere alcuni degli effetti più deleteri del coronavirus, che ci costringe a stare isolati, a rompere ogni tipo di relazione sociale e umana. Per questo noi abbiamo avviato da anni una buona pratica su un territorio difficile, come quello casertano e campano, con la promozione di diversi luoghi in rete per promuovere incontri, iniziative, dibattiti con un obiettivo primario: offrire spazi di coesione sociale e di apprendimento permanente per la cittadinanza democratica, soprattutto nelle librerie, ma anche nell’Enoteca Provinciale, nella Biblioteca Civica o sul mare di Castel Volturno d’estate. Lo facciamo non solo con la presentazione di libri, ma anche di progetti, con la musica e l’arte per far conoscere i talenti e le bellezze del territorio.
Tutto questo non può svanire nell’incubo di un virus. Accogliendo il suo invito, ho deciso di reagire, in primo luogo preparando un programma per partecipare ad uno degli eventi culturali più importanti come "Il maggio dei libri”, riprendendo alcune iniziative che abbiamo sospeso e rimandato per una ripresa dopo la fase di quarantena. Se sarà possibile riprenderemo il 23 aprile nella giornata mondiale del libro e lo faremo con due iniziative per il ciclo "Le donne nella storia e nel Risorgimento": con un evento in memoria di Nilde Iotti (partigiana e costituente, prima donna Presidente della Camera), in occasione del 100° della sua nascita. Nella Feltrinelli presenteremo il bel libro di Antonella Orefice su Eleonora Fonseca de Pimentel, in collaborazione con Istituto Storia del risorgimento e ass. Toponomastica Femminile.
Un altro evento particolare lo organizzeremo per il 2 maggio a Capua in occasione del 150 della costituzione del Museo Campano, "monumento insigne della civiltà italica" (Maiuri). In merito abbiamo ripreso e pubblichiamo una testimonianza di S. Mollica.
Nello stesso tempo mi sono ricordato di uno strumento per comunicare on line che come Aislo abbiamo diffuso con una ricca newsletter, che può essere utile e ripresa oggi per scambiare buone pratiche e fare rete tra alcune delle realtà che in modo più vivace operano sul piano culturale e sociale. Oggi propongo di riprenderla e rilanciarla con una nuova testata: Le Piazze del Sapere – Aislo. Può rappresentare un utile e valido mezzo per comunicare, per far conoscere e scambiare le esperienze che stanno animando alcune realtà al Nord ed al Sud. Cercheremo di raccontarle attraverso i contributi e le testimonianze di alcuni protagonisti: da quello che facciamo noi per resistere in un Sud che non vuole essere solo etichettato come "terra di Gomorra o dei fuochi” al movimento nato a Palermo sul progetto "Qualipa" per definire parametri innovativi con cui misurare la qualità della vita e del benessere dei cittadini. Opereremo anche in collegamento ed in collaborazione con il progetto editoriale di Infiniti Mondi e della rete Osservatorio per il Sud, di cui proponiamo l’appello al governo per "Riaprire le librerie".
La newsletter può essere strutturata su alcuni filoni tematici: Coesione sociale e cittadinanza democratica – Letture di gusto – Live in Italy – Le buone pratiche in rete – Racconti e interviste – Novità editoriali. Nella fase iniziale Possiamo provare a pubblicarla con una cadenza quindicinale, e se ci riusciamo a tenere il passo possiamo passare ad una cadenza settimanale, con uscita il venerdì. A partire dal prossimo numero 1 chiediamo a tutti/e di farci pervenire contributi e proposte. I testi devono avere una lunghezza max. di 2 cartelle per 30 righe ciascuna. Chiediamo anche la disponibilità a far parte di un comitato di redazione ad alcuni amici della rete, anche per definire tutti gli atti necessari per la registrazione della testata e per poter diffondere.

Redazione, marzo 2020

 

Appello al Governo: Riapriamo le librerie

Siamo consapevoli della gravità del momento e accettiamo la severa disciplina di isolamento sociale che ci è stata imposta. Ma tutto lascia temere che questa condizione di cattività domestica sarà abbastanza lunga e avrà bisogno di conforto culturale e spirituale per essere sostenuta senza crepe e scoraggiamento. Chiediamo perciò alle autorità competenti, consapevoli dello sgomento in cui viviamo, di riaprire le librerie per sostenerci in questa innaturale forma di esilio fra le proprie mura. Sono giorni che con grande responsabilità gli italiani si mettono in coda, con maschere e guanti, davanti ai supermercati e alle farmacie. Non si vede perché i consumatori di libri sarebbero meno disciplinati dei consumatori di cibo o medicinali. Le nostre librerie, grandi o piccole che siano, sono facilmente gestibili da ogni punto di vista, abituate a frequentatori lenti e assorti, che hanno bisogno di scegliere ciascuno per conto proprio, curiosi delle novità e dell’assortimento.
Nei giorni passati, ci si è ingegnati a mandare in giro video e musica, per intrattenerci. Grazie, ma sono distrazioni molto brevi. Un libro ti tiene compagnia per tutto il tempo che vuoi.
Dateci pane per i nostri denti spirituali. Non di sola tachipirina vive l’uomo.
Chiediamo al governo questo gesto di fiducia nello spirito degli italiani, da cui dipende ogni loro migliore comportamento. Le librerie aperte non creerebbero le file del supermercato, e darebbero ossigeno all’editoria libraria, su cui si regge gran parte della formazione culturale e della circolazione delle idee nel nostro paese.

Primi firmatari
Piero Bevilacqua, Storico, Osservatorio per il Sud
Ginevra Bompiani, Editrice, Università la Sapienza di Roma
Pasquale Iorio, Le Piazze del sapere/Aislo Campania

 

Pasquale Iorio: L’immigrazione ai tempi del virus

Dopo l’emergenza sanitaria e la paura del contagio che ci costringe a casa in isolamento, ora cominciano a sentirsi anche gli effetti sociali del coronavirus, con le sue ricadute sull’economia e sul lavoro. Ogni giorno appaiono sempre più preoccupanti le dimensioni globali del fenomeno, con effetti ancora più acuti e devastanti in quelle aree come le nostre, già dense di contraddizioni e disagi sociali.
Infatti, le cronache quotidiane sono piene di notizie negative, a volte anche inquietanti: nella zona del maddalonese è a rischio la raccolta delle patate per la mancanza di manodopera bulgara; in quella di Parete ed aversana le fragole stanno marcendo nelle serre. Così pure altri prodotti tipici del nostro comparto agroalimentare stanno deperendo nei campi e negli allevamenti. Anche la mozzarella DOP stenta sui mercati ed il prezioso latte di bufala non riesce ad essere smaltito dai caseifici.
Sono solo alcuni esempi, che tra l’altro si replicano rispetto a quello che sta avvenendo in aree del centro-nord come prato, dove il settore tessile si reggeva sulla manodopera ed artigiani cinesi. Nello stesso tempo si alimentano le condizioni di disagio in alcune realtà, come quella della costiera domiziana, dove miglia di cittadini (non solo stranieri) già vivevano in condizioni di precarietà, a volte veramente disumane.
Questo scenario fa giustizia di tanti pregiudizi sull’immigrazione come un pericolo per la nostra sicurezza, che a lungo hanno condizionato l’opinione pubblica del nostro Paese, su cui tutti/e dovremmo cominciare a riflettere con più attenzione in merito ad uno dei temi più dirompenti dell’era della globalizzazione, quello delle migrazioni (a partire dallo stesso Salvini e dai suoi seguaci leghisti). Per effetto del virus, sono stati bloccati i flussi di stagionali dai paesi dell’Est e del Nord Africa, come pure si sono fermate le odissee dei disperati sui barconi via mare.
Sia pure in un contesto di emergenza sanitaria, oggi appare evidente che interi settori e filiere produttive della nostra economia non si potrebbero reggere se non vi fosse una forza-lavoro che per lo più viene offerta dagli immigrati. Anche se spesso si tratta di “lavoro nero”, bisogna prendere atto con onestà che sul loro apporto si regge la capacità dei nostri prodotti di stare sui mercati internazionali, soprattutto per quelli che provengono dalle aree dei distretti industriali e delle produzioni tipiche, che vengono esportate in tutto il mondo.
Infine, c’è da capire come sta evolvendo in questo contesto anche l’economia criminale, come si collocano le nuove attività della camorra (soprattutto in alcune aree della nostra Regione e del Sud), come hanno già fatto rilevare alcuni autorevoli interventi del giudice Raffaele Cantone e Robero Saviano.

Pasquale Iorio, Le Piazze del Sapere Caserta, 27 marzo 2020

 

Pasquale Iorio: L’economia criminale che muta

Su Il Mattino e su La Repubblica sono intervenuti con due interventi molto dettagliati il giudice Raffaele Cantone e Roberto Saviano per affrontare i possibili raccordi tra coronavirus e mafie. In particolare Cantone si interroga sul futuro e sulle ricadute economiche e sociali, ai rischi che si potranno aprire in quei settori di piccole imprese e di artigianato dove prevale il lavoro nero, con particolare riferimento alle zone dei quartieri e dell’area metropolitana di Napoli. Ma a ben vedere tali problemi si pongono con la stessa intensa drammaticità anche in alcuni contesti del nostro territorio. A sua volta Saviano ha descritto il modo attraverso cui le mafie e la camorra cercano di trarre profitto nelle varie attività che più sono soggette a trasformazioni ed interventi di tipo straordinario in questa fase di emergenza sanitaria, in alcune delle quali i clan già sono ben inseriti a livello locale, nazionale e mondiale. E porta l’esempi storico riferito alla devastante epidemia del colera ed ai suoi effetti, soprattutto a Napoli.
Nel suo intervento fa un riferimento agli aspetti del tutto nuovi, al fatto cioè che stavolta la camorra "si dovrà relazionare con l’isolamento, con il non-movimento delle persone, con l’immobilità (fino alla chiusura delle imprese)”. E si pone la domanda, su cui dobbiamo riflettere tutti: ”Non è se di questo sapranno approfittare, ma come (sono parole sue)", a partire dalle lunghe code che già si vanno formando nei supermercati, dalle difficoltà a fare la spesa on line e di trovare medicinali necessari, fino alla perdita del lavoro che sta interessando il settore della ristorazione, del turismo e del commercio in zone già fortemente segnate dalla disoccupazione (soprattutto giovanile). Come avviene nelle nostre realtà.
A conclusione della sua analisi, che ha evidenti connessione con quella di Cantone, Saviano ci mette in guardia e ci invita a riflettere sulle grandi novità che dovremo affrontare nella fase di fuoriuscita e di ripresa dal contagio, di considerare e di osservare i cambiamenti in atto per poter uscire dall’emergenza con nuove prospettive di speranza e di innovazione, di ripresa produttiva e di sviluppo locale. E conclude il suo intervento con queste efficaci considerazioni: "Esattamente in contemporanea con l’epidemia, si stanno muovendo anche profitti ed interessi criminali: conoscerli e contrastarli fa parte della nostra sopravvivenza".
Bisogna cominciare a ragionare e verificare su come queste novità possono inserirsi anche nel nostro tessuto sociale e produttivo, soprattutto in quelle aree dove l’economia criminale già si sta riorganizzando ed ammodernando. È il caso che il FTS Casertano, le associazioni sindacali e datoriali, a partire da quelle in prima fila nella lotta per la legalità democratica come Libera, comincino ad avviare una attenta analisi e riflessione sul tema: le mafie al tempo del virus, come individuarle e come combatterle con efficacia.

Pasquale Iorio Caserta, 23 marzo 2020

 

Andrea Mongillo: Il lavoro nel tempo del coronavirus

Il progresso ci fornisce prodotti tecnologici quali personal computer, smartphone, app e social network che ci danno la possibilità da stare in contatto con ogni parte del mondo in tempo reale, già! Bello...! Ma tutto ciò ha contribuito a farci sentire fragili e soli davanti ai monitor dei PC ed agli smartphone.... e adesso... se per caso non posso andare al super market il pane come me lo procuro? E la pasta? La frutta e verdura dove la posso trovare? Un tempo non lontano i nostri nonni sapevano fare per cui ogni focolare domestico era una piccola azienda autosufficiente, si faceva in casa il pane, la pasta, le conserve, si allevavano animali da cortile, si confezionavano abiti, era la normalità, gesti sapienti tramandati da generazioni rendevano autonomi i nuclei familiari e la solidarietà era la regola.
Non parlo dei tempi passati per nostalgia, ma ne parlo con ammirazione verso persone che hanno fatto e subito la guerra, sono tornate alle loro case a guerra finita, hanno saputo ricostruire l'Italia regalandoci la Costituzione, il boom economico, i contratti collettivi di lavoro, lo Statuto dei lavoratori e l'opulenza dei nostri tempi. E sono questi fatti che mi fanno affermare con lucido realismo che l'Italia uscirà da questa emergenza più forte che mai! Intanto va detto che quanto stiamo vivendo ci deve far riflettere ed annullare gli egoismi nei nostri comportamenti in favore di comportamenti altruisti.
Il buono di questo periodo è che abbiamo tempo per parlare in famiglia, pensare, riflettere ed agire con comportamenti responsabili verso la società; tempo utile per comprendere che bisogna stare bene con sé stessi per poter stare bene con gli altri.
Insieme diventeremo più forti e guarderemo il futuro con ottimismo. #andratuttobene!

Confederdia, Impiegato Cirio Fagianeria di Piana di Monteverna

 

Piero Bevilacqua: Ambiente e pandemie

Come mai pressoché nessuno, né i medici, né il ministro della Sanità, né i soliti commentatori televisivi, esperti su tutti i temi emergenti, né i giornalisti, tentano di abbozzare una risposta alla domanda, che ormai tutti si pongono: perché tanta mortalità in Lombardia? Un interrogativo cui per la verità qualcuno, nei siti in rete, comincia a dare risposte nell'unico senso plausibile: le condizioni ambientali della Pianura padana. È solo per il cronico analfabetismo ecologico degli intellettuali italiani, a causa della cultura tutta politica o politico-economica dei giornalisti, per la ghettizzazione storica degli specialismi medici, che dai tempi di Cartesio hanno separato, per tutti i secoli della modernità, (salvo parentesi italiane dei medici della malaria), il corpo dell'uomo e le sue malattie dagli habitat in cui vivono? O è per non mettere in discussione l'assetto economico su cui è stato edificato il benessere sociale di quelle regioni?
Eppure un po' di attenzione ai problemi del nostro ambiente avrebbe dovuto subito indirizzare le osservazioni nel verso giusto. Chi segue questi fenomeni sa che da anni una nube tossica sosta sul cielo della pianura padana. Oggi le cose sono migliorate, grazie alla riduzione dei grandi inquinanti negli scarichi delle auto. E tuttavia non abbastanza, al punto che oggi la grande nuvola di smog staziona ancora su quell'area. Come informa Jacopo Giliberto, su un sito in rete, col report Inquinamento, foto shock (pianura padana con smog) vista dal satellite. La foto riportata è stata scattata dai satelliti europei della missione Copernicus Sentinel, impegnati a misurare, nel periodo tra gennaio e aprile di quest'anno gli ossidi di azoto nell'atmosfera. L'articolo ricorda a ragione che la nostra più grande pianura ha condizioni meteo-climatiche e geofisiche uniche in Europa, e che gli inquinamenti dominanti sono dovuti agli allevamenti intensivi, alla concimazione chimica dei campi, ai fumi delle fabbriche, alle emissioni dei motori diesel.
Mancano per la verità, in questo sintetico quadro, gli inquinanti atmosferici che non sono affatto scomparsi nelle città con la riduzione dello smog e che sono in aumento: l'ozono e il particolato M5 e M10, le minute particelle che si depositano nei polmoni dei cittadini europei. (A.Ballarin Denti, L'aria che respiriamo, una questione politica, “Vita e pensiero” 2008, n.1) E allora, cosa ci dicono queste informazioni sull'alta mortalità della Lombardia? Un contributo prezioso lo da il sito InfoData Il Sole24ore, nel quale si osservano i grafici relativi alle malattie influenzali dello scorso anno, sui Casi gravi e decessi per regioni. Ebbene, emerge con nettezza che in cima ai casi con decessi sta l'Emilia-Romagna, seguita Piemonte, Lombardia e l Veneto. Agli ultimi posti in ordine decrescente, (a parte Trento e Bolzano, con pochi casi, e l'Umbria e l'Abruzzo senza morti) stanno la Calabria, la Puglia, la Sicilia e la Sardegna. Il commento ai grafici riporta una indicazione che rafforza la nostra tesi: ”La Lombardia è stata la regione in assoluto più colpita, con 138 casi gravi, anche se la porzione dei decessi è fra le più basse d'Italia.” In questa regione, dove esiste il più avanzato sistema sanitario del Paese – e personale medico e paramedico di primissimo ordine, come possiamo ammirare con gratitudine in questi giorni – sono stati salvati più pazienti, ma su una popolazione che tende ad ammalarsi in misura incomparabilmente più estesa degli altri italiani. Oggi il Covd 19 colpisce cittadini dai polmoni compromessi da decenni di smog. Drammaticamente significativo il caso opposto della Calabria, dove a prendere l'influenza virale sono in pochi, ma i morti sono addirittura la metà degli ammalati. Documento doloroso di una disparità intollerabile, che accusa le classi diregenti nazionali e regionali.
Ebbene, questi dati non ci consolano e oggi servono a poco. Ma sono indispensabili per l'immediato futuro, per ripensare con radicale severità lo sviluppo capitalistico dominante. E cade qui a proposito un po' di cronaca. Il 17 sera, dopo aver assistito al vano tentativo di Giovanni Flores, nella trasmissione TV Di martedì, di avere dai suoi ospiti qualche risposta sulle ragioni dell'alta mortalità lombarda, sono passato al dibattito che si svolgeva con Bianca Berlinguer, alla trasmissione Cartabianca. Pochi minuti per raccogliere una vera perla del mio vecchio amico Massimo Cacciari.
Un intellettuale per la verità, al netto delle cantonate politiche, sempre al di sopra di una spanna dalla media, per ampiezza di visione. Ebbene, nel lasciarsi andare a proporre un programma di massima per il futuro dell'Italia, tra tante cose sagge, si è lasciato scappare il punto programmatico di una organizzazione della società secondo stretti "criteri aziendali". Davvero incredibile! Ma se è proprio questo criterio che sta conducendo non l'Italia, ma il mondo intero, nel cul de sac di una crisi ambientale forse irreversibile, sempre più esposti alla serie di pandemie prossime venture?

Rete Osservatorio Sud, Università La Sapienza di Roma

 

Gianfranco Nappi: La pandemia tra emergenza sanitaria e crisi sociale

Ci sono passaggi che cambiano tutto lo scenario, che impongono un salto e che lo determineranno in ogni caso. In che direzione sarà questo salto dipende anche da come lo si attraversa oggi questo passaggio. L’Europa è a un passo da un processo drammatico di disgregazione. O è a un passo da un rilancio straordinario in linea con i bisogni vitali dei suoi cittadini e di una sua possibile funzione nuova nel Mondo. L’Europa stessa, il processo unitario intendo e di suo farsi sulle macerie della Seconda Guerra, è stata la risposta più alta a contrapposizioni e competizioni tra economie e sistemi economici nazionali entrati in collisione drammatica. La questione sembra riproporsi oggi. I termini sono radicali. E cosa ci potrebbe essere di più radicale di una pandemia che sta sconvolgendo il Mondo e che ritrova in Europa uno dei centri di sua maggiore espansione?
E allora, c’è la pandemia sanitaria da combattere. Ma c’è una pandemia sociale che si sta accompagnando ad essa che fa tremare le vene ai polsi non meno della prima.
Davvero siamo sul terreno biopolitico per eccellenza: vita biologica da garantire. E vita sociale da difendere perché senza di essa anche la lotta per la vita diventa difficile. Di più, impossibile. E allora c’è una questione che è già di queste ore e sulla quale si è registrata la "rottura mascherata da rinvio" all’ultimo vertice europeo: altri 14 giorni per trovare una soluzione condivisa.
Guai a non trovarla. Il tema è come far fronte all’esigenza di risorse immani per l’emergenza sanitaria e per quella sociale che si accompagna ad essa. Da dove reperirle e da porre in capo a chi?
La tesi dei ‘rigoristi’ (Germania, paesi del Nord), è che si possa consentire ai singoli Stati di incrementare il debito, di recuperare così le risorse per superare l’emergenza lasciando intendere che poi, superata la stessa, occorrerà tornare a vedere come quegli stessi Stati dovranno far fronte al debito accumulato. E a quel punto, saranno cavoli loro. Si vogliono usare le risorse del Meccanismo Europeo Salvastati? Bene. Ma occorre accettare le condizionalità, come si chiamano con bruttissimo termine le regole di ‘amministrazione controllata’ con cui si vogliono accompagnare le erogazioni: Grecia (non) docet.
Da Italia, Francia, Spagna, Grecia, Irlanda, Belgio è emersa invece un’altra ipotesi: accompagnare l’incremento del debito dei singoli Stati già avviato con meccanismi di sostegno finanziario comuni a livello europeo tali da essere assunti a livello comunitario, condividendone usi e responsabilità. La richiesta, insomma, di una strategia comune e di una comune politica economia: l’accenno di quel salto necessario di fronte alla radicale novità della situazione.
Se il primo scenario è uno scenario di deflagrazione dell’Europa, perché sarebbe inaccettabile per noi e per troppi paesi e perché segnerebbe il venire meno di qualsiasi elemento di tenuta comune, il secondo è sicuramente il minimo necessario per andare avanti in questa crisi.
E comunque, di cosa si dovrebbe discutere?
A dirla in modo secco, ci vuole un qualcosa di ancora più forte del quantitiative easing dal punto di vista delle risorse mobilitate e ci vuole un suo costruirsi tale da non rappresentare nuovo debito. Se la risposta alla crisi è costruita sulla base di un impennata dell’indebitamento generale delle economie e delle società, noi staremmo ponendo le condizioni dello strangolamento di queste economie e società. Bisogna passare dal finanziamento, attraverso risorse ingenti messe a disposizione del circuito finanziario per evitare impennate speculative, il QE appunto, al finanziamento diretto di politiche attive dello sviluppo nuovo e della tenuta sociale.
Davvero c’è un Reddito da garantire a tutti i cittadini europei : non vuoi farlo? E come rispondi alla crisi generata dal blocco di produzioni e servizi per i lunghi mesi che ci sono di fronte? Davvero nessuno può essere lasciato solo. Davvero c’è da garantire un sostegno alle imprese che a centinaia di migliaia andranno in crisi, stanno andando in crisi: un sostegno ad esse e al mantenimento dei livelli occupazionali. Davvero c’è da investire risorse ingenti nell’armatura sociale e civile dei paesi europei: sanità (se non ripartiamo da qui, da dove allora?), scuola e ricerca, una trama di reti sociali da sostenere nel loro sviluppo e nella loro funzione.
Davvero c’è da mettere in campo un grande Progetto di conversione ecologica delle produzioni, dell’agricoltura, di lotta ai cambiamenti climatici.
E tutto questo, messo in campo, consentirà di contrastare la disperazione sociale che, nessuno si illuda, cova sotto uno strato sottilissimo di cenere che il vento della pandemia corre il rischio di spazzare via. E consentirà di immettere nel circuito economico-sociale quelle risorse che ne alimenteranno la ripresa e la crescita tanto più solida proprio perché non fondata sul denaro che sì autocrea ma su processi reali che coinvolgono la società e il benessere dei suoi cittadini.
Da dove prendere questo di più necessario? Intanto ci sarebbero proprio quei primi 400 miliardi del MES da poter utilizzare a questo nuovo fine e per strumenti nuovi.
Poi c’è da "battere nuova moneta" (del resto la BCE con il QE, nei fatti, non ha cominciato a farlo?), fino a quel giusto livello di inflazione che era negli obiettivi europei ma che non è stato mai raggiunto neanche avvicinato del 2% previsto: e allora si potrebbero iniettare nel circuito produttivo e sociale risorse tali da raggiungerlo, da portarlo fino al 3% anche. Stiamo parlando di circa 500 miliardi di euro che uniti ai più di 400 del MES farebbero, appunto, primi 1000 miliardi di euro circa con i quali costruire le condizioni della rinascita europea su basi solide e inclusive.
E quante risorse private poi possono moltiplicare 1000 miliardi di risorse pubbliche messe in campo? Difficile calcolare davvero per dimensione: sarebbe una spinta formidabile.
E poi c’è da recuperare quel di più, ed è enorme, che scandalosamente è stato lasciato alla speculazione finanziaria globale e ad un conglomerato di pochi attori economici che si muovono su scala planetaria, quelli della Rete e dei suoi servizi in primo luogo, proprio dalla linea dei cosiddetti ‘rigoristi’ europei che sono stati durissimi con i deboli e debolissimi con i forti di queste grandi aggregazioni economiche globali che hanno dettato legge e continuato a far crescere i loro profitti mentre le società vedevano indebolite le loro strutture di tenuta e di inclusione sociale.
Sull’urgenza di un tempo nuovo sono venute ieri parole importanti da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
E poi, quel Cristo, quella Madonna con quel Papa e le sue parole in quella Piazza vuota: un ulteriore segno del tempo drammatico che stiamo vivendo. Ma anche della possibilità di trovare la forza per costruire un orizzonte nuovo. Il Presidente, il Papa. Ecco, se ci fosse un soggetto capace di rappresentare i cittadini a livello europeo sarebbe fondamentale che potesse far sentire la propria voce ora: e perché non uno sciopero generale di tutti i Sindacati europei con tutte le lavoratrici e i lavoratori del continente, per sollecitare la svolta necessaria? Uno sciopero generale di tipo nuovo magari, visto che tantissimi già a lavoro non ci stanno andando, svolto attraverso il compimento di gesti immediatamente riconoscibili da milioni di uomini e di donne, in un dato momento, magari attraverso la rete, che testimonino l’adesione. Una mobilitazione di tutto il mondo della cultura anche. Per la vita. Per il lavoro. Per la dignità per tutti. Una mobilitazione che dica a tutti: nessuno di noi è solo. E che dica ai Governanti di tutti i Paesi europei: attenzione, nulla senza di noi.

Direttore Infiniti Mondi, Periodico

 

Stefano Mollica: Le Matres Matutae di Capua

Sono andato a Capua all’inizio della primavera. Per visitare il Museo Nazionale Campano, rinnovato e per "adottare" una Mater Matuta. In rappresentanza di AISLO, insieme con il mio amico Pasquale Iorio (Vice Presidente di AISLO) e con Andrea Vinciguerra (Presidente della Coop. Capuanuova), promotori dell’iniziativa.
Ero stato dentro il Museo di Capua una sola volta, alcuni anni fa, in occasione di un dibattito organizzato dalla mia AISLO, presenti cittadini, studenti, autorità locali. Non ricordo il tema, ma la discussione fu intensa e… freddissima. Il Museo non aveva riscaldamento ed era inverno. Il Sindaco dell’epoca mi spiegò che in fondo era meglio: per la migliore conservazione delle opere soprattutto di pittura. Immaginai cosa avrebbe potuto dirmi il Sindaco di Stoccolma, per esempio, se fossi andato a chiedergli conto del fatto che le opere dei loro musei fossero in palazzi e ambienti riscaldati. Nel disagio generale per un freddo che via via ci prendeva tutti, mi aveva colpito il contrasto fra la ricchezza del palazzo e delle cose che raccoglieva insieme ad un senso di fredda accoglienza, fredda disposizione degli oggetti, raccolte generose e singolari proposte con scarsa attenzione ad attrarre e motivare il visitatore a saperne di più.
Il freddo era nell’aria in tutti i sensi! In una grande stanza a piano terra, mi pare, erano raggruppate e per lo più ammassate delle straordinarie sculture, una serie di statue in tufo, quasi tutte rappresentanti una donna seduta con uno o più bambini tra le braccia, probabilmente ex-voto facenti riferimento alla Mater Matuta, antica divinità italica dell'aurora e della nascita. Ritrovate nella seconda metà dell’ottocento, costituiscono un tesoro di testimonianza di quanto l’antica civiltà campana fosse delicata e attivamente impegnata nella difesa dei valori della maternità e della "Aurora", dea protettrice della creazione degli uomini e delle cose, quindi dell’universo e della civiltà. La collezione di Matres Matutae conservata a Capua, è tra le più importanti collezioni del mondo.
Sono tornato a Capua nelle scorse settimane, come dicevo sopra. Ho trovato il Museo in una condizione diversa. Lavori recenti ne hanno ammodernato e ridefinito gli spazi espositivi, stanzoni che facevano sentire tutto in ombra erano diventati ariosi, illuminati come un luogo di mostre e di visite di cultura deve essere, la posizione delle cose, degli oggetti, delle ricchezze, dei capolavori diviene coerente con la funzione espositiva stessa e con una strategia di lettura di percorsi culturali pensati e immaginati da esperti e studiosi. Insomma un Museo vero, ristrutturato, restituito alla funzione primaria di luogo amico di emozione, riflessione, incanto insieme a fruizione e diffusione di cultura. Fuori, un cortile antico pieno di luce intensa ma delicata, piante dolci, disegno italiano semplice e sincero.
C’era un’aria di nuovo ma poche persone, scalinate nobili e senso di vuoto. Una situazione difficile, mi dicono. Il Museo era Provinciale ma di quella Amministrazione il futuro è incerto e questo preoccupa per il futuro del Museo. Gli operatori culturali della città e del territorio vogliono svegliare coscienze e cittadinanza di tutto il nostro paese sulla sua sorte. Da qui l’idea della "adozione" delle Mater, cioè chiedere a intellettuali, personalità, cittadini, imprenditori, animatori del sociale, pubblici amministratori, non solo alla Città di Capua Campania, Caserta, Terra di Lavoro ma a tutto il paese e al mondo di lottare per preservare questo patrimonio. Anche e soprattutto per di essere e diventare tutori, sostenitori, protettori, padri adottivi di una delle più grandi collezioni di tradizione e di saperi antichi del nostro paese. Oltretutto, riferiti alla cultura della maternità come momento più alto della creazione. Patrimonio da vitalizzare e proporre in reti più ampie della cultura del nostro paese e del mondo intero.
Donne e madri che sono quanto di più vicino è al Dio Creatore, dovunque e chiunque esso sia e comunque agisca. La maternità è sicuramente il punto che più avvicina il mondo e l’umanità al momento del creare e quindi ai segreti del divino. La donna che è scrigno della fertilità, della civiltà, della continuazione della specie, del mistero dell’essere e del divenire. Donna e madre, centro dell’universo e dei suoi misteri e delle sue gioie. Aurora di ogni nuovo giorno e notte, di ogni risveglio, di ogni sacrificio e gioia.
Le "Matres Matutae" sono adesso esposte in un corridoio pieno di luce e proposte in una teoria di osanna alla fertilità e alla vita. Meravigliose le Mater e meraviglioso il Museo che le contiene, le propone, le espone. Una ricchezza del mondo, una opportunità di meditazione e di felice pensiero alla antichità dei nostri costumi e significati. Adottarle significa occuparsene concretamente, curarle, tenerle disponibili per il mondo intero degli studi e della gioia di cittadinanza.
Ci accompagnavano un giornalista e una fotografa, sentivo la gioia che avevano di mostrare al visitatore la bellezza scarna di un luogo eccellente del nostro paese. Io non ero un visitatore, ma un operatore che fra i primi si propone come “tutor” e si impegna a trovarne altri. Tutti insieme dobbiamo prevedere e presentare un insieme di eventi che mettano a fuoco della stampa e dei media una ricchezza così impegnativa da preservare perché unica. Il Museo ristrutturato va fatto conoscere attraverso le opere e culture che vi sono ricomprese. Promuoveremo un partenariato per la costruzione di un Distretto Culturale evoluto di Terra di Lavoro, e le Mater saranno ai primi posti delle proposte e iniziative per aprire conoscenza al mondo del patrimonio di cultura e di bellezza che quel territorio possiede.

Presidente di AISLO

 

Vittorio Russo: Perché non dobbiamo sperare

Si è potuto dimostrare che il vocabolario dei Greci disponeva di un lessico sterminato. Con tanta ricchezza terminologica il pensiero spaziava dentro orizzonti illimitati di percezioni, di intuizioni, di espressioni, di concezioni e di interpretazioni del mondo che facevano di quel popolo gli investigatori di ogni ramo del sapere. Questo in larga misura spiega pure perché hanno eccelso in ogni arte e in ogni conoscenza, nessuna esclusa. Avevano fra l’altro concepito la natura come il luogo del divenire, il luogo del continuo nascere. Natura equivale a "nascitura", ossia ciò che è in continuo divenire. Questo è pure il senso che a "natura" attribuiva Lucrezio nel De rerum natura.
Vincolati come erano alla dimensione inafferrabile e imprevedibile della natura, i Greci ritenevano, dunque, che l’uomo non potesse piegarla con la tecnica. Lo ricorda Eschilo quando mette sulla bocca del suo Prometeo incatenato il grido di disperazione dell’inanità dell’uomo incapace di domarla. Ce ne accorgiamo in tempi di coronavirus. L’uomo si difende e vince pure, ma sempre pagando un tributo terrificante in termini di morte e di dolore. Quando avremo debellato il male che ci affligge oggi, dovremo già essere pronti per affrontare il prossimo perché, inesorabile, la natura già lo cova. Questa è la sua regola, la sola dove il divenire è una costante evoluzione.
Per i Greci, perciò, il verbo sperare non aveva praticamente senso. Sapevano che la vita è lotta e ha regole ineluttabili che l’uomo non può modificare. Sapevano pure che l’uomo è il mortale. Thnetos e brotos, dicevano, in contrapposizione con gli dei che sono immortali. Il cristianesimo ha stravolto questa logica e con un percorso di pensiero tortuoso ci ha porto il conforto della SPERANZA con la fede nell'immortalità. La morte, quindi, non è più il termine ultimo del nostro esistere, ma la porta della vita eterna. Pagine straordinarie sono state scritte da Umberto Galimberti su questo tema. Speranza è purtroppo però solo sostanza di sogni. Sperare è verbo della passività, è abdicazione, è il rimettersi a chi o a qualcosa che agisce per noi e risolve i nostri drammi esistenziali. Inesorabilmente poi, sperare diventa il verbo della disperazione quando le attese sono deluse.
Imparare a mettere da parte le speranze consente di riscoprire la volontà di essere. È questa volontà che dà senso alla vita, ci enuclea dalla genericità e ci dà un’identità. Solo mettendo da parte la speranza cancelliamo le incertezze. Non conta il risultato conta la decisione che a esso ci permette di giungere. Perché, se in natura tutto avviene secondo la logica deterministica della causa e dell’effetto, non è possibile pervenire alla causa con la "speranza", con l’"augurio" che il miracolo possa modificare l’evento, con l’"auspicio" che tutto possa andar bene senza la nostra azione. Non possiamo aver stima per quelli che hanno il compito di fare e cominciano dicendo: Speriamo che… Significa: "Io rinuncio e mi rimetto al caso." Ancora peggio i medici, che dobbiamo disistimare quando iniziano col dire: Speriamo che… È la disperazione assicurata, il fallimento della ragione. Il medico è tale se cerca la formula, se trova l’antidoto, se cura. Non se prega e spera che per alchimia possa aver luogo quella reazione che invece avviene solo per chimica.
La speranza, ahimè, non appaga che sogni e non nutre che incertezze. Non basta quando la realtà ferocemente incombe e hai bisogno di indagine e conoscenza per giungere alla causa. Tuttavia, è proprio quando più forte si fa il bisogno di sapere che la speranza occupa lo spazio necessario alla riflessione. È allora che diventa un crampo della ragione. Il bisogno di certezze non viene dalla speranza ma dal lavoro silenzioso del ricercatore. È la scienza che trova il vaccino capace di curare il male che mi uccide.
Quando giungono i tempi bui della sofferenza occorre spezzare le pastoie dei sogni. È allora che abbiamo bisogno di tutta la determinazione delle nostre nature. Rinunciare a decidere equivale a soggiacere alla disperazione, è un indifferente rimettersi alla clemenza del fato. Non può star bene a nessuno. Lottare è vivere. Cercare è consapevolezza. Che siano perciò l’impegno e l’ottimismo la nostra lucida scelta di vita.

Saggista

 

Qualipà

Qualipà nasce a Palermo. È un progetto che promuove e realizza un sistema di descrizione, valutazione e monitoraggio della qualità della vita, fondato su un ascolto dei bisogni e delle opinioni di tutti i cittadini, attraverso la costruzione di un Osservatorio, per dotare la comunità di uno strumento di crescita della cultura della qualità urbana.
Ed ora i nostri partner:
AISLO (Ass. Italiana Incontri e Studi sullo Sviluppo Locale); ALAB (Ass. Liberi Artigiani-Artisti Balarm); Arci Porco Rosso; Associazione Mercato Storico di Ballarò; Associazione Moltivolti; Per Esempio Onlus; Terradamare s.c.a.r.l.
Una rete di partner collabora alla realizzazione del progetto:
Istituto Comprensivo Statale "Amari Roncalli Ferrara" di Palermo - Istituto di Ricerca Demopolis, Palermo - Dipartimento di Architettura dell’università degli Studi di Palermo - Dipartimento di Scienze Economiche Aziendali e Statistiche dell’Università degli Studi di Palermo - Università LUMSA
Tutti i soggetti coinvolti condividono una visione economica e sociale che vede la qualità della vita come una politica pubblica fondamentale e un asse strategico di sviluppo sostenibile dei territori. E' il momento che si parli di un uomo, anzi di una mente.
Quella che prima di tutti ha visto, ideato, spinto a credere.
Quello che ha voluto un altro racconto per la nostra città, "al di là della cronaca giudiziaria, della cronaca criminale, dei disservizi", tutti veri, tangibili, ma non unica prospettiva.
Ha palpato l'aria in anticipo, quella per cui tanti la scelgono Palermo e ci si trasferiscono, lasciando città, i cui indicatori sottoscrivono la qualità della vita, o parte di essa, al massimo della prestazione.
Ecco, in quella piccola parte si è trovato uno spazio in cui guardare meglio, in cui le relazioni creano un picco inaspettato...
I suoi neuroni hanno un nome e un cognome: Stefano Mollica, oggi Presidente dell'Associazione. Lui è il primo, seguito da un insieme formidabile di professionisti che, coesi, hanno reso questa esperienza possibile.
Ma, come si sa, non si può dire tutto in una volta.
La storia continua...

Tratto pagina FB Qualipà

 

Novità editoriali

• Pasquale Iorio: Diritti e lotte sociali nel XX secolo, Guida Editori 2019
• Paolo Frascani (A cura): Le eredità delle crisi. Dalla storia al futuro, traiettorie di risposte possibili, Fondazione Feltrinelli, 2020
• Paolo Giordano: Nel contagio, Einaudi, 2020
• Serge Latouche: Come reincontrare il mondo, Bollati Boringhieri
• Sergio Messina: Eco-democrazia per una fondazione ecologica del diritto e della politica, Orthots Editore, 2019
• David Quammen Spillower: L’evoluzione delle pandemie, Adelphi, 2018
• Gianni Silvestrini, GB Zorzoli: Le trappole del clima Ed. Ambiente

Su Internet:
• www.infinitimondi.eu - Rivista
• www.casertaturismo.it - Portale

Su FB:
• Qualipà
• Decameron. Una storia ci salverà

 

Download della newsletter n. 0 in versione PDF

 
Caserta Turismo: newsletter Piazze del Sapere - Aislo annualità 2020
 
 
Per rimanere aggiornato sui convegni, suglie eventi e le attività del Distretto Turistico Caserta, seguici sui social network
 
 
link alla pagina di facebook
 
link alla pagina di flickr
 
link alla pagina di google plus
 
link alla pagina di twitter
 
link alla pagina di you tube
 
link alla pagina di pinterest
 
 
 
 
banner
 
 
link005 link006 link007 link008 link009 link0010 link0011 link0012