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Caserta Turismo: Ripartire con la cultura

Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro

I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

Il Bosco di San Vito con il Sentiero del Re, 6 km dove cacciavano i Borbone

Percorrendo l’intero sentiero ad anello, formato da piccoli sentieri (sentiero Generale G. Garonna, sentiero delle Rocce, sentiero della Salamandrina), riusciamo a toccare i punti più belli e suggestivi del bosco di San Vito. Il panorama è davvero grandioso, certamente uno dei più suggestivi d’Italia. Marco Tullio Cicerone, che dimorò in zona, nella seconda orazione contro Rullo sulla legge agraria esalta con appassionato vigore il territorio campano definendolo: "Al più bello di questo mondo; l’unico fiorentissimo fondo del popolo romano, la sorgente della vostra ricchezza, il decoro della pace, il sussidio della guerra, la base delle entrate, il granaio delle legioni, la suprema risorsa della carestia". Dal dotto lessicografo latino Festo, che compendiò l’opera di Verrio Flacco sul significato delle parole latine arcaiche, si apprende che l’espressione Tifata è identificabile con il concetto di "bosco di lecci", dal che deriva che quel nome è stato attribuito al monte perché era tutto ricoperto di lecci, piante sempreverdi ad alto fusto, con chioma dalle foglie cerose, simili a quelle della quercia. Il poeta latino Silio Italico, autore del poema Punica, immaginò questi boschi lussureggianti e ricchi di selvaggina come teatro di lotte tra fiere ed amò definirli "stanza dei leoni". Alla vetta del nostro monte, chiamato anche S. Nicola, spesso coperta di nuvole, gli agricoltori volgevano lo sguardo per divinare il tempo sereno o burrascoso. Ancora oggi, nelle campagne, si usa dire "quando S. Nicola fa cappa, se oggi non piove domani non scappa".
L’intera area del bosco è caratterizzata da zone con pendenze dolci a cui si alternano altre piuttosto ripide. In questi punti, nei periodi dell’anno in cui le precipitazioni sono più copiose, si formano dei veri e propri canali a carattere torrentizio. Questo versante, un tempo, era ricco di fonti come il Sansò, San Vito, Fico e la modesta acqua della Riccia. Alla situazione attuale le ampie sorgenti d’acqua, in gran parte sono scomparse, solo in pochi casi si sono trasformate in misere fontanelle, vi sono numerose opere idrauliche di epoche diverse. Alcune di queste captavano le acque delle varie sorgenti presenti nel sito; nella platea dei fondi, beni e rendite che costituiscono l’amministrazione del Reale Sito di San Leucio formata per ordine di S.M. Francesco I del Regno delle due Sicilie dell’amministratore Cav. Sancio, del 1833 e conservata presso l’Archivio Storico della Reggia di Caserta, si legge : "le acque delle sorgive messe nel bosco vanno a percorrere per un antico acquedotto che attraversa il bosco stesso e che conduce le acque al comune di Capua."
Il Bosco di San Vito è uno dei luoghi cui gli abitanti di Sant’Angelo in Formis, frazione di Capua, e ideale collegamento fra il basso e l’alto casertano, sono più legati. Si trova a pochi passi dalla locale Basilica benedettina, costruita sui resti del tempio di Diana Tifatina (del quale alcuni reperti sono conservati al Museo Campano di Capua), che a breve dovrebbe ottenere il prestigioso riconoscimento dell’Unesco come "Patrimonio mondiale dell’umanità".
Il bosco, detto anche Il Sentiero del Re (perché era una delle mete privilegiate per le battute di caccia dalla dinastia Borbone) rappresenta il primo vero polmone verde a ridosso della conurbazione casertana, un luogo incantevole dove la macchia mediterranea si esprime in tutto il suo splendore con un sottobosco ricchissimo di biodiversità, il percorso nella sua interezza misura circa 6 Km per un due ore di cammino senza particolari difficoltà.
Da circa un anno un gruppo di volontari si sta adoperando per effettuare un’opera di manutenzione ordinaria grazie all’autotassazione e agli occasionali proventi (su base volontaria) derivanti da quelle che all’inizio erano delle sporadiche visite guidate e che adesso stanno diventando degli appuntamenti cult per tutti gli appassionati di trekking, e non solo, del casertano. La dedizione e la cura che i volontari hanno profuso per far conoscere il Bosco di San Vito, e in particolare il percorso del Sentiero del Re, è stata premiata ultimamente da vari riconoscimenti alla qualità del percorso naturalistico, in particolare sotto il profilo della ricchezza ambientale e faunistica e degli angoli che offrono panorami davvero suggestivi. A conferma dell’insospettabile qualità ambientale del luogo c’è, oltre alla cospicua presenza di cinghiali, volpi e una colonia di ghiri moscardini, una colonia di salamandrine che necessitano di un contesto ambientale caratterizzato da acqua limpida e aria pura. Il tutto a pochi chilometri dal territorio che con troppa fretta e troppa superficialità è stato etichettato come la "Terra dei Fuochi".
Percorrendo il sentiero della Salamandrina ci si imbatte nell’acquedotto noto come di San Vito che è rappresentato nella pianta della Reale Riserva di Monte Tifata, conservata anch’essa presso l’Archivio Storico della Reggia di Caserta. Ricerche ed esplorazioni sono tuttora in corso per definire un quadro approfondito delle opere idrauliche che attraversano il bosco. La flora è quella caratteristica della macchia mediterranea. Nella zona bassa, troviamo una piccola fascia di terreni coltivati a vigneti ed uliveti. Nel sottobosco molto rigoglioso troviamo edera, ginestra, finocchio selvatico, pungitopo, lentisco, cardo mariano, rucola, rosa canina, mirto. Sui pendii fino in cresta roverelle, lecci, olmi, e in alcuni punti il castagno. La fauna che caratterizza il bosco è composta da un gran numero di specie di uccelli, che presentano un’alternanza di comunità nelle varie stagioni, come il picchio, la cinciarella, il cardellino, il merlo, il fringuello, il pettirosso, tortora comune, l’usignolo. Tra i mammiferi il tasso, la volpe, riccio, talpa, ghiro (moscardino), il cinghiale. Tra gli anfibi, con grande sorpresa, sono stati ritrovati esemplari di Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata). Notevole anche la presenza di rettili come il biacco e il cervone e di numerosi insetti.

Percorsi inseriti in area protetta: Area SIC Monte Tifata. Sentieri: – Sentiero 619 S. Angelo in Formis – Anello Bosco di San Vito: Lunghezza Km 4,1; Altezza Massima 140 m; Dislivello: in Salita 100 mt | in Discesa 100 mt; Tipologia: Turistico/ Escursionistico T/E

Descrizione: Nella contrada Santo Iorio, punto di partenza, è possibile respirare ancora la vera essenza di questa terra. A fare da cornice alla partenza del sentiero, si trova la Chiesa di Sant’Antonio da Padova. Percorrendo l’intero sentiero ad anello, formato da piccoli sentieri (sentiero Generale Garonna, sentiero delle rocce, sentiero della salamandrina), riusciamo a toccare i punti più belli e suggestivi di bosco San Vito. La vicinanza dell’Abbazia di Sant’Angelo in Formis, raggiungibile tramite il comodo tratto urbano del Sentiero 801, o dall’alto grazie al sentiero 603 SMT.

• Sentiero 801 S. Angelo in Formis – Formicola: Lunghezza Km 15,6; Altezza Massima 250 mt; Dislivello: in Salita 350 mt | in Discesa 250 mt; Tipologia: Escursionistico E.

• Sentiero 617 S. Angelo in Formis – In Bici tra San Prisco, Santa Maria Capua Vetere, Capua: Lunghezza Km 23,0; Altezza Massima 101 mt; Dislivello: in Salita 90 mt | in Discesa 90 mt; Tipologia: Ciclo escursionistico TC. Descrizione: il percorso ciclo escursionistico di difficoltà TC=turistico, è un ottimo modo per osservare e visitare monumenti e luoghi d’interesse storico culturale dei comuni interessati in modalità ecosostenibile. Percorso su strade pavimentate e sterrate dal fondo compatto e scorrevole. L’itinerario raggiungerà luoghi come l’Abbazia di Sant’Angelo in Formis, museo Provinciale Campano di Capua, Castello delle Pietre o dei Principi Normanni, Porta Napoli dirigendoci verso Santa Maria Capua Vetere troveremo Arco di Adriano, Anfiteatro Campano, Museo archeologico dell’antica Capua, Mitreo di Santa Maria Capua Vetere passando per San Prisco troveremo Mausoleo detto delle Carceri Vecchie, Chiesa Arcipretale Di Santa Matrona e così via.

• da Caserta Vecchia alla Basilica di Sant’Angelo in Formis: Lunghezza Km 19,5; Altezza Massima 503 mt; Dislivello: in Salita 510 mt | in Discesa 750 mt; Tipologia: Escursionistico. Descrizione: dalla chiesetta di S. Rocco (372 mt s.l.m.), si può raggiungere la cima più alta dei Tifatini: Monte Virgo (620 mt s.l.m.) o indirizzarsi direttamente alla selletta di Torre Lupara (434 mt s.l.m.); percorso interamente il pianoro delle Montagne Baccalà, si prosegue verso il Belvedere di San Leucio: direttamente, per Casa Leonetti ed il bosco retrostante l’Oasi WWF di San Silvestro, o con percorso più lungo, ma panoramico, per Monte Coppa (394 mt s.l.m.), dove sono ubicate le Comole (enormi doline da crollo). Aggirato Monte San Leucio (200 mt s.l.m.) con vista sull’omonimo Real Sito, si giunge in Località Vaccheria (191 mt s.l.m.).

Attraversata la ex S.S. 87 Sannitica, si può raggiungere la Basilica (101 mt s.l.m.) di Sant’Angelo in Formis per la via della valle del Volturno passando per Bosco San Vito sent. 603 (quota max 300 mt s.l.m.), o in alternativa per Monte Tifata sent. 615 (603 mt s.l.m.) e per la via della pianura campana sent.616 (quota max 350 mt. s.l.m.).

Marcella Calascibetta pubblicato il 20 maggio 2019

 
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