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Caserta Turismo: Ripartire con la cultura

Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro

I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

Capua, mura, bastioni e torre campanaria

Le mura bastionate costituivano, insieme ai fossati, il sistema difensivo della città di Capua, sul lato meridionale aperto verso la campagna dalla parte non circondata dal fiume Volturno. La cintura fortificata con cortine murarie a scarpa, è opera d'impianto e di rinnovamento, degli Spagnoli e degli Austriaci, durante il periodo del viceregno. Le opere di fortificazione datano dai primi del Cinquecento al primo trentennio del Settecento. La cinta muraria è del tipo bastionato a fianchi rientranti. Essa era costituita perciò da bastioni, torri, frecce, mezze frecce e polveriere. La murazione, del tipo a tracciato poligonale, presenta numerosi fronti che, iniziando dal lato orientale della città, prendono i nomi di: Sperone, Olivarez, del conte, d'Aragona, Eugenio e Daun. A questi due ultimi bastioni, siti sul fronte occidentale, furono cambiati i nomi in quelli di Carlo e Amalia per onorare il sovrano, Carlo di Borbone che ne volle il restauro nel secolo XVIII. All'interno di questi due bastioni, più prossimi al fiume Volturno, è sita la cittadella con il maestoso castello cinquecentesco fatto erigere tra il 1542 ed il 1552 (nel luogo detto la portella) dall'imperatore Carlo V. Sull'ansa interna del Volturno nella zona detta limata, si erge il bastione Sapone. In realtà le fortificazioni di Capua davano la possibilità di sviluppare la difesa frontale (ficcante). la difesa piombante (o radente) e quella fiancheggiante (a mezzo delle torri). è un complesso maestoso di opere murarie ancora oggi visibile per chi proviene da Napoli o da Roma (entrando in città dalle Torri di Federico) oppure per chi visita la zona di S. Caterina e di Piazza S. Francesco.

Torre campanaria del Duomo. La torre eretta in età longobarda (861), ristrutturata in età normanna e consolidata nel Quattrocento dopo le lesioni riportate in seguito al terremoto del 1456 che arrecò molti danni alla città, rappresenta uno dei segni maggiori della città d'impianto longobardo. Essa svolgeva anche un ruolo nel sistema difensivo del nucleo urbano: a pianta quadrata, era concepita strutturalmente robusta con l'uso, sul basamento, di blocchi lapidei, profilata sugli angoli da colonne di marmo cipollino nel registro inferiore; essa presenta tuttora nei tre ordini superiori una tessitura muraria di mattoni e di piperno, con finestre bifore. Sono presenti sul basamento tre grossi conci squadrati, alcune feritoie che dovevano assolvere la palese funzione difensiva, mentre sulla canna sono incastonate, in ordine sparso, alcune protomi. Nel 1873, dal Ministero dell'Istruzione Pubblica, fu dichiarata edificio monumentale.

http://www.capuaonline.it/storiadicapua/bastioni/index.html - ...torrecampanaria/index.html

Capua (palazzi)

Palazzo Antignano: rifacimento quattrocentesco di un palazzo già esistente; dal 1874 vi ha sede il Museo Campano. Palazzo Fieramosca: la costruzione originaria è un gotico di fine duecento, della quale esiste ancora il portale archiacuto d'ingresso, venne ristrutturato nella seconda metà del XV secolo dalla famiglia Fieramosca. Oggi vi ha sede la A.S.L. di Capua. Nel 1476 vi nacque Ettore Fieramosca, l'eroe della disfida di Barletta. Palazzo di Giustizia o del Governatore: ha sede in Piazza dei Giudici, costruito nel 1585 su disegno di Ambrogio Attendolo, con l'arengario situato in posizione centrale rispetto alla piazza. Edificio della Gran Guardia o Bivach (1608-1611), posto di fronte al precedente, ospitava il Corpo di Gran Guardia del Governatore. Palazzo Friozzi-Azzia (seconda metà del '700), di scuola vanvitelliana. Palazzo Lanza, acquisito dalla famiglia Lanza nel 1453, ristrutturato nel XVII e nel XIX secolo; nel '700 vi soggiornò Sant'Alfonso Maria de' Liguori. Palazzo Rinaldi-Campanino (secondo '400) di stile misto tardo-gotico catalano e pre-rinascimentale, fra gli archi del portico cortilizio interno vi è un interessante reperto scultoreo romano, una testa di giovane. Palazzo Rinaldi-Milano della metà del XV secolo, con una facciata manieristica napoletana. Palazzo cosiddetto delle "Centopersone", probabilmente era una caserma d'appoggio delle truppe all'epoca di Fieramosca. Dopo un lungo periodo in cui versava in uno stato di rovina nel 2010 sono cominciati lavori di restauro.

Capua (porta Napoli)
Dal sito www.ancientcapua.com e www.cittadicapua.altervista.org
Detta anche Porta delle due Torri, la monumentale struttura fortificata fu costruita per espresso volere di Federico II di Svevia, fra il 1234 e il 1239-1240, dinanzi al ponte Casilino, di epoca romana, che attraversa il fiume Volturno, all'ingresso nord della città di Capua (l'antica Casilinum), considerata l'avamposto più settentrionale del Regno di Sicilia, ai confini con lo Stato della Chiesa. Fatta demolire nel 1557 dal viceré spagnolo di Napoli, l'imponente costruzione era caratterizzata dalla presenza di due massicce torri ‒ di cui resta in piedi il basamento poligonale ‒ collegate fra loro da un corpo di fabbrica intermedio, forse un po' meno alto delle torri stesse, attraversato sul piano stradale da una sorta di androne voltato in muratura. Abbellivano il monumento, specie sulla fronte settentrionale, numerose sculture, molte delle quali sono oggi conservate nel Museo Provinciale Campano di Capua.
L'imperatore, dopo aver siglato direttamente il progetto della Porta per approvazione (manu propria consignavit), come ricorda Riccardo di San Germano nel suo Chronicon (ad annum MCCXXXIV), nominò Niccolò da Cicala direttore dei lavori, mettendogli a disposizione come mano d'opera gli abitanti dei territori compresi fra Capua e Mignano. Si trattò di un intervento architettonico di tale rilievo da capovolgere, nell'ambito della stessa città campana, il rapporto fino allora esistente fra il nevralgico Castrum lapidum di fondazione normanna, passato ormai in secondo ordine, e il ponte Casilino che con la Porta a mo' di castello divenne il punto urbanistico di maggiore riferimento, un punto di forza di straordinaria efficacia difensiva che assicurava il controllo della Via Appia e contribuiva a rendere la città un'autentica piazzaforte.
Oltre a questi aspetti, il monumento deve la sua straordinaria importanza al fatto che sul piano storico-artistico costituisce una tappa fondamentale del percorso dell'arte federiciana che culmina in Castel del Monte, mentre sul piano storico-ideologico, come si vedrà più avanti, si configura come il più esplicito e sorprendente manifesto politico del sovrano committente. Le testimonianze storico-letterarie, i disegni dei secc. XV-XVII, i ruderi superstiti abbinati alle indagini archeologiche condotte tra il 1928 e il 1936, riprese poi nell'ultimo decennio del Novecento, nonché le sculture conservate al Museo Campano hanno consentito agli studiosi di formulare ipotesi ricostruttive dell'intera Porta in termini complessivamente attendibili, nonostante alcune incertezze nei dettagli. Durante i restauri più recenti, condotti dalla Soprintendenza ai Beni ambientali architettonici artistici e storici di Caserta, si è pure proceduto ad effettuare un minuzioso rilievo architettonico computerizzato del complesso, a cui sarebbe opportuno affiancare un rilevamento analitico di tutte le murature interne ed esterne che ne evidenziasse le alterazioni subìte, distinguendoli ad esempio i blocchi di marmo e di tufo originari da quelli aggiunti, talora molto arbitrariamente, nei molteplici interventi del passato, a partire già dal 1557.
Appare certo che la Porta nel suo insieme, pur avendo una sua precisa collocazione nel tracciato dell'arte federiciana, proprio in virtù delle sue caratteristiche doveva configurarsi come un unicum nel panorama delle strutture fortificate dell'epoca. Rifacendoci alle parti superstiti della Porta sul ponte, si constata che l'interno di ciascuna delle torri era collegato tramite una doppia scala a un ambiente sotterraneo, ricavato sotto il piano stradale, nel quale era sistemata una cisterna che, grazie a un sofisticato sistema idraulico, poteva essere alimentata dalle acque del Volturno. Vista dall'esterno, la parte inferiore delle torri, rivestita di pietra calcarea a bugne regolari e di buon taglio, poggia su uno zoccolo di tufo a forma di ferro di cavallo e termina con eleganti pennacchi prismatici posti in corrispondenza degli spigoli, con la funzione di raccordare dinamicamente la struttura poligonale di base con quella sovrastante di tipo circolare.
Gli elementi di raccordo, conclusi ai lati da graziose volute e originariamente abbelliti al vertice da erme o antefisse riproducenti perlopiù visi umani, non solo sembrano assecondare il passaggio dalla struttura poligonale a quella circolare, ma attenuano nel contempo il contrasto cromatico che si viene a creare fra il basamento in calcare chiaro e il resto delle torri, costruito con grossi conci di tufo grigio scuro. Il gusto per la bicromia, mediato verosimilmente dalla tradizione locale attestata nel campanile della cattedrale cittadina risalente al vescovo normanno Erveo (1073-1081) e, pressoché contemporaneamente, nella torre campanaria della non lontana abbazia desideriana di S. Angelo in Formis (1072-1087), dove alla pietra calcarea del basamento segue il cotto della parte alta, trovò immediata eco in un'altra struttura fortificata federiciana, ovverosia nel grande mastio circolare inserito, tra il 1240 e il 1250, nel castello di Caserta Vecchia a opera di uno dei fedeli vassalli di Federico, il conte Riccardo di Lauro che nel 1246 ne sposò la figlia Violante.

http://www.treccani.it/enciclopedia/porta-di-capua_(Federiciana) a cura di Mario D'Onofrio

Capua, torri di Federico II, porta Roma
L'imperatore Federico II volle realizzare sul Ponte Romano, sul quale passava la Via Appia, una monumentale costruzione fortificata che oltre alla funzione strettamente difensiva potesse essere considerata come un vero e proprio arco trionfale. La struttura infatti possedeva tra le due torri a base ottagonale, un vero e proprio arco di trionfo ricco di decorazioni e sculture, a dimostrazione della potenza imperiale che si contrapponeva al vicino Stato Pontificio. L'intera porta fu demolita in parte dal duca D'Alba nella seconda metà del '500 nel periodo in cui l'intera cinta muraria cittadina fu modernizzata secondo i criteri più avanzati. Essendo la porta posta a protezione di un punto nevralgico quale il ponte che dava accesso alla città, si decise di inglobarla in un vero e proprio forte detto del "Cavaliere", che verrà poi smantellato a sua volta agli inizi del XX sec. Tutte le decorazioni e sculture furono in parte disperse e in parte riutilizzate. Oggi alcune di esse sono conservate all'interno del Museo Campano, insieme ad alcune rappresentazioni della porta federiciana - "Dell'intero complesso, voluto da Federico II nel 1234, restano le basi ottagonali delle torri, la porta d'ingresso e le feritoie, mentre i sotterranei, articolati in più ambienti, presentano i resti di due scale a chiocciola. La ricostruzione delle due torri, danneggiate nel periodo 1552-89 in occasione della sistemazione viceregnale delle mura, è possibile attraverso descrizioni ed immagini. L'unico disegno esistente, anteriore al '500, è conservato nella Biblioteca Nazionale di Vienna e mostra la porta con le sculture in trono tra le due torri. I reperti della porta, distrutta nel 1557 dal conte di S. Fiora, e altri elementi terminali delle torri sono attualmente conservati nel Museo Campano. Delle sedici sculture poste ad ornamento di protomi umane, restano quelle raffiguranti Federico II, Pier delle Vigne, Taddeo da Sessa, la testa di Zeus e la Capua Fidelis. Proseguendo lungo il tracciato della Via Appia si attraversa il Ponte Romano ricostruito in cemento armato dopo la Seconda Guerra Mondiale sui resti dell'antico Ponte Romano di Casilinum. Nelle sue vicinanze affiora dall'acqua un rudere attribuito alle antiche strutture del molo. Sulla sinistra del corso Appio vi è il vicoletto che conduce alla piazza Commestibili. Già sede della Bagliva, in età medievale fu adibita alla vendita dei commestibili, antica tradizione tuttora conservata. Presenta al centro la fontana della Mensa Arcivescovile Capuana e, in aderenza al Duomo, la chiesa di S. Maria a Piazza."

http://prolococapua.wix.com/prolococapua...
http://www.capuaonline.it/storiadicapua/torridifedericoII/index.html


Il ricordo di una porta trionfale e dei seggi, vie particolari di Capua
Un tempo, chi percorreva la via Appia, entrando a Nord nella città di Capua nuova, si trovava davanti agli occhi una maestosa porta urbica, prima di attraversare il Ponte che oltrepassava il fiume Volturno ed entrare in città.
Il corpo venne edificato a partire dal 1234 per volere dell’imperatore svevo Federico II che aveva intenzione di realizzare un accesso turrito alla città. Il progetto fu curato dall’architetto Nicolò de Cicala e venne portato a termine nel 1239. La porta trionfale funse da modello per opere successive, come la Torre Cilindrica di Casertavecchia e l’Arco Trionfale di Castelnuovo di Napoli.
La struttura presentava, in origine, un corpo centrale, oggi non più visibile, a base rettangolare, fiancheggiata dalle due torri che hanno come base un ottagono irregolare. L’accesso avveniva mediante il corpo centrale che si sviluppava per una larghezza di otto metri. Il piano di posa originario delle torri era, inoltre, posto 1.30 m. al di sotto di quello attuale. Grazie al disegno di Francesco di Giorgio Martini (1480), realizzato in un periodo precedente la distruzione della porta, sappiamo che la facciata esterna si presentava suddivisa in tre registri, nella quale parte centrale vi era l’accesso riccamente decorato, abbellito con colonne, mensole e alcune statue presenti nelle nicchie sopra l’arco d’accesso. Al centro doveva esserci la statua di Federico II seduto su trono, di cui si conserva solo una parte della scultura; al di sotto di essa c’erano la testa femminile di Capua fidelis e i busti marmorei raffiguranti Pier delle Vigne e Taddeo da Sessa.
La porta venne demolita e le torri dimezzate nel 1557, sotto il regno di Filippo II, quando si decise che queste ultime dovessero fungere da avamposto per i cannoni, in concomitanza al rifacimento dell’assetto difensivo dell’intera città.
Solo tra il 1928 e il 1930, le sovrastrutture murarie poste nel XVI secolo vennero abbattute, demolendo cannoniere e archi. Ad esse si aveva accesso, attraverso le finestre, tramite scale di legno. Il basamento delle torri ancora oggi appare distinto in due zoccoli, uno superiore e l’altro inferiore. L’interno era collegato a degli ambienti sotterranei, sotto il livello stradale, nel quale erano posizionate delle cisterne che, mediante un ingegno idraulico, venivano servite dal fiume Volturno. Oggi, tutto ciò che rimane di questa maestosa porta, sono due torri mozzate, alla quale base presentano blocchi in pietra calcarea ben squadrati, atte a formare un ottagono irregolare, mentre nella parte soprastante è ravvisabile uno zoccolo in tufo a forma di ferro di cavallo. Purtroppo, oltre a restare ben poco del progetto originario del monumento, esso non viene adeguatamente valorizzato. Restano solo due torri monche a ricordo di una porta imitata, come modello architettonico, nel Regno di Napoli.

I Seggi di Capua, vie particolari
Nominando le vie della città di Capua, possiamo notare come si utilizzino ancora oggi parole che fanno riferimento a luoghi antichi di cui non se ne conosce la storia. Una di queste è sicuramente la dicitura "seggio" contenuta nel nome di alcune delle nostre strade. Ma cos’erano i seggi e quale funzione svolgevano? Nella città di Capua, i seggi erano dei Portici pubblici situati nelle vicinanze delle porte urbiche. Siccome presso le stesse si rendeva necessario che ogni cittadino proteggesse l’entrata, furono edificati delle strutture porticate sotto le quali essi prendevano posto, dunque "sedevano". È proprio dalla parola "sedilia" che deriva il termine seggio, ancora oggi pronunciato nella lingua italiana. I seggi capuani erano conosciuti in tempi più antichi col nome di Tocchi o Tocci che indicherebbero il luogo, la sede. Essi erano 4 e prendono i seguenti nomi di: Seggio d’Antignano, Seggio de’ Cavalieri, Seggio de’ Giudici e Seggio de’Nobili o dell’Oliva. Ad oggi se ne conservano tre e si presentano come passaggi voltati.
Il seggio de’ Cavalieri, collocato lungo l’odierna via Gran Priorato di Malta. Nei suoi immediati pressi, a sinistra, troviamo una fontana a parete con vasca del ‘700. Secondo le fonti, avrebbe avuto dei rifacimenti nel corso del tempo, l’ultimo avvenuto nel 1530 a spese della città, forse perché danneggiato. Ancora oggi si conservano e apprezzano dei reimpieghi romani visibili nella muratura. Altro sedile presente lungo via Roma è quello di Antignano, la quale ristrutturazione si fa risalire al 1453/1454. Attualmente si trova inglobato nel Palazzo Antignano a cui deve il nome. Su di esso, si affacciano gli ambienti dell’ex chiesa longobarda di San Lorenzo ad Crucem.
Infine, abbiamo il Seggio de’ Giudici o di Sant’Eligio, incastrato tra la chiesa di Sant’Eligio e il palazzo adiacente seicentesco. Dalla strada, si nota una loggia binata separata da una colonna del Cinquecento. A partire dal XVI secolo l’Arco di Sant’Eligio (chiamato anche col nome di Alessio Mazzocchi), diviene l’antiquarium della città di Capua, andando a raccogliere le antichità delle città limitrofe e in seguito anche steli, lapidi, sculture, prima reimpiegate in altri edifici. Per questo motivo, Mommsen lo definì "arco celebri". Il passaggio sotto l’arco si presenta con un percorso che si piega "a gomito", il che farebbe pensare alla presunta funzione difensiva di un accesso urbico, ma non vi sono tracce a sostegno di tale ipotesi.

Helena Medugno

 
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