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Caserta Turismo: Ripartire con la cultura

Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro

I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

Le chiese longobarde di Capua: tra potere civile e religioso

Dopo la distruzione e il conseguente saccheggio dell’Antica Capua, l’odierna Santa Maria Capua Vetere, la popolazione si diede alla fuga, trovando rifugio e protezione in un’ansa del fiume Volturno sul luogo dove aveva sede il porto fluviale romano di Casilinum. Veniva così costituita la "Nuova Capua", città di fondazione longobarda, sui resti dell’insediamento romano.
La città sorse nel 856, su una struttura urbana ordinata, voluta dal conte Landone I, ancor oggi intatta: tre assi viari non paralleli e numerose vie secondarie. Il palazzo dei principi sorse al centro dell’abitato e, secondo la tradizione bizantina, non fu concepito come fortificazione, ma piuttosto come luogo aperto, di comunicazione con la città. A fare da cornice al palazzo, espressione del potere civile, le chiese a Corte, a rappresentare il potere religioso, ma, al contempo, aventi funzione di vigilanza, di protezione nei confronti dei Signori residenti nel Palazzo al quale le chiese erano collegate.
Il pretesto per la nostra visita è l’apertura straordinaria delle chiese a corte resa possibile dall’impegno dei volontari del Touring Club Italiano, nell’ambito del progetto "Aperti per voi". Ad accoglierci la dott.ssa Annamaria Trolli, console del T.C.I. e il prof. Pompeo Pelagalli, volontario e storico di Terra di Lavoro.
La prima chiesa che visitiamo è la chiesa di Salvatore a Corte (fondata dalla principessa Aldegrima, nel 960 che fu qui seppellita), la più ampia tra le chiese longobarde di Capua. Essa fu probabilmente di carattere sepolcrale, e oggi ha l’aspetto datole in età normanna, quando alla navata unica vennero aggiunte altre due navate laterali. È possibile che, in origine, la chiesa fosse più ampia con ulteriori navate ed un matroneo che si può ipotizzare da alcune aperture laterali. L’impianto longobardo della chiesa è evidente nei bellissimi capitelli visibili all’ingresso e all’interno della chiesa, caratterizzati dalle foglie di palma, anziché dalle foglie d’acanto tipiche del capitello corinzio classico. All’interno vi sono di verse lapidi a bassorilievo, capitelli e affreschi (X-XI secolo). San Salvatore è affiancata da un elegante campanile, di tufo piperino, con bifore nel cui basamento sono elementi antichi di spoglio.
La nostra passeggiata nel centro storico del borgo casertano prosegue verso la chiesa di San Giovanni a Corte. La chiesa, ribaltata rispetto la pianta attuale, così come si evince dalla presenza della piccola abside della cripta sottostante, presenta oggi un aspetto settecentesco, pur mostrano aspetti del suo assetto originario. Essa si presenta su due piani, uno a livello stradale e uno ipogeo, dove si rinviene l’elemento più interessante, un bellissimo capitello caratterizzato da due ordini di caulicoli solcati da striature; quelli sottostanti nascono dalla base di archetti a mensola che sostituiscono le foglie angolari. Nella parte inferiore della campana sono scolpite a bassissimo rilievo foglie di palma o foglie e frutti di ulivo copiati dal vero.
La chiesa di San Michele a Corte, poco distante dalle prime due, presenta un ambiente raccolto e suggestivo con un bellissimo abside dove il Santo è raffigurato, secondo l’iconografia classica, nell’atto di calpestare il serpente simbolo del male sconfitto da Bene. La chiesa ci trasporta all’ultimo periodo della potenza longobarda nella città: anche in questo caso sono i capitelli, con la loro particolare struttura, a consentire una datazione all’impianto che pare doversi far risalire al IX-X secolo. Dall’abside, per una ripida scala si accede alla cripta, dove è possibile scorgere ciò che resta degli affreschi, scoperti nel 1876, di cui si può solo immaginare la bellezza, essendo quasi del tutto erosi dal tempo e dall’umidità. Lo spazio gravita attorno a una colonna centrale con capitello di forma tronco piramidale che rivela influenze orientali. In origine la chiesa fu destinata a Cappella dei Principi, mentre successivamente fu dotata di canonica e orticello adiacenti.
L’ultima tappa del nostro viaggio alla scoperta delle chiese longobarde di Capua è la chiesta dei Santi Rufo e Carponio. La chiesa, raccolta e deliziosa, presenta una struttura semplice, con una navata centrale che si apre in un’abside sormontato da nicchie con volta a conchiglia destinate ad accogliere le reliquie dei martiri della città ritrovati sotto l’altar maggiore, altare per il quale è stato utilizzato un sarcofago di età imperiale. Il campanile romanico, addossato alla facciata ed all’ingresso principale, nasconde parte del portale centrale e del tutto quello di sinistra.
Le chiese, visitabili nel fine settimana grazie al lavoro dei volontari del TCI, rappresentano un patrimonio prezioso, una meravigliosa testimonianza della storia longobarda nell’Italia meridionale, in grado di offrire al visitatore un viaggio emozionante alla scoperta di un’epoca meno conosciuta dal turismo di massa, ma assolutamente ricca di sorprese e di interesse.

Elisabetta Colangelo, 27 febbraio 2017 – Il Denaro

 
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