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I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

Casilinum, un piccolo porto fluviale e la città fortificata

Con il toponimo Casilinum, come molti sanno, si fa riferimento a Capua, collocata presso l’ansa del fiume Volturno, città che ebbe il suo massimo splendore in epoca medievale e che anticamente costituiva il porto della Capua romana (attuale Santa Maria Capua Vetere).
Di questo insediamento, sorto presso le sponde del Volturno, poco conosciamo in quanto esso è sepolto sotto massicci depositi alluvionali di 2.5/5 metri che non permettono di indagare oltremodo. Tuttavia, sappiamo dallo storico tedesco Beloch che su entrambe le sponde, in particolar modo sul lato sinistro del fiume, presso Eboli, dovevano esserci strutture in opus reticolatum e laterizio situate lungo il fiume. Altri ruderi vennero rintracciati di fronte la riva destra, presso San Vincenzo al Volturno, e a sinistra di Porta Romana, successivamente reinterrati (la localizzazione precisa dei singoli siti non è stata possibile appurarla, di conseguenza le foto fungono solo da supporto per l’individuazione dell’area).
La navigabilità del Volturno ha permesso la nascita, soprattutto a partire dal III secolo a.C., di numerosi insediamenti. Esso costituiva certamente un percorso preferenziale per lo scambio delle merci già in epoca preromana, ed è proprio a sinistra di esso che venne fondato un porto fluviale con annesso un borgo destinato nel corso del tempo a divenire una roccaforte difensiva. Già nelle fonti antiche, il Volturno viene menzionato come un fiume impetuoso, difficilmente domabile che ha deviato il suo corso d’acqua, in quanto un tempo, esso scorreva più a sud rispetto al percorso attuale. In epoca romana, le fonti lo citano in merito al trasporto del legname e altre mercanzie.
Per quanto riguarda, invece, le indagini a ridosso dell’antica Casilinum, sono stati individuati dei ruderi presso l’aeroporto militare e in via Capua-Brezza, riferibili probabilmente a ville rustiche. Ad ogni modo, i rinvenimenti archeologici sono sporadici, in parte a causa di un’intensa urbanizzazione del territorio, oltre al fatto che molti reperti non sono stati segnalati a chi di competenza (per maggiori info si veda: F. Guandalini, Carta Archeologica della Campania, XV, suppl. 2, 2004, pp. 11-67). Risulta difficile stabilire la funzione che svolgeva il territorio collocato nelle immediate vicinanze di Casilinum, il quale molto probabilmente veniva sfruttato come saltus, ovvero come terreno dedicato al pascolo piuttosto che all’agricoltura, con annessi canali e mulini.
L’accesso alla città di Capua, sul lato Nord, avveniva mediante la via Appia e la via Latina che, partendo da Roma, attraversava la valle del Sacco, la valle del Liri, proseguendo verso l’alto Casertano per poi congiungersi alla via Latina e via Labicana.
Casilinum raggiunse il suo massimo splendore tra III e II secolo a.C., per poi declinare lentamente: già Tito Livio non annovera Casilinum nell’elenco delle città italiche, forse a causa di eventi naturali che portano alla rovina del sito, con la conseguente perdita di importanza come porto fluviale, per lasciare il posto al porto di Pozzuoli e alla zona costiera. Pochissime attestazioni sono riferibili al periodo tra IV e V secolo d.C., per lo spopolamento delle campagne che cagionò la guerra greco-gotica. Soltanto in età longobarda, a partire dal IX secolo, Casilinum rifiorì col nome di Capua, diventando una promettente signoria territoriale.
La storia del porto fluviale di Capua appare complessa e difficile da ricostruire, in quanto, come abbiamo visto, la vicinanza del fiume, non ha aiutato molto in questo senso, ma resta lo stesso affascinante perché ci permette di comprendere da dove si sia generato un nucleo che nel corso dei secoli ha dato vita a una delle città più fiorenti nel meridione in epoca medievale e moderna.

Capua: "la città fortificata"
Collocata su di un’ansa del Volturno che la difendeva per 2/3, è da sempre ammirata per la bellezza dei suoi monumenti. Casilinum, suo nome antico, era il porto di una delle città più importanti dell’impero romano, la vicina Santamaria Capua Vetere. Distrutta quest’ultima nell’841 d.C. da attacchi saraceni, nell’856 d.C., gli abitanti si trasferirono nell’odierna Capua, "portando con sé" parte della città antica. Ancora oggi, infatti, possiamo apprezzare numerosi riusi romani sia nei monumenti che nelle strade del centro storico di Capua. In esso, inoltre, non si può che restare affascinati dalle mura difensive ancora visibili che non sono altro che un ampliamento di quelle longobarde e normanne, dai bastioni che un tempo difendevano la città dagli attacchi nemici e dai poderosi edifici costruiti dall’alto medioevo ad oggi. In una prima fase, in epoca longobarda, il nucleo urbano era circoscritto all’area del ponte romano, edificato, quest’ultimo, già nel IV secolo a.C. Si trattava perlopiù di gruppi di case gravitanti su fortezze. A nord-ovest, presso il duomo e palazzo arcivescovile che costituivano probabilmente il primo "castrum" della città avevano sede vescovo e conte con corrispettive corti di clero e nobili. Notevole importanza ha tutt’oggi la torre campanaria che un tempo fungeva da torre di guardia.
Il perimetro della città si estenderà, quando nel 900 i conti di Capua con Atenolfo il Grande, si impadroniranno della città andando ad allargarsi presso le aree immediatamente a nord e ad Est del primo nucleo. Nel 913 venne realizzato il circuito murario, fornito di 4 porte. In epoca normanno-svevo, Capua inizia ad acquisire funzione squisitamente militare: venne ampliato il perimetro delle fortificazioni sul quale poggerà il Castrum Lapidum, andando a costituire inoltre un quinto accesso alla città, laddove si incrocia il percorso dell’Appia.
Il Castello delle Pietre, così chiamato perché costituito perlopiù con materiale di costruzione proveniente dalla vicina antica Capua, guarda in direzione della Contea di Aversa. Edificato tra 1050 e 1064 su commissione di Riccardo II, divenuto in seguito principe di Capua. Gli interventi edilizi di età normanno-sveva non riguardarono solo la modifica del percorso murario, ma anche la costruzione di complessi conventuali ed ospedalieri in alcuni punti della città, fortemente voluti dagli ordini regnanti all’epoca. Con la dominazione spagnola si assiste a un nuovo mutamento dell’apparato difensivo, adeguandolo alle nuove esigenze dell’architettura rinascimentale. Fu Carlo V a commissionare la costruzione di un nuovo baluardo difensivo. Il Castello, situato in posizione strategica presso i confini sud-occidentali dei bastioni, difendeva il ponte lungo il fiume dagli attacchi nemici. Ha un impianto quadrato, presenta 4 bastioni di forma pentagonale con pareti scarpate e garitte semicilindriche. L’accesso era permesso attraverso un ponte di archi e pilastri. La cortina principale, rivolta a Nord, è prospiciente al fossato che circonda il castello. Sotto il dominio austriaco, la cinta muraria raggiunge la sua massima espansione, rimanendo così fino al XVIII secolo.

Helena Medugno, 11 giugno 2018 - www.agoradelsapere.it

 
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