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I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

La prima chiesa di età longobarda a Capua

Presso il ponte di Casilinum sulla via Appia, Landolfo fondò una città fortificata che, insieme alla vicina Sicopoli, godeva del privilegio di controllare la pianura campana e la viabilità; la stessa in pochi anni fu destinata a diventare centro economico e militare del Principato longobardo. A causa della sua ubicazione topografica, chiusa nell’ansa del fiume Volturno, Capua non poté espandere il proprio impianto urbanistico, ma è proprio grazie a questa caratteristica che conserva ancora oggi lo schema originario, il quale asse principale doveva essere via Selice, corrispondente secondo gli studiosi all’attuale Via Gran Priorato di Malta. Alle estremità di questa strada, dovevano essere inoltre collocate le porte urbiche, ad Est la porta Fluviale, ad Ovest, la porta Sant’Angelo. Al periodo longobardo si fa risalire in città l’arrivo di numerosi monaci provenienti dai distrutti monasteri di San Vincenzo al Volturno e Montecassino. Questo momento coinciderà con la costruzione di numerosi edifici sia ecclesiastici che laici sul territorio.
Lungo il decumano massimo, sorgeva la più antica chiesa di età longobarda: San Marcello Maggiore, meta della solenne processione pasquale. Apprendiamo dalle fonti che doveva esserci, all’interno di essa, un capitello di tipo arcaico composto da una rozza campana, solcata da scanalature verticali che rimanderebbe l’edificazione della chiesa in una fase addirittura precedente la fondazione della città. Ovviamente queste sono ipotesi non supportate ancora da altri studi. Dell’originario nucleo non si conservano tracce. Nella Cronaca Cassinese è riportata la notizia dell’uccisione avvenuta nel 991 di Landenolfo, detto Capo di Ferro, conte di Capua mentre assisteva alla messa solenne il giorno di Pasqua. Il complesso oggi si presenta con un impianto ad unica navata, ma in origine, la chiesa era articolata in tre navate, quella di destra tagliata sul lato di Gran Priorato di Malta e quella sinistra oggi è inglobata nella casa canonica adiacente. In origine, la chiesa doveva possedere anche due altari.
Il maggiore dedicato a San Marcello, ornato da marmi, al lato del quale, era presente un quadro di San Niccolò di Bari, mentre nella parte opposta era presente un’immagine di San Francesco Saverio, apostolo delle Indie. L’altro altare era dedicato a Sant’Anna, eretto dall’arcidiacono Carrese. La chiesa ha due ingressi, uno dei quali, collocato ad Est, inquadrato da due coppie di lesene, sormontato da un timpano triangolare. Al di sopra, è presente un’iscrizione dove si legge: "Est Capuam Latus Pro Christo Decapitatus. Caelesti Vita Dignitus Rius Alphe Levita Hoc Fieri Jussit, Cui Laus Paer Saecula Deus Sit. Dat Christo Valvas Abbas Alpherius Abbas. Ut Caelis Regnum Valeat Penetrare Supernum".
Come stabiliscono le fonti e conferma infine l’epigrafe, la stessa dovette essere stata inserita al tempo dall’arcidiacono della cattedrale e rettore della chiesa di San Marcello, Alferio, vissuto nel XII secolo. A sinistra della stessa porta, doveva esserci una struttura identificata dalle fonti come battistero. C’è da dire che sembrerebbe insolito per una parrocchia disporre di una struttura a parte destinata alle funzioni battesimali, ma in questo caso, ha senso se si considera che la chiesa di San Marcello venne eretta prima della Cattedrale a cui era affidato il compito di svolgere i sacramenti, poiché la parrocchia avrebbe dovuto in qualche modo adempiere alla funzione battesimale. Di certo, non sta a noi stabilire cosa sia quell’edificio menzionato dalle fonti sorto accanto alla chiesa, se un battistero o una semplice cappella, ma dalla pianta perfettamente in asse con la chiesa, si potrebbe propendere a credere che la costruzione sia coeva alla realizzazione della chiesa.
Molto più articolato e complesso appare l’ingresso sul lato Nord. Si tratta di un portale sormontato da un arco nella quale cornice in marmo leggiamo: "Ecclesia Sancti Marcelli Maioris". Al di sopra della cornice, ritroviamo invece una maestosa aquila in marmo, molto in voga, insieme alle colombe e palme in epoca cristiana, rappresentazione della contemplazione delle cose celesti, forse proveniente dall’arredo liturgico interno. Chiude in basso l’arco, un’iscrizione proveniente dal sarcofago di Audoalt, primo conte di Capua, dove è possibile leggere: "Rogo Vos Omnes Qui Legite Tumulum Istum Rogate Deum, Pro Andoalt Illustri Qui Fuit Ex Genere Andoalt, Primus Comes Capua".
Ai lati della porta, sono presenti due bassorilievi romanici facente parte degli stipiti, dove si trovano l’immagine di Abramo mentre sacrifica Isacco, Abramo in mezzo a due angioletti e le gesta di Sansone. Dall’altro lato invece si osservano cani, cervi, uomini come in una scena di caccia. In seguito ai vari rimaneggiamenti, oggi possiamo apprezzare un interno neoclassico, frutto di restauri del XVIII secolo. Ritroviamo ancora elementi di reimpiego come le colonne originarie nel cortile della sagrestia. Doveva esserci inoltre un sarcofago tardoantico che oggi funge da altare nella chiesa di Santi Rufo e Carponio.

Helena Medugno, 1 novembre 2018 Agora del sapere

 
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