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I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

La chiesa e il convento di San Francesco a Teano

Nel cuore della città, posta a ridosso delle antiche mura pre romane, la chiesa di San Francesco è una delle poche evidenze rimaste di un complesso monastico che occupò quasi tutto il settore sud orientale dell’antica "acropoli" sidicina. Come consuetudine, anche stavolta le fonti non ci aiutano a ricostruire perfettamente la storia della fondazione. Secondo la tradizione il monastero venne fondato nel 1281 sotto il vescovo Guglielmo: in principio venne donato un terreno ai frati per poter edificare il loro monastero, ma per qualche ragione non fu possibile; successivamente, il vescovo diede ai frati la gestione della chiesa di San Pietro in Fossa, sita fuori le mura, per poi infine giungere alla scelta del luogo dove ora sorge la chiesa. A questo punto della storia riscontriamo il primo problema: qual è questa chiesa di San Pietro in Fossa? Secondo il canonico De Gasparre, vissuto nel Settecento, la chiesa doveva trovarsi non fuori le mura, ma nel luogo dove ora sorge il monastero, dichiarando errata l’informazione delle fonti antiche (il canonico afferma che esistevano ancora i resti di tale chiesa, seppur ridotta in rudere). Allo stato attuale non ci è dato sapere quale delle due informazioni possa risultare corretta, avendo la guerra distrutto qualunque testimonianza, tuttavia è mia opinione che difficilmente possa esserci stata una chiesa in quel luogo vista la vicinanza con la chiesa di San Salvatore.
Se vogliamo dare per vera la notizia che la chiesa si trovava "fuori le mura", allora non va esclusa l’ipotesi che possa trattarsi proprio della chiesa di San Pietro in Aquariis, mentre i resti visti dal canonico De Gasparre potrebbero appartenere a una qualche cappella gentilizia o ad una cappella interna del monastero stesso. Sicuramente il complesso monastico già esisteva nel 1325. La parte più antica del complesso monastico riguarda l’edificio ecclesiastico e le strutture poste dietro e lungo il lato sinistro della chiesa, oggi portale appartenenti al Municipio. La chiesa, in perfetto stile gotico, riprende i modelli edilizi francescani: ad aula unica, presenta una facciata in stile "a capannone", con un portale d’ingresso in marmo sormontato da un arco a sesto acuto che inquadra una lunetta (l’affresco interno è moderno). L’interno doveva presentare uno stile semplice, con mura prive di decorazioni. L’illuminazione era garantita da piccole monofore poste lungo le pareti laterali e sulla facciata. Il presbiterio, a pianta quadrata, era coperto da una volta a crociera (ancora oggi visibile) mentre la navata della chiesa doveva essere coperta da semplici capriate lignee che sorreggevano il tetto.

L’interno della chiesa
Di questa prima fase di vita della chiesa si conserva ben poco: ad essa risale l’impianto della chiesa, il profilo della facciata, il campanile e alcune lastre sepolcrali. Tra queste, la più importante è sicuramente la lastra tombale di Goffredo Marzano, datata al 1408, su cui è raffigurato il bassorilievo del cavaliere con armatura (l’armatura originale, in ferro, è andata perduta da tempo). All’interno della sagrestia, invece, sono conservate due lapidi. La prima, datata al 1410, raffigura un frate vestito con l’abito minoritico e inserito all’interno di un archetto trilobato ogivale. Intorno alla lapide è posta un’iscrizione in carattere gotico di difficile lettura. La seconda lastra, simile alla precedente dal punto di vista stilistico, raffigura il defunto vestito con una tunica.
Alla fine del XVI secolo iniziarono una serie di lavori, proseguiti fino al XVIII secolo, che trasformarono la chiesa in uno stile più squisitamente barocco. Sulla facciata e pareti laterali le monofore vennero sostituite da grandi finestre. A scandire il ritmo delle finestre vennero realizzati degli affreschi raffiguranti la "Vita di San Francesco". Le pareti vennero intonacate e stuccate; vennero realizzati sei altari laterali di cui oggi si conservano solo gli altari di San Francesco e Sant’Antonio da Padova, ognuno con la propria statua lignea decorata con arabeschi dorati. Pareti e soffitto vennero divisi da un marcapiano, anch’esso modanato. L’altare maggiore venne realizzato in marmi policromi intarsiati secondo lo stile dell’epoca. Lungo la navata venne posto un grande soffitto ligneo con cassettoni mistilinei decorati con rosoni in oro zecchino posti su un fondo che voleva riprodurre un prato fiorito. Al centro era posto un dipinto raffigurante l’Immacolata Concezione, opera dell’artista Giuseppe Simonelli (seconda metà del Seicento). Il soffitto viene considerato uno dei migliori esempi di Barocco Napoletano.
Fu durante questi lavori che le tombe gotiche vennero rimosse dalla chiesa, tra cui la tomba di Goffredo Marzano il cui stemma ancora oggi è visibile ai lati della trabeazione del portale d’ingresso. Nella zona del presbiterio, ancora oggi possiamo ammirare gli stalli lignei ottocenteschi mentre nella arte superiore vi è la tribuna dell’organo in legno traforato e dorato. Nel 1727 papa Benedetto XIII soggiornò nel monastero durante il viaggio di ritorno da Benevento a Roma, evento storico testimoniato da un’epigrafe ancora oggi conservata presso il Municipio (per maggiori informazioni sulla chiesa e sull’ordine francescano a Teano si consiglia la lettura del testo indicato in bibliografia).
Nell’Ottocento, con la soppressione degli ordini monastici, a seguito dell’occupazione francese, iniziò il declino del complesso monastico. Il monastero, che col tempo fu ingrandito grazie alle ingenti donazioni e ai numerosi possedimenti dei frati, venne ceduto al Municipio di Teano subendo numero trasformazioni a causa delle diverse funzioni che ricoprì. Tali mutamenti portarono ad una radicale trasformazione dell’impianto architettonico, rendendo impossibile riuscire a ricostruire la forma originale. Il chiostro doveva essere a pianta quadrata, consistente in cinque arcate lungo ogni lato, al centro del quale vi era un pozzo; un altro cortile, sempre munito di pozzo, doveva trovarsi alle spalle della chiesa dove oggi è stato realizzato il parcheggio del Municipio. La chiesa, lasciata a se stessa, iniziò a subire danni a causa del degrado delle strutture, obbligando le autorità ad intervenire numerose volte. Durante la seconda guerra mondiale, una bomba colpì il tetto della chiesa distruggendo per sempre il dipinto del Simoncelli e andando a conficcarsi in una tomba senza però esplodere, salvando così la chiesa dalla distruzione. Grazie ad una raccolta di fondi tra la popolazione, nel 1955 venne recuperato il soffitto ligneo, ripristinato il pavimento e sistemata la facciata, permettendo l’apertura della chiesa al culto. Fu in questo periodo che venne ripristinata l’antica facciata gotica che ancora oggi possiamo ammirare. La chiesa, tuttavia, continuò ad essere vittima di sfortuna. Il soffitto ligneo distrutto dal terremoto del 1962.
Il terremoto dell’Irpinia del 1962 provocò il crollo di 1/3 del soffitto ligneo e il distacco di parte degli stucchi degli altari laterali. Nel 1965 vennero realizzati nuovi interventi di restauro, mai portati a termine, che causarono la chiusura al pubblico dell’edificio. I terremoti del 1980 e del 1984 provocarono nuovi danni, minando l’integrità stessa dell’edificio. Furono così necessari grossi interventi di consolidamento strutturale. Alla fine del secolo scorso i lavori si fermarono di nuovo e vennero ripresi solo nel 2000, a seguito del crollo dell’altare maggiore. Nel 2001, dopo quasi 40 anni, la chiesa venne finalmente riaperta al pubblico, permettendo così ai visitatori di poter ammirare il suo prezioso tesoro artistico.

Danilo Raimondi – 3 luglio 2019 - Agora del sapere

 
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