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I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

La chiesa di S. Paride ad Fontem e i miracoli del santo patrono

Il santuario italico-romano e la fase paleocristiana
Posta a sud della città, a ridosso dell’antico circuito murario di epoca romana, la chiesa di S. Paride ad Fontem è la più bella cartolina che Teano possa far ammirare al turista che giunge in città. Immersa nella natura, conserva quasi inalterata la sua commistione con il paesaggio creando un effetto scenico tale da dare l’impressione di essere tornati indietro nel tempo. La chiesa sorge nel punto dove, secondo la leggenda, San Paride uccise il drago. Tralasciando l’aspetto "folkloristico", su cui tanti autori del passato e del presente hanno scritto e continueranno a scrivere, ci limiteremo a soffermarci sulla storia generale sul sito e sulle vicende storiche legate al culto di Paride.
L’area su cui sorge la chiesa era occupata da un antico santuario di epoca ellenistico-romana, individuato solo durante i lavori di restauro del secolo scorso ma di cui già si conosceva la presenza grazie ai racconti sulla vita di Paride. Il santuario è stato indagato solo parzialmente, per cui abbiamo poche informazioni. Dalla planimetria di scavo, si vince che l’area ha subito numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli al punto da rendere difficile una lettura adeguata delle varie fasi edilizie. Perno centrale intorno cui ruota l’intero santuario è la cisterna, realizzata in parte lavorando il banco di tufo per permettere la captazione della sorgente da cui sgorga l’acqua. La fase più antica del santuario risale all’epoca ellenistica, testimoniata dalla presenza di filari di blocchi di tufo giallo di Casi (stessa tipologia di blocchi utilizzati per la cinta muraria preromana) addossati alla cisterna, identificabili come resti di un basamento templare.
In età medio repubblicana il santuario subì delle modifiche, identificabili dalla presenza di strutture in opera incerta conservate per un’altezza di circa 1 metro, mentre in all’epoca imperiale-paleocristiana risalgono le modifiche che interessarono la cisterna, la quale venne ristrutturata attraverso la realizzazione di muri in blocchetti di tufo giallo di forma rettangolare uniti da malta di calce e sabbia. Sulla parete di fondo della cisterna è presente una croce in lamina di ferro con cristogramma. Da questo periodo in poi, le fasi edilizie iniziano ad essere caotiche. Lo strato di interro delle strutture viene fatto risalire all’epoca alto medievale a causa della presenza della sola ceramica a bande rosse: questo strato di interro è compatibile con un livellamento generale dell’area nato dalla necessità di dover realizzare, intorno all’XI secolo, la basilica che oggi noi conosciamo (la Gasperetti data, invece, l’interro al VI secolo).
Allo stato attuale non abbiamo nessuna traccia del luogo di culto paleocristiano sorto sui resti del santuario romano. Lo scavo archeologico ha permesso di individuare, oltre ai lacerti murari alto medievali dei rifacimenti della cisterna, la scala di accesso alla stessa (ripristinata oggi per permettere la visita ai resti archeologici), lasciando supporre un utilizzo della cisterna come fonte battesimale. Intorno alla cisterna e nella parte anteriore della basilica romanica sono state individuate diverse sepolture la cui datazione è sicuramente anteriore alla realizzazione della basilica stessa. I materiali rinvenuti durante lo scavo non sono sufficienti per poter definire la tipologia di santuario qui presente, tuttavia l’agiografia di S. Paride e la storia della “chiesa”, oltre alla presenza di una fitta rete di canalette utilizzate per la captazione delle acque sorgive, lascerebbero supporre che possa trattarsi di un santuario legato al culto delle acque salutifere in cui si venerava una qualche divinità il cui simbolo era il "serpente" (Giunone, Esculapio o altro? Al momento non possiamo rispondere a tale domanda), trasformato poi in drago dalla leggenda. Sicuramente il complesso santuariale romano doveva essere molto più grande: come si può notare all’esterno della chiesa, lungo il lato occidentale sono visibili alcuni lacerti murari in opera quasi reticolata pertinenti ad un ambiente, in origine decorato con un pavimento a mosaico, mentre nel terreno a oriente della chiesa sono stati individuati dal sottoscritto numerosi frammenti ceramici che coprono l’intero arco di vita del santuario e del luogo di culto paleocristiano fino al VI secolo (il reperto più interessante era un frammento di ceramica sigillata italica con decorazione a palmetta).
Oltre a ciò, tracce sul terreno lascerebbero ipotizzare la presenza di almeno un grande muro, con orientamento NO-SE, che corre al centro del terreno (la presenza di altre strutture sembrerebbe confermata anche dalla presenta di numerosissime scaglie di tufo accatastate ai margini del terreno in seguito a lavori agricoli). Queste evidenze archeologiche, unite agli scavi effettuati al di sotto e lungo il lato occidentale della chiesa, lasciano supporre che l’intera area nasconda un vero e proprio tesoro da esplorare e valorizzare.

I miracoli di S. Paride
Altro indizio che questo santuario fosse legato alla "guarigione" ci giunge dalla leggenda dei miracoli di S. Paride. Le invasioni barbariche spinsero i fedeli, nel VI secolo, ad abbandonare la "chiesa" presso la fonte per ragioni difensive. Con l’avvento della pace, intorno al IX secolo, la popolazione tornò a riutilizzare la cisterna posta sotto le rovine della vecchia chiesa. Arminio De Monaco ci fa un elenco dettagliato degli eventi che accaddero in un periodo non meglio precisato (probabilmente tra X e XI secolo): il 21 Luglio, un uomo di nome Scardo, che aveva problemi di infermità alle mani e ai piedi, dopo essersi lavato nella cisterna ricevette una "guarigione miracolosa" per intercessione di S. Paride; il 1 Agosto una giovane di nome Eustadia, che aveva un’infermità alla mano sinistra, dopo essersi lavata nella cisterna venne guarita dall’infermità; nei giorni successivi, altri fedeli giunsero presso la fonte e, una volta bevuta l’acqua, guarirono dalla febbre; successivamente, una donna affetta da "celso" (cancro al labbro o sifilide) giunse presso la fonte e, una volta bagnata la piaga con l’acqua, guarì miracolosamente.
Dopo questa serie di miracoli, il clero e la popolazione ripresero a svolgere riti presso la vecchia chiesa diruta. Due sono gli elementi “interessanti” a mio avviso: il primo riguarda la tipologia di guarigioni, quasi tutte legate a generiche infermità-debolezze agli arti e a stati febbricitanti, quasi a voler evidenziare le proprietà termali delle acque della sorgente; la seconda riguarda il caso di una donna affetta da "possessione" la quale venne guarita non presso la fonte, ma presso la tomba all’interno della Cattedrale (quasi a voler rimarcare il filo invisibile che collega le due chiese di Teano). Certamente questi "miracoli” sono alla base della necessità di costruire una nuova chiesa nell’area.

La basilica romanica
All’XI secolo viene fatta risalire la costruzione dell’attuale basilica. Simile nelle forme alle chiese di S. Benedetto e S. Maria de Foris, presenta un interno organizzato in tre navate e sei campate, terminante con abside. A differenza delle chiese benedettine cittadine, la chiesa di S. Paride ad Fontem presenta pilastri al posto delle colonne, spingendo Alfredo Fontanella a ritenerla stilisticamente più vicina alla tipologia basilicale carolingio-ottoniana invece che cassinese-benedettina. Sul fondo dell’abside si può notare la cosiddetta "Cattedra di S. Paride/", un tronetto in tufo chiuso da due braccioli laterali semicolonna decorati ad affresco imitanti il porfido rosso, mentre la facciata in origine doveva avere un porticato antistante di cui si conserva solo i resti di quattro semicolonne. Il portale di accesso alla chiesa è costituito da tre elementi in marmo al di sopra dei quali vi è un archivolto a sesto acuto, racchiuso in una cornice di tufo formata da tre fasce sovrapposte decorate a dentelli, ovuli e cordone. L’archivolto poggia su due mensole di epoca romana. L’accesso alla cisterna venne obliterato e furono realizzate alcune aperture sulla parte superiore della volta per poter attingere l’acqua. Dal punto di vista storico, poche sono le informazioni a nostra disposizione. Brevemente, nel XV secolo la chiesa passò al Sovrano Ordine di Malta e restò di proprietà dei Cavalieri dell’Ordine di Malta fino all’occupazione francese, quando Napoleone Bonaparte espropriò l’ordine di ogni bene. Fu in questo periodo che vennero realizzati i due affreschi oggi visibili presso l’abside. Entrambi ripropongono, come soggetto, la Vergine con bambino con ai lati S. Paride e S. Giovanni Battista. Del primo affresco, datato al ‘600, restano solo poche tracce, mentre il secondo, datato al ‘700, si presenta perfettamente conservato, coronato in alto dalla "Croce Ottagona" simbolo dell’Ordine di Malta. Ultimo intervento risale alla fine del XIX secolo, con la realizzazione di una serie di canalette al di sotto delle navate laterali per permettere il deflusso delle acque della sorgente all’interno di una cisterna realizzata presso l’ingresso della chiesa. Abbandonata di nuovo, è stata restaurata e riaperta al pubblico solo di recente, recuperando così la sua funzione liturgica e culturale.

Danilo Raimondi, 7 dicembre, 2010 - Agora del sapere

 
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