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Caserta Turismo: Ripartire con la cultura

Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro

I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

Teano, castello, loggione o cavallerizza

Alla fine del VI secolo, i Longobardi giunsero nel territorio campano, impoverito e spopolato da un susseguirsi di carestie e pestilenze (547, 560, 576, 590) che causarono l’involuzione demografica e, di conseguenza, quella delle forze sociali e produttive. Nuove invasioni, contrasti politico-religiosi, fra il papato e i nuovi dominatori di fede ariana, provocarono da parte di Gregorio Magno la soppressione di sedi vescovili come Teano, retta da Domnino (555). Tra il 593/594 la città di Teano fu espugnata da Arechi I che vi costituì un insediamento a carattere militare antibizantino, a difesa dei confini occidentali del territorio da lui conquistato. Si venne a costituire una sorta di "Wardò", zona di guardia che ebbe uno schema topografico fedele alla tradizione germanica, rimasta in vigore fino all’VIII secolo. Tale schema mostra un insediamento a carattere autonomo ed analogo a recetti militari simili a "motte" o castra con esclusione di dispiegamento della città costruita con mura, torri, piazze, campanile, chiese, monasteri e palazzi loggiati. La generale povertà dei mezzi e la scarsità delle conoscenze tecnologiche impedivano di realizzare edifici di questa portata.
Impiantare un castello, allora significava innanzitutto scavare un fossato, impiegare la terra di scavo per erigere un terrapieno e fortificarlo, con una palizzata. Documenti e scavi archeologici dimostrano comunque che la parte essenziale dell’apparato difensivo era apprestata con terra e legname sicché l’aspetto complessivo del manufatto doveva ricordare più un accampamento fortificato che non l’edificio poderoso, merlato e turrito, da noi chiamato castello. Il quartiere militare fu accentrato sul punto più alto dell’abitato e per ragioni difensive e nel rispetto della tradizione germanica suddetta che favoriva e fissava la dimora o castrum sulle alture, rendendola poco accessibile.
Di conseguenza la scelta cadde sull’area N-E dell’Arx preromana dove fu ubicato, da parte dei longobardi il "castrum", dando avvio al processo di arroccamento. Con l’avvento di Arechi II (787) e la sua conquista del Mezzogiorno, i dominatori longobardi, si posero il problema di dare un assetto politico-amministrativo ai propri domini. Tra la fine dell’VIII ed il IX secolo Teano continuava ad essere una città che ancora occupava una posizione strategica sia come nodo stradale sia come limes o postodi frontiera. Arechi II vi "acquartierò" grossi contingenti di milizie longobarde e tale situazione favorì un ulteriore sviluppo dell’abitato ed anche un cambiamento strutturale del castrum. Infatti lo stesso Arechi II volle che il semplice fortilizio si trasformasse in fortezza. Si sa che là dove queste erano costituite per ordine diretto del principe, potevano comparire anche elementi fortificati più complessi come torri in muratura.
Questi denotavano un centro giuridico e territoriale dotato di fisionomia propria, circoscritta in una determinata area con cinta fortificata ed una torre con annessi edifici d’abitazioni in legno per le forze armate, ricoveri per il bestiame e per i rustici. Così la rocca voluta da Arechi II fu ad una singola torre in muratura, sede del signore, posta nell’area orientale montana, circondata da strutture murarie preromane e a guardia di uno sporadico nucleo abitativo. Sorse il primo nucleo del “Castello” che può essere individuato nella torre imponente, a pianta quadrangolare, prospiciente piazza della Vittoria. Per caratteristiche tecniche-strutturali ed architettoniche la torre può essere posta in analogia con la torre a base quadrangolare della cinta muraria della città di Benevento voluta da Arechi II. Questa, come la nostra, nel basamento è eretta con tecnica semplice, ma efficace, è solida e nell’edificazione è stato seguito un criterio: disporre grossi blocchi di spoglio su filari più bassi per un’evidente precauzione statica, e poi disporre pesanti elementi lapidei su livelli medi ed alti e blocchi tufacei per completamento.
Rappresenta un’esperienza costruttiva essenzialmente alto medioevale. Ma confronti possono essere fatti con le torri della cinta fortificata di Avella in provincia di Avellino o con il torrione di Pandolfo Capodiferro che presenta la base costituita da grossi massi calcarei sulla quale si sviluppa la verticalità della poderosa struttura con contrafforti realizzati con materiali omogenei, in corrispondenza di ciascuno spigolo in coppie ortogonali. Ma se l’impianto originario del castello risale alla fine dell’VIII secolo, esso si amplierà nel IX secolo quando Teano diventerà uno dei più importanti gastaldati, distretto amministrativo, dipendente da Capua, concretizzatosi dopo la morte di Landolfo Matico (843) e sotto Landenolfo. Importante evidenziare che "il primo passo di un gastaldato verso l’autonomia e la creazione di una signoria locale era costituito, evidentemente, dalla fortificazione della località in cui il signore risiedeva". Su questi dati si può dire che il "Castellum di Tiano" si sia costruito sotto il gastaldato di Landenolfo, come realtà consequenziale al processo di occupazione fortificata a detenzione del territorio in posizione antibizantina iniziata col padre con la fondazione di Sicopoli. Il processo di trasformazione da castrum a rocca ed infine a castellum era ormai compiuto.

Teano II, Loggione o Cavallerizza
Il Museo Archeologico di Teanum Sidicinum ha sede in un autentico, quanto poco celebrato, gioiello architettonico: l’antica Cavallerizza del Palazzo dei Principi di Teano. La parte espositiva del museo è infatti collocata in quello che può essere definito il più grande edificio dell’architettura gotica ad uso profano dell’Italia meridionale. Due enormi navate, scandite da grandi arcate ogivali con otto volte a crociera, racchiudono le sale del Museo come in un unico splendido scrigno alto più di dieci metri. Alle pareti, numerose nicchie ebbero come ultima sicura destinazione l’umile funzione di accogliere le mangiatoie, ma alcune sono riccamente ornate con dipinture e con lo stemma di casa Carafa. Simile decorazione era certamente estranea ad una scuderia e ciò lascia supporre che proprio quelle navate, prima di diventare riposo di cavalli, accoglievano le adunanze del Sedile dei Leoni, il seggio ubicato presso il palazzo feudale (l’altro, il Sedile dell’Olmo, era nei pressi della cattedrale). Su questa possente struttura, fatta edificare dai Marzano durante la loro signoria nel XIV secolo (una formella con la loro Croce potenziata è ancora visibile in una delle torrette posteriori), Luigi Carafa della Stadera, acquistato il feudo di Teano nel 1546, fece innalzare il suo nuovo palazzo. Il nipote Luigi, sposato a Isabella Gonzaga, tra le più ricche ereditiere dell’epoca (portò in dote molti feudi e un milione di ducati!), rese poi la dimora una vera meraviglia, decantata dai contemporanei per lo splendore degli arredi e dei giardini che degradavano verso la vallata del Savone.
Resa inservibile, forse per i danni del tremendo terremoto del 1688, la parte superiore del palazzo fu demolita lungo tutto il fronte meridionale e fu allora creato, sulle volte della Cavallerizza, l’immenso loggiato da cui l’intero edificio prese il nome di Loggione. Da lassù la vista spazia incantata dal litorale Domizio fino ai monti del Matese. La parte interna dell’edificio, con il lungo braccio che congiunge il Loggione alla torre cilindrica verso Piazza della Vittoria, continuò ad essere abitata, nei loro soggiorni teanesi, dai principi di Teano: i Medina de la Torres, il viceré austriaco conte Daun e infine i Caetani di Sermoneta. Abolita la feudalità, questa parte dell’edificio fu acquistata dai baroni Zarone degli Infanti e trasformata nell’elegante dimora gentilizia il cui imponente prospetto si ammira dalla rampa di accesso agli uffici del Museo.
L’altra parte fu ceduta al Comune e destinata a scuola nella parte superiore, mentre il piano basso verso Piazza Umberto, con l’antico corpo di guardia della Casina, conservò ancora per qualche tempo la vecchia destinazione di sede del Regio Giudicato e continuò a chiamarsi Il Tribunale. La Cavallerizza, con le due navate divise da un lungo muro di rinforzo eretto quando i Carafa edificarono il piano nobile, nel 1937 fu trasformata in cinema-teatro, conservando tale destinazione per circa quarant’anni. Nei piani superiori, che ospitano gli uffici, i laboratori e le sale per mostre e conferenze, restano poche ma significative tracce di camini, scalette e passaggi dell’antico edificio, con qualche stipite delle maestose finestre rinascimentali. Un’area di scavo, lasciata in bella mostra nella pavimentazione dell’angolo nord della Cavallerizza, fa sfoggio degli avanzi di preesistenti strutture d’epoca romana. E al visitatore sembra quasi che l’edificio voglia fare concorrenza al pur notevole Museo nel rievocare fasti e splendori dell’antica Teano.

 
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