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Caserta Turismo: Ripartire con la cultura

Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro

I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

Prata Sannita, borgo e porte del paese, con castello

Costruito su un costone di roccia a destra del fiume Lete, il borgo è dominato da un poderoso castello che ha assunto la sua forma architettonica attuale durante il periodo angioino, dopo un ampliamento dell’antica struttura longobarda. In origine aveva quattro torri di cui una è crollata; gli ambienti all’interno ruotano attorno ad un cortile con pozzo. Ospitò numerose famiglie nobili, tra le quali citiamo i Sanframondo, i Pandone, i Rota ed ultimi feudatari gli Invitti nel XVIII secolo. Il borgo era controllato tutt’intorno da castelli e torri di avvistamento dei paesi vicini, ed è tuttora racchiuso da un alto muro di cinta rafforzato da numerose torri cilindriche con base troncoconica. Lungo le mura si aprono le porte di accesso al paese (Portelle, Porta di Rotta Cupa, Porta di Lete e Porta Santi Janni) affiancate ognuna da una torre cilindrica dove risiedeva la gendarmeria. Le più antiche notizie storiche risalgono a prima dell’anno 1000, ma l’abitato raggiunse la massima estensione intorno alla fine del 1500.
All’esterno delle mura di cinta si è ben conservato il ponte medioevale dalla tipica forma "a schiena d’asino", attraverso il quale si imboccavano strade a mezza costa per Ailano, Valle Agricola e proseguendo fino ad Alife. Entrando nel borgo attraverso "Porta di Lete", lungo le strette e tortuose stradine troviamo le abitazioni addossate l’una all’altra secondo un criterio urbanistico ben preciso, adatto ad una miglior difesa ed al contenimento degli spazi entro la cinta muraria. Proseguendo per via Nunziatella si incontra una curiosa casetta che presenta ai lati della porta due "edicole" in stucco a rilievo, si tratta della cosiddetta "casa del Maone" (casa del mago) ove secondo la tradizione orale, sembra abitasse una specie di "santone" della medicina popolare; l’abitazione presentava fino a poco tempo fa degli stucchi anche all’interno rappresentanti simboli magici e religiosi; lavori recenti di consolidamento non appropriati non hanno risparmiato queste testimonianze.
Lungo la stessa strada si incontrano più avanti due "case torri", esse ospitavano le famiglie più importanti e costituivano un sicuro rifugio in caso di attacchi. Le "case torri" sono un simbolo delle Signorie e le famiglie cadute in rovina ne venivano private. Lasciando Via Nunziatella percorrendo la Via S. Maria delle Grazie si incontra "Casa dei Viti", costruzione assai singolare per la presenza in facciata di un alto pilastro con capitello che sorregge una loggetta, e di tufi scolpiti riutilizzati come elementi decorativi. Di notevole interesse araldico è lo stemma in pietra scolpita di epoca angioina posto sull’arcata all’ingresso. Proseguendo verso la parte alta del borgo si incontra la chiesa di S. Maria delle Grazie, che presenta sulla facciata gotico-romanica un portale a sesto acuto in pietra scolpita con lunetta affrescata di recente, ed un rosone circolare in tufo grigio scuro in alto. L’interno è stato completamente rinnovato di recente, interessante è invece una fonte battesimale in pietra scolpita. Attraversando poco distante la Porta Santi Janni, più avanti si incontra la cappellina del Carmine costruita nel XVII secolo, di proprietà della famiglia Castallo al cui interno si sono conservati degli affreschi dello stesso periodo, poco appropriata invece la pavimentazione rifatta anni fa. Tornando indietro dopo la chiesa di S. Maria delle Grazie proseguiamo attraversando via Portelle fino ad uscire attraverso l’omonima porta ai piedi del castello, alla nostra destra è visibile nel totale abbandono, la cappella della S.S. Annunciazione utilizzata al momento come deposito.

Prata Sannita, castello
Forse già nella seconda metà del IX secolo (per proteggere il territorio devastato dalle incursioni arabe ricorrenti dall’841 al 882), nell’attuale sito del castello di Prata, in splendida posizione a dominare la valle del Lete, sorse un presidio fortificato. Non citato nel Catalogus Baronum (1150ca, in cui, però, compare un "Rajnonus de Prata filius Ugonis"), né nello Statutum de reparatione castrorum (1231-69), il castello assunse la sua attuale forma in età angioina, quando il precedente complesso fu ampliato e radicalmente modificato secondo le forme proprie dell’architettura militare dell’epoca. A quel periodo risalgono le tre torri cilindriche poste su basi tronco coniche disposte agli angoli della pianta quadrilatera allungata. Intorno al castello sorse il borgo, successivamente completamente murato. Al castello si accede immediatamente appena varcata la porta superiore del borgo ("portella"), mediante un arco dal quale un’erta rampa sale all’ingresso seguendo il profilo dell’edificio. L’antico accesso fu modificato alla fine dell’Ottocento.
L’edificio si sviluppa su tre livelli intorno a due corti rettangolari. Nella torre Nord sono un affresco con racemi e una piccola Annunciazione. La torre "piccola" (a Sud) conserva interessanti graffiti (dal XV al XIX secolo). Il primo piano è costituito da una serie di ambienti riservati ai proprietari del castello; il secondo piano ricalca la suddivisione delle stanze di quello inferiore e consente l’accesso alla terrazza posta sulla torre piccola, dalla quale si può osservare l’intero borgo di Prata Sannita. Le sale del secondo piano ospitano il Museo dedicato alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale e il Museo della Civiltà contadina. Il Museo delle due guerre conserva ed espone materiale fotografico, uniformi dei militari italiani, inglesi, tedeschi, austriaci e americani, che hanno partecipato ai due conflitti, armi e utensili legati agli eventi bellici, utile documento per comprendere l’equipaggiamento dei soldati. Il Museo della Civiltà Contadina mostra oggetti legati alla vita dei campi, oggi quasi del tutto scomparsi in quanto sostituiti dalle macchine.

 
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