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Caserta Turismo: Ripartire con la cultura

Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro

I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

Mignano Montelungo, castello E. Fieramosca

Le prime notizie del Castello di Mignano risalgono alla seconda metà del 1100. In quel tempo era signore di Mignano Malgerio Sorello, prima soldato e poi frate. Costui morì nel monastero di Santa Maria di Ferrara e lasciò ai frati "le possessioni col diritto di macinare, gli oliveti, la casa e parte della molitura delle olive dei montani del Castello di Mignano, con libera facoltà di frangere in essi le loro olive". Da fonti storiche si sa che il castello di Mignano fu tolto agli eredi di M. Sorello quando scese in Italia Federico II e dato in custodia ai fedeli del re. Nel 1229 passarono a Mignano le truppe pontificie che circondarono il castello e riavutolo lo riconsegnarono ai legittimi proprietari.
Federico II richiamato dalla Terra Santa mosse contro le truppe pontificie e riconquistò, tra le altre, le terre di Mignano e quindi il castello. Alla morte di Federico II, Mignano fu occupato dall’esercito Svevo contro cui si erano opposti invano i conti d'Aquino, aiutati dalle truppe pontificie. Molti altri si avvicendarono nel comando del borgo di Mignano ma di sicuro si sa che dal 1486 il feudo lo ottenne Rinaldo Ferramosca (cognome mutato poi in Fieramosca). Si sa da fonte sicura che nel 1495 il castello appartenne a quella famiglia. Originariamente c’erano tre torri rotonde, alle quali egli fece aggiungere una "torre quadrata" che precede gli appartamenti, il cortile e la sua recinzione con stalle e sale d’armi. Forse si deve a lui anche il restauro della torre rotonda sull’attuale Corso Umberto, che portava lo stemma di Fieramosca. Alla morte di Guido, nel 1531 il feudo sarebbe dovuto passare alla sorella Porzia Leognano Fieramosca ma la sera stessa in cui morì il marito, Isabella, cacciò Porzia da Mignano.
Il feudo fu incamerato dalla Regia Corte ma Isabella ottenne la cessione vita natural durante. In questo periodo il castello cominciò a perdere il suo antico splendore: infatti Isabella dopo la morte del marito regalò ai fratelli e ai nipoti tutti gli oggetti e gli ornamenti più preziosi. Spogliò il castello di arazzi pregiatissimi, suppellettili, vasellame di argento, armature e perfino di quattro cannoni posti sulle torri. Alla sua morte il castello ormai spoglio passò ai suoi parenti, ma la sorella di Guido e i figli di lei riuscirono a farsi riconoscere i possedimenti dopo vari ricorsi, ma poi vendettero il feudo a Cesare di Capua.
Durante la dominazione spagnola durata due secoli, dal 1503 al 1700, Mignano ebbe una decadenza notevole anche dal punto di vista demografico. Il feudo fu tenuto dai di Capua fino al 1767 quando Vincenzo Tuttavilla ultimo feudatario di Mignano, fu spodestato ancora vivente, nel 1806 quando fu abolita la feudalità da Giuseppe Bonaparte. Mignano per la sua posizione geografica e strategica, stretto tra i monti, nel corso della storia è stato sempre teatro di guerra. Lo fu anche quando nel 1806 il re di Napoli dichiarò guerra all’Austria e la battaglia decisiva fu combattuta proprio a Mignano. Nel 1845 il castello passò alla famiglia Nunziante che vissero sotto il regno di Francesco II.
Alessandro Nunziante ben presto si mise contro il re e parteggiò per la dinastia sabauda rassegnando le dimissioni dal suo incarico militare e rinviando al re tutti gli onori ricevuti; anche sua moglie restituì il posto di dama di corte. Il castello fu ereditato nel 1867 da Mariano Nunziante primogenito di Alessandro e poi nel 1913 fu ereditato dalla primogenita di costui Teresa Carolina. L’ultimo proprietario fu il figlio di quest’ultima, Carlo Alessandro di Pietro. Durante il fascismo il castello fu venduto a privati ma nel 1939 Maria Elena Nunziante sposò Beniamino Guinness che riscattò il castello e lo pose sotto l’amministrazione del sig. Turchi. Durante l’ultima guerra il castello precedentemente restaurato da Lord Guinness subì danni. Alla morte di Lord Guinnes il castello fu venduto alla diocesi di Teano, tramite monsignore F. Simeoni e da allora appartiene alla Chiesa.

Mignano Montelungo (mura, porta Fratte)
Lungo le pendici del monte Cesima sono state scoperte ben quattro cisterne d'acqua collegate da mura perimetrali, che forse avevano il doppio scopo di trasportare acqua e di rappresentare la cinta muraria dell'oppidum. Tali mura oggi sono completamente scomparse, le cisterne invece, comprese in uno spazio di 3 km, hanno resistito. Ogni cisterna è costituita da due camere comunicanti. La prima, in cui si raccoglieva l'acqua piovana, era collegata alla seconda, che fungeva da filtro. Nei pressi delle cisterne sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici (tombe, anfore, ponti, busti, mosaici, iscrizioni ecc.), mentre altri sono stati ritrovati in altre località del territorio mignanese. Sul fiume Rava sono i ruderi di un ponte romano. Anticamente Mignano Monte Lungo era un feudo protetto da mura che servivano a difenderlo da attacchi nemici. Attualmente l'unica testimonianza rimasta è Porta Fratte, costruita intorno al 1160 d.c. Nei tempi antichi era usata per controllare chi entrava ed usciva dal paese. La porta superiore e le mura sono andate distrutte, ora c'è solo un grande arco che recentemente è stato ristrutturato.

 
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