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Caserta Turismo: Ripartire con la cultura

Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro

I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

Aversa, castello di Ruggero II o castello aragonese

Il Castello di Ruggiero II sorse nei pressi della chiesa di Santa Maria a Piazza, nell'area del Patibulum, al limite settentrionale della terza cerchia di mura. Venne costruito di forma quadrata, con le torri merlate agli angoli, e orientato, secondo un'antica ripartizione, sui quattro angoli del mondo: zona àntica, pòstica, dell'occàso, dell'ovest. Si ergeva su quattro livelli ed un sotto piano, le carceri e i magazzini. Il primo piano terminava col terrazzo mentre la zona centrale, il castello vero e proprio, comprendeva altri due livelli. Il terzo nelle torri est ed ovest aveva scale nella muratura: quando veniva espugnata una torre l'altra, essendo isolata, era ancora salda. La tipologia segue schemi di derivazione orientale le cui origini vanno cercate nelle fortezze di Antiochia che i nostri costruttori hanno certamente conosciute. Concludevano le torri merlate una sorta di incastellatura ancora visibili nella tavola di A. Arcuccio (1468).
Nella I Crociata a raggiungere per primi la Terrasanta furono i normanni aversani, partiti forse proprio da questo castello e, con Goffredo di Buglione e Boemondo, vi crearono quattro stati. Poiché i costruttori del castello di Saone (Francia) furono Roberto, figlio di Tancredi, e Guglielmo suo figlio, gli stessi che erano al seguito di Ruggiero, anche a costoro potrebbe assegnarsi il Castello di Aversa, che per l'appunto presenta analogie con quello di Saone; e poiché Federico II ben conosceva il castello di Aversa per averlo visitato in più occasioni, non si può escludere che gli sia servito come modello di base per i castelli pugliesi e siciliani. Il castello fu elaborato col modulo della sezione aurea, "media ed estrema ragione", che vediamo ripetersi più volte nell'impianto dello schema, ritenuto già nell'antichità "proporzione divina". A Federico II, invece, si deve la creazione del portico interno, forse il rifacimento delle torri angolari, il restauro di qualche ala e, probabilmente anche la sistemazione del nuovo fossato.
In seguito è stato dimora e rifugio di principi, di regine famose, regnanti e capitani di ventura, tra cui Giovanna I d'Angiò (Giovanna la pazza), tristemente nota per il suo carattere volubile e sensuale, e Muzio Attendolo Sforza, padre del più famoso Francesco. Dopo i danni del 1382, del 1456 e 1457, nel 1492 il castello ebbe una nuova sistemazione da Alfonso d'Aragona così come appare nella veduta della città di Aversa (XVI-XVII sec.) riportata da Pacichelli dove è visibile il quadrato con i filari di pietre sovrapposte e il terrazzo: fu allora che prese il nome di Castello Aragonese.
Il castello, circondato da un alto fossato e munito di bastioni, si sviluppò intorno ad un cortile quadrato e porticato, con al piano terra una loggia con un numero pari di arcate per lato ed al primo piano grosse sale coperte con volte a botte che danno sul cortile centrale. Il Re Alfonso lo abitò spesso sostandovi lungamente nel corso dei suoi spostamenti fra Napoli e Capua. Nel 1700, per le alterne fortune e l'incuria umana il castello era di nuovo in rovina, finché nel 1750 Carlo III di Borbone, (che volle anche la Reggia di Caserta), ne affidò il restauro al suo architetto migliore, Luigi Vanvitelli, per farne un Quartiere di Cavalleria. Furono eseguite aggiunte sia sulle ali dell'antico corpo che sul secondo e terzo livello, ed il quarto, integrato nelle torri, fu costruito ex novo.
A seguito di tale intervento scomparve del tutto la struttura originaria poiché le cortine perimetrali furono recintate da un unico ordine architettonico, il tuscanico, ed il fossato fu completamente coperto. Il maestoso castello, che si può ancora oggi ammirare nella Piazza Trieste e Trento, misura circa 103 metri per lato e 27 di altezza, ed è dotato di spesse mura quadrate e dall'alto delle sue quattro torri, domina la vasta zona circostante. Ma sia per i travagli storici, sia per l'incuria umana alla fine dell'800 il castello era di nuovo in rovina, e solo nel 1931 ritornò alla ribalta per merito del noto frenologo aversano Filippo Saporito (di cui il manicomio porta il nome), che dopo averlo fatto restaurare, lo utilizzò per ampliare la sua adiacente Casa di Cura e di Custodia, divenendo così un Carcere Giudiziario tra i più famosi d'Italia. Infine, l'ultimo (per adesso) utilizzo, quello di Scuola di Polizia Penitenziaria [ora è sede del Tribunale], dopo la separazione (solo amministrativa) del Castello dal Manicomio Criminale. La scuola è nel Castello, il manicomio è tornato negli edifici originari degli anni '30.

http://www.aversalenostreradici.com

Aversa, mura, porte
La città di Aversa ebbe varie cerchie di mura, a seconda della sua grandezza: più volte distrutta, fu sempre accresciuta e ampliata, ed ebbe sempre una nuova cerchia, di cui resta ancora qualche traccia. Il perimetro più antico è segnato dalle seguenti strade attuali: partendo da via Drengot (Scalpella), chiesa di S. Giovanni, via S. Maria della Neve, chiesa di S. Maria a Piazza, viottolo dietro il castello aragonese, terreno del Manicomio Giudiziario, via S. Andrea, via Cimarosa, via Cesare Golia e di nuovo via Drengot. Ogni cerchia successiva di mura, ebbe delle porte: delle più antiche, se ne ricordano sette; ma una sola è rimasta: la porta di S. Giovanni. Un ultimo tratto delle mura di Aversa è visibile a via Monserrato, alla periferia estrema di Aversa, andando nella direzione della località detta "cinque vie"; quivi si conserva ancora una delle antiche porte – di S. Giovanni, appunto - della città.
Delle altre porte ricordate si sa che quella di S. Nicola fu distrutta nel 1760; quella verso Capua, il 3 giugno 1840; quella verso Napoli, che si trovava nei pressi di piazza Vittorio Emanuele, nel 1844, e la Porta Intoreglia a S. Andrea, vicino al convento di S. Francesco di Paola, successivamente abbattuta. Un’altra delle porte della città, è l’Arco dell’Annunziata che si incontra venendo da Napoli, ed è perciò detta "Porta Napoli". La sua costruzione avvenne in due momenti. Infatti: - il campanile quadrangolare risale al 1477, - mentre l’arco e l’orologio furono realizzati, con lo stesso materiale e lo stesso disegno del campanile, nel 1776, dall’Architetto Giacomo Gentile. Il campanile ha base quadrata di circa venti metri di lato, l’arco è lungo circa dieci metri; l’altezza è di trentotto metri circa. Sotto l’arco, a destra e a sinistra, vi sono due lapidi che ricordano la fondazione di Aversa, e quella dell’Ospedale dell’Annunziata.

http://www.ecodiaversa.com/blog/2007/06/enciclopedia_di_aversa a cura di Enzo Di Grazia

 
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