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Caserta Turismo: Ripartire con la cultura

Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro

I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

I sistemi difensivi di Teano: dai villaggi alle fortificazioni moderne

La storia del genere umano è sempre stata caratterizzata da guerre e tumulti che resero necessaria la costruzione di sistemi difensivi atti a proteggere non solo la popolazione, ma a volte l’esistenza stessa di una comunità. Con lo sviluppo della tecnologia bellica, mutarono nel tempo anche i sistemi difensivi, per potersi meglio adattare al progresso. A questo va aggiunto un altro fattore: l’importanza strategica di un centro abitato; infatti, maggiore era l’importanza di un centro, maggiori erano le risorse necessarie per la sua difesa. Ma qual è la storia delle difese militari di Teano? Quali elementi archeologici abbiamo per poterne ricostruire la storia e la loro evoluzione? Seppur con qualche difficoltà, alcuni elementi possono aiutarci a ricostruire le diverse tappe che portarono alla Teano che tutti noi conosciamo.
Come il lettore ben sa, le prime attestazioni archeologiche di Teano risalgono alla cosiddetta "fase a villaggi", un periodo tra il VI-IV sec. a.C. (evidenze archeologiche, tuttavia, lascerebbero ipotizzare la presenza di villaggi fin dal IX sec. a.C. in alcune zone del territorio) dove la popolazione era distribuita in grandi villaggi sparsi per il territorio. Questi villaggi, tuttavia, non sono mai stati esplorati in quanto la loro presenza è attestata esclusivamente dalle necropoli ad essi collegate. Nonostante ciò, per alcuni di essi è stata ipotizzata una collocazione topografica. In particolare, per i villaggi di S. Giulianeta, Loreto e Casi si può notare la loro posizione su alture a controllo di antiche strade, alture che fungevano da primitivi sistemi difensivi. Ma era solo la posizione elevata a difendere tali villaggi? O c’erano anche altri sistemi? Purtroppo per queste domande non abbiamo risposta che non sia ipotetica, in quanto senza scavi sistematici non è dato sapere se era presente anche qualche palizzata lignea con funzione di mura o un vero e proprio sistema ad aggere.

Cinta muraria preromana: ipotesi ricostruttiva
Intorno al IV sec. a.C. la situazione mutò radicalmente: le esigenze belliche causate dallo scoppio della Prima Guerra Sannitica (343 a.C.), la presenza sempre più massiccia di romani e sanniti e la necessità di una miglior difesa spinse la popolazione dei villaggi a unirsi per sinecismo in un unico luogo e ad edificare una vera e propria città munita di cinta muraria. Si tratta del cosiddetto "circuito murario preromano", ancora oggi conservato in più punti. Costruito a protezione dell’Arce, la parte alta di quella che diventerà la futura Teanum Sidicinum, esso sfruttava perfettamente l’orografia del sito formando una sorta di grande terrazzamento che fasciava la collina. Anche stavolta, dal punto di vista architettonico, abbiamo poche notizie: in particolare, la lacuna è sulla tipologia, in quanto non sappiamo se la cinta muraria fosse a doppia cortina, come per le mura di Napoli e Pompei, oppure ad una sola cortina (si potrebbe anche ipotizzare un sistema misto come nel caso di Napoli, dove la doppia cortina era presente solo nei punti più deboli del sistema difensivo). Maggiori informazioni possiamo ricavarle dal contributo di A. Balasco nel volume "Le cinte murarie urbane della Campania".

Blocchi della cinta muraria preromana presso Porta Roma
Nei punti dove la cinta muraria si è conservata, i grandi blocchi in tufo piperno, estratti probabilmente dalla cava di Casi, sono disposti di testa e di taglio con giunti verticali e orizzontali perfettamente aderenti. Lungo il tracciato del circuito murario, l’autore ha identificato almeno tre porte urbiche, non più visibili: la prima era posta nei pressi dell’attuale piazza Duomo, la seconda era posta dove attualmente si trova Porta Roma, la terza era posta nei pressi dell’ingresso del Museo Archeologico. Grazie allo scavo PTDC0035 dell’archeologo Matteo Della Corte negli anni ’20, furono individuati alcuni tratti del circuito murario nell’area del seminario e nel complesso dell’Istituto Regina Margherita. Quest’ultimo scavo ha permesso di individuare pilastri di forma cilindrica rivolti verso l’interno delle mura, di 1m di diametro, distanti 2,20m l’uno dall’altro e arretrati di 30cm rispetto al muro di cinta. Tali pilastri furono identificati come sostegni ad un camminamento di ronda posto lungo la cinta muraria.v La forte crescita urbanistica della città, favorita dalla sua posizione strategica, fece nascere l’esigenza di munirsi di nuovi sistemi difensivi a protezione del centro abitato. Tali sistemi erano probabilmente dei semplici terrazzamenti fortificati che cingevano il grande banco di tufo su cui sorse la città (delle dimensioni di circa 100 ettari). Di questi terrazzamenti non si conserva quasi nulla, tranne pochi lacerti murari: si trattava di grandi nuclei cementizi con paramento in opera incerta/quasi reticolata.
Località Gradavola: area dove si ipotizza la presenza di un fossato Nella parte occidentale della città, lungo via Gradavola, si è ipotizzata la presenza di un fossato (anche in questo caso, mancano scavi archeologici per poter meglio definire la situazione), mentre un tratto di fortificazione potrebbe essere identificato con la traccia visibile dalle foto aeree, 200 m a nord dell’incrocio tra via Gradavola e via Vallerano. Lungo il fiume Savone, non è stato possibile identificare dei resti in quanto l’area è diventata inaccessibile da diverso tempo, tuttavia alcune evidenze archeologiche pertinenti al circuito tratto ipotetico romana murario potrebbero essere quelle visibili al termine di via Anfiteatro, poco più a est del miliario di epoca costantiniana. In questo punto, oltre ad alcuni tratti di terrazzamenti in opera quasi reticolata, è presente anche una struttura circolare addossata alla cinta muraria. Al momento non è possibile identificare la funzione di tale struttura, però è suggestivo immaginare che possa trattarsi di una torre difensiva. Per quanto riguarda le porte urbiche, possiamo solo ipotizzare la loro collocazione.
Tratto di mura in opera incerta e blocchi di tufo presso il miliario Certamente una porta urbica doveva essere presente presso Loreto, un’altra nei pressi dell’incrocio per la stazione ferroviaria e una terza nei pressi di Borgo S. Antonio Abate.

Cinta muraria medievale: ipotesi ricostruttiva
Con la crisi dell’impero e l’arrivo dei barbari, la città iniziò a contrarsi e la popolazione tornò ad abitare esclusivamente l’Arce. Probabilmente il circuito murario preromano doveva ancora essere funzionante in molti punti, richiedendo solo pochi restauri e integrazioni. Col tempo si rese necessaria la realizzazione di un nuovo circuito murario a difesa del quartiere medievale che sorse a partire dal X sec.

Torre Porta Roma
La nuova cinta muraria, realizzata in opera a sacco con paramento in blocchi di tufo grigio e materiale di spoglio di edifici antichi, presentava diversi camminamenti di ronda e torri difensive, di cui si conserva solo la torre presso porta Napoli. Si tratta di una torre cilindrica con la parte inferiore terminante con una scarpa la cui funzione poteva essere sia di rafforzamento delle fondamenta, sia utile per tenere lontane le macchine da guerra come scale o elepoli. Altri resti di torri sono visibili o riconoscibili lungo tutta viale Europa. Un’altra torre, parzialmente conservata almeno fino al 1943, si trovava presso porta Roma, come si evince da alcune foto d’epoca.
Le porte urbiche erano almeno 5: Porta Roma, Porta San Lazzaro, Porta S. Maria la Nova, Porta Napoli e una quinta porta presso il Duomo (sulla stampa di Pacichelli è visibile tale accesso). Attualmente sono solo due le porte conservate, cioè Porta Napoli e Porta San Lazzaro. Porta Napoli, probabilmente la più antica, è realizzata in materiale di spoglio proveniente da edifici romani. Così come altri edifici, dall’analisi architettonica si possono evidenziare diversi interventi edilizi che, nel tempo, si sono resi necessari. La bellezza di questa porta non sta nella sua architettura, molto semplice rispetto ad altri monumenti simili d’Italia, ma nei dettagli, infatti, gli stipiti di destra e sinistra sono composti da epigrafi romane miste ad antichi blocchi della cinta muraria preromana ed è possibile ancora oggi notare l’alloggiamento per il cancello scorrevole e i cardini delle porte. Oltre le porte urbiche, esistevano anche altri accessi minori detti "postierle". Attualmente l’unica conservata è la postierla del monastero di S. Maria de Foris, la quale metteva in comunicazione il quartiere Viola con la campagna a ovest della città.
In cima all’Arce era posto il Castello, successivamente trasformato nel complesso palaziale Cattaneo-Zarone-Loggione. Anche in questo caso, Balasco ha cercato di ricostruire l’evoluzione architettonica della cortina muraria del castello lungo viale Europa. In questo punto, l’antica cinta muraria preromana, che doveva essersi conservata per diverse assise, venne restaurata e ampliata per rispondere meglio alle nuove esigenze difensive. Balasco identifica ben 3 fasi edilizie nel complesso Cattaneo-Zarone-Loggione: la prima fase corrisponde al restauro/ricostruzione del circuito murario preromano, probabilmente danneggiato da assedi o terremoti; la seconda fase corrisponde ad un nuovo intervento di restauro e all’aggiunta di merlature nella parte superiore della Teano Pacichelli cortina (la presenza di merlature è attestata anche dalla stampa di Pacichelli del 1703); la terza fase interessa un ampliamento della cortina in elevato. Al complesso del Castello fanno parte anche la torre quadrata di piazza della Vittoria e la vicina torretta circolare. Per quanto riguarda la datazione essa risulta molto difficile a causa, anche in questo caso, della mancanza di uno studio scientifico completo, di conseguenza possiamo sommariamente far rientrare gli interventi edilizi del castello nel periodo normanno-svevo e angioino-aragonese.

Complesso Loggione: particolare della torretta d’angolo
Nonostante la mancanza di studi scientifici accurati, il continuo evolversi dei complessi difensivi della città sono un’altra testimonianza dell’importanza strategica rivestita da Teano nel corso dei secoli.

Danilo Raimondi settembre 3, 2018 – Agora del Sapere

Bibliografia
GASPERETTI, a. Balasco, "Le mura dell’acropoli di Teanum Sidicinum: nuovi contributi per la loro conoscenza", in Le cinte murarie urbane della Campania, a cura di Teresa Colletta, Napoli, 1996, pp. 23-41

 
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