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Caserta Turismo: Ripartire con la cultura

Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro

I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

Tora e Piccilli, palazzo Ducale, torre normanna

Si deve ai Normanni, durante il XII secolo, la prima fortificazione del centro abitato di Tora, ai tempi del regno di Guglielmo d’Altavilla, quando signore del feudo risultava essere Polido de Tora. Ai tempi di Federico II divenne feudataria di Tora la potente famiglia ducale dei Marzano di Sessa, durante il regno aragonese il possedimento passò ai nobili Galluccio. Nel 1627 a causa di continui dissidi l’università di Piccilli si separò dal ducato di Tora e le due comunità furono riunite in un’unica entità amministrativa solamente nel 1807. Nel XVIII secolo l’università di Tora passò ai Filangieri, duchi del ramo di Arianiello, a cui rimase fino all’eversione della feudalità. Vittima del brigantaggio dopo la sconfitta delle truppe borboniche e delle vessazioni dei Tedeschi dopo l’armistizio del 1943, il paese ospitò prima come colonia di lavoro e poi nascose, per sottrarli alle deportazioni dei tedeschi, circa cinquanta ebrei napoletani che trovarono rifugio nei boschi grazie alla collaborazione e al silenzio di tutti gli abitanti, compreso lo stesso podestà. È l’unico episodio in Italia che si conosca in cui una intera comunità si schiera a favore degli ebrei. Per quest’episodio di solidarietà collettiva nel 2005 il Comune di Tora e Piccilli è stato insignito della medaglia d’argento al valore civile.
La torre medioevale, per il suo carattere di costruzione isolata posta al centro di una struttura fortificata, va fatta risalire almeno all’epoca normanna ed è, quindi, databile tra la fine del XI e la seconda metà del XII secolo. Più volte rimaneggiata e parzialmente ricostruita nel corso dei secoli, essa conserva la sua funzione di torre di avvistamento sulla vallata, luogo di transito obbligato per l’ingresso da nord e da ovest della pianura campana. La cella campanaria custodisce il campanone datato 1888, fuso da maestranze napoletane sul posto, nonché l’antico meccanismo dell’orologio. La chiesa madre di San Simeone, dedicata al santo profeta patrono del borgo di Tora, sorge a ridosso dello slargo antistante la torre normanna e risulta già esistente nel 1112. Ricostruita sui ruderi del castello intorno alla prima metà del Settecento in stile tardo barocco presenta una pianta a navata unica con un ampio transetto e cappelle laterali. La facciata, scandita da paraste, è dotata di un portale con fascia a piccole bugne a punta di diamante, un timpano triangolare e un finestrone. L’interno è abbellito da decorazioni in stucco e notevoli opere pittoriche di scuola napoletana del Settecento. Il presbiterio conserva un coro ligneo intarsiato d’ignoto intagliatore campano del XVIII secolo. Fuori dal centro fortificato di Tora sorge, sull’attuale via Roma, e di fronte alla villa comunale, il palazzo ducale fatto costruire dalla famiglia dei Galluccio intorno alla metà del Settecento in sostituzione del vecchio palazzo che sorgeva tra le mura del castello. L’edificio, di notevoli dimensioni, presenta una facciata semplice, con loggia a esedra e un portale realizzato in stile rinascimentale. Fu acquistato dalla famiglia Falco nel 1876.

 
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