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Caserta Turismo: Ripartire con la cultura

Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro

I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

Recale, borgo, palazzo Vestini Campagnano

Un percorso turistico ideale da Recale non può che partire dalla antica Torre: il castello dei duchi Caramanico-Bovino è senz’altro il monumento storico architettonico più imponente e d’impatto della cittadina. Ma per chi arriva sa Caserta in questa zona periferica della città, in piazza della Repubblica, oltre alla residenza di campagna dei Borboni già si presenta un'altra ricchezza storico architettonica: l’antica Confraternita. Questa oltre ad essere uno dei più antichi luoghi di culto, è particolarmente cara ai residenti e strettamente correlata alla festa patronale di Sant’Antimo. Anticamente infatti nella Torre era allestita una saletta in cui veniva portata la statua del Santo. Successivamente la funzione si è spostata sulla Confraternita. La statua del santo infatti durante i festeggiamenti, viene trasportata dalla zona Torre a via Salvatore, e ciò simbolicamente rappresenta la liberazione del santo martire ed il suo passaggio dall’Asia a Roma. Scendendo per via Marconi, altra gemma storica è il palazzo Cammarone: nonostante l’aspetto esterno che andrebbe senz’altro rivalutato, l’antica costruzione secondo quanto si tramanda dalle vecchie generazioni, avrebbe addirittura visto ospite niente meno che Galileo Galilei.
Da via Torre a Piazza Matteotti: la celebre piazza dalle caratteristiche "otto colonne" (due per ogni lato della piazza circolare) è dagli albori della cittadina il fulcro politico, in cui si sono dati battaglia gli antenati dei politici odierni. Dalla piazza la tappa successiva è senz’altro il palazzo dei Vestini Campagnano, famiglia notabile del paese, che in un paio di centinaio d’anni ha dato i natali a medici, avvocati e a sindaci. Il palazzo porta la griffe vanvitelliana nel conio della sua struttura e nella fastosità delle sue sale. Lungo via Salvatore, si può accedere attraverso una stretta viuzza che passa sotto l’arco di un palazzo, alla zona più antica della città: la Cittadella. Il primo nucleo d’insediamento risalirebbe appunto al periodo di dominio arabo, ed il nome troverebbe origine proprio nell’idioma di quel popolo. Col tempo, con i danni correlati alla seconda guerra mondiale e la crescita urbanistica, il cuore vecchio della città ha conservato ben poco dell’antico, giusto un frammento delle spesse mura che anticamente custodivano il primo insediamento recalese. C’è poi la zona del ‘Censo’, in cui esiste un’antichissima cappellina sconsacrata, di cui forse sono pochi i recalesi a ricordarne la presenza, eppure è lì, che resiste all’usura del tempo. Si arriva così all’estrema periferia di questa cittadina ricca di storia e tradizioni.

Recale, "Torre" del castello dei Duchi Caramanico-Bovino o villa Porfidio
Le origini di Villa Porfidia, localmente nota come “Torre”, in primis “Real Castello Borbonico”, si fanno risalire alla fine del '700. In effetti si tratta più di un palazzo-roccaforte che residenza estiva della famiglia reale, legato alla particolare ubicazione territoriale del primitivo nucleo abitato di Recale, nei pressi dell’importante consolare Appia antica. Per circa un secolo la Torre fu dominio dei Borboni, finché nel 1860 passò al duca Bovino; periodo in cui quadri, sculture marmoree, mobilio e suppellettili di gran pregio artistico furono trasferiti in uno dei palazzi Foglia a Marcianise. Solo nel 1936 l’interessante palazzo fu venduto alla famiglia Porfidia di Recale, ancora oggi proprietaria. La villa, ubicata ai margini orientali del nucleo abitato, conserva ancora oggi una certa autonomia rispetto ad esso, essendo nella quasi totalità circondata dalla fiorente campagna recalese. Il corpo di fabbrica principale, dominato da una poderosa torre angolare, si affaccia sull’irregolare Piazza della Repubblica, dove si eleva altresì un’interessante chiesa del 1583 affiancata da un’esile campanile. Il palazzo, dotato di un vasto parco, occupa una superficie di oltre 20.000 mq., articolandosi in un corpo piuttosto compatto a corte interna; qui, androni, porticati, loggiati ed ampie vetrate, definendo la spazialità del complesso, offrono suggestivi scorci prospettici.
Dall’ingresso principale si accede all’ampia corte interna sulla quale fa bella mostra di sé la grande vetrata dello scalone principale, attraverso il quale si giunge al piano nobile: un susseguirsi di vaste sale affiancate da locali di servizio, dove ben poco rimane delle pregevoli decorazioni e suppellettili che ne facevano una residenza regale. Alla monoliticità del manufatto architettonico fa da "pendant" un esteso parco pensile, in cui interessanti gruppi marmorei ed alcune fontane, riproducenti in miniature quelle della vicina Reggia vanvitelliana, fondendosi con le numerose essenze arboree del giardino all’italiana, creano suggestive scenografie naturali. In, queste, architettura e verde, fondendosi armonicamente, esprimono la sobria spazialità settecentesca. In facciata, al verticalismo della poderosa torre merlata, si oppone il corpo orizzontale dell’edificio principale prospettante sulla piazza. Un finto bugnato a liste caratterizza il corpo inferiore della fabbrica, interrotto solo dal portale d’ingresso ad arco ribassato, blasonato in chiave; sul cordoncino di coronamento della superficie a bugne si aprono finestroni quadrati protetti da aggettanti elementi ad arco, che sorreggono gli eleganti balconi del piano superiore. Al primo piano sei grandi aperture adorne di cornici e sormontate da timpani triangolari scandiscono la semplice facciata conclusa dal cornicione. Meno rappresentativa la facciata laterale, priva di qualsiasi ornamento, in cui si aprono le finestre di tre livelli: il piano terra, l’ammezzato, il piano nobile.

 
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