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Caserta Turismo: Ripartire con la cultura

Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro

I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

L’area archeologica di Cales - Calvi Risorta

Questa importante area archeologica ricade fin dal '600 nel territorio di Calvi Risorta, comune dell’alto casertano, la cui economia soffre in maniera particolare degli esiti nefasti della crisi economica, perché la sua naturale vocazione contadina non è stata sorretta da una modernizzazione della stessa né da risorse industriali in grado di far decollare le capacità produttive dei suoi abitanti. E laddove ciò è avvenuto negli anni sessanta e settanta, i pochi impianti industriali, oggi dismessi, hanno restituito soltanto disoccupazione e tossicità dei luoghi prima occupati.
Pertanto, il sito archeologico di Cales è una risorsa culturale e turistica per il territorio provinciale e regionale. Nell’antichità ha rappresentato un punto nevralgico tra il basso Lazio e la Campania lungo importanti tracciati quali la via Latina e l’Appia. Esso, ancor oggi, si trova su tracciati viari importanti, quali la via Casilina (SS6), l’Autostrada del Sole (casello di Capua a 5 km), la stazione ferroviaria di Pignataro Maggiore a poca distanza. Per la natura delle testimonianze archeologiche che custodisce, Cales è un sito di grande valore scientifico, storico ed architettonico che va tra i grandi attrattori della regione Campania, rivolto sia a un turismo culturale che a un turismo di massa.
Conserva monumenti importanti sull’Arce medievale: una Cattedrale la cui costruzione è riferibile alla prima metà del XII secolo, oggi monumento nazionale, sede della Parrocchia di "S. Casto nella Cattedrale". L’edificio si presenta con una facciata dall'aspetto essenziale, con un semplice paramento murario in tufo, ma abbellita da un bel portale con archivolto scolpito in bassorilievo. Attualmente l'aspetto architettonico è di impronta settecentesca. Di pregevole fattura è il pulpito marmoreo con un mosaico di tarsie policrome. Un vero gioiello d’arte è la sedia episcopale di marmo, sostenuta da due animali bardati. Sotto il presbiterio si trova la Cripta scandita da 21 colonne di granito cipollino, lisce o scanalate, con capitelli, ognuno diverso dall'altro, provenienti da edifici antichi.
Proprio sul ciglio dell’antica via Latina, oggi Casilina, si erge un Castello la cui costruzione nell’879 è da attribuire ad Atenolfo, secondo lo storico Erchemperto, e da qui egli mosse nell’887 per ottenere la contea di Capua. L’aspetto attuale è il risultato delle successive trasformazioni, risalenti all’epoca aragonese e a quelle dovute in gran parte alle esigenze di difesa venutesi a creare con l’uso delle armi da fuoco. Attualmente è in fase di restauro.
Nei pressi dell’attuale ingresso del Castello vi è la cosiddetta "Dogana" borbonica, risalente al XVIII sec. ed un imponente edificio settecentesco che ha ospitato la curia vescovile, oggi anch’esso in fase di restauro. I saggi archeologici del 2007 effettuati in questa area hanno restituito testimonianze tali da far supporre che i Caleni si spostarono sull’arce proprio in epoca medievale, intorno alla chiesa paleocristiana di S. Casto.
L’area antica si raggiunge attraversando la SS Casilina. Tante le testimonianze di epoca preromana e romana che essa conserva: trovandosi la città su un banco di tufo, cunicoli e grotte oltre a costituire un sistema di cave per i materiali di costruzione necessari alla Città antica, realizzavano altre funzioni necessarie alla comunità. Infatti alcune di queste furono collocate in punti strategici per la pulizia delle acque alluvionali e per i collegamenti stradali nel territorio e per le necessità militari (Grotte di Palombara, di Serole e dei Sette Venti). In epoche successive queste grotte furono affrescate, la Grotta dei Santi e la Grotta delle Formelle conservano ancora affreschi di notevole fattura. Nel periodo storico che precedette e propiziò la nascita della città di Cales la presenza dei cunicoli dovette costituire un fattore molto importante nel modellare il paesaggio. Tra le tecniche che gli antichi abitatori di queste terre seppero adottare spicca per originalità e per grandiosità quella che portò alla realizzazione di profonde tagliate artificiali e la costruzione di un considerevole numero di cunicoli sotterranei costruiti per esigenze di normalizzazione idrica. Questi cunicoli sotterranei erano scavati nella roccia tufacea e fungevano da tunnel di drenaggio, ed ancora oggi costituiscono una caratteristica molto singolare della vallata intorno a Calvi Risorta. Nella zona sud della città vi è un ponte scavato nel tufo di epoca etrusca, il Ponte delle Monache, unico nel suo genere con la sua volta ad arco arabo e che è stato oggetto, nell’estate scorsa, dell’impegno della Rete Archeocales per liberare il suo greto da una enorme discarica di pneumatici. Cales, dunque, fu un crogiolo di incontro di civiltà, culture e tradizioni italiche, da quella ausone ed etrusca, fino a quella romana e sannitica.
I Romani la conquistarono nel 335 a. C. e, nel fare di Cales una colonia Latina, vi inviarono 2500 uomini, ai quali, appena insediati, furono assegnati i territori agricoli necessari per il loro sostentamento. Si eressero i monumenti tipici dell’età romana: Officine artigiane (Cales era famosa nel mondo romano per la produzione di ceramiche a vernice nera – tipo bucchero etrusco – esportate, oltre che nell’agro, anche nei paesi del Mediterraneo); un Anfiteatro (purtroppo oggi non visitabile), due Complessi Termali (le Terme centrali sono state portate alla luce nella scorsa estate dai Volontari della rete, esse erano in stato di totale abbandono), il Teatro, il monumento più rappresentativo e meglio conservato, uno dei più antichi, costruito interamente in muratura (anch’esso oggetto di continua manutenzione perché si possano garantire le visite che con periodicità Archeo Cales organizza), un Tempio che, come tradizione, è allocato nei pressi del Teatro ma senza protezione alcuna, a differenza di quest’ultimo che fu recintato negli anni ’90.

Di particolare interesse è la nuova proposta lanciata in questi mesi con le visite tramite il MUVICA – Museo Virtuale di Cales

A cura TCI e Archeoclub Calvi Risorta

 
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