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Caserta Turismo: Ripartire con la cultura

Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro

I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

Mastrati, ruderi di Formicola, torre Umberto I

A partire dalla documentazione altomedievale, l’insediamento più antico che si rinviene in territorio di Mastrati è il Castellum Sancti Arcangeli situato nei pressi dell’omonima fontana e costruito prima dell’anno Mille dai monaci cassinesi. La prima menzione, invece, di un Mastralis si ha nell’anno 819 d.C. quando appare un casale unito a Torcino, e più precisamente un casale della cellam Sanctae Agatae in Turcino, e ciò fino al 1290, quando la feudataria Albapia ne cedette i territori al Monastero della Ferrara di Vairano Patenora. Consegnato, con la bolla di papa Allessandro III del 1172, alla diocesi di Venafro, Mastrato è menzionato con una chiesa, in quel periodo in funzione, denominata Plebem S. Joanni. L’inclusione diocesana e la sua prossimità a Torcino, e quindi a Venafro, farà si ché Mastrati risulti, nei documenti, sempre edificata in territorio dicte Civitatis Venafri. Dai documenti angioini, concernenti gli anni 1268 e 1269, il piccolo villaggio conta IIII fuochi, il che sta a significare che i suoi abitanti dovevano essere all’incirca 20 – 25 abitanti. Infine, tra il 1320 e il 1328, fu in disputa per i confini con Turcino, e successivamente entrò nel feudo di Tommaso Capuano della baronia di Prata. Naturalmente l’insediamento qui menzionato è da riferirsi non all’odierna Mastrati, ma ai ruderi del villaggio medievale dove oggi sorge Torre Umberto, questa innalzata nel 1881 da re Umberto I sui resti dell’antico castello, ed anche soprannominata, dalle persone del luogo "Casino" (vale a dire: piccola casa, oppure costruzione realizzata per l’esercizio della caccia e, in particolare, per l’avvistamento della selvaggina), o anche Formicola (dal nome di un piccolo acquedotto a suo tempo realizzato nel villaggio, o ancora perché, secondo la testimonianza di qualche anziano del luogo, il villaggio venne assalito da cavallette e formiche quando si diffuse la malaria perniciosa del 1600.
Perché l’antico Mastrati venne abbandonato? Dalle Relazioni ad limina della diocesi di Venafro, risalenti al 1 dicembre del 1617, si apprende che la chiesa parrocchiale di Mastrati in quell’anno trova difficoltà a pagare la decima. Difatti denominata, nel documento, Villa Mastratus, essa appare quasi destituita dai suoi abitanti. Questa difficoltà in cui si trova Mastrati riguarda lo spopolamento dell’insediamento medievale; infatti tutta la popolazione contadina di Mastrati è costretta, proprio in quel periodo, ad abbandonare i propri luoghi in quanto in quella zona si diffonde la malaria perniciosa, dovuta all’impaludamento dei terreni fiancheggianti il fiume Volturno e con tutta probabilità anche alle risaie di Presenzano e si Sesto. Nel 1693 è parte integrante di Prata di Filippo Invitti e viene menzionata come terra disabitata e considerata feudo rustico di Rocca Vecchia. Rimase feudo della famiglia Invitti fino al 1806, dopo di che divenne, con Pratella e Rocca Vecchia frazione di Ciorlano. Nella seconda metà del 1800 il territorio di Mastrati inizia a ripopolarsi e a raggrupparsi per formare un nuovo nucleo abitativo in pianura, tra il villaggio medievale e il castrum di Sant’Arcangelo. L’intero territorio di Mastrati dunque, già residenza dei Savoia, nel 1881 venne donato alla principessa Emilia Pignatelli Strongoli, mentre soltanto alla fine dell’Ottocento la famiglia reale donava alla popolazione un piccolo edificio di culto dedicato a Sant’Anna. La famiglia reale Strongoli Pignatelli è ancora oggi proprietaria del territorio di Mastrati.

 
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