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Caserta Turismo: Ripartire con la cultura

Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro

I tesori nascosti

A cura di Pasquale Iorio
 

La via dei Teatri. Per un Distretto culturale nella Campania settentrionale

Gli edifici dello spettacolo nella Campania settentrionale
L’area settentrionale della Campania risulta essere uno dei più interessanti giacimenti culturali dell’Italia centro-meridionale. La sua unicità è data dalla concentrazione di antichi edifici dello spettacolo in un’area limitata: un maestoso anfiteatro e tre grandi teatri si trovano lungo l’asse che va dall’antica Capua all’antica Suessa in una successione rapida che, intrecciando la via Appia e la via Latina, delinea, all’interno delle due vie consolari, una terza e più nobile via: la "via dei teatri".
Il percorso ha inizio lungo la via Appia, nel sito dell’antica Capua, l’altera Roma, col grandioso Anfiteatro campano di età imperiale. I recentissimi scavi archeologici finanziati all’interno del PIT "Antica Capua" hanno riportato alla luce tracce sensibili di un primo anfiteatro di età repubblicana, in cui si esibì anche il celebre eroe servile Spartaco.
L’Anfiteatro, che oggi ammiriamo imponente fuori le mura della città, fu costruito invece tra la fine del I e gli inizi del II secolo, nell’età di Nerva (96–117); venne poi restaurato ed abbellito con colonne e statue dall’imperatore Adriano (117–138 a.C.) e fu inaugurato successivamente da Antonino Pio (138 – 161). Verso il 200 d.C. l’edificio venne consolidato per opera di Settimio Severo e venne utilizzato fino al IX secolo d.C.
Secondo per dimensioni solo al Colosseo, l’edificio poteva ospitare nella cavea, oggi spoglia e privata di buona parte dei gradini, circa 60.000 spettatori. L’arena, che misura circa 170x140 metri, è attraversata da numerose botole attraverso le quali venivano fatti passare i gladiatori, gli animali e gli apparati scenici. Intorno all’arena si sviluppa un alto muro, il podio, sul quale veniva innalzata la rete di protezione per gli spettatori. L’edificio, in origine, si sviluppava su quattro piani, dei quali restano in piedi solo i primi due.
Svoltando dalla via Appia verso la via Latina s’incontra l’antica Cales - che sorgeva dove attualmente si estende il territorio di Calvi Risorta -, un centro rinomato nell’antichità per il commercio di prodotti agricoli e di ceramica, particolarmente apprezzato dai Romani per la produzione di un ottimo vino, il Caleno che insieme al Falerno ed allo Statano era considerato tra i migliori vini in assoluto, esportati in terre vicine e lontane. Fu distrutta dai Saraceni nel 879. Della città antica oggi rimangono, anche se non chiaramente leggibili, interessanti evidenze archeologiche tra cui ovviamente va ricordato il Teatro romano, costruito nella zona mediana della città antica, a poca distanza dal Foro, un edificio dalle considerevoli dimensioni e dalla pianta poco più ampia di un semicerchio. La cavea attualmente visibile, costruita nella prima metà del I sec. a.C., è accessibile tramite scale esterne da una strada basolata e poggia su di un sistema di dodici arcate interne che, alla metà circa dello sviluppo delle strutture, si sdoppia, così che sul prospetto esterno in curva si contano ventiquattro arcate.
Le decorazioni scultoree dell’edificio scenico, scarsamente documentate, sembrano in gran parte databili all’epoca giulio-claudia, mentre gli apparati architettonici risalgono alla media età imperiale, tra la fine del I e gli inizi del II sec. d.C.
Nel corso dei secoli, soprattutto durante i saccheggi di epoca tardo-antica, il teatro è stato spogliato di tutti i suoi elementi decorativi e dalle modanature architettoniche in tufo e marmo. Attualmente non è possibile visitarlo perché chiuso al turismo.
Da Cales la via dei teatri svolta di nuovo in direzione dell’Appia. A pochi chilometri, lungo la strada che unisce le due vie consolari, sorge Teano, sin dall’antichità "Porta della Campania" e sede di santuari frequentati almeno a partire dal VI secolo a.C. Strabone la ricorda come un’importante città, pari per grandezza a Capua.
La struttura meglio conservata dell’antica Teanum Sidicinum è il teatro interamente costruito su volte, che oggi appare nel suo completo rifacimento romano, benché abbia avuto una precedente fase ellenistica. La sua architettura si presenta in ordine corinzio e la datazione per la sua fase edificatoria può farsi risalire alla fine del II- inizio del I secolo a.C. (120-100 a.C. ca.), mentre la fase di rifacimento si può circoscrivere al II secolo d.C. La decorazione venne rinnovata durante il regno di Augusto, probabilmente in connessione con l’elezione di Teanum a colonia.
Agli inizi del III secolo d.C., il teatro fu completamente rinnovato per volere imperiale: esso venne ampliato fino a raggiungere un diametro di circa 85 metri e l’edificio scenico venne riccamente decorato su tre ordini con colonne, capitelli, architravi e sculture nei più pregiati marmi raggiungendo i 24 metri di altezza.
Gran parte dei preziosi marmi che decoravano la struttura sono stati recuperati nel corso di scavi recenti; ciò è stato possibile perché il teatro venne distrutto da un violento terremoto e la scena crollò ripiegandosi su sé stessa; le macerie che vi si accumularono nel tempo la protessero da spoliazioni successive. È stato così possibile - grazie alla presenza negli strati di crollo di elementi architettonici - ricostruire il grandioso fronte scena.
L’edificio teatrale tuttora è oggetto di scavi archeologici e solo recentemente è stato riaperto in maniera parziale alla fruizione, grazie agli interventi di restauro di una parte della cavea con i fondi del PIT "Antica Capua".
Il terzo edificio teatrale, di cui si conservano imponenti vestigia, sorge a Sessa Aurunca, l’antica Suessa, di nuovo sulla via Appia. Colonia romana dal 313 a.C., visse un periodo di particolare prosperità durante l’impero augusteo, quando fu avviata la costruzione di un grande teatro collegato al Criptoportico, situato all’esterno della cinta muraria. Noto già agli studiosi del ‘600 e ‘700, il teatro fu oggetto della prima campagna di scavo solo nel 1926. Una felice stagione di ricerche ha avuto inizio nel 1995 con lavori di scavo e recupero del teatro proseguiti dal 1999 al 2003.
Tali lavori hanno portato a termine l’esplorazione del monumento ed hanno chiarito gli accessi. Le strutture sono apparse imponenti, con una ricca decorazione architettonica e scultorea, per la quale furono utilizzati marmi provenienti dalla Numidia, dall’Egitto, dalla Grecia.
Durante l’impero di Antonino Pio, il teatro subì notevoli lavori di ristrutturazione che interessarono, in particolare, la porticus post scaenam; il teatro non sembra aver subito altri rifacimenti sino all’epoca del suo abbandono definitivo avvenuto tra il IV e il V secolo d.C., quando gran parte delle pareti e dei pavimenti erano già stati spogliati dei rivestimenti marmorei.
La struttura teatrale è per il 90% costruita sfruttando il pendio naturale e per la restante parte si serve di strutture voltate che hanno solo una funzione statica e quindi sono cieche. La cavea misura ben 110 metri di diametro, il che fa supporre con buona verisimiglianza che l’edificio ospitasse circa ottomila spettatori.
I teatri romani di Cales, Suessa e Teanum Sidicinum, insieme all’Anfiteatro di Capua Antica, sono stati - per "l’antico" pubblico - palcoscenico di grandi e memorabili spettacoli, perciò luoghi di incontro e divertimento. Oggi questi edifici vivono per gran parte dell’anno chiusi nel loro passato glorioso, soffocati dalla loro stessa storia, ma soprattutto sono svestiti della loro ragione di esistere, che era e rimane essenzialmente una: far vivere gli spettacoli.

Ipotesi di valorizzazione
Le esperienze maturate in altre aree del Mediterraneo dimostrano in maniera inconfutabile le potenzialità insite nel patrimonio teatrale antico greco e romano, che, se opportunamente recuperato, rifunzionalizzato e messo a sistema, può innescare un processo virtuoso di promozione di cultura e di rilancio dell’economia.
Nel nostro territorio, l’area settentrionale della Campania, che da anni si sta impegnando ad affermare una propria vocazione turistica, la rete dei teatri antichi costituisce una risorsa primaria, intorno alla quale è possibile costruire un distretto culturale, inteso come motore di sviluppo di un segmento spaziale omogeneo. La concentrazione di edifici spettacolari nella Campania settentrionale – la cosiddetta via dei teatri – ha, infatti, tutte le caratteristiche del distretto culturale, per la dislocazione geografica dei siti, per l’unità delle vicende storiche che hanno caratterizzato i vari centri in età antica e medievale, per l’aspirazione, già manifestata dalle comunità locali con le scelte strategiche dei PIT, a riacquistare una propria identità valorizzando le testimonianze del passato. In quest’area, che a sua volta si collega ad altri distretti, o ad altre vie - la via dei Borbone, dalla reggia di Caserta alla tenuta da caccia di Carditello, la via delle terme, che si snoda oltre Cales, la via del mare, da Suessa al litorale domitio - furono avviati con il POR 2000-2006 dei primi interventi di recupero degli edifici attraverso lo strumento dei Progetti Integrati: il PIT Litorale Domizio e il PIT Antica Capua, incentrati, il primo sullo sviluppo del turismo e il recupero ambientale, il secondo sulla valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio.
In particolare il PIT "Antica Capua" ha visto sei comuni – tra i quali Santa Maria Capua Vetere, Calvi e Teano - elaborare, insieme all’Università, alle Soprintendenze, alla Regione e alla Provincia, un progetto unitario coerente, che si è mosso intorno a un’idea-guida: recuperare e valorizzare l’antico per rilanciare l’economia e il turismo del territorio, facendo del grande patrimonio archeologico la prima risorsa di un nuovo sistema di sviluppo. All’interno di questo Programma integrato sono stati realizzati lavori di consolidamento dell’Anfiteatro, sono stati riaperti i cantieri di scavo che hanno consentito il recupero di un’altra sezione della cavea del teatro di Teano, sono stati progettati, ma non finanziati, interventi di recupero del teatro di Cales. Si tratta di azioni importanti, ma parziali, che bisogna rilanciare e completare reperendo in tempi rapidi nuove risorse.
Parallelamente bisogna lavorare alla creazione del distretto culturale, favorendo attività di promozione e valorizzazione che tengano accesa l’attenzione sui siti e sull’area e ne dimostrino le potenzialità in termini di capacità di attrazione. In attesa di nuove azioni e di nuovi finanziamenti, bisogna rendere frequentabili tali strutture per sottrarle al rischio della dimenticanza o della imbalsamazione. Le architetture teatrali, se non riutilizzate, finiscono con l’avere un valore puramente museale, di testimonianza di un passato ormai lontano: strutture non più attive e vitali, incapaci di essere presenti nella quotidianità e di integrarsi nel territorio. L’edificio spettacolare, per continuare a vivere, deve recuperare la sua funzione originale: ossia deve ridiventare luogo di spettacolo e di aggregazione civile, capace di suscitare interesse con manifestazioni non solo stagionali, ma sparse nell’intero arco dell’anno. Bisogna pensare a un’utilizzazione razionalizzata, finalizzata ad esaltare contemporaneamente preesistenze archeologiche e valenze culturali, capace di affiancare alle attività tradizionali (rappresentazioni teatrali e concerti), che attirano il grande pubblico, spettacoli meno costosi, quali rievocazioni storiche, letture della poesia classica, recitazione di testi senza supporto scenografico, spettacoli musicali tipici della tradizione locale, mostre d’arte e di artigianato. Questi appuntamenti, meno spettacolari, ma anche meno costosi e meno usuranti per il monumento, potrebbero svolgersi in primavera e in autunno (il clima lo consente), alimentando in queste stagioni un turismo colto, sempre più attratto dall’esperienza del passato, soprattutto se essa viene presentata in forme coinvolgenti.
Un progetto di valorizzazione della "via dei teatri", intesa come distretto culturale, deve comunque partire necessariamente dalla ritreatalizzazione degli antichi luoghi dello spettacolo, secondo criteri che, nel rispetto della memoria, creino un circuito virtuoso, mettendo in rete le singole testimonianze in un progetto complessivo, di valenza distrettuale: un network, un sistema reticolare, il cui nodo centrale è costituito dal processo di valorizzazione delle emergenze teatrali. Gli altri nodi sono rappresentati dai processi di rivalutazione delle ulteriori risorse del territorio (beni ambientali, manifestazioni culturali), dal potenziamento delle infrastrutture territoriali necessarie per rendere fruibili al visitatore i prodotti di questo processo (servizi di trasporto, per il tempo liberi etc.) e dei servizi di accoglienza offerti dall’industria turistica, dal rilancio dell’artigianato e dall’incremento della ricerca scientifica. Questa dimensione sistemica comporta una serie di effetti positivi per la "via dei teatri": l’inserimento in un circuito turistico più ampio collegato agli altri distretti, ovvero alle altre vie, la rivitalizzazione dei luoghi e la costruzione di una forte identità sociale.

Maria Luisa Chirico *Direttore Dipartimento Lettere e Beni Culturali – Unicampania

 
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