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Caserta Turismo: Castelli e fortificazioni
 

Vairano Patenora
Il castello di Vairano, circondato da un suggestivo borgo fortificato di origine alto medievale, si erge con struttura acropolica sulla Collina del Pesco, ultima propaggine settentrionale dei monti trebulani. Ubicato in posizione strategica, nei secoli il castra Vayrani ha vegliato sui territori della piana detta “Patenaria” e controllato i movimenti delle genti e degli eserciti lungo la via Latina e la via Venafriana.

Notizie storiche
La parte più alta del borgo antico di Vairano Patenora è dominata dal Castello, la cui struttura più primitiva fu eretta da Ripandolfo VI nell'XI secolo. Non si hanno notizie su suo aspetto originario, ma si può ipotizzare essere quello di una struttura ben fortificata, poiché nel 1193 seppe resistere all’assedio dell’esercito combinato di Enrico VI di Svevia e di Roffredo dell’Isola, abate di Montecassino. Negli anni successivi, ospitò personaggi illustri, quali: Federico II di Svevia (1229), re Carlo I d’Angiò (1272) e papa Gregorio X (1271, 1276). Nell'agosto del 1437 il castello fu saccheggiato dalle rapaci orde del Patriarca Vitelleschi, mandato da papa Eugenio IV. Nel 1461 conobbero la furia distruttrice di Marino Marzano che lascio la cittadina fortificata, secondo le cronache dell'epoca, “depopulata et dehabitata”. Il castello fu ricostruito tra il 1491 e il 1503 da Innico II d'Avalos, insieme ad una nuova cinta muraria. Passato nella proprietà della famiglia Mormile, nel 1660 fu trasformato da fortezza militare a edificio residenziale e nel 1806, con l’eversione del feudalesimo, l’abbandono e l’inizio dell’oblio.

Dati caratteristici
Il castello si inserisce nella zona nord-orientale della cinta fortificata, datata di 14 torri, e vi si accede dalla Porta detta del “Castello”. Varcato l’ingresso, coperto a volta e inscritto in un arco, si apre una corte di forma trapezoidale irregolare, per buona parte sommersa dalle macerie della parti crollate. Dai vertici s’innalzano quattro cilindriche, la più grande delle quali è la torre maestra.
A sinistra dell’ingresso, a lato del mastio, si aprono una serie di locali che proseguono per tutto il lato sinistro, fin dove sono presenti le scale di ingresso al piano superiore, nel lato opposto a quello dell’ingresso. Sulla destra si notano alla sommità di una parete verticale alcune mensole di pietra ed alla base un piccolo arco, anch’esso di pietra, si apre su quelli che dovevano essere gli scantinati.
All’interno della torre, a destra dell’entrata, è visibile la cisterna e le canalizzazioni di servizio. Di fronte all’ingresso, sotto la scala che porta al piano superiore, è riconoscibile un antico forno. Il piano superiore è, in parte, andato distrutto. Rimane integro solo dalla parte prospiciente il borgo. La cortina muraria di questa zona del castello è caratterizzata dalla compresenza di mura e di aperture medievali, rinascimentali e settecentesche. Rare sono le decorazioni, riferibili soprattutto alle aperture medievali.
Per concludere, la ricostruzione del castello operata da Innico II d’Avalos, per quanto riferente all’impianto medievale, fu condizionata dalle nuove tecniche di attacco conseguenti all’invenzione della polvere da sparo (torri cilindriche, cimatura di queste, basi scarpate, etc.). Per tale motivo il castello di Vairano rappresenta a pieno il passaggio alle nuove tecniche difensive.

Bibliografia minima
A. Panarello, Castrum Vayrani: storia di un borgo fortificato della Terra di Lavoro, Vairano Scalo, Intergraphica, 1998
A. Panarello, Storia di Vairano e Marzanello: nel contesto della Terra di Lavoro e del Mezzogiorno d'Italia, Caserta, Graphium, 1996


** Tratto dal sito web dell'Istituto Italiano dei Castelli

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