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Caserta Turismo: Castelli e fortificazioni
 

Rocca d'Evandro
Su una poderosa rupe, in posizione acro polita, sorge il castello di “Rocca di Vandra” (o Bandra), circondato un tempo da mura che proteggevano anche il sottostante abitato.
Postazione difensiva di primaria importanza, dominante l'ampia vallata del Garigliano tra i monti Aurunci, il monte Cairo e le Mainarde, fu al centro di tutte le vicende militari e politiche che interessarono la signoria di Montecassino in epoca normanno-sveva.

Notizie storiche
Sulla base dei dati attualmente disponibili, l’epoca più probabile di fondazione del castello di Rocca d’Evandro sembra essere quella compresa fra la fine del secolo X e i primi anni del secolo XI. Le notizie certe iniziano dal 1022: in quell’anno il castello di proprietà dei Conti di Teano viene confiscato dall’imperatore Enrico II e donato all’Abbazia di Montecassino. Nel secoli successivi, il castello passa attraverso due terremoti devastanti (1117 e 1349), numerosi assedi, copiose ricostruzioni e diversi feudatari. Nel 1500, il castello entra nei possedimenti di Ettore Fieramosca, eroe di Barletta.
Nel 1534 il maniero appartiene a Vittoria Colonna in d’Avalos, che lo passa, nel 1548, a Maria d’Aragona del Vasto, che successivamente lo cede a Giulio Carafa. Ulteriori vicende, portano, nel 1652, la proprietà del castello ai Cedronio, nobile casata romana, che lo amplia e lo possiede sino al termine della seconda guerra mondiale. Dopodiché cade in abbandono. Nel 1980, l’Amministrazione Comunale lo acquista per salvaguardarne il patrimonio storico e recuperarlo come patrimonio culturale della collettività.

Dati caratteristici
Il castello ha un impianto planimetrico a forma di fuso, proprio dei castelli di fondazione databili intorno all’anno mille, che nella fattispecie in esame chiaramente si adegua alla forma del sito, di cui viene fruttata la sella terminale. Le due torri in pietra calcarea possono datarsi al secolo XII. Difficile stabilire se, intorno al perimetro della fortezza erano sistemate altre torri, anche se l’ipotesi, data la tipologia “afuso” è piuttosto plausibile.
Di sicuro il castello ha avuto trasformazioni gotiche, chiaramente riconoscibili nel pregevole arco a sesto acuto della porta principale d’accesso alla corte, e rinascimentali, documentate prevalentemente all’interno della corte nelle logge ad archi su pilastri: elementi assai significativi, anche se di realizzazione piuttosto rustica. Sempre dello stesso periodo possono ascriversi alcuni portali interni ed alcune finestre con elementi decorativi di pietra calcarea.
Nel 1693 si conclude la fase barocca del castello, la più ricca ma la meno pervenuta di elementi decorativi, testimoniata dalla data incisa nel portale di accesso, che arricchisce il castello dei blocchi residenziali sporgenti dallo originario perimetro del fuso: a questa fase può ascriversi anche la cappella situata al di fuori delle mura. Sono, sempre, ascrivibile a questa fase il lacerto di affresco che raffigura due putti, in posizione speculare, che sorreggono uno scudo araldico; il camino monumentale del locale noto come “biblioteca”; le strutture di collegamento del piano nobile alla torre quadrata e il maestoso mulino in pietra nei locali al piano terra.
L’ultima guerra mondiale ha privato il castello della copertura e della originaria sistemazione esterna. Ciò che oggi ci appare è il frutto di una serie di restauri più o meno estesi, che hanno portato la struttura ad assumere sostanzialmente l’aspetto attuale.

Bibliografia minima
G. Angelone, A. Panarello, Inventario essenziale dei beni culturali esistenti nelle aree S.I.C. e nell'intero territorio della comunità montana Monte S. Croce, Roccamonfina, Comunità montana Monte S. Croce, 2008
A. Panarello, ...rocca, quæ Bantra dicitur: storia ed evoluzione del castello di Rocca d'Evandro dalle origini all'eversione della feudalità, Sessa Aurunca, C. Zano, 2000


** Tratto dal sito web dell'Istituto Italiano dei Castelli

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