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Caserta Turismo: Castelli e fortificazioni
 

Francolise
L’imponente castello merlato di Francolise è arroccato su un colle calcareo da cui domina il piccolo borgo omonimo. A poco più di cento metri slm, con la sua maestosità, domina un’ampia area della Terra di Lavoro e come un baluardo si pone a definire un elemento paesaggistico di forte riconoscibilità anche a distanza.
Il termine Francolise, di origine longobarda, deriva da Franculus, suddito del monastero benedettino di S. Vincenzo al Volturno menzionato nel Chronicon Vulturnense.

Notizie storiche
È opinione diffusa che il castello di Francolise, anche se non esistono conferme a sostegno dell’ipotesi, sia una fabbrica normanna costruita nella seconda metà del IX secolo. A tutt’oggi gli archeologi ritengono che la prima costruzione fortificata sia di matrice sveva realizzata tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo e che abbia subito rimaneggiamenti nei secoli successivi. Inoltre, alla scarsezza dei documenti si aggiunge la vicinanza di Capua che, fortemente legata alla figura di Federico II, mette in secondo piano la fortezza di Francolise. L’ipotesi che S. Tommaso d’Aquino e anche il cardinale Benedetto Caetani, poi papa Bonifacio VIII, siano stati ospitati nella fortezza - o ne avrebbero commissionato la costruzione - aggiunge alla struttura difensiva fascino e mistero.
In età angioina il castello viene concesso in feudo da Carlo d’Angiò a Simone di Monteforte conte di Avellino. In seguito appartiene al conte Francesco d’Eboli, ai D’Aquino principi di Caramanico e a Giacomo Della Ratta conte di Caserta.
Rifugio di briganti nel corso del Seicento durante la repubblica napoletana, diviene ricovero del brigante Domenico Colessi di Papone prima che quest’ultimo subisca l’impiccagione in piazza Mercato a Napoli. Testimonianza insigne dell’epoca angioina è una torre circolare a base scarpata, legata all’ampliamento della cinta muraria nel XIV secolo e oggi attigua alla chiesa di S. Maria delle Grazie.
Diversi ospiti illustri vi hanno soggiornato, a cominciare da alcuni nobili baroni fedeli a Manfredi in epoca sveva, al re Carlo di Borbone nel Settecento.

Dati caratteristici
Il castello si struttura su un impianto irregolare, caratterizzato da alte torri a pianta quadrata, alcune delle quali scarpate, sui fronti che si rivolgono verso il borgo. Sui lati opposti guadagna una geometria sempre più marcata fino ad attestarsi a nord con un fronte piano di notevole estensione ed elevata altezza su una corte rettangolare molto ampia, definita da murature che scaricano su archi a tutto sesto La tessitura muraria a conci spaccati irregolari e senza corsi dichiara un'apparecchiatura muraria prevalente, a pieno spessore, di rilevante solidità, tipica delle costruzioni castellane in cui cava e cantiere coincidono, in nome di una velocità di realizzazione che è sempre stata necessità e scelta prioritaria per questa tipologia di fabbrica.
Ricorrenti nei cantonali delle torri sono le catene angolari realizzati con blocchi calcarei di spoglio di fattura romana o con blocchi in tufo grigio dei rifacimenti successivi. Tipico delle costruzioni altomedievali campane è, infatti, l’impiego del materiale di spoglio, recuperato da precedenti fabbriche romane, per cui non solo il luogo, ma anche il costruito funge da cava, deposito e cantiere di elementi lapidei derivanti da crolli, demolizioni e distruzioni. La torre angioina, con la tipica configurazione a pianta circolare scarpata, presenta un’apparecchiatura muraria a conci spaccati irregolari e senza corsi in cui biancheggia la pietra calcarea del colle su cui si attesta.
Le affinità con la con la tecnica longobarda di altre fortificazioni di quest’area territoriale non aggiunge nulla in merito alla datazione, in quanto questa soluzione costruttiva in molte realizzazioni è impiegata ancora in epoca recente. E senza uscire dal contesto territoriale di Terra di Lavoro, è possibile rilevare un altro parallelo costruttivo con l'opera muraria dei castelli di S. Felice a Cancello e di Carinola, di epoca normanna per formazione, pur essendo a tutt'oggi diverso l'impianto planimetrico.

Bibliografia minima
V. Gleijeses, La regione Campania storia ed arte, Napoli, 1972
G. Bova, La chiesa di S. Maria delle Grazie in Francolise, Napoli, 2010


** Tratto dal sito web dell'Istituto Italiano dei Castelli

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