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Caserta Turismo: Castelli e fortificazioni
 

Caiazzo
Il castello occupa la sommità di un’altura (240 mt slm), propaggine della catena dei Monti Trebulani, sede dell’arx della città romana di Calatia, già cinta dal circuito megalitico dell’acropoli del centro osco-sanita di Kaiatinim, di cui restano visibili ampi tratti. Da tale posizione domina il sottostante abitato e un territorio da sempre strategico, trattandosi del punto in cui la stretta vallata del Volturno si apre verso la Pianura Campana.

Notizie storiche
Una prima struttura fortificata fu eretta durante il IX sec. dai nobili longobardi che detennero il gastaldato di Caiazzo, presto elevato a contea. Gli ultimi conti longobardi furono, nel 1058, Landenulfo e Giovanni e con essi la struttura doveva apparire già “…un gran castello bene afforzato…”, come narra la cronaca della presa da parte del Re normanno Ruggiero che “…dicesi d’averlo grandemente lodato per la sua difficile e forte munizione…”. Da quel momento, il castello venne dotato di una guarnigione permanente, come confermato dal Catalogus Baronum, e raggiunse il suo apice con la signoria di Rainulfo Quarrel Drengot. Passata agli svevi, la città subì l’assedio delle truppe pontificie, per essere liberata da Federico II che la incamerò nel Regio Demanio, inserendo il castello fra i castra exempta. Un Castrum Cayace è, inoltre, riportato nello Statutum de reparatione castrorum. Nel 1269, Carlo I d’Angiò vi infeudò Guglielmo Glignette; più tardi, passò in mano ai Sanseverino. Successivamente, il castello fu acquistato da Matteo de Capua e poi, nel 1607, dal patrizio fiorentino Corsi, la cui famiglia lo detenne fino all’eversione della feudalità.

Dati caratteristici
L’aspetto attuale del castello è il risultato di un esteso e marcato restiling, operato durante il XIX secolo, che, obliterando molti elementi e coprendo le apparecchiature murarie, rende di difficile lettura le strutture visibili. Appare comunque evidente che l’impianto, di forma irregolare, sia il risultato di numerose stratificazioni. Posto nell’angolo settentrionale, in posizione più isolata e ben riconoscibile, si pone il donjon, fatto erigere entro il 1135, rarissimo esemplare di sicura origine normanna. Ancora oggi accessibile unicamente dal piano superiore, presenta una base leggermente scarpata, a protezione della cisterna.
L’area nord orientale del complesso, meno serrata dai corpi di fabbrica, configura lo spazio dell’ampio cortile interno. Da questo si apre l’accesso agli ambienti residenziali e a quelli sottostanti, di servizio, nonché alla cappella, fatta edificare nel corso del sec. XII. Gli altri angoli, intorno a cui si addensano i volumi dell’impianto, risultano muniti di torri cilindriche prive di scarpa e di tracce di apparati a sporgere, aventi apparecchiature murarie realizzate per cantieri. Esse vanno ascritte, probabilmente, a importanti lavori di potenziamento, di cui si ha notizia, promossi dai feudatari angioini.
Le strutture archiacute, volte e arconi in tufo, ancora visibili al livello più basso dei corpi di fabbrica, sono probabilmente coeve. Molti altri elementi difensivi (redondoni, archibugiere, merloni, fodere murarie) sono sopravvissuti in forma iscontinua. Essi sono ascrivibili, invece, alle epoche aragonese e vicereale. Il fronte meridionale del castello è, inoltre, munito di un ulteriore circuito murario che cingeva anche il sottostante abitato, mentre il fronte nord occidentale del complesso, in posizione più arcigna, è difeso dalle murature che sfruttano le sostruzioni della cinta sannitica.

Bibliografia minima
P.F. Pistilli, Castelli normanni e svevi in Terra di Lavoro, San Casciano V.P. (FI) 2003.
F. Cordella, Il castello di Caiazzo, in «Campania Felix», n° 16, anno II, settembre 1997, Napoli


** Tratto dal sito web dell'Istituto Italiano dei Castelli

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