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I luoghi, i percorsi e gli itinerari di Caserta e della sua Provincia
 
Copertina della rubrica itinerari e persorsi di Caserta e della sua Provincia: Casertavecchia
 

Caserta: luoghi da visitare, itinerari e tradizione gastronomica
Caserta sorge nell’ entroterra campano meglio specificata nella piana del Volturno ed è celebre in tutto il mondo per la maestosa Reggia costruita nel Settecento da Luigi Vanvitelli. Il nome Caserta deriva dal latino Casa Irta, che si riferirebbe alla posizione elevata della città rispetto alla pianura circostante.
Gli itinerari casertani di cultura storica, architettonica ed enogastronomica proposti in allegato sono stati definiti dopo aver individuato diversi percorsi turistici che possono essere proposti a tutti coloro che per diverse ragioni si trovano a percorrere le strade della provincia di Caserta ed hanno il tempo e la curiosità di scoprire interessantissimi luoghi di cultura, storia, natura, trovando tutte le indicazioni su dove mangiare e dormire, così come sono state raccolte dalle diverse fonti consultate.
Tracciati i percorsi, secondo le principali direttrici di traffico, che attraversa la provincia di Caserta e che si concentrano su punti d’attrazione storico-artistica e/o naturalistica opportunamente raccolti e sinteticamente descritti negli itinerari, si sono individuati, lungo gli stessi percorsi, degli ulteriori punti di forza o attrattive evidenziando il patrimonio locale di risorse produttive e/o artigianali.
Queste stesse risorse, inoltre, sono state messe in relazione ad eventuali momenti d’aggregazione e d’attrazione, quali sagre ed eventi.

 
Itinerario di Caserta e della sua Provincia
 
Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Calvi Risorta   Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Capua
 
Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Real Sito di Carditello   Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Carinola
 

È proprio questa l’area che gli antichi chiamarono Campania felix, per la posizione privilegiata e la fertilità del suolo. Irrigata dal Volturno e favorita dal clima mite, la provincia si stende dal mare ai rilievi degli Appennini, alternando una rigogliosa vegetazione a luoghi di grande interesse storico e culturale.
L’ampia distesa pianeggiante del casertano, aperta verso il mare, ospita uno dei monumenti più celebri e visitati della Regione: la splendida Reggia di Caserta.
Notevoli sono anche le testimonianze storiche e archeologiche di Santa Maria Capua Vetere, Capua, Sessa Aurunca, concentrate nella zona dell’alto casertano nota come Terra di Lavoro. Il litorale domizio è la fascia costiera della provincia, un’area ricca di pinete, con vastissime spiagge sabbiose, costellata di rinomati centri balneari.
Nell’interno, il massiccio del Matese offre una natura meravigliosa e intatta, con paesi dove arte e tradizioni popolari sono ancora fortemente radicate: una delle zone più incontaminate d’Italia.
La Reggia di Caserta è uno dei più sontuosi palazzi che mai sovrano abbia costruito. Nel 1751 re Carlo di Borbone incaricò l’architetto Luigi Vanvitelli di progettare una reggia che potesse competere con le grandi residenze dei sovrani europei, in particolare con Versailles. In pochi anni nella vasta pianura prese forma l’eccezionale complesso, e intorno alla Reggia negli anni sorse la città di Caserta.
L’immensa dimora comprende quattro cortili e migliaia di ambienti, cappelle, musei, teatri. Nel Parco di 120 ettari vi sono viali, fontane, la Grande Cascata e numerose costruzioni (per la visita del parco è disponibile un servizio di bus). Folgorato da queste architetture sontuose, George Lucas ha scelto la Reggia come scenografia per alcuni film della serie Star Wars.
Il palazzo ha 1200 stanze, 34 scale e 1742 finestre. Nell’atrio all’ingresso del palazzo, si apre il vestibolo inferiore, dal quale si può ammirare l’infilata dei quattro cortili con la vista sul parco. Dallo scalone d’onore si sale al vestibolo superiore e, di fronte, alla Cappella Palatina, una sala rettangolare con volta a botte ornata di cassettoni e rosoni dorati e un’abside semicircolare.
A sinistra della Cappella si aprono gli Appartamenti Reali, decorati fastosamente con marmi e pitture, arredati con mobili e suppellettili d’epoca. La Biblioteca Palatina occupa tre grandi ambienti: voluta da Maria Carolina, conta oltre diecimila volumi. In una grande sala è stato ricostruito il Presepe Reale.
La Pinacoteca della Reggia di Caserta è suddivisa in vari settori. La Quadreria ospita i ritratti dei re e delle regine della famiglia dei Borbone, sia d’Italia che di Francia. Un’ala del palazzo ospita il cosiddetto Museo dell’Opera o Museo Vanvitelliano, che raccoglie disegni, schizzi, piante delle opere vanvitelliane e modellini di legno della reggia.
Nel secondo cortile si trova il Teatrino di Corte. Costruito a ferro di cavallo, con cinque ordini di palchi e un sontuoso palco reale, è un capolavoro dell’architettura teatrale settecentesca.
Se il Palazzo Reale è un vero tripudio di architetture e decori, il Parco ne rispecchia l’imponenza nelle fontane maestose, nella raffinatezza dei giochi d’acqua, nel verde che si perde all’orizzonte. Di forte impatto è il viale centrale (di circa 3 chilometri), abbellito da fontane, cascate e gruppi scultorei incastonati nella geometria di boschi, prati e aiuole fiorite. La sequenza delle acque culmina scenograficamente con la Grande Cascata, detta fontana di Diana.
Nel Parco si trova anche un Giardino Inglese, voluto da Maria Carolina d’Austria. È ricco di piante esotiche e rare, abbellito da serre, boschetti e viali. Vi sono un laghetto suggestivo con la statua del Bagno di Venere e, secondo il tipico gusto romantico, finti ruderi abbelliti da statue.
Il "Sito Reale" è completato dal vicino borgo di San Leucio (famoso per la produzione di sete di alta qualità) con il suo elegante Casino Reale del Belvedere, sede di importanti manifestazioni culturali.
San Leucio è una frazione di Caserta in cui nel ‘700 per volere di Ferdinando IV fu impiantato un setificio. Il borgo nato intorno alla fabbrica ebbe uno statuto proprio, con leggi utopistiche per l’epoca: gli abitanti, i lavoratori impegnati nella Real Fabbrica della Seta e i loro familiari, godevano di parità di diritti, l’istruzione dei giovani era obbligatoria e gratuita, una quota del reddito veniva ceduta a un fondo che assisteva ammalati ed anziani.
La produzione di sete di San Leucio s’impose in tutta Europa, e ancora oggi è molto apprezzata nel mondo.
Se San Leucio rappresentava un ardito sforzo verso un nuovo modello di sviluppo industriale, il Real Sito di Carditello costituì un complesso esemplare di politica agricola, anch’esso voluto da Ferdinando IV.
Vi furono impiantati un allevamento di bufale e un caseificio per la produzione di mozzarella. Per accogliere il sovrano si costruirono, alla metà del ‘700, una palazzina, le dipendenze agricole e una chiesa. La residenza reale ospita oggi il Museo dell’Agricoltura Meridionale.
Indimenticabile è la visita a Casertavecchia, uno dei borghi medievali più suggestivi e meglio conservati d’Italia. Qui, tra stradine lastricate, palazzi gentilizi e chiesette antichissime, si sente ancora forte la presenza delle vecchie tradizioni.
A Casertavecchia in estate si tiene la rassegna di musica, teatro e danza denominata Settembre al Borgo.
Una passeggiata a piedi nelle stradine medioevali dà quasi la sensazione di tornare indietro nel tempo. Al centro dell’abitato è la piazza Vescovado sulla quale si affacciano la Cattedrale di San Michele, magnifico esempio di architettura arabo normanna con il tiburio policromo e la torre campanaria, il palazzo vescovile, il seminario e la casa canonica che formano una corte chiusa a pianta rettangolare.
Tra i palazzi caratteristici notevole la Casa delle bifore, un esempio di dimora gentilizia quattrocentesca. Si conservano anche i ruderi del Castello costruito nel IX secolo.
Questa vasta zona della provincia di Caserta presenta numerosi luoghi di interesse storico e artistico: dai resti romani di Santa Maria Capua Vetere, Calvi e Sessa Aurunca alle testimonianze medioevali di Aversa, Capua e Sant’Angelo in Formis.
Fondata dai Normanni, Aversa conserva una stupenda Cattedrale romanica risalente all’XI secolo, che custodisce al suo interno opere di grande importanza. Bello anche il complesso dell’Annunziata con la chiesa barocca.
Altera Roma, la seconda Roma: così Cicerone definì l’antica Capua, la città degli ozi di Annibale, corrispondente alla moderna Santa Maria Capua Vetere. I suoi monumenti rievocano i fasti del passato: il grandioso Anfiteatro Campano, il Mitreo, la Collegiata di Santa Maria.
Imponenti sono i resti dell’Anfiteatro di età augustea (I sec. d.C.), il secondo per dimensioni dopo il Colosseo di Roma. A pianta ellittica, aveva all’esterno quattro piani decorati con statue. La cavea poteva ospitare ben quarantamila spettatori. L’arena è ancora ben conservata, mentre rimangono solo alcuni pilastri e un arco laterale dell’Arco di Adriano, detto anche Archi di Capua, sotto il quale passava la via Appia.
Il Mitreo è uno dei monumenti meglio conservati adibiti al culto del dio persiano Mitra, risalente al II-III sec. d.C. Si tratta di una lunga aula sotterranea rettangolare; sulla parete di fondo è ancora visibile l’affresco raffigurante il dio Mitra che uccide il toro (II sec. d.C.)
Il Duomo o Collegiata di Santa Maria, risale al V secolo. La facciata dell’edificio presenta tre bei portali. L’interno della chiesa, a cinque navate, è scandito da 51 colonne antiche di varia forma e materiale, quasi tutte sormontate da capitelli corinzi. La chiesa contiene importanti opere d’arte.
Il Museo Archeologico dell’antica Capua ospita i materiali provenienti dal territorio occupato dalla città romana; l’originale Museo dei Gladiatori, unico nel suo genere, sarà particolarmente apprezzato dai giovanissimi.
A pochi chilometri da Santa Maria Capua Vetere sorge la Capua attuale: in epoca romana solo un piccolo approdo su un’ansa del Volturno, conosciuto come Casilinum, offre magnifici esempi di arte medioevale, palazzi e chiese, e un importantissimo museo.
Racchiusa da una lunga cinta bastionata (XVI sec.), la città conserva l’impronta medievale, in particolare nel suo nucleo più antico, l’area palaziale con le tre chiesette di fondazione longobarda di San Michele in Corte, San Giovanni in Corte e San Salvatore a Corte. Il cuore del borgo è il Duomo (IX sec.), arricchito all’interno di pregevoli dipinti e sculture.
Vanto della città è il Museo Campano, che contiene una ricchissima documentazione storica, artistica, archeologica e religiosa della civiltà campana. Ospitato nel quattrocentesco Palazzo Antignano, è famoso per la raccolta delle notissime Matres Matutae, le Madri di Capua, statue di tufo raffiguranti donne sedute con numerosi bambini in braccio, dedicate alla dea della fertilità (databili tra il V e il I sec. a.C.). Il Museo accoglie inoltre una collezione di epigrafi latine e materiale archeologico proveniente dalla Capua romana, e le sculture medioevali provenienti dalla Porta di Federico II di Svevia.
Non lontano da Capua, su un altipiano da cui si gode la vista spettacolare della grande piana di Caserta, si trova uno dei maggiori monumenti medioevali d’Italia: la basilica di Sant’Angelo in Formis. Fu fondata nel X secolo sui resti di un tempio dedicato a Diana, ma riedificata dal 1072 per volontà dell’abate di Montecassino, Desiderio.
L’interno a tre navate e tre absidi è ricoperto di coloratissimi affreschi: un ciclo di pitture unico in Italia meridionale.
Nei pressi di Calvi Risorta si trovano i resti di Cales. Crocevia di popolazioni antiche, Aurunci, Etruschi, Latini, Sanniti, divenne famosa in età moderna per la fabbricazione degli attrezzi agricoli, tra cui il calesse, una vettura a due ruote.
Oltre alla Cattedrale romanica di San Casto, da visitare i resti romani: di particolare rilievo le Terme Centrali e il Teatro del I a.C.
Vicina al confine tra Campania e Lazio si trova Sessa Aurunca, antichissima città del popolo degli Aurunci. Tra frutteti e oliveti, conserva testimonianze preziose del suo passato glorioso.
Il Duomo romanico risale al XII secolo. Nell’interno ci sono bei mosaici e colonne romane riutilizzate. Il Castello Ducale, costruito in epoca longobarda sui ruderi di un edificio romano e ampliato dagli Svevi, ospita il Museo al Castello, con reperti provenienti dalle necropoli, dai templi e dalle ville romane dell’antica Suessa.
All’estremità dell’abitato sono visibili gli avanzi del Teatro romano (I sec. a.C.), circondato da un grandioso Criptoportico del I sec. d.C. Accanto al Teatro ci sono resti consistenti di antiche terme. Piacevole la passeggiata al Ponte degli Aurunci, sulla strada che univa Sessa all’Appia antica nei pressi della costa. Questo antico viadotto fu costruito su 21 arcate tra il I e il II sec. d.C.
Nell’area di Caserta molti altri centri di antichissima tradizione culturale hanno saputo valorizzare il patrimonio storico del loro territorio: Maddaloni con il Museo Archeologico dell’Antica Calatia (nel bel Casino dei duchi Carafa), Teano con il Museo Archeologico di Teanum Sidicinum (in uno splendido edificio tardogotico nel cuore del centro storico), Succivo con il Museo Archeologico dell’Agro Atellano.
L’altro polo del turismo in quest’area è il bellissimo litorale domizio, famoso per i molti chilometri di spiagge bianche.
Il paesaggio, disegnato da dune di sabbia fine e dal verde delle pinete, si snoda lungo l’antica Via Domiziana, a nord ovest di Napoli. Tutta l’area, a forte vocazione turistica, è attrezzata con alberghi, resorts, pensioni, campeggi. Molto frequentata in estate, soprattutto da famiglie con bambini e da giovani, è piacevole anche fuori stagione.
È una terra di grandi spazi e con molte risorse: un mare tranquillo, una natura protetta (la Riserva Naturale Regionale Foce Volturno e Costa di Licola e il Parco Naturale Regionale Roccamonfina Foce del Garigliano).
Da Napoli verso nord lungo la Via Domiziana s’incontrano molte località interessanti: la prima è Licola, nota per le spiagge ampie e tranquille. Alle spalle del mare c’è una bella pineta, attrezzata con alloggi e impianti sportivi.
Marina di Varcaturo, sviluppata dagli anni Cinquanta, oggi è una delle mete privilegiate del turismo giovanile. I lidi offrono ampie spiagge attrezzate, piscine e la possibilità di svolgere attività sportive.
Sul lago Patria, piccolo specchio d’acqua costiero, sorgeva l’antica cittadina di Liternum, di cui oggi sono visitabili i resti, che consistono nel Foro con i tre monumenti principali: il Tempio, la Basilica e il Teatro.
Poco oltre si arriva alla torre di Patria e al vicino complesso turistico balneare di Marina di Lago Patria. L’area compresa tra Villaggio Coppola (dove si trova un campo da golf a 18 buche) e Mondragone richiama ogni anno migliaia di turisti per la bellezza dei molti chilometri di litorale: vicino alla foce del fiume Volturno c’è Castel Volturno, centro noto per la produzione della mozzarella di bufala e le belle pinete, poi Mondragone, cittadina animata.
Una vacanza all’insegna del relax si potrà godere a Bagni di Mondragone, nelle terme che prendono il nome da Sinuessa, la colonia romana celebre per le sue acque calde.
Al centro del golfo di Gaeta, poco prima della foce del Garigliano, c’è infine Baia Domizia, bella oasi turistica caratterizzata da una pineta balsamica e da un finissimo arenile.
Lungo tutta questa costa il turista può contare su ampie spiagge di sabbia, ideali per i bambini, dotate anche di impianti sportivi.
Qui si può praticare ogni sport, dal deltaplano al diving, dal golf allo sci d’acqua, oltre a divertirsi nei parchi acquatici. Gli stabilimenti balneari sono molto frequentati e la sera i bar e i locali della zona diventano un luogo di ritrovo per i giovani.
Caratteristica dall’area domizia è la produzione di squisita mozzarella di bufala: vale senz’altro la pena visitare uno dei tanti caseifici nella zona fra Mondragone e Castel Volturno, per assistere alla lavorazione della mozzarella secondo metodi artigianali. Orizzonti di creste rocciose, pareti nude e ripide gole, vette maestose che toccano i duemila metri: il Matese, sintesi di natura meravigliosa e intatta, di arte e tradizioni fortemente radicate, un territorio immenso tra valli, laghi, fiumi e montagne dove si susseguono paesini incantevoli arroccati in cima ai colli e splendidi boschi.
Sono numerosi gli itinerari per conoscere da vicino le meraviglie del Parco Regionale del Matese.
Alcuni percorrono antichi sentieri attraverso paesaggi incantati, borghi fortificati, castelli medioevali, permettendo di abbinare al piacere di camminare la visita dei luoghi più interessanti della zona; oppure ci si può inoltrare nei boschi di faggi e querce o sui vasti altopiani, uno scenario che si riflette nell’azzurro intenso dei numerosi specchi d’acqua, o tra vette maestose che toccano i duemila metri, fino a mete naturalistiche affascinanti come il lago del Matese, la Valle dell’Inferno, il fiume Lete, le Grotte di Canto, le Gole del Quirino (il più grande canyon d’Italia).
Altri percorsi sono ideati per quella fascia di turisti che cerca nuovi modi di intendere il divertimento attraverso un maggior contatto con la natura: trekking a piedi e a cavallo, birdwatching, mountain bike, fuoristrada, trial, enduro, speleoturismo, free climbing e poi passeggiate con il deltaplano o con il parapendio. I nuclei principali dell’area sono disposti a corona intorno al massiccio del Matese.
Piedimonte Matese, centro maggiore e porta naturale del Parco, conserva un vasto patrimonio d’arte, ed è il punto di partenza per interessanti escursioni ai laghi della zona, ai numerosissimi punti panoramici, ai molti sentieri di trekking che percorrono i monti.
A Castello del Matese si possono ammirare pittoresche torri medioevali e gustare i prodotti tipici della cucina locale, godendo del meraviglioso panorama da uno sperone che domina la valle del Volturno.
San Gregorio, nel cuore del massiccio, è una rinomata stazione climatica; Letino, con il bellissimo castello, a quasi mille metri di quota, si affaccia sul lago che ha preso il suo nome.
Anche gli altri centri del Matese, sulle pendici digradanti della montagna, conservano testimonianze suggestive di un passato antico: castelli, conventi, borghi medioevali soprenderanno il visitatore a Prata Sannita, Gioia Sannitica, Sant’Angelo d’Alife.
Agli appassionati di sci si segnalano piste aperte da dicembre ad aprile, in particolare nella località di Bocca della Selva; a Monte Orso c’è un bel circuito da fondo.
Ridiscesi infine in pianura, da non perdere una visita ad Alife: ai piedi del massiccio nella valle del Volturno, conserva ancora praticamente intatta la struttura urbanistica racchiusa da possenti mura dell’antica città romana.
Il Matese non è solo storia e natura. Qui vivono ancora antichi mestieri, come la ceramica artigianale ed artistica, l’antica lavorazione del legno, del rame e del ferro battuto, la musica popolare, i canti, le fiabe, gli attrezzi da lavoro, i costumi tradizionali indossati in occasione delle festività.
All’interno del Parco, per chi vuole fermarsi qualche giorno, ampia è la scelta di alberghi, pensioni, agriturismi e bed & breakfast. Un piacere supplementare sarà la gustosa cucina matesina, con i suoi sapori semplici e genuini.
A nord di Napoli, lungo l’asse tracciato dalla via Domitiana che, con la via Appia, collegava la Roma imperiale ai Campi Flegrei, si snoda il Litorale domizio, con grandi spiagge sabbiose, lambite da pinete, che si intervallano alla vegetazione tipica della macchia mediterranea.
Al centro del Litorale sfocia il fiume Volturno, mentre, proseguendo verso nord, si arriva alla foce del Garigliano, un’area di grande interesse naturalistico. Tutto il Litorale, molto frequentato in estate, è attrezzato per rispondere a una domanda di
turismo familiare e giovanile: alberghi, pensioni, case in affitto, bed & breakfast, campeggi. La Riserva interessa le province di Napoli e Caserta con un’estensione di circa 1.500 ettari a nord e a sud della foce del Volturno.
Importante per le caratteristiche ambientali è l’ Oasi naturalistica dei Variconi, sito di interesse comunitario: un ambiente salmastro retrodunale caratterizzato da piccoli stagni costieri formati da sabbie e detriti trasportati dalle correnti marine che, in primavera, si colora con la fioritura di mirto, lentisco, ginepro e boschetti di tamerici.
La fauna, oltre a diverse specie di pesci, anfibi e rettili, è caratterizzata da uccelli che svernano nella zona; ospiti di riguardo sono il cavaliere d’Italia, l’airone guardabuoi e il falco di palude.
Superata la pineta di Licola, in direzione sud, si arriva al lago Patria, una palude collegata al mare attraverso un canale attrezzato per la pesca delle anguille. La zona è un paradiso per chi ama il birdwatching. Il Parco ha un’estensione di circa 11.000 ettari.
Interessante da un punto di vista naturalistico, è meta ideale per passeggiate a piedi e a cavallo o per semplici scampagnate. L’intera area è dominata dal vulcano spento di Roccamonfina ed è delimitata dal corso del fiume Garigliano.
Il vulcano, morfologicamente simile al Vesuvio, ma più grande per dimensioni, ha un diametro di oltre 15 chilometri e una cerchia craterica esterna che supera i 6 chilometri. Ricoperto in gran parte da castagneti, in primavera si offre alla vista con l’esplosione delle fioriture e in autunno al gusto con gli squisiti funghi del sottobosco e le deliziose castagne.
A bassa quota si trovano oliveti e vigneti (ottimi i vini della zona) mentre la macchia mediterranea diventa dominante nel tratto costiero verso la foce del Garigliano. L’area alle spalle del litorale sabbioso è delimitata da un lungo susseguirsi di dune che, verso l’interno, lasciano il posto alla pineta.
La fauna nella zona vulcanica è tipicamente appenninica e si possono incontrare volpi, cinghiali, tassi, puzzole e soprattutto uccelli, mentre la zona umida alla foce del fiume, dove si può praticare la pesca sportiva, è abitata da esemplari svernanti come gli aironi rossi.
La Riserva si estende su un’area di circa 100 ettari nei pressi del monte Massico e dei laghi vulcanici di Falciano e Carinola. Il territorio, noto nell’antichità come Ager Falernus, è la patria di un celebre vino con marchio Doc.
La zona lacustre presenta una vegetazione tipica delle zone umide, ma non mancano ontani, pioppi neri, roveti e cespugli.
Per gli appassionati di birdwatching l’area è molto interessante per i diversi tipi di uccelli, nidificanti e migratori. La Riserva è dotata di un’area per la sosta, di una zona ristoro, di un’area attrezzata per l’osservazione dell’avifauna e di sentieri di varia durata e difficoltà.
Il Litorale domizio è famoso per i molti chilometri di spiagge bianche. Il paesaggio, disegnato da arenili di sabbia fine e dal verde delle pinete, si snoda lungo l’antica via Domiziana, costruita per volere dell’imperatore Domiziano nel I secolo d.C. per ridurre le distanze fra la capitale e i luoghi di villeggiatura prediletti, Baia in testa.
Tutta l’area, a forte vocazione turistica, è attrezzata con alberghi, resorts, pensioni, campeggi. Molto frequentata in estate, soprattutto da famiglie con bambini e da giovani, è piacevole anche fuori stagione, quando le strade sono meno trafficate.
È una terra di grandi spazi e con molte risorse: un mare tranquillo, una natura protetta (la Riserva Naturale Regionale Foce Volturno e Costa di Licola e il Parco Naturale Regionale Roccamonfina-Foce del Garigliano), un vino, il Falerno, apprezzato già da Virgilio, Orazio e Plinio.
Chi è in cerca di relax può andare a Bagni di Mondragone, nelle terme che prendono il nome da Sinuessa, l’antica colonia romana celebre per le sue acque calde (sono visibili i resti). Vale senz’altro la pena anche visitare uno dei tanti caseifici situati nella zona fra Mondragone, Castel Volturno e Cellole per assistere alla lavorazione della mozzarella di bufala, che avviene ancora secondo metodi artigianali.
Venendo dai Campi Flegrei, la prima località costiera che si incontra sul Litorale domizio è Licola, un centro balneare noto per le spiagge ampie e tranquille. Alle spalle del mare una bella pineta accoglie alberghi, case di vacanza, camping e impianti sportivi.
Più avanti c’è Marina di Varcaturo, una delle mete privilegiate del turismo giovanile. I lidi, tra cui il famoso Varca d’Oro, offrono ampie spiagge attrezzate, piscine con idromassaggio e la possibilità di praticare attività sportive (palestra, beach volley). O, semplicemente, di rilassarsi. Si può dormire vicino alla spiaggia, in hotel, residence e campeggi immersi nel verde.
Ancora una manciata di chilometri ed ecco, sulla destra, lago Patria. Vicino al lago sorgeva l’antica cittadina di Liternum, di cui oggi sono visibili i resti. La Domiziana Lungo la costa nord, da Licola a Baia Domizia prosegue costeggiando le tante località che si susseguono lungo la costa: Marina di Lago Patria, Ischitella Lido, Villaggio Coppola.
Tutta l’area, molto attrezzata dal punto di vista turistico, richiama ogni anno migliaia di visitatori. Poco più avanti, la foce del fiume Volturno interseca il Litorale lasciando, subito dopo, spazio ad altre spiagge. Due le cose da non perdere nella zona: la mozzarella di Castel Volturno (ma tutta l’area da qui fino a Cellole è il regno della bufala) e, per gli appassionati di golf, un campo a 9 buche.
Continuando sulla via Domiziana s’incontra Mondragone e la sua stazione balneare, frequentata già dai tempi dei romani per le sorgenti di acqua calda. Dell’antica Sinuessa, che dà il nome a un moderno stabilimento idrotermale, restano oggi i ruderi. Il turista però può contare su alberghi, ristoranti, campeggi e soprattutto su spiagge di sabbia attrezzate con ogni comodità. Alle spalle del litorale si estende una campagna ricca di olivi e viti.
Siamo nell’area del Falerno doc, un vino già apprezzato dai tempi della Roma antica e ora reso famoso a livello internazionale dal lavoro meticoloso e ostinato delle prestigiose case vinicole della zona.
Al centro del golfo di Gaeta, poco prima della foce del Garigliano che segna il confine fra Campania e Lazio, c’è Baia Domizia, la stazione turistica più famosa del Litorale per i suoi club vacanze immersi nel verde e situati a pochi passi dal mare.
Di giorno l’animazione è sotto il segno dello sport: aerobica, windsurf, canoa, acquagym. Di sera si fanno le ore piccole in una delle tante discoteche. Nei club non manca lo spazio dedicato ai bambini dove équipe di operatori organizzano giochi e attività differenziate per fasce di età. Baia Domizia, insomma, è una meta di vacanza ideale per le famiglie, ma anche per i giovani e per chi è in cerca di relax.
La presenza della Reggia, la vicinanza ai borghi di Casertavecchia e San Leucio, l’animata vita culturale, la ricchezza della gastronomia, l’estrema facilità dei collegamenti unite all’efficienza dei servizi e alla tranquillità dello stile di vita dei casertani, fanno di Caserta un luogo ideale per l’organizzazione di eventi, meeting, forum.
Si trova a Caserta uno degli spazi moderni più attrezzati della regione, il Centro Congressi Forum, con due sale, che ospita grandi eventi culturali, seminari, fiere di respiro nazionale e internazionale.
Per chi invece desideri una sede ricca di suggestioni antiche, il settecentesco complesso del Belvedere di San Leucio offre aree coperte, impianti all’avanguardia, ma anche un bellissimo spazio all’aperto nel cortile monumentale, ideale per manifestazioni e spettacoli.
Diversificata e ricca l’offerta alberghiera di Caserta e della sua provincia, che già da tempo si è aperta al turismo congressuale, attrezzando spazi ampi e moderni, adatti a fiere commerciali come ad eventi culturali. Se si organizza un congresso in questa zona, non può mancare una visita alla Reggia di Caserta, l’esempio più sontuoso di residenza regale in Italia, con passeggiata nel maestoso parco. Particolarmente suggestiva la visita di notte, con il parco illuminato, nei mesi estivi.
Ci si può poi dedicare all’acquisto di sete pregiate nel vicino borgo di San Leucio. Una cena a Casertavecchia, incantevole borgo medievale in collina, può essere un modo rilassante per concludere una giornata di lavoro intenso.
Scavi archeologici e bellezze artistiche attendono i congressisti a Santa Maria Capua Vetere e Capua. Una valida idea può essere una giornata al mare sul Litorale Domizio: tante le strutture balneari attrezzate, spesso con ristoranti dove assaggiare l’ottima cucina di mare o la prelibata mozzarella di bufala campana. Sempre lungo il litorale domizio, un campo da diciotto buche permetterà agli appassionati di golf di allenarsi e divertirsi tra un intervento e l’altro del convegno.
Vale la pena dedicare una giornata alla lussureggiante natura del Matese, dove passeggiare in una natura incontaminata, tra caratteristici borghi.
La civiltà campana nacque sulle sponde del fiume Volturno. L’antica Capua (oggi Santa Maria Capua Vetere) è stata la città più importante di questo territorio. I suoi monumenti rievocano i fasti del passato: l’Anfiteatro, secondo per dimensioni solo al Colosseo; il Mitreo, testimonianza eccezionale della diffusione in occidente del culto del dio persiano Mitra; la Collegiata di Santa Maria, fondata nel V secolo.
Da visitare il Museo dell’Antica Capua, che raccoglie materiali rinvenuti in anni recenti e l’originale Museo dei Gladiatori, unico nel suo genere. Superato il timore della fine del mondo nell’anno Mille, la Campania diventò teatro di feroci lotte che segnarono il declino della potenza longobarda e l’affermazione dei normanni.
Piccoli centri arroccati sulle montagne e grandi città sul mare si affacciavano così verso il nuovo millennio: protetti da possenti mura merlate, seguendo il ritmo del tempo scandito dai campanili delle cattedrali romaniche. Molte testimonianze di quei tempi di ferro sono ancora visibili in territorio campano.
Il suggestivo borgo di Casahirta (Casertavecchia), che domina dall’alto la pianura di Terra di Lavoro, nacque nel IX secolo su un minuscolo abitato d’epoca romana. La cittadina raggiunse il massimo splendore nell’XI secolo con i normanni. La Cattedrale, vero gioiello d’arte romanica, fu costruita in quel periodo. Oggi i suoi edifici in pietra offrono uno degli scenari più suggestivi della zona.
Anche la vicina Aversa deve la sua fama ai normanni. La Cattedrale, con la maestosa cupola, il rilievo marmoreo di San Giorgio e il drago e la bella decorazione nell’abside, è una delle testimonianze più eloquenti dell’architettura romanica in Campania.
Più antica è l’origine di Capua, gemma della corona e chiave del Regno. Fu fondata nel IX secolo dai longobardi nei pressi della Capua romana abbandonata in seguito alle invasioni barbariche (l’attuale Santa Maria Capua Vetere).
Nel ‘200 Federico II di Svevia vi fece costruire la famosa Porta Roma, baluardo del potere imperiale contro quello papale. Ispirate all’arte antica, le sculture della porta federiciana oggi sono conservate nel Museo Campano, nel Palazzo Antignano. Su un altipiano del Monte Tifata si trova una delle basiliche romaniche più suggestive d’Italia.
Sorta sui resti di un tempio di Diana, Sant’Angelo in Formis fu costruita dai longobardi, ma completamente trasformata da Desiderio, abate di Montecassino, nell’XI secolo. Gli straordinari affreschi, che decorano l’interno con episodi ispirati alla vita di Cristo, sono opera di maestri campani che interpretarono con vivacità gli esempi della pittura bizantina coeva: un ciclo di pitture unico in Italia meridionale.
Le dimore del sovrano Il ‘700 vide in Campania una fioritura di palazzi maestosi. Nella capitale, il re Carlo di Borbone si stabilì nell’antico Palazzo dei Viceré, oggi Palazzo Reale, e costruì una nuova reggia a Capodimonte, dove dedicarsi alla caccia.
La reggia ospita oggi il Museo Nazionale di Capodimonte. Luogo di delizie era invece la Reggia di Portici. L’edificio, che oggi ospita la facoltà di Agraria, si estende tra il mare e il vulcano in uno scenario paesaggistico di grande suggestione.
Forse in competizione con il re Sole (suo antenato) Carlo di Borbone volle farsi costruire una residenza più imponente e lussuosa di Versailles. Nacque così la Reggia di Caserta, il capolavoro di Luigi Vanvitelli. L’immensa dimora comprende quattro cortili e migliaia di ambienti, e cappelle, musei, teatri.
Se la Reggia è un vero tripudio di architetture e decori, il Parco (120 ettari) ne rispecchia l’imponenza con fontane maestose, giochi d’acqua, il verde che si perde all’orizzonte.
La sequenza delle acque culmina scenograficamente con la Grande Cascata, detta anche fontana di Diana. Nel parco si trova anche un Giardino Inglese, voluto da Maria Carolina d’Austria. Per la visita del parco è disponibile un servizio di bus.
Nei pressi di Caserta, San Leucio e il Real Sito di Carditello sono frutto di due esperimenti voluti da Ferdinando IV di Borbone: intorno al setificio di San Leucio nacque un borgo con leggi utopistiche per l’epoca. La produzione di sete di San Leucio s’impose in tutta Europa e ancora oggi è molto apprezzata nel mondo. Carditello costituì invece un complesso esemplare di politica agricola. Per accogliere il sovrano si costruirono, alla metà del ‘700, una palazzina, le dipendenze agricole e una chiesa. La residenza reale ospita oggi il Museo dell’Agricoltura Meridionale.
La caccia era la grande passione di Carlo e Ferdinando di Borbone: dai Campi Flegrei alle città vesuviane fino alla piana di Caserta, casini di caccia furono costruiti in parchi e zone boschive. Progettata da Carlo Vanvitelli nel 1782, la Casina del Fusaro fu costruita su un padiglione sul lago Fusaro, a Bacoli.
Gli antichi Romani chiamavano proprio quest’area Campania felix (cioè fortunata): una vasta pianura solcata dal fiume Volturno, con un clima mite e i terreni resi fertili dall’azione di vulcani come il Roccamonfina.
Non meraviglia dunque che, accanto a siti di forte richiamo turistico come la Reggia di Caserta, anche la cucina e la viticoltura esercitino qui un’attrazione indiscutibile sul visitatore. Piatti di terra e di mare, grandi vini, una squisita mozzarella di bufala e molto altro: difficile non cadere in tentazione.
Nel borgo medievale di Casertavecchia, ricco di ristoranti che propongono una prelibata cucina di terra, si possono assaggiare corposi primi piatti e carni alla brace accompagnati dall’ottimo pane giallo.
A breve distanza, si estende la valle di Maddaloni, dove si coltivano carciofi e, soprattutto, mele annurche.
Nell’area tra Sessa Aurunca, Cellole, Carinola, Falciano e Mondragone, è nato un vino pregiatissimo: il Falerno del Massico (Doc dal 1989), celebrato da Plinio e Marziale, da Orazio e Cicerone.
Secondo la leggenda proprio qui Bacco, sotto mentite spoglie, sarebbe stato ospitato con grande generosità dal vecchio Falerno: in segno di gratitudine avrebbe poi fatto nascere sulle pendici del monte Massico viti lussureggianti. La zona tra l’Ager Falernum e Castel Volturno è il regno della mozzarella di bufala Dop.
Nella piana dei Mazzoni, un tempo paludosa, si possono gustare anguille e zuppe di rane. Dal litorale domizio si può raggiungere l’agro aversano, dove, oltre alla mozzarella, dalle bufale locali si ricavano anche carne e salumi molto saporiti.
In questa zona fertilissima, ricca di vitigni, si produce l’Asprinio di Aversa, Doc dal 1993. Prodotti locali rinomati sono anche il vino fragolino, l’uva, i taralli, la pasta.
La basilica di Sant’Angelo in Formis Non lontano da Capua, alle pendici del monte Tifata su un altipiano da cui si gode una vista spettacolare della piana di Caserta, si trova un’altra importante testimonianza del cristianesimo delle origini, la basilica paleocristiana di Sant’Angelo in Formis.
La basilica è preziosa soprattutto per il ciclo di affreschi coloratissimi (XI secolo), raffiguranti episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento, unici in Italia meridionale.
Da visitare, nei pressi, anche la bellissima Cattedrale di San Michele nel borgo medioevale di Casertavecchia. Prata di Principato Ultra Il più antico monumento religioso in Irpinia sorge a Prata di Principato Ultra, un piccolo comune della provincia di Avellino: è la basilica dell’Annunziata, che conserva parte dell’impianto paleocristiano del VI secolo.
La basilica risale agli albori della diffusione del cristianesimo in quest’area e con ogni probabilità fu anche la prima sede vescovile. Vi è anche una catacomba ricca di altari, affreschi e sarcofagi. La chiesa, a navata unica, conserva un affresco di Madonna con Bambino dell’XI secolo.
La Reggia di Caserta, i suoi capolavori, i giardini stupendi: è davvero un palazzo da fiaba quello costruito da Luigi Vanvitelli per il re Carlo di Borbone, e infatti è una delle mete predilette dei viaggi delle scuole da tutto il mondo. Oltre agli interni sontuosamente decorati, la Reggia ha un parco spettacolare: la cascata di Diana e le bellissime fontane neoclassiche, il giardino inglese e il laghetto del Bagno di Venere costituiscono un percorso indimenticabile. Una quantità di itinerari didattici rende più divertente la visita a questo gioiello settecentesco.
La Reggia ospita anche il Museo dell'Opera e del Territorio, con percorsi sulla vita di corte, modelli di architetture con esposizione dei materiali utilizzati ed altre affascinanti curiosità.
È il luogo ideale per una giornata immersi nei fasti di secoli passati e all’aria aperta nel verde dell’immenso parco.
Sarà piacevole anche un giro nel delizioso borgo medioevale di Casertavecchia (interamente pedonale), uno dei meglio conservati d’Italia: passeggiare in queste stradine dà la sensazione di tornare indietro nel tempo. Nei dintorni, su un altipiano del Monte Tifata, si trova una delle basiliche più suggestive d’Italia: Sant’Angelo in Formis.
Il complesso di coloratissimi affreschi che decorano l’interno è uno dei più importanti dell’Italia medioevale; è dovuto alla volontà di Desiderio, abate di Montecassino nell’XI secolo. Tra la miriadi di eventi musicali, teatrali e cinematografici in Campania, il Giffoni Film Festival a Giffoni Valle Piana (Salerno) è una particolarissima rassegna dedicata al cinema per i giovani.
La Campania offre anche un altro modo insolito ed emozionante di trascorrere la sera: esplorare i monumenti alla luce della luna.
Suggestivi i Percorsi di luce nella Reggia di Caserta, visite guidate notturne tra gli splendori del palazzo e del suo parco; e le Passeggiate notturne tra i templi di Paestum, nello scenario spettacolare dell'area archeologica.
Ed è possibile, prenotando un’escursione a Pompei notturna, rivivere i giorni della terribile eruzione del Vesuvio: un viaggio nella vita dei pompeiani con evocative contaminazioni multimediali.

 
Gli itinerari di Caserta e la sua Provincia (parte prima)
 
Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Casanova   Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Cascano
 
Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Curti   Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Maddaloni
 

Alife (Alliphae). Situata nella valle del Volturno che serpeggia in un territorio pianeggiante, Alife è una cittadina di rilevante significato storico e archeologico per la cinta quadrilatera delle mura romane e per altre importanti testimonianze antiche e medioevali che conserva. La piana di Alife è il residuo di un lago nato dall'ostruzione dell'antica valle del Volturno causata dalle eruzioni del vulcano di Roccamonfina. Il suo territorio, percorso dal torrente Torano, affluente del Volturno, si estende per lo più in pianura lungo la valle del Volturno, ai piedi del versante meridionale del Massiccio del Matese ed ha una fascia collinare che, in una parte esigua, sale fino sommità del monte Acuto a 1265 m. L'odierna Alife sorge sul luogo dove sorgeva la colonia romana di Alliphae, al centro di importanti vie di comunicazione e di una vasta rete di centuriazione del I secoloa.C., ancora mantenuta nell'attuale tessuto rurale.
Il suo centro cittadino conserva ancora la forma di castrum romano fortificato con vie rettilinee che si incrociano ortogonalmente e formano un rettangolo di 540 x 405 m., con quattro porte in corrispondenza del cardo e del decumano. Sull'origine di Alife sono sorte varie leggende: per alcuni la città risalirebbe a Noè, per altri sarebbe stata fondata da Eracles, un generale degli Arcadi; per altri ancora sarebbe stata fondata da uno dei compagni di Diomede che, al ritorno della guerra troiana, si recarono in Puglia e fondarono Benevento, altri ancora l'attribuiscono ad Enea, altri ancora la fanno derivare dall'emigrazione Sabellica che, fermandosi ai piedi del Matese, diede origine a Boiano, Telese, Isernia ed Alife, e, successivamente, ad altre città del Sannio. L'ipotesi più certa sostiene che gli Osci, nel V secolo a.C. occuparono il territorio alifano collinare. A testimonianza della sua potenza econimicaAlife ebbe, nel IV secolo, una zecca ed anche una propria moneta.
I due esemplari conservati nel Museo Nazionale di Napoli, presentano la figura del Toroandroprosopo, dal quale sembra abbia preso il nome il vicino corso d'acqua, il Torano. Alife, dunque, di origine Osco-Sannita, nello scontro dei Romani contro i Sanniti, fu la prima delle quattro città del Sannio a cadere nelle mani dei Romani: notevoli necropoli, con ricchi corredi funerari databili dal VII-VI secolo a. C. fino al IV secolo a. C., sono state rinvenute in località Conca d'Oro e Croce Santa Maria. Tale insediamento fu occupato e distrutto dai Romani dapprima nel 323 a. C. e successivamente, nel 310 a. C., fu definitivamente conquistato dall'esercito romano guidato dai consoli Valerio e Cornelio. Durante le guerre puniche la situazione peggiorò, in quanto Annibale, deciso a conquistare Capua, si accampò nella pianura della città di Alife. I Romani, guidati dal console Qiunto Fabio Massimo, tallonavano i Cartaginesi e la città di Alife, ormai distrutta da rappresaglie e devastazioni, si trovò in difficoltà nello scegliere per chi parteggiare. Per la sua debolezza, i Romani punirono la città per tradimento, dichiarandola praefecturasine suffragio, cioè privandola di diritti di suffragio e cittadinanza.
Anche la guerra sociale portò rovina e distruzione nella città, ma la grande vittoria dei Romani ad opera del console Fabio, conferì alla città onori e glorie con la nomina di municipiumsine suffragio. Quando, per la sua posizione strategica e per il carattere dei suoi abitanti, la città diventò colonia militare ed accolse una colonia di plebei Romani di una tribù rustica, ebbe un governo proprio che portò un grande sviluppo guidato dalle famiglie dei Ponzi, degli Apulei e degli AciliGlabrioni che raggiunsero il rango senatorio già nella prima età imperiale. Alife, ben difesa da ampie mura, aveva magnifici templi, superbi edifici, acquedotti, mausolei, l'anfiteatro, criptoportici, palazzi ed aristocratiche ville di cui ancora oggi si scoprono pavimenti a mosaico, colonne e peristili. In seguito al terremoto del 369 d.C. la città e le sue mura in gran parte furono ricostruite. Poi la decadenza romana trascinò dietro di sé anche quella di Alife. In ogni caso nel V secolo Alife già era sede vescovile.
Per ulteriori informazioni www.comune.alife.ce.it
Appia: dal Garigliano al Volturno. I luoghi e la storia: questo itinerario, che parte dalla foce del Garigliano, interessa tutti coloro che giungono nella provincia di Caserta dal basso Lazio diretti verso Capua, fermandosi all'altezza del Ponte di Annibale, sul fiume Volturno, per poi proseguire verso la città di Caserta. La via Appia, importantissima via consolare romana ed indispensabile collegamento con i territori conquistati nell'Italia Meridionale, fu vissuta intensamente nel periodo storico contrassegnato dal passaggio di Roma dalla Repubblica all'Impero; venne, poi, abbandonata per tutto il Medioevo per rinascere dal XIV al XVIII secolo. Durante il regno di Napoli si provvide ad una definitiva sistemazione dell'arteria che, nel 1870, divenne un mezzo efficace per testimoniare la volontà unitaria del popolo italiano.
Quasi all'esordio del suo tragitto in territorio campano l'Appia raggiunge Sessa Aurunca che si sviluppa su un pendio formato da una colata lavica del Vulcano di Roccamonfina. Le testimonianze archeologiche dell'antica Suessa, città distrutta da Sidicini e Romani, offrono spunti interessanti , non meno delle esistenze medioevali e barocche: Palazzo ducale, il Duomo (con opere di Taddeo da Sessa), l'Annunziata, S. Germano, S. Giovanni in Villa, S. Maria delle Carceri. Sessa si segnala, inoltre, anche per il borgo di Cascano, dove la produzione artistica ha sovrapposto ai modelli rozzi delle ceramiche del passato la patina di raffinatezza degli smalti, dei colori, dei paesaggi. Continuando lungo l'Appia si raggiunge Francolise, centro agricolo e termale, con il suo massiccio Castello merlato risalente al XIII secolo., che nella Parrocchiale custodisce una scultura lignea del Trecento ed una tavola quattrocentesca della famosa Madonna del Cardellino.
Ai piedi del colle dove si sviluppa il centro abitato, in località Bagno, sgorga ad una temperatura di 22° l'acqua termale citata da Plinio. Proseguendo questo itinerario si giunge a Capua, che sorge sulle rovine di Casilinum, antico porto fluviale, allorché i fuggiaschi dell'antica Capua , l'attuale S. Maria Capua Vetere, abbandonarono la loro città incendiata nell'841dai Saraceni. Il suo centro storico raccoglie una straordinaria varietà di opere, che vanno dall'età romana all'Ottocento. Il suo stratificato tessuto è ricco di palazzi e giardini, di chiese e conventi, di castelli e caserme, racchiuso in un ampia ansa naturale del fiume Volturno e in una possente cinta muraria cinque-settecentesca. La ricchezza storica e culturale di Capua è tale che i giacimenti culturali suddivisi per periodi storici e sono elencati di seguito.
Periodo longobardo (856 d.C. - 1061)
• Chiesa di S. Martino ad Judaicam preromanica
• Chiesa di S. Marcello Maggiore sec. IX
• Chiesa di S. Silvestro Duomo con Torre Campanaria sec. IX
• Chiesa di Ognissanti e S. Leucio sec. IX
• Chiesa di S. Salvatore a Corte sec. X
• Chiesa di S. Michele a Corte sec. X
• Chiesa e Convento di S. Benedetto sec. X
• Chiesa dei SS. Rufo e Carponio sec. X
• Chiesa di S. Maria in Abate o di S. Anna o di S. Leonardo sec. X
• Chiesa di S. Lorenzo adCrucem sec. X distrutta nel 1594
• Chiesa di S. Bartolomeo ed Arco Aloisio sec. X
• Chiesa dei SS. Nazario e Celso sec. X
• Chiesa di S. Giovanni a Corte sec. X
• Chiesa di S. Salvatore Minore o del Carmine
• Chiesa e Convento di S. Giovanni delle Monache sec. XI
• Chiesa di S. Giovanni in Audovaldis sec. IX in fase di restauro
Periodo normanno-svevo (1062-1266)
• Palazzo Antignano sec. XIII
• Conservatorio della Concezione per donne civili
• Palazzo De Capua
• Palazzo De Graffis
• Palazzo Fazio
• Palazzo Rinaldi-Ventriglia
• Ospedale e Convento di S. Terenziano sec. XIII
• Chiesa e Chiostro di Montevergine
• Chiesa di S. Domenico sec. XIII
• Ospedale di S. Lazzaro con Chiesa sec. XIII, sede del Gran Maestrato di S. Lazzaro
Periodo angioino-aragonese-durazzesco (1267-15OO)
• Chiesa ed Ospedale dell'Annunziata sec. XIII-XIV
• Palazzo di Giustizia sede della Corte della Bagliva
• Palazzo D'Azzia sec. XIV
• Palazzo Lanza sec. XV
• Palazzo Abenavolo sec. XV
• Palazzo Rinaldi-Milano sec. XV
• Arco dei Commestibili sec. XIV
• Chiesa e Convento di S. Caterina sec. XIV
• Chiesa di S. Placida
• Chiesa, Convento e Chiostro della Maddalena
Periodo viceregnale
(15OO-17O7)
• Chiesa della Concezione
• Teatro Campano riedificato nel sec. XVIII
• Chiesa dell'Annunziata ampliata nel 1531 su un primo impianto del XIII sec.
• Chiostro del Carmine
• Chiesa della Carità sec. XVIII
• Castello di Carlo V 1537 dell'Arch.to Giacomo dell'Acaya
Periodo austriaco eprimo periodo borbonico (17O7-1734)
• Palazzo Bivach
• Ampliamento della Chiesa di S. Eligio sec. XVIII
• Palazzo Friozzi sec XVIII
• Palazzo Marotta-Migliori
• Portico di Porta Napoli
• Ex Ospedale Annunziata
• Chiesa di S. Giovanni delle Monache 1737
Notevolissimo il Museo Campano, allocato in Palazzo Antignano (XIII sec.). Inaugurato nel 1874 e custodisce una ricchissima documentazione storica, artistica, archeologica e religiosa della civiltà Campana. Da menzionare la Sala delle Matres Matute (VI-V sec. a.C. e II-I sec. a.C.), raccolta, unica nel suo genere, di recente esposta nelle maggiori capitali europee. Le Matres sono testimonianze di offerte votive a Matuta, dea della fertilità. Uscendo da Capua ci si dirige alle pendici del Monte Tifata dove sorgeva il tempio di Diana Tifatina. Nel X secolo vi fu eretta una Chiesa poi ampliata e riedificata dai Benedettini di Montecassino nel 1072-82.
La Basilica di Sant'Angelo in Formis è uno dei monumenti medioevali più interessanti dell'Italia Meridionale che custodisce importanti opere d'arte. Si consiglia, poi, una piccola deviazione per fare una sosta a S. Tammaro (o meglio Carditello) e visitare la Tenuta Borbonica e l'annesso Museo della Civiltà contadina. Proseguendo sull'Appia, ci si dirige verso Santa Maria Capua Vetere, antica Capua. Fino alla metà del V sec. a.C. fu insediamento etrusco, poi sannita; infine, nel 343 a.c., passò a Roma che la creò civitassine suffragio; e solo nel 58 a.C., al tempo di Cesare, le venne restituita la cittadinanza. Sotto Augusto ebbe il titolo di Colonia Iulia Augusta Felix. Capua, dopo Roma, fu la seconda città più grande d'Italia. Vantava l'Anfiteatro Campano che, per ampiezza e ricchezza, era il terzo in Italia dopo il Colosseo e l'Arena di Verona. Di epoca romana e ben conservato anche il Mitreo (II d.C.) con stupendi affreschi parietali riproducenti i rituali del culto e l'effigie del Mitra Tauroctono, composti sui ritmi della dottrina di Zoroastro e una Domus romana nell'attuale via degli Orti 5. Notevole, sull'Appia, l'Arco di Adriano, opera primitiva a tre cornici.
La Cattedrale si dice sia stata costruita nel 432, per volere del Vescovo S. Simmaco, sulle catacombe di S. Prisco, primo Vescovo di Capua Antica. Fu ingrandita nel 787 da Arechi II e nel XVII sec. da Decio del Balzo. Interessante il Ciborio rinascimentale e la Cappella di S. Maria Suricorum. La Chiesa di S. Pietro in Corpo è costruita su una preesistente Basilica. Nella moderna S. Maria delle Grazie è incorporata l'antica abside della Basilica di S. Stefano e S. Agata con dipinti del XIII sec.. L'attuale carcere mandamentale è stato costruito su un criptoportico romano che, all'epoca, era illuminato da 80 finestre. Nella zona dei ruderi del Teatro e delle Terme, tombe romane, sculture greco-romane e terrecotte architettoniche sono conservate nell'antiquarium e visitabili solo con il permesso della Soprintendenza archeologica di Napoli.
Note agroalimentari ed enogastronomiche. Il territorio intorno a Sessa Aurunca è rinomato per la produzione di un particolarissimo formaggio, il Caso Peruto, ottenuto da latte caprino, con cagliata vegetale e così detto per le muffe che lo caratterizzano. Per visitare il paese e gustare questo formaggio, si potrebbe approfittare della Festa delle Coccetelle, che si tiene nel mese di Marzo nel borgo di Cascano, frazione di Sessa Aurunca. In questa occasione pani fragranti e tondi vengono cotti nel forno a legna ed accompagnati ad una menestella di ceci e fagioli, servita intorno ad un grande falò. Un altro momento favorevole per immaginare una sosta nel paese ed assaggiare i prodotti locali è quello del Venerdì Santo, giorno in cui si svolge la Processione dei Misteri, statue di cartapesta portate in spalla da uomini che, vestiti col saio, attraversano le vie del paese, seguendo il ritmo funebre del Miserere e terminando il loro percorso vicino al grande falò, acceso per l'occasione nei pressi del Duomo.
Proseguendo lungo la via Appia, si attraversa una zona dal paesaggio agricolo dove gli alberi di ulivo si susseguono ad alberi da frutto, piantagioni di carciofi e di tabacco. Si potrebbe prevedere, dunque, una sosta in un frantoio di Francolise o di Vitulazio, paesi rinomati per la produzione di olio extravergine d'oliva, oltre che per quella di tabacco. A Francolise, in località Il Bagno, si può anche programmare una sosta alla fonte termale da cui sgorga, alla temperatura di 22°, un' acqua ricca di bicarbonato ed anidride carbonica. Anche a Bellona si può provare una salutare acqua minerale, proveniente dalle sorgenti di Triflisco, mentre nella vicina S. Maria Capua Vetere non si può far a meno di assaggiare i tipici Taralli annasprati. Non va dimenticato che anche questa è zona di produzione di mozzarella di bufala, concentrata tra i comuni di Capua e Vitulazio. Un ulteriore suggerimento, dunque, potrebbe essere una visita ad un caseificio del luogo, per degustare il prelibato formaggio. Occasioni particolari, per provare i prodotti tipici locali, sono offerte da una serie di sagre ed eventi che si tengono in questa zona della Provincia. A Francolise, nella frazione di Camprisco, nella seconda decade di Agosto, si svolge la sagra del Cocomero, seguita da quella della mela nella seconda decade di Ottobre. A Capua, invece, oltre alla sagra del Carciofo o Capuanella che si tiene nel mese di giugno, si svolgono interessanti eventi dal carattere storico-folkloristico. Nel mese di Luglio il corteo storico-medievale rievocante l'episodio della disfida di Barletta e la rievocazione del Sacco di Capua, mentre, nei mesi invernali lo storico Carnevale.
Appia e la città di Caserta. Questo itinerario interessa tutti coloro che da Caserta,imboccano l'Appia in direzione Benevento, in prossimità dell'uscita dell'A1 di Caserta Nord. Prima di proseguire lungo questo secondo tratto dell'Appia si suggerisce di prevedere una sosta nel capoluogo di provincia nonché di effettuare una visita al Belvedere di San Leucio ed al borgo medioevale di Casertavecchia.
I luoghi e la storia. Le origini dell'odierna Caserta (il nome deriverebbe da Casa hirta - Casa erta) vanno ricercate in una borgata che sorge a Nord-Est della città, e a circa 7 km di distanza, cioè nella piccola borgata di Casertavecchia, minuscolo centro abitato (257 ab.), che, a 400 m. s.l.m., si trova sul pendio del Monte Virgo (620 m), in quel gruppo di alture che è compreso tra il Monte Tifata e il Monte Longano e al quale alcuni danno per l'appunto il nome di monti di Caserta, ma che i più distinguono con il nome di monti Tifatini. La nuova Caserta sorse nel piano, al posto dell'antico villaggio chiamato La Torre. Essa si sviluppò a scapito del vecchio centro, da cui scese, col nome del paese, una parte della popolazione e in cui finirono col trasferirsi (nel 1842) i vescovi di Caserta, i quali avevano pur essi abbandonato il vecchio paese ormai in piena decadenza, ma si erano per lungo tempo fermati nel casale di Falciano, in prossimità del villaggio La Torre.
La vecchia Caserta, la Casahirta dai Longobardi, da questi, probabilmente nel sec. VIII, costruita o ricostruita sull'antico centro d'epoca romana (Saticola), sorgeva sul fianco meridionale del Monte Tifata. La sua popolazione, dal sec. XII in poi, cominciò a sparpagliarsi per le fertili pianure ai piedi del Tifata. Assegnata al ducato di Benevento, fra l'847 e l'848, ma orientata, per le necessità del traffico, verso Napoli e verso Salerno, Caserta si trovò intricata nella rete dei rapporti pacifici e guerreschi tra le vicine Benevento, Napoli, Salerno, Capua, ecc. Governata da un vassallo del duca di Benevento nella prima metà del sec. IX, passò in signoria, nella seconda metà dello stesso secolo, dei conti di Capua; poi del proprio vescovo di Landolfo, proclamatosi conte di Caserta, e signore di Caiazzo e di Suessula, e infine (873) metropolita di Capua. Lui morto (879), Caserta tornò ai conti di Capua. Fu tra le prime città di cui si impadronirono i Normanni (1057). Quando Ruggiero d'Altavilla divenne Re di Napoli e Sicilia, Caserta divenne un feudo di Roberto di Lauro, conte di quella città, e del figlio Ruggiero conte di Tricarico e poi di Marsico e di S. Severino. Il nuovo conte di Caserta, Guglielmo, durante le lotte della minorità di Federico II, tenne condotta oscillante: ora fu per Tancredi, ora per Enrico VI, ora favorevole, ora contrario al Papa. Incondizionatamente fedele alla causa imperiale e valido aiuto di Federico II fu invece Roberto II, il cui figlio Riccardo sposò Violante, figlia naturale dell'imperatore.
Da allora il destino del conte di Caserta fu legato alla fortuna degli Svevi. Il figlio di Riccardo, Riccardo, imprigionato in Castel del Monte, fu privato della contea di Caserta e di Tricarico, che venne concessa da Carlo I d'Angiò a un francese, Guglielmo di Belmonte. Alla morte di lui ritornò alla Real camera, dalla quale fu, al tempo di Carlo II, di nuovo venduta a Pietro Bracherio e da questi al fratello di Bonifacio VIII, RoffredoCaetani; da questi ai Ratta, di mano in mano agli Acquaviva e di nuovo ai Caetani di Sermoneta. Rimase, dunque, città feudale sempre, salvo per qualche mese del 1734, all'arrivo di Carlo di Borbone quando fu governata da ministri regi. Acquistata dalla regina Amalia, passò definitivamente nel demanio della corona, e il 20 gennaio 1752 Carlo di Borbone iniziò la costruzione della Reggia. Il luogo incantevole divenne ben presto famoso per l'ospitalità di Maria Carolina e per la vicina colonia di S. Leucio. In fondo alla strada più antica di Caserta, via S. Carlo, si erge una piccola Cappella del 1600, voluta da Don Carlo Acquaviva d'Aragona e da lui dedicata a S. Eugenio Vescovo e Martire, discepolo di S. Dionisio Areopagita.
Nella stessa strada il palazzo settecentesco dei principi Paternò, che fu sede vescovile. Sotto il Regno di Ferdinando I altamente apprezzati furono i manufatti della Real Fabbrica delle Faenze che operò, sempre in via S. Carlo, dal 1753 al 1756 allorché fu trasferita alla Marinella di Napoli. Purtroppo il complesso delle Reali Fornaci che comprendeva i magazzini per la conservazione e lavorazione del guado e gli alloggi per il personale, fu ristrutturato per ricavarne abitazioni. E' andato così distrutto un interessante esempio di organizzazione del lavoro in cui l'artigianato raggiungeva un alto livello artistico. Riprendendo l'Appia, da Caserta, si raggiunge facilmente la cittadina di Maddaloni. Le origini del nome della città sono discusse: alcuni sostengono che Maddaloni derivi da Màgdalo, il longobardo che fu signore della città; altri dicono che derivi dall'arabo Mata Luna: mezza luna. E' certo, comunque, che i superstiti della distrutta Calatia si ricoverarono in collina, lì dove era la Torre longobarda a pianta quadrata. Ulteriore struttura difensiva era una Torre cilindrica alla quale poi fu aggiunto il castello di forma irregolare, di epoca medioevale, chiamato Castrum Kalato Màddala. Attualmente vi sono ruderi del Castello e le due Torri che dominavano strategicamente le strade dei 3 mari già nel XII sec. Poco lontano la piccola Chiesa di S. Agnello con la Torre Campanaria e, alla base, massi di epoca romana. Maddaloni ha belle chiese antiche di cui si elencano le più importanti:
• La Chiesa e Monastero di Montevergine 1208
• La Chiesa della "Annunziata" XVII sec. con i Sepolcri dei Carafa
• La Chiesa de "Il Corpus Domini" dal disegno del Vanvitelli
• La Chiesa di "S. Francesco d'Assisi" con una riproduzione, all'interno, della S. Casa di Loreto
• La Cappella di S. Luca XIV sec. con un dipinto del Cristo Pantocratore con la Vergine ed i Santi
• La Chiesa di S. Margherita XIV sec. con affreschi tardo gotici
• La Chiesa di S. Michele, in cima all'omonimo monte, con Torre Campanaria ed un bel portico
• La Chiesa di S. Maria de Commendatis con l'affresco della Vergine in trono
A pochi chilometri da Maddaloni c'è Santa Maria a Vico. In epoca romana in questi luoghi sorgeva un vicus detto "ad Novas" un posto di ristoro con taverne e cambio di cavalli. Il nome attuale della cittadina deriva dalla quattrocentesca Chiesa dell'Assunta, ampliata da Ferdinando I d'Aragona in osservanza di un voto per la vittoria sui baroni guidati da Matteo Boffa. Da ultimo, percorrendo l'Appia antica, si segnala una sosta a Valle di Maddaloni per vedere i grandiosi Ponti della Valle che collegano il Monte Longano con il Monte Garzano, progettati e costruiti dal Vanvitelli per l'Acquedotto Carolino, con tre ordini di archi sovrapposti e che costituiscono il viadotto delle acque che dal Sannio vengono convogliate alle cascate della Reggia di Caserta. Al lato dei Ponti si segnala l'Ossario dei Garibaldini e la tomba di Nino Bixio.
La Reggia Vanvitelliana. La progettazione ed i lavori per la costruzione della Reggia (20-1-1752 Cerimonia della posa della prima pietra) furono affidati dai Borbone a Luigi Vanvitelli e, alla sua morte (1773), al figlio di lui, Carlo. La Reggia, che è l'opera più significativa del tardo barocco napoletano, conta 1.200 stanze e 2.000 finestre. Le decorazioni e gli affreschi della volta furono eseguiti dai maggiori artisti dell'epoca: G. Salomone, M. Rossi, G. Bonito, Guglielmo Tischbein, D. Mondo, F.Fischetti, A. Dominici, A. Violani, P. Persico, T.Bucciano, Tommaso e Pietro Solari e G. Starace.
L'imponenza della Scala Regia, del Vestibolo, delle Sale di rappresentanza e degli appartamenti reali, la preziosità del Teatro e del Presepio, l'austerità della Cappella, l'eleganza della ricca Biblioteca fanno riscontro alla bellezza del grandioso parco arricchito con fontane, cascate e laghetti alimentati dall'Acquedotto Carolino che il genio Vanvitelliano predispose nel viadotto dei Ponti della Valle. Particolare attenzione meritano il Giardino Inglese, ricco di piante rare, realizzato per volere della Regina Maria Carolina, dal botanico Giovanni Andrea Graefer e l'Aperia Reale oggi adattata a teatro all'aperto. All'interno del Palazzo il Museo dell'Opera, nel cui sottosuolo sono state rinvenute alcune tombe sannite ed il Museo del Territorio. All'esterno, attigua al giardino della Flora, sorse una piccola Cappella dedicata alla B. Vergine Assunta.
Ciò avvenne per volere di Ferdinando l che, colpito dalla devozione degli abitanti della contrada di S. Elena per un'effigie della Madonna del Carmelo, dipinta su una rustica pietra di lavagna, decise, con dispaccio del 23-11-1805, di concedere 6 passi quadrati del Real Boschetto perché fosse eretto un piccolo tempio. Il disegno fu eseguito dall'architetto Ferdinando Patturelli; l'altare marmoreo fu donato dallo stesso Re e, su di esso, il delicato pennello dello Schmidt dipinse Nostra Donna Assunta in Cielo. Sull'altare di destra FrancescoHil rappresentò la venerata Vergine del Carmelo e, su l'ultimo altare, il Villa reale dipinse l'Arcangelo S. Raffaele su commissione di Don Raffaele Laudieri.
Casertavecchia. Situata sul pendio del Monte Virgo e pittorescamente affacciata sulla pianura, presenta notevoli avanzi di un castello (IX sec.) edificato dal longobardo Landone I, forse su una precedente costruzione bizantina. In origine aveva sei torri e un mastio; rimane quest'ultimo, alto circa 30 metri e cilindrico nella parte superiore, ancora grandioso e molto pittoresco, oltre ad avanzi minori (muri e basi di altre strutture). La costruzione della Cattedrale (S. Michele) romanica fu iniziata nel 1113 (XII sec.) per volere del Vescovo Rainulfo. I contrasti bicromatici del Tiburio, in tufo giallo e tufo nero, riportano alla mente analogie con il Duomo di Amalfi. La torre campanaria, fatta costruire dal Vescovo Andrea (1237) porta, murata, una lapide che il Mommsen asseriva essere stata eseguita nel 557. Essa poggia su un arco ogivale sovrastato da 3 piani e abbellito da graziose bifore. L'interno della Cattedrale, a croce latina, lungo 46 metri, a 3 navate divise da 18 colonne monolitiche, di cui alcune tolte al tempio di Giove Tifatino, e altro materiale di spoglio. Le volte a costoloni ed i mosaici ricordano lo stile siculo-arabo; la vasca battesimale è del IV sec.; il pulpito risale al XIII secolo; l'affresco della Vergine con il Bambino è trecentesco come quello che sovrasta il sepolcro del Vescovo Giacomo.
Notevole il Sepolcro di Francesco della Rath, Conte di Caserta, con belle sculture alla base: la Fede, la Speranza e la Carità, attribuite a Tino da Camaino. Rinascimentali il Tabernacolo ed il Sepolcro di Francesco della Rath, Conte di Caserta, con belle sculture alla base: la Fede, la Speranza e la Carità, attribuite a Tino da Camaino. Rinascimentali il Tabernacolo ed il Sepolcro di Ortensio Giaquinto. Al di là del fianco destro della Cattedrale sorge la Chiesa dell'Annunziata (1350) ha un portale marmoreo del 1700 con stemma nobiliare. Altre costruzioni interessanti, che si possono vedere percorrendo le vie e i suggestivi rioni della cittadina, sono: la facciata dell'ex Seminario, con sempilice ed austero portale in marmo cipollino; lo stesso palazzo presenta nel lato che prospetta sulla via S. Michele Arcangelo, tre magnifici portali in tufo; la Casa Ferragiuolo, del sec. XIII, con eleganti bifore; la case Farina, con un portale seminterrato del XII sec. e due interessanti finestrelle; la casa Uzzi, con un bel cortile con sovrastante loggetta; la casa Pisano, che presenta un portale del sec. XII, un bel loggiato e una bifora; la cappella dell'Addolorata, con tracce di arabeschi seicenteschi e resti di affreschi.
A pochi chilometri da Casertavecchia, si trova S. Pietro ad Montes, affidata nel 1800 ai PP. Dottrinari ma, di esso, già si parlava in un Diploma del Conte Roberto di Caserta datato 1165. La Badia sorge su un antico tempio di Giove Tifatino di cui sono stati usati i materiali di spoglio: colonne e capitelli. Gli affreschi sono di sicura impronta bizantina a testimonianza della presenza di artisti venuti da Costantinopoli. A pochi passi si ergono la Torre Campanaria ed il "Conventino" in cui, a seguito delle molte ristrutturazioni, non è più possibile ritrovare l'antica struttura. Attualmente la Badia è in fase di restauro. Poco lontano da S. Pietro adMontes, la Chiesetta di S. Rufo (X sec.) con affreschi bizantini raffiguranti scene del ciclo di S. Giorgio ed il drago, una mandorla con il Cristo Pantocratore ed un'acquasantiera; del 1700 sono, un altare, un organo, una tela ed un pavimento maiolicato della bottega dei Massa di Maddaloni. Una "riggiola" del pavimento porta la data (1700) ed il nome del committente: RevJannelli. Sempre del 1700 lo stemma gentilizio degli Alois sormontante una lapide e la pietra tombale di famiglia.
Nella ricorrenza dell'Ascensione, a S. Rufo, si celebra la benedizione dell'acqua, rito che si innesta su un preesistente, antichissimo culto pagano. S. Rufo, ma soprattutto S. Pietro adMontes, rappresentano, per i "Villaggi del Carolino", i centri che presiederono alla educazione degli abitanti alle pratiche agricole, allo sviluppo artigianale ed all'insegnamento della catechesi. Dei Villaggi del Carolino si legge nella Bolla di Sennete (1113), Metropolita di Capua, che attestava al Vescovo Rainulfo la conferma dei possessi della Chiesa Casertana; di essi si parla anche nel Privilegio di Papa Alessandro III del 1178. Molti dei Villaggi hanno toponimi di origine longobarda, come ad esempio:
Puccianiello: da Puczanelli con la Chiesa di S. Andrea, il Palazzo Vescovile, il Convento dei Cappuccini e, più su, la Chiesa di S. Angiolillo.
Casolla: toponimo che compare in un documento notarile del 1298, si dice sia derivato da casa-ulla, cioè il villaggio delle olle che servivano alla rimestatura della colla, e dove, già nel 1635, vi era una spezeria di medicina. La Chiesa di S. Lorenzo M. è del 1620 su un primo impianto molto più antico; imponente il campanile con orologio il cui quadrante è formato da mattonelle maiolicate. Del XVI sec. il Palazzo Cocozza di Montanaro ed il Palazzo Pallozzi con copertura a collèra. S. Barbara al Monte: con una Chiesa di cui ormai non vi è più traccia. Rimane il Villaggio con una Chiesa del sec. XVIII dedicata a S. Nicola di Bari. Rilevanti sono la Cappella, sede della Congrega ed il Palazzo D'Ambrosio, con annessa Cappella di S. Ambrogio in stile neo-romanico, nonché altri palazzi.
Tuoro: il toponimo, Torus, è di origine longobarda e fa riferimento alla morfologia del luogo. E' menzionato in una carta capuana del 1052 mentreSennete nel 1113 lo chiama torum e nomina la Chiesa di S. Stefano che oggi presenta una pregevole pala d'altare del XVII sec., l'acquasantiera e l'Altare Maggiore in marmi policromi. Di pregio il Palazzo de Franciscis ed i palazzi Brignola e Cutillo.
Garzano: menzionata nella Bolla di Sennete. In località Pioppi si trova una vallata dove - si racconta - sia stato accampato Annibale. La Chiesa di S. Pietro, restaurata, conserva tele del XVIII sec. ed un bel fonte battesimale.
Note agroalimentari ed enogastronomiche. Prima di riprendere la Via Appia, la sosta prevista, nell'ambito degli titnerari storico-artistici a Caserta e dintorni, può essere accompagnata da piacevoli degustazioni di prodotti tipici locali, magari sfruttando l'occasione di eventi particolari, quasi sempre organizzati lontano dal centro, nei borghi periferici che fanno di Caserta un luogo dai tanti volti. Nella frazione di Garzano, nella seconda decade di agosto, si tiene la sagra delle Pannocchie, mentre a Caserta Vecchia quella molto antica, del pane giallo. A Pozzovetere, all'inizio di maggio, si svolge la sagra dell'Asparago di montagna, ed a S. Leucio, a cavallo tra giugno e luglio, si svolge la sagra delle Pallottole, così detta dal nome delle tipiche crocchette di patate servite durante lo storico palio.
A Casagiove, infine, nell'ultima settimana di Carnevale viene offerta l'occasione di partecipare alla sagra del migliaccio, in cui salsicce di maiale vengono accompagnate dal tipico formaggio pecorino al pepe. Riprendendo la Via Appia, da Caserta in direzione Benevento si incontrano una serie di paesi dove, come lungo il lato Nord della stessa strada, le produzioni tipiche si concentrano soprattutto su tabacco, olio extravergine d'oliva e mele annurche.
Oltre a suggerire un assaggio dei torroni di Casapulla, si raccomanda una sosta in un frantoio scelto tra i comuni di Curti, S. Prisco, Maddaloni, S. Maria a Vico o Cervino, dove , inoltre, nella terza decade di Novembre si svolge una sagra dell'olio extravergine d'oliva di prima spremitura. Attraversando questa parte della provincia non può mancare una sosta a Valle di Maddaloni per provare le mele annurche, magari approfittando della sagra che si svolge lì nel mese di Novembre. Questo stesso paese è famoso per la produzione di asparagi di montagna e di atri tipi di frutta come ciliegie, amarene e fichi; mentre ortaggi, come finocchi, melanzane e carciofi sono prodotti soprattutto a Maddaloni, dove nel mese di maggio si svolge anche una sagra dedicata al carciofo e dove si potrebbe degustare il liquore di anice, fatto in un'antica distilleria del luogo.
Capua: chiese, piazze, edifici una visita alla storia. Capua, appena entrata nella ristretta corte aurea delle Città d´arte, è al principio del nuovo viaggio, ma anche alla fine di un secolare susseguirsi di eventi che ne hanno segnato la storia oltre che l´impianto urbanistico. Una capitale, a suo modo. Passavano tutti di qui, da questo porto fluviale, da questo ponte romano, da questa locanda della posta dove si cambiavano i cavalli. Di dominazione in dominazione ecco come è ancora possibile risalire nel centro storico alla stratificazione monumentale di una città che fu importantissimo incrocio tra nord e sud, ma anche tra epoche e guerre.
Celebre non solo perché ha dato i natali al mitico Ettore Fieramosca della disfida, al Pier delle Vigne cantato da Dante. A raccontare cosa è stata basta tuffarsi nelle piazze e nelle strade del centro, col Volturno che ti passa accanto. Basta piazza dei Giudici, e il fregio Spqc sul portale del municipio, Capua caput Campania. Poi, strategica per posizione, sarà facile scoprire insieme delle prelibatezze della terra, perché è una città d'arte.
Tra i monumenti da visitare la Cattedrale, la Chiesa S. Caterina, la Chiesa di Montevergine, Palazzo Antignano-Museo Campani, PalazzoLanza, Palazzo Fieramosca, Palazzo del governatore (municipio), Gran Guardia (Pro Loco), Museo Diocesano, Sala d'Armi, Teatro Ricciardi, Porta Napoli, il Ponte romano, le Torri di Federico, e Sant´Angelo in Formis: gioiello medioevale dell´anno Mille.
Gli itinerari e la storia di Capua si possono trovare al seguente link: www.capuaonline.it/storiadicapua
Come si arriva. Ventimila abitanti, sulle sponde del fiume Volturno in provincia di Caserta, Capua è facilmente raggiungibile con l´autostrada Napoli-Roma, con uscita al casello di Capua distante circa 8 chilometri dal centro della città. Le indicazioni si trovano, in buona evidenza, subito dopo l´uscitadall´autostrada. Facile raggiungere anche le tre aree di parcheggio (piazza d´Armi, piazza Umberto, Spianata Olivarez) che saranno indicate ai partecipanti di Città della Domenica.
I collegamenti con le città di Caserta e di Napoli sono garantiti da un buon servizio di trasporto pubblico mentre la stazione ferroviaria, è a circa un chilometro dal centro della città.
E' nel menù di tutti i ristoranti di Capua, come nella dieta di chi sfida il colesterolo. Le caratteristiche della carne di bufalo sono definite dai nutrizionisti eccellenti e sotto alcuni aspetti superiori a quelle della carne bovina.
La carne di bufalo ha un ancor più alto contenuto in ferro ed il suo grasso intramuscolare è più ricco di acido stearico ed oleico, nonché in acido linoleico che, in quanto polinsaturo, può agire efficacemente nella riduzione della colesterolemia umana. Maggiore tenerezza e digeribilità completano la scoperta di una carne che fa parte della tradizione culinaria dell´agro casertano. Bufali, e quindi mozzarella: sia negli stand che nei tanti caseifici che si incontrano, sarà la regina delle tavole imbandite. Poi le mele annurche, altro dono di questa terra. Il periodo autunnale è quello giusto, anche per fare una buona scorta. Previste degustazioni e vendita in diversi punti sia in centro che fuori porta.
Caserta Sud e l' Agro Aversano. Questo Itinerario, che parte da Marcianise, in prossimità dell'uscita A1 di Caserta Sud, si dirige a Villa Literno, concludendosi verso il mare nella Pineta di Castelvolturno, dove si congiunge con la Domitiana. Questo itinerario offre la possibilità di una breve visita ai centri dell'Agro Aversano ciascuno con peculiarità e richiami turistici di notevole interesse.
I luoghi e la storia. A Marcianise è possibile visitare l'Annunziata che costudisce un imponente patrimonio artistico: arte che va dal '500 a tutto il '700, con opere di De Majo, Storace, Malinconico, Solimena, Stanzione ed altri. Il Duomo, risalente al XVI secolo e con interno a tre navate, custodisce tele settecentesche, un miracoloso Crocefisso ligneo ad altezza naturale del Colombo, opere di Di Domenico e De Majo. A parte scorci di intensa emotività naturalistica, l'Itinerario si propone particolarmente per soddisfare le più esigenti richieste del turismo culturale. Aversa, la seconda città dopo Caserta per popolazione, con i suoi monumenti ne è un esempio. La città, sorta nel 1030 ad opera del principe normanno Rainulfo, è ricca di chiese seicentesche e di monasteri e i rioni antichi sono un intrigo di viuzze e un succedersi di piazze e slarghi, dominati da monumentali palazzi.
Da visitare la Cattedrale dedicata a S. Paolo eretta nel 1053 (dipinti del XIV secolo, una riproduzione seicentesca di S. Maria di Loreto, bassorilievi del X secolo); il Convento di S. Francesco (con il suo Chiostro medioevale), la chiesa di S. Maria a Piazza con affreschi di scuola grottesca, la Chiesa di S. Biagio con il chiostro barocco, ecc.. Il Castello costruito dal normanno Rainulfo, distrutto dal terremoto e ricostruito dagli Aragonesi nel 1760, è un edificio quadrato con facciata settecentesca. Ai margini del complesso e articolato centro storico sorge il Convento benedettino di S. Lorenzo. Fondato nel 1050 da una principessa normanna, conserva oltre il portale marmoreo romanico della Chiesa, il chiostro rinascimentale con portico e loggia. Ritornando nell'Agro Aversano suggeriamo di visitare il piccolo centro di S. Arpino, antica Atella ancora oggi ricordata nel mondo letterario per le "fabule atellane". Ha una Chiesa Del XVII sec. ed un Palazzo Ducale (1592) che deve essere restaurato. Ma S. Arpino, Trentola Ducenta, Lusciano, Casal di Principe ed altri piccoli centri dell'area aversana devono la loro fama soprattutto alla produzione del vino Asprino.
La particolarità di questo vitigno è la sua simbiosi con il pioppo, così detta "alberata". La probabile spiegazione del perché le popolazioni di questa regione hanno scelto questo tipo di coltivazione si deve cercare nella necessità di destinare i suoli alla produzione degli ortaggi. Si creano così delle vere e proprie muraglie verdi, alte fino a quindici metri e si possono ricavare fino a quattro quintali di uva per ceppo. L'ultima tappa di questo itinerario è Villa Literno, antica colonia romana Liternum che da cittadina osca, dopo la seconda guerra punica, ricevette da Roma trecento coloni per fortificare la costa. Della cittadina ricordata da Cicerone rimangono il Foro a pianta rettangolare con pavimentazione in tufo, un podio del Tempio italico, la Basilica a una sola navata con semicolonne addossate alle pareti. Nella piazza del Foro la Domiziana, che rappresentava anche il cardine dell'impianto viario urbano della cittadina, terminava il suo percorso.
Note agroalimentari ed enogastronomiche. Anche in questa parte della Provincia, meglio conosciuta come Terra di Lavoro, alberi da frutto, si susseguono a piantagioni di tabacco e filari di viti. Questa è la terra del vino Asprinio, della mozzarella di bufala e dei pomodori (coltivati soprattutto ad Aversa), tre prodotti che sembra si sposino egregiamente in un connubio di freschezza e acidità. Sicuramente una sosta nel Sud del Casertano non può non prevedere, dunque, la visita di un caseificio bufalino o una passeggiata tra i pochi vigneti di Asprinio ancora allevati ad alberata, sviluppati verso l'alto e sorretti da alberi di pioppo. Si potrebbe provare questo vino a bacca bianca, "asprigno" spumante campano, in abbinamento a funghi, così come viene proposto a Lusciano nella sagra che si svolge nel mese di giugno, oppure alla mozzarella in occasione della sagra dedicata a questi due prodotti, organizzata a Teverola nel mese di Settembre. In questa parte della Provincia è ancora forte la tradizione di produrre, secondo un antico rito, uva e vino fragola, in onore dei quali a Capodrise nel mese di Settembre (seconda decade) si organizza una sagra.
Anche la Mozzarella di bufala qui regna sovrana. Prodotta, infatti, soprattutto nei comuni di Aversa, Villa Literno, Cancello e Arnone, Lusciano, TrentolaDucenta e Teverola, rappresenta una vera ricchezza per l'economia del luogo. Per assaggiare questo delizioso latticino si potrebbe approfittare di un singolare evento enogastronomico, organizzato a Cancello e Arnone nella seconda decade di Agosto e dedicato non solo alla mozzarella, ma anche alla carne di bufalotto alla brace. Altri prodotti che vale la pena provare durante una visita in questa parte della provincia sono la pasta artigianale di Capodrise, i taralli - se ne trovano di particolarmente gustosi a S. Arpino - ed il Casatiello, preparato soprattutto a Marcianise e S. Arpino, dove, nel mese di Aprile, viene anche organizzata una sagra. Un ultimo suggerimento riguarda la visita al Tarì dove sono presenti le botteghe artigiane dei principali orafi campani, e dove tra l'altro, il Venerdì Santo, si svolge una suggestiva processione in costume.
Caserta: percorsi di luce nella Reggia. Lo splendido parco della Reggia di Caserta, considerato uno dei massimi capolavori mondiali nell’arte dei giardini, ospita da giugno ad ottobre 2004 la seconda edizione dei Percorsi di Luce nella Reggia, manifestazione visitabile durante i fine settimana che già lo scorso anno ha emozionato un pubblico numerosissimo. Come nella passata stagione, dunque, il complesso del Vanvitelli è teatro di uno straordinario spettacolo che, mescolando con sapiente regia teatrale attori, interventi intermediali d’avanguardia e musiche, accompagna i visitatori alla scoperta dei segreti della Reggia e del suo giardino, alla conoscenza dei re che la fecero costruire e la abitarono, alle ragioni che presiedettero alla sua realizzazione. Non una semplice riedizione di un’iniziativa di largo successo, ma un nuovo percorso che quest’anno viene significativamente integrato dall’apertura del Giardino inglese, la parte più affascinante dell’intero parco.
Il percorso che include il Giardino inglese, e che prevede un tragitto a piedi di circa un chilometro, viene comunque affiancato da quello già presentato l’anno passato, per chi non avesse la possibilità di affrontare una lunga passeggiata. Dopo aver percorso il viale d’accesso al chiarore delle fiaccole, accompagnati dalle musiche del Settecento, e guidati da esperti storici dell’arte che descrivono la Reggia e ne narrno le storie, i visitatori possono ammirare la facciata vanvitelliana che si illumina all’improvviso, e vengono in seguito condotti a bordo di un pullmann scoperto fino alla fontana di Venere e Adone.
Lungo il tragitto, interventi filmati, musiche e giochi di luce accompagneranno i visitatori facendoli entrare nella magia dei luoghi. In seguito, alla fontana di Diana e Atteone, si può assistere a una performance di luci, suoni, voci, colori, che svela la vicenda mitica narrata dal gruppo scultoreo. A questo punto, i visitatori che vorranno procedere a piedi nel Giardino inglese vi fanno ingresso a piccoli gruppi. Qui, alla luce delle lanterne, di cui viene dotato ogni visitatore, si può vivere un’esperienza indimenticabile: attraverso musiche, interventi di attori, proiezioni e ulteriori giochi di luci, vengono narrati i segreti significati massonici ed esoterici che sottostanno alla creazione del giardino voluto da Maria Carolina di Borbone, immergendosi in un’atmosfera magica nella quale gli alberi e la natura appariranno quasi prendere vita. È assolutamente necessaria la prenotazione e il calendario si può consultare sul sito della Reggia di Caserta.
Per informazioni www.percorsidiluce.it
Performance introduttiva. La visita avrà inizio sul viale d'ingresso, con lo sfondo del parco mirabilmente illuminato, e si protrarrà fino alla seconda rotonda (circa 400 metri).
L'ambientazione sarà caratterizzata da un'atmosfera suggestiva, creata da fiaccole che punteggiano i vari percorsi della passeggiata e da musiche del Settecento e dell'Ottocento.
Una voce fuori campo introdurrà il pubblico alla visita e si inoltrerà nella descrizione della Reggia, il cui valore storico-artistico fu riconosciuto già nella propria epoca, equiparandola a illustri esempi architettonici del Settecento europeo.
Dalla seconda rotonda, si proseguirà fino al parco, il cui emiciclo, con cascate e Dalla seconda rotonda, si proseguirà fino al parco, il cui emiciclo, con cascate e gruppi scultorei magistralmente illuminati, costituirà uno spettacolo unico e irripetibile.
Giunti quasi al termine del primo tratto di percorso, a una distanza di circa 300 metri dalla Reggia, una voce fuori campo inviterà i visitatori a voltarsi verso la facciata ancora buia chesarà illuminata in maniera graduale, restituendola al pubblico nella bellezza dei suoi fregi e decori, esaltati da particolari soluzioni illuminotecniche.
Performance Vanvitelli. A bordo di un pullman si procederà verso la sommità del parco. Una prima sosta avverrà in corrispondenza del restringimento della barriera verde, dove si assisterà a una proiezione che illustra l'idea progettuale dell'architetto Vanvitelli. Un narratore racconterà la storia del luogo, lasciando poi spazio agli attori nelle vesti di Vanvitelli, di re Carlo III, delle maestranze che presero parte alla realizzazione della Reggia, degli ambasciatori e poeti in visita a Corte. Sarà un modo piacevole per far conoscere al pubblico vicende storicamente attestate e documentate da una consistente quantità di fonti. Così Vanvitelli, per esempio, descriverà il progetto iniziale facendo riferimento alle dichiarazioni de'disegni, ossia alle tavole da lui stesso disegnate in cui la Reggia è rappresentata in vedute a volo d'uccello. A questa documentazione storica, farà seguito una serie di foto aeree, creando così un gioco rievocativo tra reale e virtuale.
Seguirà una descrizione degli aspetti architettonici della facciata, con le teorie di finestre che ne scandiscono i piani, le cornici, le colonne e i paramenti dalla perfetta distribuzione. Si parlerà del rapporto che intercorse tra il committente, re Carlo, e l'architetto Vanvitelli; delle difficoltà incontrate durante la progettazione ed edificazione, fino al compimento finale dell'opera.
Seguiranno le visite in steadycam, durante le quali il pubblico potrà ammirare i giochi prospettici del porticato a cannocchiale, i quattro vestiboli, lo scalone Reale.
A conclusione, Vanvitelli dichiarerà le sue intenzioni di creare una barriera tra il mondo reale, il vil volgo, e il mondo ideale, la nobilitate: quasi la metafora di un confine, dal cui unico varco, il vestibolo, contemplare l'infinita prospettiva del parco, rappresentazione della potenza reale.
Performance Diana e Atteone.Giunti in corrispondenza della fontana di Venere e Adone, i visitatori saranno invitati a proseguire a piedi, lungo la scalinata che li condurrà a scoprire gradualmente la monumentale fontana di Diana e Atteone, intorno alla quale dovranno disporsi.
Una voce fuori campo spiegherà il valore artistico e il significato ideologico della fontana, quale culmine e completamento dei gruppi scultorei già incontrati durante il percorso. Lentamente le luci che la illuminano si spegneranno, facendo indugiare il pubblico in qualche secondo di buio e di silenzio, finché nuovi bagliori avvolgeranno la scultura di Diana. Una voce interpreterà il carattere fiero e orgoglioso della dea che, stanca dopo lunghe battute di caccia, si ristora nella limpide acque del fiume, in compagnia delle sue ancelle. Il volto e il corpo di Diana saranno esaltati da luci che, con giochi di intermittenza e con opportuni effetti di fade, cercheranno di esprimere la veemenza della dea.
Lievi scrosci, accompagnati da reali increspature dell'acqua, renderanno più vero il bagno di Diana e delle ancelle, illuminate da altrettanti coni di luce. Poi, l'arrivo del bellissimo Atteone - la cui scultura sarà illuminata, dapprima, solo dal collo in giù - che, dopo aver cacciato, accompagnato dai suoi cani, cerca refrigerio nello stesso fiume in cui si bagna Diana. Ed ecco l'incontro: le grida di spavento delle ancelle che per prime percepiscono la presenza estranea, Atteone sconcertato dalla visione divina, e Diana oltraggiata che, con uno schizzo d'acqua, tramuta il giovane in un cervo, condannandolo a una morte atroce. A questo punto si illuminerà anche il capo di Atteone, svelandone la prodigiosa trasmutazione, che la rende irriconoscibile anche ai propri cani, dai quali invano cerca di fuggire, e dai quali finisce per essere sbranato. Intanto, tra le urla delle ancelle, Diana assiste imperturbabile e fiera al compimento della propria vendetta. Luci rosse enfatizzeranno il gruppo mitologico, caricando il racconto di pathos.
Performance I segreti del Giardino.Terminata la performance Diana e Atteone, il gruppo si incamminerà verso il Giardino Inglese, all'entrata del quale sarà data a ciascun visitatore una lanterna per illuminare il nuovo itinerario scandito da sette momenti salienti.
Quadro Vivente. La rara bellezza del Giardino scaturisce dalle molteplici visioni che si alternano dinamicamente all'interno di una grande cornice, quasi a costituire un quadro vivente: lieve e inaspettata, una musica evocativa, prima lontana, poi sempre più presente, favorisce il tuffo in un'oscurità enigmatica, rotta, qua e là, dal flebile bagliore delle fiaccole che delineano il percorso.
Una voce fuori campo darà il benvenuto, introducendo al viaggio fantastico in un mondo popolato di pregiate essenze vegetali, la cui disposizione irregolare e apparentemente casuale, crea scorci di straordinaria bellezza.
Intanto, i grandi alberi si andranno a illuminare, contribuendo a rendere ancora più suggestive le vedute che lo spettatore scoprirà di volta in volta, tra animazioni, musiche d'epoca e declamazioni poetiche.
La natura divina. La natura è madre, afflato vivente, testimone delle grandezze, delle miserie e delle azioni umane. Il percorso nel giardino inglese continua in direzione del cedro libanese che sarà illuminato improvvisamente, emergendo così dal buio. Il tipo di illuminazione è tale da creare variegate ombre sull'albero, ombre in continuo movimento, quasi a voler far esprimere lo spirito vitale dell'albero secolare.
Una voce proveniente da lontano parlerà della natura sovrana, che resta al di sopra della storia e delle vicende umane.
Il percorso continuerà fino alla vasca con zampilli, illuminata di verde, per poi proseguire verso il bagno di Venere.
Il Mito e l'Antico. La bellezza senza tempo, il suo armonico disordine, l'ordine casuale di piante, acqua, pietre e resti di antichità romane, richiamano un mondo bucolico che si fa sempre più palpabile. Il corridoio di entrata al bagno di Venere è illuminato con fiaccole che rompono la misteriosa nebbia del luogo, creando effetti di forte suggestione.
Si giungerà al bagno di Venere, fra gli innumerevoli riverberi e scintillii dell'acqua colpita da una luce che piove dall'alto, mentre le ombre, muovendosi, cambiano la propria parvenza, regalando uno scenario mutevole e capriccioso.
Di fronte al criptoportico buio apparirà d'improvviso un uomo in abiti d'epoca che, con fare ammiccante, si rivolgerà agli spettatori. Sua è la voce che ha guidato il pubblico fino a quel momento.
L'uomo parla della natura bucolica, primigenia, antica, intrisa di una felicità perduta, cui ci si dovrebbe ancora ispirare. Scomparso l'uomo, si paleserà il criptoportico con luci che si stagliano dapprima sui marmi, gli stucchi e le statue, poi, con maggiore evidenza sul particolarissimo soffitto, mentre bracieri accesi ornano le nicchie delle statue. All'uscita dal criptoportico ritornerà il buio, lasciando che una sola fonte luminosa esalti la bellezza della scultura di Venere, e prima che anche quest'ultima sia oscurata, il personaggio settecentesco canterà le lodi del mito e del passato magico, quasi esoterico che nel giardino prende vita. Poi, tornato il buio, saranno proiettate, su parete di fumo, figure di giovani donne, tra cui una bellissima che si bagna in fresche acque.
Maria Carolina. L'incontro con la Regina che ideò il giardino dalla supposta duplice natura, finora solo insinuata. Superato il ponte, si scorgerà il corso d'acqua illuminato da fiaccole galleggianti.
Subito dopo, dal buio, una donna in abiti regali incederà con aria trasognata; intanto, farà capolino, in modo un po' rumoroso e screanzato, l'uomo incontrato in precedenza. Dal dialogo che nascerà tra i due, si capirà che la donna è Maria Carolina d'Austria, moglie di Ferdinando IV.
La performance sarà supportata da proiezioni parallele, in cui i due personaggi esprimeranno i pensieri taciuti durante la loro discussione, svelando, così, le proprie reali posizioni.
La passeggiata continuerà lungo la diga di sbarramento del corso d'acqua, verso la piccola grotta, per poi uscire nei pressi della cascata, vera meraviglia della natura.

 
Gli itinerari di Caserta e la sua Provincia (parte seconda)
 
Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Marcianise   Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Roccamonfina
 
Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Sant'Angelo in Formis   Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Santa Maria Capua Vetere
 

Casilina e Parco di Roccamonfina
I luoghi e la storia
. Il tracciato della Via Casilina riguarda coloro che da Roma via Cassino si dirigono verso Capua in direzione Napoli e viceversa, rappresentando una valida alternativa, naturalisticamente più gradevole, al tratto autostradale S. Vittore - Caianello - Capua. E' questo un itinerario di forti contrasti paesaggistici, segnato com'è dalla presenza del Vulcano di Roccamonfina, dalle sorgenti termali, dall'agricoltura, dalle emergenze architettoniche di stile ed epoche differenti. Il primo luogo da segnalare è Mignano Montelungo, paese al confine con il Lazio, che ha origini medioevali (attestate dal Castello), ma l'interesse maggiore lo raggiunge con il Sacrario ai Caduti della Battaglia di Monte Lungo (8 dicembre 1943), dove si conservano anche i resti di ben duemila persone appartenenti ai gruppi di liberazione, simbolo di quanti hanno lottato per la libertà del nostro paese. Di notevole interesse anche la settecentesca Parrocchiale.
Anche se all'interno, merita una deviazione la visita al Parco Naturale Regionale di Roccamonfina, nonché alla cittadina di Roccamonfina, centro abitato che prende il nome dal vulcano spento con l'altezza massima dei 1600 metri di Monte Santa Croce. Il paesaggio è particolarmente ricco di verde (vite, ulivo e castagno), il terreno è invece ricco di tracce dell'antica attività vulcanica. Da visitare il bellissimo Santuario gotico di Santa Maria dei Lattani, che custodisce pregevoli opere, le sorgenti termominerali (Caldarelle, Sezze e Suio) e gli impianti di Rocca Terme. Ritornando sulla Casilina si raggiunge facilmente (SS 608) Teano, città di origine sidicina, che offre occasione di visita archeologica con i resti del Teatro, con la Necropoli e con le Mura Preromane. Interessanti anche la Chiesa di S. Benedetto, il Duomo e l'Ave GratiaPlena. Da Teano, riprendendo la Casilina, ci si sposta verso Calvi Risorta, l'antica Calesaurunca, che conferma nell'archeologia (i resti del Teatro, delle Mura e dell'Anfiteatro) le proprie lontane origini e la sua movimentata storia. Non vanno, però, dimenticati i più recenti giacimenti culturali: il Castello, la Grotta dei Santi, la Grotta delle Formelle (con pitture parietali dell'XI secolo) e la Cattedrale, la cui architettura si richiama sia a quella benedettina di Cassino e sia a quella arabo-sicula di Amalfi. A questo punto si consiglia di raggiungere Caianello, importante punto di snodo per nuovi ed interessanti itinerari. C'è da dire che tutti i centri abitati attraversati, dispongono di ottimi servizi e di buone attrezzature ricettive e ristorative. Prevale, naturalmente, la Dieta Mediterranea, con un forte richiamo alla cucina contadina e montanara; i vini di riferimento sono il Falerno ed il Galluccio, nobilitati dal marchio D.O.C.
Note agroalimentari ed enogastronomiche La parte della Provincia attraversata dalla via Casilina, immersa in un paesaggio dai forti contrasti, presenta un territorio prevalentemente alto-collinare e, di conseguenza, offre spunti enogastronomici differenti rispetto alle altre zone della provincia. Lungo il tratto di strada che si sviluppa tra Conca della Campania, Roccamonfina, VairanoPatenora e Teano, infatti, le produzioni tipiche ruotano intorno a noci, nocciole e soprattutto castagne, che regnano indiscusse sugli altri prodotti locali. Testimonianza ne sono una serie di eventi come l'ormai consolidata sagra della castagna Primitiva di Roccamonfina (prima e seconda decade di ottobre), preceduta da quella di Conca della Campania (nel mese di Settembre). Anche Galluccio è zona di produzione di castagne, ma il nome di questo paese è sicuramente immediatamente associato al vino Gallucciodoc, bianco e rosso, proveniente rispettivamente da uve di Falanghina e Aglianico, vitigni che assumono caratteristiche particolari, grazie alla terra ricca di minerali, influenzata dal vulcano spento di Roccamonfina, delineante l'area di confine tra la produzione di Falerno e di Galluccio e, dunque, favorevole alla coltivazione della vite.
Diverse sono le aziende che producono, imbottigliano ed etichettano oltre al Gallucciodoc, altre tipologie di vino, ricavate dalle medesime uve o provenienti da vitigni non per forza autoctoni. Non può che mancare, dunque, una visita ad una casa vitivinicola (da scegliere tra i comuni di Galluccio, Rocca d'Evandro e Roccamonfina), magari approfittando della sagra dell'uva e della festa della Vendemmia che si svolgono a Galluccio nell'ultima decade di Settembre. Questo stesso paese ha guadagnato un posto di rilievo nel panorama produttivo casertano, non solo in ambito enologico, ma anche gastronomico ed artigianale. Vi si possono provare, infatti, taralli, miele e pecorino con la "pepenella", così come acquistare oggetti lavorati in ferro battuto, legno di fico e ceramica. Si segnalano, altresì, gli allevamenti bufalini presenti in zona in località Colle Lepre per la produzione di carne e di salumi di bufalo particolarmente rinominati per la ridottissima quantità di colesterolo. Anche questo prodotto, così come gli altri segnalati, si possono acquistare presso i maggiori punti vendita alimentari. Anche in questa parte della provincia si produce olio extravergine d'oliva, particolarmente nei comuni di MignanoMontelungo, S. Pietro infine, Teano e Rocca d'Evandro.
Per visitare un frantoio si può approfittare di una serie di eventi organizzati lungo tutto l'arco dell'anno, tra questi particolarmente affascinanti sono la sfilata medievale con palio delle contrade di Migliano Montelungo (nella prima decade di agosto), la sagra dei formaggi di S. Pietro Infine (seconda decade di agosto) e la sagra dei sapori contadini dell'alto casertano con rivisitazione degli antichi mestieri, di Teano (mese di luglio). Un itinerario enogastronomico lungo la via Casilina, inoltre, non può non prevedere un assaggio dell'acqua minerale di Riardo (Ferrarelle e Natìa) e Rocchetta e Croce (S. Agata) e dei prosciutti di maiale di Calvi Risorta e Roccchetta e Croce, magari approfittando della sagra del prosciutto che si tiene in quest'ultimo paese nel mese di Settembre. Da segnalare, infine, altre importanti rievocazioni storiche come, nell'ultima decade di luglio, la Fiera della Madonna di S. Giovanni di Pietramelara, introdotta nel Medioevo dai Cavalieri dell'ordine di S. Giovanni di Malta oppure il Palio Ippico dei Cavalieri del Gaudo di Vairano Patenora che si svolge nell'ultima decade di Agosto.
Domiziana e Oasi Naturalistica del Massico
I luoghi e la storia. Il percorso di questo itinerario interessa tutti coloro che giungono nella provincia di Caserta dal basso Lazio, ed in particolare della foce del fiume dal Garigliano, diretti lungo il mare verso Napoli, e si snoda, in larga misura sul tracciato dell'antica strada Domiziana, voluta dall'imperatore Domiziano per abbreviare il viaggio da Roma alle zone predilette per la villeggiatura e gli otia dell'epoca. Questa grande via litoranea ricalcava il tracciato dell'Appia Antica fin sotto le pendici del Massico, poi, seguendo il lido, valicato il Volturno ed il Literno, la strada giungeva a Cuma. Essa fu abbandonata definitivamente dopo la distruzione di Cuma del 1207 e venne sepolta dal lento avanzare della palude e della boscaglia.A pochi chilometri dal fiume il paesaggio domiziano è caratterizzato ancora oggi da un arenile di spiaggia finissima, monti sullo sfondo e una folta pineta.
In questo contesto sono sorti complessi alberghieri e campeggi attrezzatissimi che costituiscono l'anima di Baia Domizia, moderno centro turistico residenziale. Non poco lontano, a Baia Felice, meritano una visita i mosaici della Villa marittima, costruita in età Giulia e portata alla luce nella Masseria di S. Limato, a pochi passi dal mare. L'edificio che costituisce un tangibile esempio dell'edilizia residenziale di Sinuessa, è diviso in due settori: quello settentrionale dedicato alle terme con frigidarium, calidarium e tepidarium; ed il settore meridionale dove si alternano sale, nicchie, fontane e pavimenti in mosaico e marmo.Allontanandosi dal litorale per pochi chilometri si raggiunge Cellole, il cui nome deriva dalla creazione in epoca romana di paguscellularum, depositi o celle per la conservazione di generi alimentari, utili per rifocillare i viaggiatori che percorrevano l'Appia. Qui si consiglia la visita alla chiesa romanica di S. Marco, con affreschi del primo medioevo e con dipinti del '400.La storia di Cellole era strettamente legata alle fortune di Sinuessa e dei suoi domini.
Questa antica colonia romana, fondata nel 296 a.c., divenne famosa per il porto commerciale e per le terme. All'epoca dei Longobardi iniziò la sua decadenza che si completò con la distruzione della città anche a seguito del bradisismo. Il patrimonio delle terme, però, non ha subito i danni del tempo e delle vicende storiche, ai Bagni di Mondragone, sgorga, ancora oggi, una sorgente sulfurea calda usata per bagni e inalazioni. Siamo arrivati nell'area in cui il tracciato della Domiziana si separa da quello dell'Appia Antica e si apre la zona detta dei Mazzoni, dove sorgevano le mansiones, le abitazioni che servivano ad accogliere i viaggiatori e che con le invasioni barbariche furono abbandonate e sommerse dalla palude. Rimane il nome Mazzoni a ricordare l'antico passato ed una tradizione legata a prodotti culinari tipici: la zuppa di rane e la mozzarella di bufala. Merita una visita la cittadina di Mondragone dove si riscontrano le testimonianze dell'antico passato sui portali, le colonne, i frammenti scultorei sparsi lungo il centro storico dominato dal Monte Petrino, sulla cui vetta sorgono i resti della Rocca e le opere di difesa erette probabilmente dai fuggiaschi di Sinuessa. Da visitare le antiche chiese di S. Francesco, S. Rufino e S. Michele Intramoenia. Mondragone è anche al centro di una variegata situazione ambientale: da un lato il litorale e la pineta, dall'altro la campagna ricca di ortaggi ulivi e viti.
Ci troviamo nell'area del Falerno, vino decantato da Virgilio, Orazio e Plinio, che prestigiose case vinicole hanno prodotto e reso famoso a livello internazionale. Per gli amanti delle bellezze naturali, si consiglia una passeggiata nell'Oasi naturalistica del WWF, ai piedi del Monte Massico. Ridiscendendo verso il mare, attraverso la Piana di Carinola, riconquistiamo la Domiziana e la fascia della pineta fino a Castelvolturno, cittadina situata alla foce del fiume Volturno, sul luogo dove sorgeva l'antica Volturnum (si consiglia la visita ai resti archeologici in località Civita). Dal centro abitato, interessante per le strutture della pesca nella foce del fiume e per la chiesa dell'Annunciata, con il portale marmoreo e un prezioso pulpito di legno dorato del secolo XVI, parte la grande Pineta di Castelvolturno che si estende con tutta una serie di amene località balneari (Baia Verde, Pinetamare, Ischitella, ecc.) fino oltre il Lago Patria, LiternaPalus, laguna salmastra a forma di cuore con un perimetro di 6,5 km. e una superficie di 188 ettari e una profondità massima di un paio di metri. E' la Literna Palus degli antichi, così detta perché sulle sue rive, e precisamente a sud ovest, alla foce dell'antico fiume Clanis, che in questo tratto si chiamava Liternus, sorgeva la città di Liternum. Successivamente, con la bonifica del bacino inferiore del Volturno, il corso d'acqua è stato spostato 12 km. più a nord, con la canalizzazione dei Regi Lagni. Il nome del lago, secondo alcuni, dovrebbe essere ricollegato all'iscrizione fatta apporre da Publio Cornelio Scipione l'Africano e riferita da Valerio Massimo: Ingrata patria, non avrai mai le mie ossa.
Note agroalimentari ed enogastronomiche. Seguendo l'itinerario turistico-culturale-naturalistico, individuato lungo la via Domiziana, molti sono gli spunti per un itinerario enogastronomico. Cellole, insieme con Mondragone e Falciano del Massico, è il cuore dell'ager Falernum. Non può mancare, dunque, una visita ad un'azienda vitivinicola del luogo per degustare uno dei vini più antichi della storia, il Falerno. Questa parte della Provincia è anche rinomata per la Mozzarella di bufala, prodotta soprattutto tra Mondragone, Castelvolturno e Cellole. Sarebbe interessante, dunque, la visita ad un caseificio ed a qualche allevamento bufalino, sia per assistere alla mozza del formaggio, che per provare , dove ce n'è la possibilità, qualche piatto a base di carne di bufala, tenera e dall'aroma intenso.Si potrebbe approfittare della sagra che si tiene, nella prima decade di Agosto, a Cellole, dedicata al vino Falerno ed alla mozzarella, piacevole occasione per eventualmente combinare entrambe le degustazioni.
Nella piana dei Mazzoni, un tempo terreno completamente paludoso, è possibile assaporare gustosi piatti a base di rane (famosa la zuppa), anguille (provenienti dai fiumi Agnona e Garigliano) ed Alose del Volturno. Nella zona che si sviluppa lungo la viaDomiziana il terreno, fin dall'antichità votato alla coltivazione agricola, dona ogni tipo di prodotto: dal granturco, dagli agrumi e dai cocomeri di Mondragone, ai fagioli, ai peperoni ed alle melanzane di Cellole, per finire (ma giusto per citarne alcuni) alle olive della Piana di Carinola, da cui si ricava un olio extravergine dal profumo delicato. Piacevole, sarebbe dunque, la visita a qualche frantoio. A Bagni di Mondragone (Sinuessa) è anche possibile bagnarsi nelle sorgenti naturali di acqua sulfurea calda oppure dissetarsi con la salutare acqua ferruginosa-alcalina che sgorga in località Le Vagnole.
Raviscanina. Situata in una conca naturale, alle pendici del versante meridionale campano del Massiccio del Matese, Raviscanina è una ridente cittadina che, grazie alla sua posizione geografica, gode di un clima mite quasi tutto l'anno. Il suo territorio presenta una grande varietà di rilievi: montagne, colline ed altipiani lo caratterizzano infatti con grande vivacità. La sua struttura urbana, gli incantevoli boschi di faggi secolari percorsi da sentieri facilmente percorribili per trekking ed escursioni a cavallo e le nobili testimonianze storiche ed artistiche, fanno di Raviscanina un luogo di vacanza rilassante, ricco di piacevoli sorprese per chi è alla ricerca di paesaggi unici nella loro incantevole bellezza.
Nel territorio di Raviscanina scorre il Volturno, che, attraversando per circa 4 chilometri la pianura, offre una buona accessibilità alle proprie rive ed è caratterizzato da una discreta portata d'acqua e da una grande varietà di specie ittiche.
Molto varia, proprio per la diversità dei paesaggi, è anche la flora; la montagna vede il sopravvento della vegetazione naturale, con la presenza di querce, faggi, elci, farnie, aceri ed anche numerose pinete; sulle colline, invece, troviamo specie sempreverdi a macchia mediterranea ed un sottobosco ricco di menta, timo, lichene, bucaneve, lampone, fragola, agrifoglio, funghi. In questa zona l'uomo è intervenuto con terrazzamenti per la coltivazione di alberi da frutto, olivo e vite. Al di sotto dei 500 metri la flora è formata da macchia mediterranea, il sottobosco è ricco di asparagi, ciclamini, funghi, e qui vengono coltivati la vite, l'ulivo, i cereali, i legumi, gli ortaggi.
Il territorio di Raviscanina, ricco di cime, boschi, anfratti, comprende una grande varietà di animali selvatici. come l'aquila, il falco, il corvo, la beccaccia, il merlo, la civetta, l'allodola, il lupo, il cinghiale, la volpe, la lepre, lo scoiattolo, il ghiro, il tasso
La fauna del Volturno, che attraversa la valle, è assai ricca di specie è dominata da ciprinidi, ai quali si aggiungono l'anguilla, il luccio, il persico sole, la trota fario e la trota iridea.
L'area di Rupecanina, comprendente i comuni di Sant'Angelo d'Alife e di Raviscanina, è una tra le più interessanti dell' Alto Casertano e del Matese; il suo territorio, infatti, sorge alla cima di una collina, e la sua posizione geografica si è sempre rivelata strategica, tanto per la difesa quanto per l'avvistamento dei nemici. E per questo motivo, e grazie alla presenza di caratteristiche grotte, particolarmente adatte ad accogliere le comunità dell'uomo preistorico, che, probabilmente, fin dal secondo millennio a.C., qui ci furono insediamenti di popolazioni preindoeuropee e mediterranee; infatti sono numerosi gli oggetti preistorici ritrovati come selci lavorate e ceramiche della media e tarda età del bronzo. Dopo la seconda migrazione indoeuropea, i Sanniti si stabilirono nel territorio di Rupecanina, dovendosi "accontentare" della dorsale appenninica, dato che le pianure erano già state occupate dai Latini. Nel 326 a.C., i Romani riuscirono a conquistare i centri Sanniti di Allifae, Callifae e Rufrium.
In seguito alla distruzione dell'abitato, gli abitanti di Rufrium, si stanziarono in una parte più elevata dei monti vicini, divenendo così uno dei tanti villaggi di Alife. Secondo l'ipotesi più accreditata, l'antica denominazione Rupecaninaè dovuta all'appartenenza del territorio alla famiglia romana Canina, secondo la consuetudine in base alla quale i territori prendevano il nome dei loro proprietari. Sotto il dominio romano, la pace regnò fino alla prima metà del I secolo a.C., quando Lucio Cornelio Silla conquistò il Sannio deportando gran parte del popolo in Africa e in Spagna. Il territorio fu diviso tra sette potenti famiglie che vi edificarono le loro ville, i loro sepolcri, corredando il tutto con iscrizioni scolpite nella pietra. Ed è di questo periodo, il più fiorente per la pianura alifana, che va sino al I secoloD.C., la realizzazione di palazzi e monumenti religiosi di dignitosa architettura di cui sono testimonianza i resti delle ville romane nelle varie contrade e le numerose epigrafi presenti sul territorio. Successivamente al crollo dell'Impero romano, nella zona si stanziarono gli Ostrogoti, La presenza maggiore fu, però, quella dei Longobardi che qui si stabilirono dal VI all'XI secolo.
Quando nel 570, fu fondato il Ducato di Benevento, Raviscanina e Sant'Angelo erano semplice villaggi appartenenti al territorio di Alife, che, nel frattempo, era divenuta uno dei gastaldatibeneventani; e quando il Ducato di Benevento divenne un Principato, il Gastaldato di Alife si trasformò in Contea. Nel territorio di Rupecanina sorse un importante centro di culto dei Longobardi: una grotta, in cui veneravano San Michele Arcangelo, che conserva ancora un tabernacolo e tracce di affreschi di epoca più recente. La costruzione del castello di Rupecanina si suppone sia stata voluta dall'autorità politica di Alife, per avere un sicuro rifugio contro eventuali nemici, come i Saraceni che, per tutto il IX secolo, saccheggiarono continuamente l'Italia meridionale. Si pensò così di fortificare questa collina del tutto priva di vegetazione e con pochi accessi. Dopo la distruzione di Alife ad opera dei Saraceni, nell'865, i sopravvissuti si trasferirono intorno al borgo di Rupecanina, e costruirono sulla rupe, chiuso da robuste mura e torri, il castello più forte della zona.
Prima che Piedimonte d'Alife diventasse il centro più importante e, nel 1065, tutta la zona alifana fosse occupata dai Normanni, Sant'Angelo di Rupecanina divenne contea; i Drengot di Aversa, dopo la conquista di Capua, nel 1062 si impadronirono della contea di Alife, che, intorno al 1066, fu smembrata in sette feudi tra cui quello di Rupecanina o Sant'Angelo di Rupecanina. Rupecanina divenne quindi un forte feudo normanno che aveva la sua sede nel castello circondato dal borgo sulla cima di una collina e comprendeva l'attuale territorio dei due comuni di Raviscanina e Sant'Angelo d'Alife. Tra il 1130 e il 1167 Rupecanina visse un periodo molto importante sotto i due feudatari Riccardo e Andrea Quarrel Drengot di Rupecanina che parteciparono ai momenti storici più notevoli dell'Italia meridionale. In seguito alla guerra tra i De Quarrel Drengot e gli Altavilla, nel 1138 Alife e Rupecanina furono distrutte e saccheggiate dall'esercito di Ruggero II di Sicilia, e, in poco meno di un secolo, il feudo perse tutta la sua importanza. Fra il 1166 ed il 1189 ci fu la fine della contea e tutta l'area ritornò ad essere terra abitata da contadini e ad essere dominata da feudatari di altre città o castelli circostanti. Nel marzo 1168 papa Alessandro III donò a Fosca, badessa del Monastero di San Vittorino di Benevento, la Chiesa di Sant'Angelo di Rupecanina e, per quasi mezzo secolo, il territorio circostante, fu dominio ecclesiastico.
Nel 1220 il castello fu distrutto dalle truppe di Federico II ed il borgo fu occupato dalle truppe del Cardinale Pelagio, che furono, poi, scacciate dalle popolazioni insorte. Dal 1278 Sant'Angelo di Rupecanina fu feudo di Goffredo di Dragoni, signore di Pontelatone. Nel 1304, il feudatario della rocca era Tommaso Marzano che fu saccheggiato da Riccardo de Cornello; il feudatario, chiedendo giustizia al re per il saccheggio subito, chiamò Rupecanina, Rocca di S. Angelo. Nel 1437 il castello fu assediato dal patriarca Giovanni Vitelleschi che incendiò il castello e distrusse il borgo; la popolazione del borgo, anche a causa di un fortissimo terremoto che, nel 1456, contribuì alla ulteriore rovina del castello e delle abitazioni, ridiscese lungo la collina, per creare due insediamenti uno ad est, nei pressi della chiesa di San Nicola, che diede origine all'attuale abitato di Sant'Angelo d'Alife, l'altro verso occidente che diede origine a Raviscanina. Durante il periodo aragonese, Raviscanina fu feudo, insieme a Sant'Angelo, del conte di Alife Giovanni Antonio Marzano.
Durante il periodo spagnolo, nel 1516, il feudo di Rupecanina fu assegnato dall'imperatore Carlo V, re di Spagna, a Ferrante Diaz Garlon conte di Alife; nel 1546 il feudo di Raviscanina, insieme alla contea di Alife, passò a Ferrante II Diaz Garlon. Nel 1806 ci fu l'eversione della feudalità e nel 1810 il comune di Rupecanina si divise nei due comuni di Sant'Angelo e di Raviscanina. Nel 1856 il comune di Raviscanina contribuì alla costruzione della strada di fondo valle, da Sant'Angelo a Prata; nel 1857, si abbatté sul paese un'alluvione improvvisa che causò alcune vittime, distrusse numerose abitazioni e disperse numerosi beni. Con l'unificazione dell'Italia si sviluppò il grave problema del brigantaggio, che qui fu particolarmente attivo; il capobanda Tommaso di Mundo, il "brigante letterato", poi foriere della banda del famoso capo brigante Andrea Santaniello, era un guardaboschi raviscaninese. Fu necessario istituire, nel paese, una Guardia Nazionale con 95 militi attivi, comandata dal notaio G. Battista De Sisto e creare una caserma.
Raviscanina partecipò, con 23 caduti, alla I guerra mondiale. Durante la II guerra mondiale il paese fu teatro di lotta tra gli Anglo-Americani e i Tedeschi con numerose razzie di bestiame, di prodotti agricoli e requisizioni di abitazioni. Il 15 ottobre 1943 fu bombardato da caccia-bombardieri americani che distrussero la chiesa di S. Croce e danneggiarono la caserma dei Carabinieri. La popolazione si rifugiò in montagna per sfuggire ai rastrellamenti dei tedeschi ed ai bombardamenti degli alleati. Il 23 ottobre 1943, i tedeschi, in ritirata, fecero saltare il ponte di Raviscanina sul Volturno e il 25 ottobre tentarono di far saltare l'intero centro abitato, con numerose mine collocate sotto i palazzi principali e collegate tra loro. Gli americani arrivarono nella cittadina, ormai libera dai tedeschi, il 26 ottobre e il paese fu scelto come centro di smistamento di tutta la corrispondenza e pacchi e fu creato un campo, che poteva contenere 20.000 uomini, per ospitare in via provvisoria tutte le truppe alleate in Italia,
Dopo la fine della grande guerra, Raviscanina si avviò verso le numerose opere di ricostruzione e di miglioramento che, negli anni a seguire, hanno contribuito a rendere il paese più ricco sia dal punto di vista economico che dal punto di vista culturale.
L'attività economica prevalente di Raviscanina è l'agricoltura con riferimento all'olivicoltura, alla viticoltura ed alle coltivazioni di cereali; sviluppati sono, anche, gli allevamenti ovini e suini.
Di notevole interesse artistico sono:
Grotta di San Michele Arcangelo
Il Castello di Rupecanina
la Chiesa di S. Croce: eretta nel X secolo, dopo il terremoto del 1688 che ne causò il crollo, la Chiesa di Santa Croce fu ricostruita nel 1691 in stile barocco e fu riconsacrata al culto nel 1694. La facciata è piuttosto semplice e presenta bei portali. L'interno, a tre navate, presenta pregevoli opere barocche e tardo barocche, con alcuni altari incorniciati da ricche decorazioni in stucco ed altari lignei a colonne tortili dorate; domina dietro l'altare maggiore un affresco del Bocchetti, raffigurante l'Esaltazione della Croce; sul pavimento sono visibili lastre di antichi sepolcri, alcuni decorati con stemmi gentilizi. Nel suo interno conserva affreschi del XVII secolo.
la Chiesa del Sacro Cuore, edificata nel 1632 e ristrutturata nel 1935, con torre e orologio, all'esterno conserva, anche, se in condizioni precarie, un affresco raffigurante S. Cristoforo e, lateralmente ad esso, due interessanti lapidi infisse nel muro.
la Cappella del Calvario, che si trova più in alto, sulla vecchia strada di montagna per la quale si arriva al castello, merita una visita soprattutto per un importante affresco del XVII secolo nel paliotto dell'altare; la Cappella fu ampliata e ristrutturata da Monsignor F. Nobiluomo che realizzò pure la costruzione delle 14 stazioni della Via Crucis in maiolica che conducono alla Cappella. Le stazioni sono visitate da numerosi fedeli soprattutto nel pomeriggio della Domenica delle Palme, quando si portano in paese le statue del Cristo morto e dell'Addolorata, e nel pomeriggio del Venerdì santo, quando, dopo la processione per il paese, le due statue vengono riportate nella cappella.
il Monastero e la Chiesa benedettina di Santo Stefano di cui oggi rimangono solo frammentate vestigia, come i muri maestri di una piccola antichissima chiesa,che si ritiene appartenuta a periodo del primo cristianesimo. La chiesa è sicuramente anteriore all'anno Mille, vista la presenza del narcete, dove si raccoglievano i catacumeni ed i penitenti, i quali, non potevano essere ammessi direttamente in chiesa.
la fontana pubblica costruita sull'acquedotto romano, fu ricostruita dopo l'alluvione del 1857; l'acqua fuoriesce da due teste di leone di ferro e si raccoglie in vaschette, anch'esse di ferro, a forma di conchiglia. Da tali vaschette l'acqua, attraverso un complesso sistema, giunge a due vasche aventi funzioni di abbeveratoio per animali e di lavatoio..
il cippo sacrificale, risalente ad epoca precristiana, ha la forma cilindrica ed è realizzato in materiale calcareo e presenta motivi ornamentali vegetali, i festoni di fiori, ed animali, le teste di bue scolpite.
la cappella di S. Salvatore, di epoca imprecisata, è abbastanza rovinata.
Fra gli eventi si ricordano:
• il 13 giugno Festa di Sant'Antonio, in cui ci sono, oltre alle varie funzioni religiose, anche serate d'intrattenimento.
• nella settimana di ferragosto si svolge, ai Quattroventi la Sagra delle Pannocchie e di altri prodotti tipici.
• il 28 settembre una fieramercato.
• il 29 settembre Festa di San Michele Arcangelo in onore del santo Patrono.
• nel mese di dicembre c'è la Giornata dell'Olio in cui manifestazioni di carattere culturale si alternano ad assaggi di bruschette e vino locale.
Real Sito di Carditello. Il Real Sito di Carditello è un complesso architettonico di grande valenza storica e culturale della metà del ‘700, voluto da Ferdinando IV di Borbone come Sito Reale, o Reale Delizia.
Carlo III la usò essenzialmente per l’allevamento di cavalli e per la caccia, perché gli acquitrini della zona costituivano l'habitat ideale per alcune specie di volatili.
Ben presto, cominciarono a giungere da Carditello derrate di ogni sorta per le esigenze della corte e "mozzarelle", il gustoso formaggio filato ottenuto con la lavorazione del latte di bufala.
I Borboni prestavano molta attenzione all’allevamento del bufalo, tanto da creare un allevamento nella tenuta reale di Carditello dove nella metà del ‘700, insediarono anche un caseificio.
Per accogliere il sovrano e i membri della sua famiglia si ritenne poi particolarmente utile far progettare dall'architetto Francesco Collecini, una palazzina, le dipendenze agricole ed una chiesa.
A partire dal mese di marzo del 1784, i lavori delle Reali Fabbriche riguardarono progressivamente la costruzione dello stallone, della scuderia, dell’abitazione dei vaccari, della stalla delle bufale, della torre dove avveniva la manipolazione dei latticini, del granile sopra la scuderia dei cavalli, e di altri comodi per l’agricoltura.
Ai due lati del casino si trovano otto torri utilizzate ai piani superiori, come abitazioni per gli abitanti del sito. Precede il sito un ampio stadio, usato per le feste campestri e le corse dei cavalli, mentre due vaste corti quadrate delimitano il retro.
Ricchi gli apparati decorativi del corpo di fabbrica centrale su due livelli, coronato da un loggiato scoperto. Oggi il sito conserva parte degli affreschi originari superstiti.
Nei due corpi laterali è allocato il Museo dell'agricoltura meridionale, un complesso di strumenti, di utensili e di arredi che caratterizzarono, per alcuni secoli, il modo di vivere e di lavorare nella fertile campagna casertana.
Aperto nel 1978, il museo raccoglie torchi, macine, carri, telai, aratri etc. che documentano aspetti della civiltà agricola meridionale, con particolare attenzione alla produzione del vino, dell’olio e della canapa.
Attualmente la tenuta è interessata da opere di risanamento statico curate dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici Artistici e Storici di Caserta e del Consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno.
La ristrutturazione prevede un museo, sale e residenze per centro congressi con sezioni didattiche, ed allestimenti temporanei gestiti anche da privati.
Per ulteriori informazioni:
www.ambientece.arti.beniculturali.it/storia/1330fs.htm
www.realcasadiborbone.it/ita/archiviostorico/carditello.htm
Ruviano e la festa dei cornuti. Ruviano è situata sulla riva sinistra del fiume Volturno ad un'altezza di circa 100 metri sul livello del mare. Nel comune va compresa Alvignanello, unica frazione riconosciuta, sita sulle falde orientali del territorio comunale. Esiste però un ulteriore agglomerato, San Domenico, che presenta le caratteristiche di polo aggregante della popolazione rurale dei dintorni e che quindi, di fatto, può considerarsi un'altra frazione.
L'appellativo geografico che oggi distingue il paese è di origine recente. L'abitato, dall'epoca della sua fondazione al 14 Dicembre 1862, è stato sempre denominato Raiano, soprannome ancora prevalentemente in uso nella terminologia dialettale.
In merito alla derivazione del nome, la leggenda predominante, accettata e condivisa dalla maggior parte degli storici antichi e moderni, è quella secondo cui la parola Raiano deve farsi derivare da Ara Iani. Ne è prova il ritrovamento di un fanum, un centro di culto campestre al dio italico Giano. Un'altra leggenda, del tutto fantastica, è quella secondo cui il nome Ruviano deve farsi derivare da Rufrano, villaggio edificato dopo la distruzione di Rufrae da alcuni superstiti di questa città.
Attualmente, l'ipotesi più accreditata fa derivare il nome Raiano da un gentilizio italico. E' stata ipotizzata la derivazione dal personale latino Raius con il suffisso aggettivale -anus . Ciò presupporrebbe l'appartenenza del territorio sul quale sorse in seguito l'abitato a qualcuno della famiglia dei Raii, la cui presenza era molto diffusa nell'Italia centro-meridionale e ben nota nella Campania settentrionale.
La storia di Ruviano è legata al suo antichissimo castello, già esistente quando l'arcivesovo di Capua, Geberto, nominava Stefano Menecillo vescovo di Caiazzo. In tale nomina, avvenuta nel 979, si elencano le chiese della diocesi di Caiazzo fra cui la Chiesa di S. Secondinus in Raianu.
Nel 1243 il Castello e la Baronia di Ruviano furono date dall' Imperatore, tramite Andrea di Caiazzo, al Giudice Pietro Ursone di Telese; nel 1279 la nobildonna Romagna, moglie di Giacomo Nuliano di Napoli ne fece un lascito al Capitolo di Caiazzo, imponendo a detto Capitolo l'onere di intervenire ai suoi funerali e di estendere tale invito a tutti i sacerdoti della diocesi, se la sua morte fosse avvenuta nella Baronia di Raiano e nei confini della diocesi di Caiazzo.
Nel 1302 Carlo II d'Angiò ne fece dono a Diego della Ratta. Costui era di Barcellona ed era venuto a Napoli come gentiluomo di Violante d'Aragona, moglie di Roberto, figlio di Carlo II d'Angiò.
Nel 1322 Baronia e Castello sono in possesso del Signor Giacomo Vulcano. Successivamente la baronia fu concessa al nobile capuano Paolo di Raimo. Agli inizi del XV secolo Raiano apparteneva alla famiglia Celano, perché nel 1407 ne troviamo feudatario Nicola di Celano, detto Cola, conte di Celano e maestro di giustizia del Regno di Sicilia. Dal 1463 Raiano passò alla famiglia Monforte. Questa famiglia è ricordata per aver fatto edificare l'eremo di Santa Maria degli Angeli sulle colline di Alvignanello.
Nel 1528, poichè Federico Monforte osò ribellarsi a Carlo V, il marchese di Pescara Francesco D'Avalos valoroso capitano di questo imperatore, inviò contro di lui Maramaldo. Federico fu sconfitto e intorno all'anno 1533 gli furono confiscati i feudi per fellonia. Qualche anno più tardi don Antonio D' Iscara riceveva Raiano dall'Imperatore Carlo V in remunerazione dei suoi servizi. Nel 1578 la famiglia D'Iscaravendette Raiano a donna Alligra De Tassis. Quest'ultima risulta signora di Raiano nel 1584, anno in cui fece anche costruire un mulino vicino al Castello di Raiano e lo possedeva ancora nel 1590.
Nel 1596 Matteo De Capua, principe di Conca e signore di Caiazzo, comprò Raiano da Donna Alligra. Dai documenti noti risulta che nel 1602 la famiglia De Capua era ancora in possesso di Raiano. In seguito la baronia passò ai Carafa, marchesi di Corato.
Don Giovanni Vincenzo Carafa, Marchese di Corato, figlio di Giulio, signore di Raiano, vendette questo castello al Dottor Orazio Santantonio di Napoli, che il 29 ottobre 1613 ne prese possesso mediante il suo procuratore, Dottor Luisi Mazziotta.
Il 25 ottobre 1616 Orazio nominò procuratore Cesare Mazziotta di Caiazzo per il giuramento di fedeltà in mano di Sigismondo Mirto di Caiazzo, Commissario generale per il detto castello di Raiano. Nel 1628 gli successe il figlio Francesco, alla morte del quale il castello di Raiano fu venduto ad estinto di Candella per diecimila ducati, al fiorentino Giovanni Battista Segni che ne prese possesso il 28 agosto 1634.
Il 23 gennaio 1636 Giovan Battista Segni vendette il castello di Raiano a Monsignor Filippo De Sio, vescovo di Caiazzo che asserì di comprarlo in nome di suo fratello Ferrante Giovanni per 11.200 ducati.
Il 21 ottobre Monsignor De Sio fu trasferito alla sede di Boiano. Il 24 gennaio 1636 Marc'Antonio De Sio, nipote del vescovo, prese possesso di Raiano in nome di suo cugino Onofrio De Sio, giacché Giovanni Ferrante in quanto vecchio, non volle accettarlo. Nello stesso anno Cesare Mazziotta di Caiazzo comprò Raiano dal detto Onofrio. Cesare, l'11 aprile 1640 , vendette la baronia di Raiano, per 9000 ducati ai procuratori del Marchese di Caiazzo Antonio Corsi. Il 25 agosto 1640 il signor Francesco Salvini prese possesso del castello in nome di detto Marchese. Il 2 marzo i discendenti del Marchese Corsi vendettero il feudo di Caiazzo al signor Giuseppe Andrea de Angelis.
Da visitare: è indispensabile, per il turista, visitare la Chiesa di S. Leone Magno, la cui facciata presenta ai lati due colonne risalenti all'epoca romana, la Chiesa di Sant'Andrea apostolo, l'Eremo di Santa Maria degli angeli, la Cappella di San Domenico, il Castello con la sua Torre dell'orologio e gli antichi frantoi.
Celebrazioni religiose e manifestazioni varie
• Festeggiamenti in onore del santo Patrono San Leone Magno Prima Domenica di maggio a Ruviano centro
• Festeggiamenti in onore di Sant'Andrea ad Alvignanello
• Festa in onore di S. Maria degli Angeli sul convento omonimo sito ad Alvignanello Lunedì in albis
• Festeggiamenti in onore di San Domenico nella contrada omonima Terza Domenica di Settembre
• Carnevale ruvianese, con sfilata di carri allegorici e rappresentazione della Brunetta , dei Dodici mesi e del Laccio d'amore
• Torneo regionale scacchi 2 giugno
• Torneo di calcetto 23 giugno-14 luglio
• Festa della Cultura contadina ultimo week end di luglio
• Processione dei cornuti 11 novembre
La festa dei cornuti. Ruviano, il paese dei cornuti. Una leggenda, divenuta "realtà", alla fine degli anni settanta, quando alcuni giovani pieni di entusiasmo ed ardenti d'amore per la terra natia, vollero dare seguito alla leggenda, tramandata da secoli di generazione, in generazione. Per diventare cornuti doc! Una presa di coscienza sulla necessità di difendere il "marchio" - in via d'estinzione. Per non dimenticare il curioso e bizzarro rito, verosimilmente già presente in era pagana, nel minuscolo paesino della provincia di Caserta: interrotto negli anni anche per lunghi periodi, e di tanto in tanto ripreso - che ormai da quasi un quarto di secolo (XXIV edizione) - si celebra puntualmente ogni anno.
Tutto iniziò come uno scherzo. Il cupo mese di novembre. Si riunirono, si dettero da fare, spesero la loro baldanza giovanile, ma anche i pochi spiccioli che avevano da parte, affrontarono diffidenze ed incredulità, freddezze ed assenteismi, decisi a celebrare la Festa dei Cornuti - collocata l'undici novembre, in onore di S. Martino, noto protettore dei portatori d'aculei. Andò tutto per il meglio. Sfilando coraggiosamente in processione per le strade del paese, con mastodontiche corna sulla testa, in una sorta di "autoflagellazione collettiva". Furono premiati da applausi e da lodi esterne- ma anche dalla soddisfazione interna che la coscienza del bene regala agli uomini di buona volontà.
Riuniti in associazione: fu sull'eco del successo della festa, che l'anno dopo i cornuti organizzati, diventati per l'occasione una ventina, tornarono all'assalto. Decisi a dare soluzione di continuità alla tradizionale festa. La fine dell'estate di quell'anno fu il preludio alla nascita di un'associazione. L'ACR: Associazione Cornuti Ruvianesi. "Nata con lo scopo di far valere i propri diritti, per alleviare le sofferenze delle persone colpite dalla sindrome dei bernoccoli, per aiutarle in modo corretto sul piano neuro-riabilitativo, tramite un sereno confronto con le altre vittime" - sottolinea divertito uno dei soci fondatori. Associazione cresciuta negli anni, per l'arrivo di nuovi adepti, ogni anno in fila per ricevere il "battesimo" e la conseguente patente di becco.
Cornuti d'Italia a raccolta: cornuto è bello. I duemila abitanti del paesino casertano sono orgogliosi di esserlo- e l'undici novembre di ogni anno si ritrovano, provenienti dall'intera penisola (qualcuno anche dall'America) - per festeggiare il loro patrono, sfilando in processione, con gioia e "speranza" - con tanto di stendardo, santo, monaco, chierichetto e presidente - tutti in costume tipico, accompagnati dalla banda per cantare il caratteristico inno dei cornuti: processione che si conclude l'incendio del fantoccio di pezza, naturalmente munito di grossi aculei. Uniti dalle armi portate sulla testa, "mimetizzati" per gioco- con buona dose d'ironia. Terapia per allontanare lo spettro di pesi veri sulla fronte - per dribblare ed esorcizzare l'incombente pericolo: l'anamnesi di qualche "antropologo" del luogo. In passerella becchi di tutti i tipi- con corna lunghissime, personalizzate, tecnologiche.
La processione: goliardia, ironia, folklore - per valorizzare il prodotto tipico ruvianese. Le corna. Messe in bella mostra anche quest'anno, dal simpaticissimo sindaco, Giovanni Cusano, ingegnere-imprenditore, l'anno scorso presentatosi all'evento con tanto di fascia tricolore e corna municipali in testa, quest'anno fasciate dal nastro italico: un ottimo professionista, sindaco benvoluto, incurante delle critiche dei moralisti di professione, scandalizzati dal mix corna-fascia tricolore. Processione, inno, battesimo nuovi adepti, discorso del Presidente dell'Associazione, che ha elencato le dieci buone regole del cornuto doc. Per finire, tutti cornuti e contenti al ristorante, per una cena esclusiva. L'ingresso riservato solo a persone con carico pendente sulla testa, previa esibizione certificato - cornuto-doc, attestato precedentemente dalle divertite consorti. Rimaste a casa a "produrre" il prodotto tipico locale! Ruviano, patria dei cornuti. A quando la festa nazionale? Festa terapizzante per milioni d'italiani spesso alle prese con il fastidiosissimo peso sulla testa: un buon metodo per alleviare il doloroso carico pendente!
Come arrivare: Ruviano è raggiungibile da Roma mediante la superstrada Caianello-Benevento, uscita San Salvatore Telesino - Amorosi
Da questo svincolo si dovrà proseguire per circa 4 km in direzione di Amorosi, quindi di Alvignanello e, una volta oltrepassato il ponte Volturno, si svolterà a destra e si giungerà a Ruviano dopo aver percorso 5 km.
Da Napoli occorrerà percorrere l'autostrada Roma-Napoli, uscire al casello Caserta Nord e proseguire in direzione di Caiazzo.
Da qui seguire la segnaletica per Ruviano, che dista circa 4 km.
Chi proviene da Maddaloni può percorrere la superstrada Fondovalle Isclero. L'uscita consigliata è quella di Amorosi - Telese Terme; da qui poi, seguendo la segnaletica stradale, dirigersi verso Amorosi, da cui si potrà raggiungere Ruviano come nelle indicazioni di cui sopra.
Prodotti tipici locali: pane casereccio, freselle, taralli, struffoli, olive nere essiccate, salsiccia, formaggio locale, vino e olio.
San Leucio: la città della seta. "Foderato di seta, c´è un posto in prima fila sul Belvedere. Quassù, dominando la Reggia e l´altrettanto regale rettifilo che si perde nella foschia marina di Napoli, si può scegliere tra due stati d´animo: respirare aria buona contemplando l´orizzonte, oppure farsi distrarre da un borgo sospeso nel tempo, scrigno di storia, palestra della rivoluzione industriale, riserva di caccia, città ideale, dimora di re".
In realtà, a San Leucio, nel buenretiro dei Borbone, le distrazioni sono tante e tutte suggestive, a cominciare dalla mostra di Modigliani allestita in uno dei cortili che furono il grande esperimento, riuscito a metà, di Ferdinando IV di Borbone, vero padrone di casa in tutto l´itinerario che oggi è possibile percorrere: Reggia-Caserta Vecchia-San Leucio. San Leucio. Così si chiama la chiesetta longobarda in cima al colle. Gli Acquaviva, principi di Caserta, nella metà del '500, vi costruirono un castello, un casino di caccia chiamato Belvedere, perché dominava la Reggia, il parco, il Vesuvio, il Golfo. Nella seconda metà del ´700 il feudo fu acquistato da Carlo III di Borbone, come riserva di caccia. La proprietà fu ingrandita, recintata e munita di un casino destinato al riposo durante la caccia. Era la meta preferita del re.
Il borgo. A San Leucio, i Borbone s'inventarono industriali. La politica riformatrice è visibile anche nell´aspetto urbanistico e architettonico del borgo, non ispirato all´assolutismo monarchico ma ai principi di uguaglianza. La città è organizzata con al centro la piazza della seta e il portale settecentesco che da accesso alla reggia-filanda e ai quartieri con le case operaie. Stile razionale, decori essenziali, forme geometriche quadrate. Il sogno era una città con teatro, ospedale, cattedrale e aree verdi. Rimane il borgo, abitato da artigiani e maestri che ancora tessono la seta. Le loro produzioni di qualità sono conosciute in tutto il mondo. È possibile visitare sia il museo, che gli attuali opifici.
Dal Codice al Consorzio Il riformista Ferdinando IV, nel 1789 promulgò il "Codice delle leggi" che regolavano in modo innovativo la vita e il lavoro della comunità nessuna differenza tra uomini e donne nelle successioni ereditarie, guadagno proporzionale al merito. Due secoli dopo, nel febbraio 1992, nasce il Consorzio San Leucio Seta marchio doc dei filati "più pregiati", richiesti dalla Regina d'Inghilterra, dal presidente Usa e dagli sceicchi arabi che ancora oggi alcuni dei più noti destinatari delle sete leuciane.
Santa Maria Capua Vetere: un'estate nei Teatri di Pietra. Teatri di Pietra, progetto culturale che mette in rete aree archeologiche e monumentali di diverse regioni italiane fuori dai grandi flussi turistici, rendendole fruibili al pubblico.
L’iniziativa, ideata ed organizzata dall’Associazione Capua Antica Festival attraverso il progetto Theatrum Theatron, è promossa con il sostegno e patrocinio del Ministero ai Beni e le Attività Culturali. Il progetto quest’anno coinvolge le aree archeologiche e monumentali di Basilicata, Lazio, Campania, Sicilia e, per la prima volta, Toscana e la Calabria.
Quest’anno il calendario della manifestazione, che si concluderà il 19 agosto, prevede 53 spettacoli in Sicilia nei siti archeologici di San Giovannello alla Giudecca (Siracusa); Necropoli di Realmese (Calascibetta, En); Teatro Greco di Iaitas di Monte Jato (San Giuseppe Jato, Pa); Eraclea Minoa (Cattolica Eraclea, Ag), Tempio di Héra (Castelvetrano Selinunte, Tp) e Parco Archeologico di Palmintelli (Caltanissetta).
Nel Lazio le aree prescelte da Teatri di Pietra sono l’Anfiteatro Romano di Sutri (Vt) ed il Teatro Romano di Cassino (Fr), che ospiteranno dieci spettacoli, mentre la Toscana partecipa con il Teatro Romano di Volterra (Pi) nel quale saranno messi in scena cinque spettacoli.
In Campania la rete dei Teatri di Pietra coinvolge il Teatro Romano di Sessa Aurunca (Ce), la Villa Imperiale Pausilypon di Napoli, il Tempio di Apollo di Pozzuoli (Napoli) ed il Teatro Romano di Teano (Ce). Siti di straordinaria bellezza ed importanza archeologica presso i quali verranno messi in scena ben 21 spettacoli.
Le sette rappresentazioni previste in Basilicata verranno messe in scena all’Abbazia dell’Incompiuta di Venosa (Potenza) mentre la Calabria, per la prima volta nel circuito Teatri di Pietra come la Toscana, apre con quattro spettacoli che verranno rappresentati al Parco Archeologico di Roccelletta di Borgia (Catanzaro).
Come ogni anno “Teatri di Pietra” propone un ricco cartellone con artisti di rilievo nazionale tra cui Roberto Herlitzka, Iaia Forte, Mariangela D’Abbraccio, Flavio Bucci, Caterina Vertova, Isabel Russinova, Paola Pitagora, Edoardo Siravo e Pino Quartullo.
Teatri di Pietra intende realizzare una rete culturale nel Mezzogiorno fondata sul grande patrimonio dei teatri antichi e delle grandi aree archeologiche ancora estranei ai flussi turistici e trova, ogni anno, l’ampio consenso di istituzioni ed enti, sia pubblici che privati: in tal senso il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dell’Ente Teatrale Italiano, delle amministrazioni regionali, provinciali e comunali interessate nonché la collaborazione delle Soprintendenze di competenza. La programmazione di Teatri di Pietra all’interno dei siti rappresenta una grande opportunità non solo sotto il profilo dell’offerta culturale, ma anche per le connessioni e le ricadute che suscita nell’economia del territorio. Attraverso la messa in rete del patrimonio e delle attività, si può costituire un paesaggio culturale organico e produrre un’autentica e consapevole crescita delle comunità e dei territori. In tutte le regioni coinvolte la rete dei Teatri di Pietra mira alla valorizzazione integrata e policentrica del vasto patrimonio storico e archeologico, favorendo lo sviluppo di iniziative e attività culturali stabili e ricorrenti realizzate con gli organismi e le imprese locali. Queste le premesse di Teatri di Pietra, una rete in cui si sperimentano e si attuano modalità per una efficace concertazione e sinergia in tema di cultura e di spettacolo, in grado di proporsi come momento unificante della comunità e del patrimonio d’identità dei territori del Mezzogiorno. Informazioni e prenotazioni al numero verde 800211020
La filosofia dei Teatri di pietra Il patrimonio archeologico del nostro Paese si distingue sia per la quantità dei ritrovamenti che per la monumentalità degli stessi, tant'è che nell'immaginario turistico-culturale internazionale l'Italia viene associata al paesaggio archeologico-rurale, come quello descritto in Viaggio in Italia, in cui storia, natura, tradizioni e contemporaneità sussistono in una unicità armonica.
A questa visione contribuisce in maniera fondamentale l'immagine del teatro greco-romano: la cavea e i gradoni di Taormina, Pompei, Verona e Siracusa, così come le arcate del Colosseo di Roma che sono stati riprodotti, citati e interpretati da una schiera infinita di disegnatori, pittori, fotografi, tanto da far immaginare che in ogni città o campagna della penisola italica sia possibile trovare, tra chiese barocche e ulivi, i resti di una straordinaria architettura teatrale ancora da portare alla luce.
Oltre la visione romantica, in parte c'è del vero. Già scorrendo la ricerca-censimento Memoria del teatro, curato da Paola Ciancio Rossetto e Giuseppina Pisani Sartorio, ci si accorge di un'infinità di "teatri minori" dislocati nel centro Sud e in cui minore sta per poco conosciuto ed estraneo ai percorsi dei tour operator. Valga per tutti l'esempio dell'Anfiteatro Campano, secondo solo al Colosseo e a pochi chilometri dalla Reggia di Caserta - meta privilegiata di turismo di massa, l'anfiteatro di Spartacus, eppure minore.
I teatri antichi sono l'argomento del nostro progetto: oltre ad essere uno degli aspetti peculiari del paesaggio e della storia del nostro Paese, rappresentano una grande opportunità di studio e laboratorio per la valorizzazione e al riuso del patrimonio sia come sede naturale per il teatro e lo spettacolo dal vivo che come luogo dell'incontro della comunità ritrovata.
I teatri antichi, collocati in area urbana o comprensoriale, sono architetture create per l'incontro delle cittadinanze, edifici che ancora possono svolgere la funzione antica di centro della vita artistica, sociale e culturale della città. Oggi anche luogo della memoria, testimonianza e pungolo per una rinnovata coscienza dell'uomo contemporaneo.
Così il regista Maurizio Scaparro in un'intervista: "mentre provavo Le memorie di Adriano, i miei collaboratori ed io restavamo colpiti dal particolare significato che assumevano i temi dell'amore e della morte entro lo spazio notturno di Villa Adriana. S'avvertiva un'atmosfera sospesa, un'indimenticabile serenità, una profonda armonia: lì accanto c'era un teatro greco, ricoperto di erbacce e lasciato da troppo tempo nell'indifferenza più totale. Eppure avevamo la sensazione di calpestare le orme di uomini antichi, che inseguivano l'utopia di una città ideale, di un luogo in cui l'arte, lo spettacolo, i pensieri si mescolassero agli aspetti della vita quotidiana".
Il numero degli spazi restaurati e in via di restauro è aumentato notevolmente: molti di essi sono tornati, anche se per una stagione, alla loro vocazione originaria ospitando spettacoli e spettatori. Ma se da una parte va segnalata una crescente attenzione al patrimonio storico e archeologico, al turismo culturale così come la tendenza per una ricerca delle tipicità, dall'altra si rileva la mancanza di un progetto organico e interregionale che coniughi le esigenze di tutela con quelli di promozione, che superi gli ambiti locali per restituire il carattere unitario a quelle vestigia di cultura e civiltà fondanti l'identità del nostro Paese. Se la novità di quest'ultimi anni è il proliferare di attività è pur vero che le iniziative sembrano adombrare l'oggetto stesso dell'intervento di promozione sottraendolo a quella specificità che gli dovrebbe essere riconosciuta, qualcosa di più grande e sensibile che non lo sfruttamento di un’area pubblica.
I Teatri Antichi costituiscono una chiave di lettura preziosa, un'opportunità unica per il Centro Sud del Paese, una dorsale di cultura ed emozione che se salvaguardata può moltiplicare il suo investimento nella ricerca, nello spettacolo, nelle arti ma anche nello sviluppo sostenibile del paesaggio e dei centri storici, nella ricerca di qualità della vita.
Da queste riflessioni si è sviluppato il progetto Teatri di Pietra che ha come obiettivo la creazione della Rete dei Teatri Antichi e l'istituzione della Fondazione, finalizzata al riuso contemporaneo delle aree archeologiche per lo spettacolo, la sperimentazione e lo studio di modelli di riuso e gestione innovativa , nelle più ampia prospettiva dello sviluppo sostenibile delle comunità e dei territori.
Sicuramente la Rete rappresenta lo strumento in grado di dialogare con altri territori e altre regioni, europei innanzitutto e del Mediterraneo, in grado di superare le diversità nella considerazione e gestione del patrimonio. D'altro canto, solo attraverso un'azione unitaria si può immaginare di raccogliere la grande eredità del teatro antico per trasformarlo in un'idea/forza che contribuisca al rilancio di una cultura che riaffermi l’identità e la centralità delle genti del Mediterraneo. (fonte: http://www.patrimoniosos.it)
Sessa Aurunca. Il Gran Torneo dei Quartieri è stato ideato e organizzato per la prima volta nel settembre del 1971 dall'Associazione Turistica Pro Loco nell'intento di assegnare a Sessa Aurunca una spettacolare manifestazione che, nel rievocare alcuni degli episodi più significativi della sua ricca storia medievale e rinascimentale, fosse di attrazione per turisti e appassionati e consentisse a tutti i cittadini di prendere parte a gare e giochi tradizionali in simpatica e stimolante attività agonistica. Al Torneo, che si svolge tradizionalmente nei giorni compresi tra la prima e la seconda domenica di settembre, partecipano le rappresentanze dei nove storici Quartieri della Città, Carmine, Ariella, San Leo, Duomo, Villa, San Domenico, Cappuccini, Borgo Nuovo, Sant'Agata, guidati da Sindaci, Magistrati, e Capitani, secondo le antiche magistrature cittadine.
Al termine di gare spettacolari e avvincenti, al Quartiere vincitore viene assegnato l'ambito Palio con le insegne della Città.
Il momento di maggior richiamo e di più grande impatto spettacolare cade certamente nella giornata conclusiva del Torneo, la seconda domenica di settembre. Al mattino l'animazione per le vie del Centro Storico, vero e proprio spaccato medievale, seguita dalla celebrazione eucaristica in costume nel particolare scenario della Cattedrale romanica. Nel pomeriggio il fastoso Corteo storico con centinaia fra Figuranti, Musici, Sbandieratori, Arcieri e Balestrieri si snoda lungo le storiche vie del Centro per approdare, attraverso la suggestiva rampa del Castello ducale, nel magnifico arengo di Piazza de lo Mercato dove, in un tripudio di bandiere, di suoni e di colori si esibiscono i gruppi storici e si svolge lo spettacolare Palio della Balestra. I Balestrieri dei più noti gruppi d'Italia, abbinati ai Quartieri per l'assegnazione della vittoria finale del Gran Torneo, danno vita ad una spettacolare gara di abilità e precisione che tiene col fiato sospeso tutti gli spettatori.
Molti e storicamente importanti per la vita della Città, i personaggi rievocati fino ad oggi nel momento in cui entrarono in Sessa e la visitarono ufficialmente: i Duchi Marino ed Eleonora Marzano, Luigi ed Elvira di Còrdova; gli Imperatori Carlo VIII e Carlo V; Consalvo Fernàndez de Còrdova, Primo Viceré del Regno di Napoli e dal 1507 duca di Sessa.
Programma di domenica 14 settembre
ore 9.30 - 11.30 Centro Storico
• Mattinata al borgo
• Animazione in costume per le vie cittadine
• ore 12.00 Cattedrale
• Celebrazione eucaristica con la partecipazione dei figuranti in costume storico
• ore 16.00 Porta Cappuccini Centro Storico
• Corte storico in costume
• Rievocazione dell'ingresso in Sessa di Giovanni D'Angiò nel 1459, accolto dal duca Marino Marzano e dalla corte ducale di Sessa Aurunca. Sarà presente come ospite d'onore un discendente della famiglia dei Marzano dei principi di Rossano (CS) Con la partecipazione dei gruppi: Sbandieratori e Musici di Castelmadama (ROMA), Sbandieratori del comune di Viterbo, Gruppo Ballo Medioevale "Palio di San Ginesio" (MC), Musici "Jubal Melodia Antiqua" di Morrovalle (MC), Figuranti Gruppo Storico "Marino Marzano" di Sessa Aurunca e con la Compagnia dei Balestrieri di Norcia ore 17.30 - Piazza xx Settembre
• Palio della balestra
• Esibizione dei gruppi
• Conclusione delle gare del Torneo
• Assegnazione del Palio al Quartiere Vincitore
• Info line 0823 602200 e 339 8454094
Da visitare
Il teatro romano. Posto a valle del criptoportico, fuori della cinta muraria, fu costruito in età repubblicana, con rifacimenti durante l'impero. Sono stati di recente messi in luce la cavea, in parte scavata nella collina e in parte costruita su gallerie anulari, le gradinate dell'ima cavea, l'orchestra con la scena e gli accessi laterali ad essa (pàrodoi), oltre a frammenti della decorazione scultorea, fra cui una colossale testa muliebre di divinità databile ad età imperiale.
La Cattedrale. Edificata agli inizi del XII secolo, utilizzando in parte materiali di spoglio di età romana, ha un bel finestrone nella facciata, che è preceduta da un portico del XIII secolo, arricchito nell'arcata mediana da interessanti bassorilievi sulla vita di S. Pietro e sul ciclo dei mesi. Nell'interno, a tre navate su colonne antiche, sono il pavimento a mosaico (XIII secolo), il pulpito, retto da sei colonne poggianti su altrettante figure ferine, e il candelabro del cero pasquale entrambi opera del maestro Pellegrino. Sotto il presbiterio, vasta cripta sostenuta da venti colonne con capitelli romani e degli inizi del XII secolo.
Il Castello ducale. La sua costruzione rimonta al periodo longobardo sul sito dell'arce romana. L'impianto primitivo è difficilmente identificabile, ma in quello che esso presenta attualmente si può riconoscere la fase normanno-sveva. Fu rimaneggiato e ampliato in età aragonese con i Marzano, che lo trasformarono in palazzo ducale, inserendo, ad opera di maestranze catalane, elementi decorativi in tufo lavorato.
Il diabolico Ponte Ronaco. Il ponte Ronaco, detto anche Ponte degli Aurunci, è parte integrante del collegamento viario tra Suessa e l'Appia. Si trova a circa 2 Km dalla città in direzione Minturno ed è l'unica opera di così grandi dimensioni conservatasi in Campania. Costituito da 21 arcate in laterizio e reticolato, presente l'antica pavimentazione in basoli. Si data in età traianea. La sua costruzione ardita lo faceva considerare, in epoca medievale, come un'opera del diavolo.
La ferrovia fantasma. La ferrovia oggi passa a parecchi chilometri da Sessa Aurunca con la direttissima Napoli - Roma, ma Sessa possiede una stazione ferroviaria in Via Stazione. E' la stazione della vecchia linea che da Sparanise conduceva a Minturno e Formia, seguendo per buona parte del suo percorso la Via Appia. E' una ferrovia che venne chiusa nel 1957 per scarsa frequentazione in quanto all'epoca non c'erano ancora i pendolari del mare. Eppure oggi questa ferrovia servirebbe ad alleviare i disagi di coloro che nel periodo estivo si recano a mare da Caserta, Capua e Sessa e che sono costretti, in auto o in autobus, a sobbarcarsi parecchie ore di traffico lungo l'Appia. Insomma una ferrovia risolverebbe molti problemi e più volte si è parlato di riapertura, ma tutto è sempre rimasto sulla carta. Nel frattempo la stazione a Sessa c'è ancora con la sua insegna (Sessa Superiore per distinguerla dalla stazione di Sessa-Roccamonfina sulla Napoli-Roma), i suoi marciapiedi, lo scalo merci, il serbatoio idrico per le locomotive a vapore... Una stazione fantasma che attende un treno che non c'è più. Oggi è abitata da alcune famiglie visto che ormai la sua funzione originaria l'ha persa. Per altre informazionisu Sessa Aurunca: www.sessantica.com
Strada Sannitica. Questo itinerario riguarda in particolare coloro che da Caserta, zona uscita casello A1 di Caserta nord, si dirigono verso Caiazzo per poi proseguire o verso il Parco del Matese o verso Telese direzione Benevento. Imboccando la SS87 (Sannitica), si trova San Leucio e ad 1 Km. dal Belvedere, in località Vaccheria, sorge il tempio di S.Maria delle Grazie che Ferdinando I volle con facciata di stile gotico, altari di marmo e quadri di Saja, de Focatiis e Brunelli.
I luoghi e la storia. Proseguendo verso Caiazzo si suggerisce un'interessante deviazione verso Castel di Sasso, dove si incontra la località di Pontelatone con i resti di epoca sannita sul Monte La Colla, nonché i ruderi del Castello con Torre cilindrica e l'interessante Chiesa di San Rocco (XVI sec.) e l'antico Convento di S. Agostino (XVI sec.), nonchè in località Le Grotte, i ruderi di Piscina romana. Ritornando sulla statale, attraversando la Piana di Monte Verna, si arriva a Caiazzo, antica Caiatia, che ebbe origini Osche, passò ai Sanniti e poi ai Romani. Esistono resti del centro fortificato di epoca sannita sul monte S. Croce. Da vedere è il Castello (IX sec.) che vide le lotte tra Pandone il Rapace e Pandone il Giovane, ampliato, in epoca successiva, dai feudatari che seguirono. Alfonso I d'Aragona ne volle il restauro. Altrettanto interessanti sono: la casa di Pier della Vigna, del XIII sec. e la Chiesa di S. Francesco con annesso Chiostro, del XIV sec.. Da visitare, inoltre, la Chiesa della SS. Annunziata, del sec. XV, con un'opera pittorica del De Mura; il Duomo, dedicato alla B.V. Assunta, che fu completamente restaurato nel XVI sec. su un primo impianto del 1200. Da Caiazzo si può anche deviare verso la SS158 in direzione Matese, raggiungendo il paese di Alvignano.
Tale paese è ricordato dal sec. VIII; si ritiene che il nome derivi da una villa gentilizia appartenente, pare, a un Marcus Aulus Albinus, ch'ebbe potere sul territorio (da Albinus si ebbe il nome Albinianum, poi Alvignano e volgarmente Levignano). Si pensa, inoltre, che il centro originario abbia tratto incremento dalla distruzione, ad opera dei Saraceni, della vicina città sannitica di Compulteria o Kompulternum, di cui si possono vedere dei resti. La cittadina è dominata da un Castello medievale (VIII sec.) di cui restano una pianta quadrilatera e robuste torri cilindriche; notevole, anche, la Chiesa di S. Ferdinando costruita sui resti di una basilica paleocristiana, a sua volta costruita su un antico tempio dedicato a Giunone. Continuando sulla SS158 si arriva a Dragoni dove si consiglia la visita ai resti di fortificazioni megalitiche di epoca sannita sul Monte Castello. A questo punto ci si può dirigere verso Caianello ritornato verso l'autostrada A1 oppure proseguire sulla SS158 direzione Piedimonte Matese. Da Caiazzo, immettendosi nuovamente sulla Sannitica si prosegue per Ruviano, piccolo centro del medio Volturno, dove si consiglia di visitare il centro storico con la Torre dell'orologio e la Chiesa di S. Leone Magno, e sposatndosi di pochi chilometri, ad Alvignanello, visitare il Convento di S. Maria degli Angeli. Come ultima tappa sulla SS87, prima di entrare nel territorio del beneventano, consigliamo la località di Castel Campagnano, un paesino di quasi 2000 abitanti immerso nel verde dove, nel centro storico, si può visitare il palazzo ducale, ma, per gli amanti della natura una tappa obbligatoria è il parco di Selvanova.
San Leucio e la Vaccheria. Merito di Ferdinando I delle Due Sicilie è l'aver completato la fondazione della Regal Colonia di S. Leucio, iniziata già da Re Carlo per la manifattura delle Seterie. Filanda e case per i setaioli, istruzione per tutti, dote per le fanciulle: questo fu il primo esempio di organizzazione industriale regolamentata dal Codice Leuciano, alla compilazione del quale il Re, per consiglio del ministro Tanucci, chiamò Gaetano Filangieri. Il Re invitò maestri dell'arte serica Lionese per addestrare le maestranze. Le macchine dell'opificio serico erano animate da un rotore, disegnato dal Patturelli, posto nel sotterraneo e azionato da un ramo dell'Acquedotto Carolino appositamente dirottatovi, ancora oggi visibili. La lavorazione iniziò nel 1776 sotto la direzione del Sig. Francesco Bruetti; macchinista era il Sig. Paolo Scotti. Nel medesimo anno Re Ferdinando ordinò all'architetto Collecini il restauro del Belvedere che, già nel 1500, appartenne agli Acquaviva; al piano superiore fece costruire una piscina detta, il bagno della Regina e, ad affrescare la volta, fu chiamato Filippo Hackert, pittore di Corte. Il complesso fu dotato della Chiesa Parrocchiale di S. Ferdinando Re.
Note agroalimentari ed enogastronomiche. Il tracciato della Via Sannitica, un pò come quello della Via Casilina, attraversa un territorio prevalentemente collinare dove gli spazi sono contesi tra alberi di ulivo e filari di viti. Principali frutti di questa terra, infatti, sono vino ed olio extravergine d'oliva, prodotti in quasi tutti i paesi incontrati lungo il percorso . Partendo da Caiazzo, si ha la possibilità, infatti, di degustare un rinomato olio, ricavato da olive caiazzane o caiatine, magari approfittando della sagra dell'olio che si tiene nella prima decade di Ottobre, in occasione della festa di S. Giovanni e Paolo, ed in cui si organizzano visite a frantoi locali. Una sosta al paese permette anche un assaggio dei tipici taralli, apprezzati ancor di più se accompagnati da un bicchiere di Pallagrello , ottenuto da uve provenienti da un vitigno autoctono, fino a pochissimo tempo fa erroneamente confuso con la Coda di volpe ed attestato sin dai tempi più antichi soprattutto nel territorio compreso tra Piedimonte Matese ed Alife. Oggi è nella zona compresa tra Caiazzo, Ruviano, Castel Campagnano (dove a settembre si svolge la decennale sagra della vendemmia) e Conca della Campania che si sta lavorando attentamente per ridare al Pallagrello lo splendore di un tempo.
Una curiosità che caratterizza il paese di Ruviano è la singolare festa che si tiene il giorno di S. Martino (11 novembre). Una particolare processione di tutti uomini in costume e con i caratteristici copricapo percorre le vie del paese: i partecipanti sono i soci dell'A.C.R. (Associazione Cornuti Ruvianesi) che conta più di 100 iscritti dal Veneto alla Sicilia. Notevole attenzione sta destando, un altro vitigno, il Casavecchia, allevato tra i comuni di Pontelatone, Liberi e Castel di Sasso, da cui si produce un vino rosso (a detta di Luigi Veronelli) completo ed armonico. Una degustazione di questo vino in una delle aziende di Pontelatone, offre anche la possibilità di assaggiare, a seconda della stagione scelta per la visita, altri frutti di questa terra: olio, ciliegie, mele annurche e castagne, a cui sono dedicati una serie di eventi enogastronomici. La sagra dell'uva e del vino, della seconda settimana di Settembre, infatti, è seguita da quella della castagna della seconda decade di Ottobre. Gli altri suggerimenti enogastronomici lungo la via Sannitica, riguardano prosciutti paesani e formaggi pecorini e bovini, da assaggiare nei paesi di Liberi, Castel di Sasso e Piana di Monte Verna.
Teanum Sidicinum: archeologia e tradizioni. Capitale dell'antico popolo italico dei Sidicini (si conservano imponenti avanzi delle mura preromane), Teano deve la sua importanza alla posizione strategica, a breve distanza dall'antica Via Latina (odierna Casilina) e l'Appia, Regina viarum, che consentiva il controllo dell'accesso settentrionale alla Campania Felix.
Attorniati da Sanniti, Campani e Aurunci, i Sidicini furono gli ultimi a cedere alla potenza di Roma. Dopo la conquista romana Teano divenne Municipio romano e conobbe un periodo di grande sviluppo, tanto da essere definita da Strabone la principale delle città poste lungo la via Latina. Nel periodo di massimo sviluppo urbanistico, si estese dalla sommità del colle verso la pianura, e si arricchì di imponenti edifici pubblici.
Conserva uno splendido Teatro di età imperiale che è stato quasi interamente dissepolto ed è in via di restauro, avendo gli scavi restituito fortunatamente gran parte della decorazione architettonica. Sono invece appena visibili i resti del Circo, dell'Anfiteatro, del Foro, di alcuni templi ed edifici termali. Ha un Museo Archeologico di notevolissimo interesse, ubicato nel suggestivo scenario della trecentesca Cavallerizza.
Nella prima metà del IV secolo, S. Paride, divenutone vescovo vi stabilì la sede di una vasta diocesi, alla quale fu unita, nel 1818, quella di Calvi, l'antica Cales. La Cattedrale, sorta sulla tomba di S. Paride, ricostruita dopo l'ultima guerra sull'impianto della basilica romanica dell'undicesimo secolo, conserva opere d'arte e un'importante raccolta di sculture nella cripta. Fu quindi importante contea longobarda, nella cui curia furono redatti, nell'anno 963, due dei primi documenti in lingua volgare: il Placito di Teano e il Memoratorio , conservati nell'archivio di Montecassino.
L'ordine Benedettino, che ha avuto nei secoli in Teano tre importanti monasteri, per alcuni decenni stabilì qui la sua principale sede. Dopo la distruzione saracena dell'abbazia cassinese e l'uccisione dell'abate Bertario (ottobre 883) i superstiti monaci si rifugiarono nel monastero di Teano, portando con loro parte del tesoro abbaziale e l'originale della Regola scritta dal Patriarca.
Successivamente Teano fu infeudata a grandi famiglie: Marzano, Carafa, Borgia, Gaetani, ecc.
Il 26 ottobre 1860, al Ponte di S. Cataldo, a pochi km dal centro, si incontrarono Vittorio Emanuele e Garibaldi.
Teanesi furono: il cronista longobardo Erchemperto; il segretario di Stato di Giovanna I, AntonelloCentonze; il segretario di Stato di Ferrante d'Aragona, Antonello Petrucci; il Ministro di Ferdinando II, Nicola Gigli; il naturalista Stefano delle Chiaie. In Teano visse e morì il poeta del 500 Luigi Tansillo.
Posta sulle propaggini del gruppo vulcanico di Roccamonfina, ha un territorio ricco di verde e di acque. Famosa sin dalla antichità è la sorgente termale delle Caldarelle, a circa 1 km dall'abitato; incantevole il corso del Savone, con i suoi salti che alimentavano molini e ferriere.
• Itineraio 1: Convento di Santa Reparata - Monumento equestre dello Storico Incontro - Chiesa di Sant'Agostino - Chiesa di Santa Maria Celestina - Monumento ai Caduti - Castello - Loggione - Museo Archeologico - Convento di Santa Caterina - Chiesa di San Pietro in Aquariis
• Itineraio 2 : Chiesa dell'Annunziata - Chiesa di San Benedetto - Chiesa di Santa Maria de Intus - Chiesa di San Francesco - Cattedrale ed Episcopio - Chiesa di Santa Maria de Foris
Telesina e Parco del Matese.
I luoghi e la storia. Questo itinerario, partendo da Caianello e percorrendo la Telesina (SS372), interessa tutti coloro che si dirigono verso le montagne del Matese, fino a Bocca della Selva, località sciistica a confine con la provincia di Benevento. Da Caianello, prima di raggiungere Alife si suggerisce una piccola deviazione per visitare Pietravairano, citato anche in una bolla papale del 1193. Da vedere il Castello fondato nel 1483 da Ferdinando d'Aragona ed il Santuario di S. Maria della Vigna, così detto perché nel Seicento fu eretto nel luogo dove era stato ritrovato un affresco della Madonna con Bambino in una vigna sotto un albero di ciliegio. Ritornando sulla Telesina, si incrocia la SS158. Qui si pone una duplice scelta proseguire sulla SS 158 verso Isernia oppure imboccare la SS 158 dir per dirigersi verso Piedimonte Matese.
Nel primo caso si raggiunge Alife, cittadina che, in antichi tempi, fu contesa dai Romani e dai Sanniti. Dell'epoca restano mura romane del 326 a.C. su tessuto urbano sannitico. Conserva la pianta del "castrum" romano e le fortificazioni risalgono al I sec. a.C. Altre testimonianze romane sono la Necropoli i resti del Criptoportico, delle Terme, del Teatro, dell'Acquedotto e le Porte. I resti del Mausoleo degli Acili Glabrioni sono stati inglobati nella Cappella di S. Giovanni Gerosolimitano (XIII sec.) e poi, nel 1924, in un tempio votivo per i Caduti in guerra. Il Duomo del 1200 di cui restano il portale e la cripta, fu rifatto nel XVII sec. Proseguendo si passa per Sant'Angelo d'Alife con le sue memorie, il castello di origine longobarda, il borgo, le mura bastionate e Raviscanina, denominata un tempo Rupecanina, circondata da fitti boschi, custode dei ruderi del suo Castello medioevale e della Grotta di S. Michele con la Chiesa Rupestre.
A Pratella, luogo termale e di villeggiatura, si trovano i ruderi di un antico borgo sannitico, anche se la maggiore attrazione turistica è data dall'acqua di Lete, ricca di bicarbonato, calcio e magnesio nonché le sorgenti sulfuree e ferruginose. Di grande richiamo è anche la cittadina di Prata Sannita, di origine longobarda, che conserva nella parte antica dell'abitato una massiccia rocca risalente al sec. XIV, con murature e torre cilindriche angolari. Il castello ospitò Federico II di Svevia e Alfonso d'Aragona. Da queste rovine si può ammirare la Valle del Lete e il nucleo abitato con la Parrocchiale, che vanta un interessante chiostro del quattrocento, decorato con capitelli fogliati di stile gotico. Si consiglia di proseguire l'itinerario imboccando il bivio per Fontegreca, che fu feudo dei Sangro e degli Aragona, che ha nell'agricoltura un prezioso patrimonio di cultura contadina e di tradizioni e dove è possibile visitare il Santuario della Madonna dei Cipressi, proseguendo, addentrandosi nel Massiccio del Matese verso i laghi di Gallo e Letino fino a raggiungere il Lago del Matese, attraversando il campo delle secine che costeggia il fiume Lete.
Un'alternativa a questo percorso è rappresentata dall'itinerario che, partendo sempre da Alife, percorrendo la SS158dir, porta ai Monti del Matese. La prima località che si raggiunge è PiedimonteMatese dove, oltre alla bellezza del paesaggio naturale si potranno trovare interessanti opere archeologiche e monumentali da visitare. Alcuni esempi: resti di mura megalitiche e di un tempio, forse, dedicato ad Apollo; nell'Abbazia Benedettina di S. Salvatore (VIII sec.) è conservata un'icona lignea di S. Maria della Neve; nel 1414, sui resti di un tempio romano, fu costruita la Chiesa di S. Domenico; il Palazzo Ducale, secentesco, ha belle finestre ogivali e due notevoli portali di cui unodurazzesco; il Santuario dell'Annunziata (1600) ha facciata barocca con tre portali e, all'interno, un Coro ligneo del Giordano (1700).
Tra le bellezze architettoniche sono da segnalare:
• la Chiesa di S. Tommaso d'Aquino, impreziosita da una Tavola del Corenzio ed affreschi di Giuseppe e Bernardino Cesari;
• la Chiesa di S. Biagio del 1400
• la Basilica di S.Maria Maggiore (1700) nel cui interno è conservata una splendida "Madonna in Trono tra i Santi" della scuola di Antoniazzo Romano
• Convento e Chiesetta di S. Maria Occorrevole (1400), bellamente affrescata.
Continuando sulla SS 158 dir c'è Castello Matese, un paese fortificato all'epoca dei normanni, feudo dei D'Aquino e degli Aragona. Suggeriamo una visita alle torri medioevali e ai resti delle mura che sorgono ai margini del centro abitato. San Gregorio risale all'VIII sec., anche se le prime testimonianze si possono ritrovare in una bolla del Papa Pasquale I nell'817. Il centro storico si arrampica sul versante della montagna, affiancato da un vasto parco comunale tranquillo, ombroso con attrezzature sportive. Il percorso prosegue verso il Lago del Matese, passando per il passo di Miralago. Ci troviamo al confine tra Campania e Molise, circondati da una successione straordinaria di cime, tutte le principali del Massiccio: da Monte Miletto alla Gallinola, al Monte Porco. La vista è incantevole: d'inverno con le vette innevate, d'estate con gli alberi e i pianori verdi. Il lago è ricco di trote, tinche e carpe.
Note agroalimentari ed enogastronomiche. Seguendo l' itinerario individuato da Caianello in direzione Alife-Letino (SS 372-SS 158), molti sono i suggerimenti da un punto di vista enogastronomico. Alife e S. Angelo d'Alife, sono zone di produzione di olio extravergine d'oliva, insieme con Raviscanina, Pietravairano e Prata Sannita. Si consiglia la visita ad un frantoio, da far coincidere, magari, se svolta nel mese di dicembre, con la "Giornata dell'olio", che si tiene annualmente a Raviscanina. Alife è anche zona di produzione di miele e di rinomatissime cipolle, per cui sarebbe interessante una visita a qualche apicoltore locale oppure una sosta in un ristorante del luogo dove poter gustare piatti a base di cipolle. Interessante sarebbe anche una visita ad uno dei tanti caseifici, produttori di deliziosi formaggi bovini e pecorini, che si incontrano lungo il percorso (S. Angelo d'Alife, Raviscanina, Prata Sannita, Letino e Gallo del Matese). Nel periodo di agosto, inoltre, si potrebbe approfittare della sagra del formaggio che si tiene a Letino mentre, a cavallo tra settembre ed ottobre, delle giornate sulle Vie del latte, in cui molti dei caseifici campani (diversi dei quali casertani) organizzano momenti speciali per i visitatori.
Raviscanina, è anche zona di produzione di grano e lo testimonia una sagra della pannocchia che si tiene nella metà di agosto e che pure potrebbe essere interessante momento d'attrazione per dei potenziali turisti-visitatori. Letino, infine, potrebbe essere una sosta importante, non solo per i formaggi, ma anche per visitare i laboratori di lavorazione della lana o le rinomate sorgenti di acque sulfuree e ferruginose. Seguendo, invece, il secondo itinerario individuato da Caianello in direzione PiedimonteMatese (SS 372-SS 158 dir), i suggerimenti da un punto di vista enogastronomico si concentrerebbero soprattutto intorno al pecorino del Matese, prodotto principalmente a S. Gregorio Matese e a Piedimonte Matese, dove potrebbe essere ben accompagnato dai taralli locali. Piedimonte è conosciuta anche per la produzione di vino Pallagrello e per la lavorazione del maiale da cui si ricavano gustosi insaccati. Una buona occasione per degustare le sue prelibatezze, sarebbe il periodo di gennaio, quando si svolge un corteo di carnevale settecentesco.

 
Itinerari enogastronomici: Le vie del gusto e della tradizione in Terra di Lavoro
 
Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Sessa Aurunca   Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Ventaroli
 
Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: Casertavecchia   Itinerari e percorsi di Caserta e la sua Provincia: San Leucio
 

Gli itinerari percorribili e suggeriti da Le Strada del Vino in Terra di Lavoro sono tre:
Itinerario della D.O.C del Falerno del Massico
Il percorso di questo itinerario si snoda lungo due tracciati di grande rilevanza storica, l’antica strada Domiziana, voluta dall’imperatore Domiziano e la via Appia, esempio di straordinaria ingegneria. È qui, tra i rilievi calcarei del Massico che nasce il Falerno del Massico Doc, vale a dire il vino più noto dell'antichità considerato il primo vino a denominazione di origine controllata dell'enologia mondiale. I comuni interessati sono Cellole, Mondragone, Carinola, Falciano del Massico e Sessa Aurunca ricchi di attrattive storiche e naturalistiche. Infatti ciascuno di loro conserva testimonianze storiche quali reperti provenienti dall’antica Sinuessa custoditi in parte nel Museo Civico Archeologico "Biagio Greco”, gli abiti da cerimonia di un tempo conservati nel Museo della Casa Contadina, Edifici Quattrocenteschi, Cattedrali Romaniche, Castelli Ducali, Criptoportico ed il Teatro Romano. È possibile seguire altresì itinerari naturalistici nella Riserva Naturale del Lago di Falciano e nell’Oasi WWF Monte Massico che offre una fauna senza uguali in Italia.
Itinerario della D.O.C Galluccio
Il secondo percorso interessa i comuni di Conca della Campania, Galluccio, Rocca D’Evandro, Mignano Monte Lungo e Tora e Piccilli situati nella zona collinare dominata dal vulcano spento di Roccamonfina dove la mitezza del clima e la particolare natura del territorio hanno favorito da sempre una grande varietà di colture. Il “Galluccio DOC”, gli I.G.T. di Roccamonfina, l’Olio delle Terre Aurunche nonché Castagne, Funghi Porcini, Formaggi stagionati, carne suina e bovina faranno da contorno in un territorio dove gli amanti della natura e dell’arte potranno scegliere suggestive passeggiate tra castagneti secolari, escursioni nel Parco Naturale Regionale di Roccamonfina, o visite a borghi, chiese, edifici dell’epoca medievale. Di grande attrattiva è la visita al Parco Archeologico “Porto di Mola”, resti di un antico Porto romano e di una Fabbrica di Anfore Vinarie e, situate lungo il tratto del corso d’acqua che termina nel Fiume Garigliano, si aprono le Cascate su Rio Ervanello.
Itinerario della D.O.C Asprinio d’Aversa
Il terzo percorso de “Le Strade del vino in Terra di Lavoro” ci porta nel basso Casertano nell’area di produzione dell’Asprinio d'Aversa un particolare vitigno in grado di dare un vino poco zuccherino ma di elevata acidità e quindi ideale come base per gli spumanti. Ciò che caratterizza il paesaggio di un territorio che comprende ben 22 comuni, è la coltura della “vite maritata” ossia le piante crescono intorno agli alberi di olmo o di pioppo e si distendono a festoni da un tronco all’altro, ad altezze che superano i 20 metri. Dal punto di vista storico culturale è un territorio che offre al potenziale visitatore un ventaglio di proposte che lo condurranno in diverse epoche storiche caratterizzate da testimonianze normanne, angioine, aragonesi e spagnole particolarmente evidenti nel capoluogo, Aversa. Possiamo far concludere quest’itinerario con una visita alla città di Caserta famosa in tutto il mondo per la sua maestosa Reggia Vanvitelliana capolavoro dell’architettura del settecento.
Per informazioni e prenotazioni:
www.lesdvinterradilavoro.it
info@lesdvinterradilavoro.it

 
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