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Caserta e la sua provincia
 
Copertina della rubrica Caserta e la sua Provincia: la Reggia
 

"...Caserta e la sua Provincia protagonista essenziale di questo affascinante itinerario per scoprire la storia e l'arte, per conoscere l'ambiente naturale ancora intatto, per ritrovare gli antichi sapori della cucina locale, eventi e manifestazioni culturali e musicali..."
Il territorio della Provincia di Caserta racchiude in sé tutti gli elementi che rendono un territorio ricco dal punto di vista naturalistico e paesaggistico. L’area si estende dalla zona litoranea fino a quella montuosa del Matese, situato nel cuore della Regione Campania.
Se vero è che la Campania, per la varietà di condizioni ambientali, rappresenta una riproduzione in miniatura dell’intero mondo, sicuramente l’area del Casertano concorre fortemente a questa realtà.
La varietà del territorio porta con sé una diversità di flora che va dalla macchia mediterranea alle erbe officinali, robina, querce, castagneti, lecci, acero e carpino.
Tutta l’area è ricca di ampie zone coltivate a frutteti, vigneti, oliveti. Per quanto riguarda la fauna, infine, si va da quella tipica marina mediterranea, fluviale e lacustre fino a quella montana che vede la presenza di uccelli rapaci, lepri, faine, cinghiali.

 
Caserta e la sua provincia: notizie utili
 
Caserta e la sua provincia: veduta di Bocca della Selva sul  Matese   Caserta e la sua provincia: Baia Domizia litorale
 
Caserta e la sua provincia: pioppi con la vite maritata   Caserta e la sua provincia: panorama della piana di Carinola
 

La città di Caserta è situata nella pianura campana a sessantotto metri sul livello del mare, ai piedi del monte Tifata. È il centro più importante della zona chiamata Terra di lavoro ed è circondata da una delle più fertili regioni. La sua provincia è bagnata dal mare Tirreno tra il lago di Patria a sud e la foce del Garigliano a nord.
L'economia è in prevalenza agricola; produce infatti grano, mais, lupini, patate; è molto praticato l'allevamento dei bufali e bovini che trova condizioni favorevoli nei Mazzoni di Capua e nel basso Volturno.
Da questi fiorenti allevamenti deriva la possibilità di preparare formaggi di latte bovino fra i quali primeggiano le mozzarelle che sono sempre di bufala, anche se impropriamente il termine è usato per indicare il fior di latte e cioè quella sorta di mozzarella fatta con il latte di mucca.
Si tratta di un formaggio a pasta filante ottenuto da latte intero, confezionato immerso in panna o in liquido di governo per garantire una maggiore freschezza. Le mozzarelle di Caserta sono fra le più apprezzate e famose di tutto il meridione. Oltre ai latticini, base di questa cucina sono i legumi d'ogni specie, da mangiare da soli appena estratti dal pignatiello o con la pasta a completamento di una nutriente minestra.
I broccoli, passati in padella con congrua scorta di aglio e peperoncino, diventano i mitici friarelli. Le melanzane arricchite di mozzarella, formaggio grattugiato e sugo si presentano con la dignità della parmigiana; i peperoni arrivano quando possibile a tavola arricchiti da un ripieno di pan grattato, alici, capperi e ingredienti analoghi.
Sempre nell'ambito degli ortaggi ricordiamo i cardoni in brodo. Gli ingredienti sono: due grossi fasci di cardoni (gobbi), un litro e tre quarti di brodo di carne o pollo, due tuorli d'uovo, quattro cucchiai di parmigiano, due uova intere, sale e pepe e la preparazione, secondo un'antica ricetta, suggerisce di tagliare i cardoni in pezzi lunghi dieci centimetri, sfilacciandoli accuratamente. Poi, per non farli annerire, si mettono subito in acqua e limone. Si lessano in acqua salata a bollore per dieci minuti. Si fa bollire il brodo, vi si uniscono i cardoni ben scolati e si fa cuocere dolcemente il tutto per altri dieci minuti.
Si battono le uova intere più i due tuorli con il parmigiano, sale e pepe e, al momento di andare in tavola, si aggiungono ai cardoni e al brodo mescolando rapidamente per farle leggermente rapprendere. A tavola si aggiunge altro parmigiano.
Cucina povera che rispecchia la composizione sociale della gente di questa terra, mai entrata nel passato in contatto con l'opulenza della corte reale che pure a Caserta ha avuto la sua Reggia. La carne compare raramente sulle tavole, viene molto lavorata e insaporita con gli ortaggi e con l'origano, l'aglio, il peperoncino e i pomodori; cotta a lungo perché venduta fresca, appena macellata.
Il pesce è riservato alle grandi occasioni, cucinato spesso anch'esso con le verdure e cotto al forno. Anche i primi piatti vengono spesso conditi con le verdure, ma non mancano i condimenti a base di acciughe che si accompagnano sempre con aglio, prezzemolo e peperoncino o pepe.
Fra i dessert, oltre ai gelati e alle cassate veramente squisite, oltre ai dolci di importazione, ricordiamo la famosa mela annurca di cui il Casertano è ricchissimo, una mela di polpa bianca, compatta e croccante, di sapore dolce acidulo, aromatica e profumata.

Caserta cenni storici. Molte sono le tesi formulate sull'origine della citta': alcuni storici la fanno discendere dall'antica Saticula, fondata dai Romani, altri fanno riferimento ad un insediamento da parte dei longobardi di Capua nell'VIII secolo.
Durante la dominazione Normanna, la città acquistò una certa importanza, innanzitutto perchè fu inclusa nel principato di Capua e poi perchè qui fu costruita l'Abbazia cassinese di San Pietro ad Montes e fu iniziato il Duomo.

Capoluogo di provincia (abitanti comune 68.000, ab. provincia 805.000) di origini recenti. Nacque infatti nel corso del 1700 nei pressi della maestosa reggia di Carlo III di Borbone e prese il nome dal vicino e antico abitato di Casertavecchia. La città è oggi un centro agricolo di rilievo grazie alla sua felice posizione geografica, si trova infatti ai margini della fertile pianura nota come Terra di Lavoro (dal nome degli antichi abitanti, i Leborini).

Storia. La città nacque e si sviluppò vicino alla splendida reggia di Carlo III di Borbone, costruita verso la metà del 1700.
A pochissima distanza da Caserta (7 km) esisteva però già una cittadina fondata dagli Etruschi nell’ VIII secolo a.C.: Capua. La zona in questione fu , tra il V e il IV secolo a.C., teatro di violenti scontri tra gli abitanti, i Greci e i Sanniti. Questi ultimi occuparono Capua nel 424, ma dovettero cederla un secolo dopo ai Romani.
Nell’ Ottocento d.C. i Longobardi invasero il territorio fondando la città di Casamirta (Casertavecchia). La zona fu assegnata in amministrazione al ducato di Benevento, poi al principato di Salerno e infine a quello di Capua. Quando i Normanni scesero in Italia Casertavecchia fu una delle prime città ad essere conquistate (1057).
Il territorio passò poi agli Svevi, agli Angiò, alle nobili famiglie dei Caetani, dei Ratta, degli Acquaviva. Nel 1734 la zona fu ceduta ai Borbone e nel 1752, con la costruzione della reggia, Carlo III aprì la strada alla nascita e allo sviluppo di Caserta nuova. La città cadde in mano alle truppe napoleoniche tra il 1799 e il 1806.
Nel 1860 Teano (a breve distanza da Caserta) fu sede di un importante momento storico: Giuseppe Garibaldi consegnò qui al re Vittorio Emanuele II il Regno delle Due Sicilie appena conquistato.
Durante la Seconda Guerra Mondiale Caserta fu una base militare e, per questo motivo, oggetto di bombardamenti ed operazioni belliche.

Cose da vedere. Caserta ha un aspetto prevalentemente moderno. La visita della città si può limitare alla Reggia, al Duomo e alla chiesa di S. Sebastiano (nelle immediate vicinanze del Palazzo Reale).

La Reggia. Fu fatta costruire da Carlo di Borbone, figlio del re Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, per celebrare l’importanza europea del regno di Napoli. L’architetto Luigi Vanvitelli si ispirò nel progetto alla reggia di Versailles. I lavori iniziarono nel 1752 e terminarono nel 1774.
Il palazzo è composto da cinque piani, ha quattro cortili, si estende su una superficie di 44.000 mq, possiede 1200 stanze, 34 scale e 1970 finestre. Oggi una parte della reggia è adibita a sede dell’Accademia Aeronautica Italiana.

Gli interni. Dal portone principale si accede al maestoso atrio. Da qui salendo per il magnifico scalone d’onore si giunge alla Cappella Palatina e ai sontuosi appartamenti reali. Nei saloni si possono apprezzare pitture di artisti dell’epoca e mobili rococò e neoclassici. L’appartamento più antico, noto come l’appartamento vecchio, conserva arredi con stoffe provenienti dalle manifatture reali di S. Leucio e un presepe napoletano settecentesco con oltre 1200 statuine.
Vicino agli appartamenti si trovano una biblioteca e la pinacoteca con tele italiane e olandesi dell’Ottocento. Scesi al pianterreno si possono visitare il Museo dell’Opera (con disegni e modelli del palazzo realizzati da Vanvitelli) e il Teatro di Corte del 1769. Qui i Borbone facevano rappresentare opere di Giovanni Paisiello (1740-1816) e di Domenico Cimarosa (1749-1801).

Il parco. Si estende per 120 ettari ed è impreziosito da vasche e cascate. Per realizzare i giochi d’acqua delle fontane L. Vanvitelli dovette superare notevoli difficoltà: fece costruire appositamente un acquedotto (l’Acquedotto Carolino) facendolo passare attraverso le vicine montagne.
Passeggiando per il viale mediano del parco si incontrano fontane (la Fontana Margherita, la Fontana di Eolo, la Fontana di Cerere, la Fontana di Venere e Adone) e vasche con giochi d’acqua.
All’estremo nord la Grande Cascata o Fontana di Diana con le statue della dea e di Atteone. Ai lati di questa due scale conducono ad una grotta nella quale termina l’Acquedotto Carolino. Sul lato destro della cascata si trova il Giardino Inglese voluto dalla regina Maria Carolina, moglie di Ferdinando I di Borbone. La sua realizzazione si deve al botanico G. A. Graefer e al figlio di Luigi Vanvitelli, Carlo.
Qui tra laghetti e rovine artificiali sono coltivate specie rare e fiori esotici. Il suo nome deriva dal fatto che lo stile secondo il quale fu progettato era allora in voga in Inghilterra. Nel parco si trova anche la Castelluccia, una torre ottagonale costruita nel 1769 per i giochi dei principini di casa Borbone.

Duomo. Costruzione del XIX secolo. Custodisce alcune tele seicentesche.

Chiesa di S. Sebastiano. Ad una sola navata su progetto di Luigi Vanvitelli.

Nei dintorni
La cittadina medievale di Casertavecchia, il borgo settecentesco di S. Leucio (4 km.), (10 km. nord-est), l’antica di Capua (12 km.), S. Maria Capua Vetere (7 km.), i ruderi della città di Sinuessa a Mondragone (46 km.), i santuari di S. Maria Assunta (16 km.) e quello di S.Mariala Vigna (44 Km.). Nei pressi di Caserta si trovano numerose sorgenti termali indicate nella cura di svariate patologie (Triflisco, Riardo, Teano).

Arte
Appartamenti storici della Reggia, aperti tutti i giorni dalle 9,00 alle 14,00 (eccetto 1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre)
Parco della Reggia, aperto tutti i giorni (eccetto 1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre) dalle 9,00 ad un’ora prima del tramonto
Giardino Inglese, parco della Reggia, chiuso il lunedì, visite guidate a gruppi
Museo Archeologico Antica Capua, via Roberto d’Angiò, S. Maria Capua Vetere, tel. 0823844206. Orario: 9,00 – 19,00 tutti i giorni eccetto il lunedì
Museo Campano, via Principi Longobardi, 1-3, Capua, tel. 0823961402. Orario: 9,00- 13,30 dal martedì alla domenica.

Come arrivare in autostrada
Da nord: autostrada A1 Roma – Napoli, uscita Caserta nord
Da sud: autostrada da Napoli A2 Napoli – Caserta, da Reggio Calabria autostrada A 30 fino a Salerno, poi autostrada A3, da Bari autostrada A 16 uscita Nola poi autostrada A30
Strade statali: da Napoli s.s. n° 87 o s.s. n°7, da Benevento s.s. n°7, dalla litoranea Roma – Napoli n° 7 quater uscita Castel Volturno quindi S.S. n° 264

Come arrivare in treno
Caserta è collegata con le maggiori città del sud Italia e del nord direttamente o via Napoli.
Ferrovie dello Stato, piazza Ferrovia, tel. 0823322060

Come arrivare in aereo
Aeroporto Internazionale di Napoli, tel. 0817092800. Un servizio di autobus collega l'aeroporto con Caserta.
Per informazioni: tel. 0817005104

Come circolare in auto
Il centro di Caserta è percorribile in auto.

Come circolare mezzi pubblici
C. P. T. C. Consorzio Provinciale Trasporti Casertani via Provinciale Appia, 16 tel. 0823250111

Come circolare in taxi
Piazza Garibaldi tel. 0823322400

Numeri utili
E. P. T. Ente Provinciale per il Turismo: Palazzo Reale, tel. 0823 322233 e corso Trieste, tel. 0823321137
Comune di Caserta viale piazza Luigi Vanvitelli tel. 0823273111
Ferrovie dello Stato piazza Ferrovia tel. 0823322060
Seconda Università di Napoli, viale Beneduce tel. 0823327589
Ospedale Civile di Caserta tel. 0823304964
Carabinieri Pronto Intervento: 112
Polizia Pronto Intervento: 113
Vigili del Fuoco Pronto Intervento: 115
Soccorso stradale: 116
Guardia di Finanza Pronto Intervento: 117

Cucina
La cucina casertana è fatta di piatti semplici e popolari. Tra le specialità tipiche: le zite ripiene (con farcia di carne di maiale, salame, salsiccia, caciocavallo, spezie, uova), l’anguilla arrosto ( cotta sulla grata e irrorata da olio con lauro tritato), la folaga all’aceto, le peschiole (pesche nane con aceto). Ottimi i salumi e i latticini della zona.

Shopping
La provincia di Caserta è famosa per la produzione della seta. Tre secoli fa Ferdinando IV incoraggiò l’industria serica nella Real Colonia di S. Leucio (4 km. da Caserta).Nella zona si possono acquistare damaschi, broccati e sete pregiate da utilizzare nell’arredamento da interni.
Nella provincia si producono anche oggetti in ceramica e in legno.

Teatri
Teatro Comunale, ufficio informazioni tel. 8000139813

Eventi
Sfilata di carri allegorici: febbraio
Premio letterario Casa Mirta: aprile e settembre
Sagra delle pallottole: aprile
Sagra della seta: luglio
Festival di prosa, musica e balletto: mesi estivi, Casertavecchia, San Leucio, e Reggia di Caserta
Mostra dell’antiquariato: seconda decade di settembre.

I comuni della Provincia di Caserta

• Ailano: Cerquete (Grotta di Coscina)
• Alife: Totari, Conca d' Oro
• Alvignano: Marciano Freddo, San Mauro, Selvapiana
• Arienzo: Costa di Rienzo, Crisci, Signorindico
• Aversa
• Baia e Latina
• Bellona: Triflisco
• Caianello: Aorivola, Poza, Judea, Gaudisciano, Santa Lucia, Caianello Vecchio, Montano, Fossato
• Caiazzo: Cesarano, Santi Giovanni e Paolo, San Pietro, Montecarmignano
• Calvi Risorta: Calvi Vecchia, Petrulo, Visciano-Zuni
• Camigliano: Leporano
• Cancello ed Arnone
• Capodrise: Musicile, Pagani, Marte, Botteghe, San Donato, Acquedotto, Nocelle, Olivo
• Capriati a Volturno: Mandra Castellone, San Tomeo
• Capua: Sant' Angelo in Formis
• Carinaro: Casignano
• Carinola: Casale, Casanova, Nocelleto, San Donato, Santa Croce, Ventaroli
• Casagiove: Coccagna
• Casal di Principe
• Casaluce: Propone, Aprano, Piro, San Lorenzo
• Casapesenna
• Casapulla
• Castel Campagnano: Squille
• Castel di Sasso: Cisterna, Prea, Sasso, San Marco, Vallata, Strangolagalli, Buonomini, Arbusto, Morrone, Maranisi
• Castel Morrone: Annunziata, Grottole, Largisi, Torone, Casale, Sant' Andrea, Balzi, Pianelli, Bottega
• Castel Volturno: Ischitella Lido, Marina di Lago di Patria, Villaggio Coppola, Pineta Nuova, Cepparule
• Castello del Matese: Miralagho (Passo di), Grassete, Aritello, Piano degli Astori, Tagliaferro, Reale, Serra di Mezzo, Capo di Campo, Monte Porco
• Cellole: Baia Domizia, San Marco, Baia Felice, Centora, Casamare
• Cervino: Forchia, Messercola, Mandorle, Morrilli, Vittoria, Razzani, Vigliotti, Verdoni
• Cesa
• Ciorlano: Torcino
• Conca della Campania: Catailli, Cave, Orchi, Piantoli, Vezzara, San Domenico
• Curti
• Dragoni: Maiorano di Monte, San Marco, Aschettini, Chiaio, San Giorgio, Pantano, Trivolischi
• Falciano del Massico: Falciano Capo, Falciano Selice, Cambierti, Quartone, Sant'Ilario
• Fontegreca
• Formicola: Medici, Cavallari, Fondola, Lautoni
• Francolise: Sant' Andrea del Pizzone, Ciamprisco, Montanaro, Poste, San Rocco, Sant' Aniello , Cantarone, La Barrata
• Frignano
• Gallo Matese: Vallelunga, Acqua Spuzzata
• Galluccio: Calabritto, Campo, Galluccio, San Clemente, Sipicciano, Vaglie, Santa Reparata, Cisterni, Cavelle
• Giano Vetusto
• Gioia Sannitica: Pozzillo, Fontanelle
• Grazzanise: Borgo Appio, Brezza, Volta di Branco
• Gricignano di Aversa: Aversa, Carinaro, Succivo, Cesa, Marcianise
• Letino: Serramonte, Campo delle Secine, San Pietro
• Liberi: Villa, Liberi, Merangeli, Profeti, Cesi 
• Lusciano
• Macerata Campania: Casalba, Caturano
• Maddaloni: Massercola, Montecodoro
• Marcianise: Castel Airola, Castel Loriano
• Marzano Appio: Ameglio, Campagnola, Grottola, Le Mura, Terracorpo, Tuorofunaro, Valle Cupa
• Mignano Monte Lungo: Campozillone, Caspoli, Moscuso
• Mondragone: Arevito, Ponte dell' Impiso, Starza, Ponte dei Tamari, Sangello, San Mauro, Arevito, Tre Colonne, Levagnole, Incaldana
• Orta di Atella
• Parete
• Pastorano
• Piana di Monte Verna
• Piedimonte Matese: Bocca della Selva, Sella del Perrone, Sepicciano
• Pietramelara
• Pietravairano: San Felice
• Pignataro Maggiore: Partignano
• Pontelatone: Funari, Treglia, Savignano, Casalicchio
• Portico di Caserta: Musicile
• Prata Sannita: Prata Sannita Inferiore, Prata Sannita Superiore, Pantani Fragneto, Rio, Cerasa
• Pratella: Mastrati, Palombisci
• Presenzano: Pèntime, San Felice
• Raviscanina: Quattro Venti, Case Pagane
• Recale
• Riardo: Assano, Bagni
• Rocca d'Evandro: Bivio di Mortola, Camino, Cocuruzzo, Marsella, Rocca d' Evandro, Vallenova
• Roccamonfina: Cese, Filorsi, Fontanafredda, Gallo, Garofali, Maria Santissima dei Lattani, San Domenico, Tavola, Torano, Tuoro di Tavola, Cambali, Giglioli, Tuorischi, Surienza
• Roccaromana: Santa Croce, Statigliano, Le Grotte
• Rocchetta e Croce: Croce, Rocchetta, Valle d' Assano, Loreto
• Ruviano: Alvignanello, San Domenico
• San Cipriano d'Aversa: Calitto, Isola, Grammignuolo, Cancello, Perillo, Maisone, Casino Beneventano, Incoronata, Castegno, Madonna del Carmine
• San Felice a Cancello: Botteghino, Cancello, Polvica, San Marco Talanico, San Marco Piedarienzo, Cave, Ponti Rossi, Coste, Sant' Agnello, Grotticelle, Felcione, Trotti, Vigliotti
• San Gregorio Matese: Miralago (Passo), Santa Croce
• San Marcellino
• San Marco Evangelista
• San Nicola La Strada
• San Pietro Infine: Annunziata Lunga
• San Potito Sannitico: Torelle, Le Fate, Conca dell' Arena
• San Prisco: San Felice
• San Tammaro: Carditello
• Sant' Angelo d' Alife: Castello, Selvapiana, Melopiano, San Nicola, Grotte, Vignole, Taverna-Starza, Rondò
• Sant' Arpino
• Santa Maria a Vico: Massercola, Rosciano, San Marco, Maielli, Mandre, Loreto, Papi, Priori
• Santa Maria Capua Vetere: Sant' Andrea
• Santa Maria La Fossa: La Torre, Cavallerizze Vecchie, Camino, Mormili, Cavallerizza Nuova
• Sessa Aurunca: Aulpi, Avezzano-Sorbello, Baia Domizia, Baia Murena, Carano, Cascano, Cescheto, Corbara, Corigliano, Cupa, Fasani, Fontanaradina, Gusti, Lauro, Marzulli, Piedimonte, Massicano, Ponte, Rongolisi, San Carlo, San Castrese, San Martino, Sant' Agata, Santa Maria a Valogno, Tuoro-Podesti, Valogno
• Sparanise
• Succivo: Popone
• Teano: San Giugliano, Tuoro, Loreto, Soppegna, Ruozzo, Bagnonuovo, Campofaio, Torricelle, Grafevola, Orto Ceraso, Santa Croce, Terragnano, Passerelle, San Lieno, Montelucno, Vallerano, Fontana Regina, Casi
• Teverola
• Tora e Piccilli: Tuoro, Foresta, Tuoro Rosso
• Trentola Ducenta
• Vairano Patenora: Marzanello, Vairano Scalo, Taverna Catena
• Valle Agricola: San Nicandro, Cese, Pozzo, Camposiello
• Valle di Maddaloni: Ponti della Valle
• Villa di Briano
• Villa Literno
• Vitulazio

 
Caserta e la sua provincia: i siti Unesco
 
Caserta e la sua provincia: la Reggia   Caserta e la sua provincia: Sal Leucio di Caserta
 
Caserta e la sua provincia: Acquedotto Carolino   Parco della Reggia: il giardino inglese
 

Caserta, la reggia e il parco
La Reggia di Caserta e il suo parco, due gioielli di ineguagliabile splendore, sono stati inseriti nella World Heritage List dell'Unesco nel 1997.
Progettata nel Settecento da Luigi Vanvitelli, su incarico di Carlo III di Borbone, la Reggia, che rappresenta il trionfo del barocco italiano, è una delle opere più importanti del famoso architetto napoletano: il suo visitatore resta incantato dalla bellezza degli interni e dalle magnificenze dell’esterno.
Curatissima nei dettagli ed articolata su quattro monumentali cortili, la costruzione è fronteggiata da uno scenografico parco oggi meta di migliaia di turisti.
Il sontuoso palazzo è una fusione ideale e originale di altre due residenze reali: la Reggia di Versailles dei re di Francia e il madrileno Palazzo dell'Escorial, sede dei re di Spagna.
La Reggia di Caserta si presenta come un vero e proprio complesso monumentale che occupa 45.000 mq e, con i suoi cinque piani, raggiunge un'altezza di 36 m. Sulla facciata principale si aprono 143 finestre e nel palazzo ci sono ben 1200 stanze e 34 scalinate. L'edificio è fabbricato in mattoni e i due piani inferiori sono rivestiti con lastre di travertino. L'intera struttura è coronata da un'ampia cupola centrale.
Visitando il suo interno si è stupiti dal continuo susseguirsi di stucchi, bassorilievi, affreschi, sculture, pavimenti a intarsio. Notevoli sono quelli della Sala di Astrea, della Sala di Marte e della Sala del Trono. Quest'ultimo è il più grande degli appartamenti reali ed era adibito al ricevimento delle personalità.
Le parti più scenografiche della reggia sono probabilmente l'insieme dell'atrio e del monumentale scalone d'onore e la cappella.
Lo scalone è un'invenzione dell’arte scenografica settecentesca e collega il vestibolo inferiore e quello superiore, dal quale si accede agli appartamenti reali. La Cappella Palatina, progettata dal Vanvitelli fin nelle decorazioni, è di certo l'ambiente che più di ogni altro mostra una chiara analogia con il modello di Versailles.
Notevole è anche il teatro di corte, mirabile esempio di architettura teatrale settecentesca: la sala a ferro di cavallo piuttosto arrotondato è resa solenne dalla disposizione particolare delle colonne, ad ordine gigante.
Ma anche gli altri ambienti sono di eccezionale bellezza.
La Pinacoteca al suo interno è organizzata in una serie di stanze collegate e accoglie numerosi dipinti raffiguranti nature morte, eventi bellici e ritratti della famiglia dei Borbone.
Nell'appartamento vecchio è esposto il presepe borbonico, grande passione della nobile famiglia dalla quale è scaturita la nota tradizione napoletana per l’allestimento della Natività.
La biblioteca palatina è annessa agli appartamenti della Regina, donna raffinata e di grande cultura, e finemente decorata da rilievi ed affreschi tra i quali quello che riproduce i segni zodiacali e le costellazioni, eseguito su disegno dello stesso Vanvitelli.
Suggestive sono anche le sale dedicate alle quattro stagioni.
Parte integrante della maestosità e della bellezza della Reggia è il parco, composto da fontane e cascate. Il parco è un tipico esempio di giardino all'italiana, costruito con vasti prati, aiuole squadrate e, soprattutto, un trionfo di giochi d'acqua. Lungo l’asse centrale, si susseguono vasche, fontane e cascate, ornate da grandi gruppi scultorei. Ne risulta un effetto scenografico di grande impatto che raggiunge il culmine nella Grande Cascata. Il parco si estende fino alla sommità della collina antistante il palazzo, dove un giardino inglese fa da cornice ad una passeggiata tra piante esotiche.
Singolare è infine il fatto che il Giardino all’Inglese, meno simmetrico rispetto a quello all’italiana, fu voluto da Maria Carolina d'Austria e vi furono piantate numerose piante indigene ed esotiche, fra cui alcuni bellissimi cedri del Libano. Assieme alla Reggia di Caserta e al suo parco, l'Unesco ha inserito nella World Heritage List anche l’Acquedotto, sempre realizzato dall'architetto Luigi Vanvitelli e il vicino complesso di San Leucio.

 
 
 
 

Siti italiani iscritti nella lista del patrimonio culturale mondiale dell’UNESCO per provincia, data e criteri di iscrizione (dati al 30 luglio 2002)
Caserta: La reggia di Caserta con il Parco, l’acquedotto del Vanvitelli e il complesso di San Leucio
1997 (i)(ii)(iii)(iv) - Fonte: elaborazione Istat su dati UNESCO
(a) Un monumento, un insediamento o un sito, per ottenere l’iscrizione nella lista, deve presentare almeno uno dei seguenti criteri, ovvero costituire:
i) Un capolavoro del genio creativo umano.
ii) Una testimonianza di un elemento che ha influito in modo considerevole, in un periodo dato o in un’area culturale determinata, sullo sviluppo dell’architettura o della tecnologia, delle arti monumentali, della pianificazione urbanistica o del paesaggio.
iii) Una testimonianza unica o quantomeno eccezionale di una tradizione culturale di una civiltà vivente o scomparsa.
iv) Un esempio eminente di un tipo di costruzione o di un insieme architettonico, tecnologico o paesaggistico relativo a uno o più periodi significativi della storia umana.

 
Caserta e la sua provincia: guida (parte prima)
 
Caserta e la sua provincia: Teano paesaggio   Caserta e la sua provincia: Roccamonfina paesaggio
 
Caserta e la sua provincia: Riardo e Pietramelara paesaggio   Caserta e la sua provincia: Sessa Aurunca paesaggio
 

La città di Caserta come oggi la conosciamo è in realtà una città "nuova", sorta soltanto all’epoca della sontuosa Reggia, quest’ultima edificata secondo lo stile che in quell’epoca caratterizzava i regnanti di stirpe Borbone. E la struttura viaria della città, priva degli intrichi, dei saliscendi e dei vicoletti che di solito caratterizzano le città italiane di antica origine, spesso con il loro impianto medievale, è una chiara testimonianza della sua modernità.
Caserta sorge in pianura, nella piana del Volturno, e conta intorno agli 80.000 abitanti. La città vecchia, che appunto non è affatto una città ma un borgo che smise di crescere e svilupparsi quando, nel 1750, i Borbone decisero di farne una nuova, è invece un delizioso centro già abitato all’epoca dei Sanniti. Ma non è una città, è solo un paese.
La Caserta della magnificente Reggia appoggia volentieri una parte della propria economia sul turismo, che affluisce copioso proprio per visitare quel gigantesco giardino di delizie architettoniche e ingegneristiche che è appunto il Palazzo Reale. A proposito, qualora lo si volesse visitare, come di dovere, e gustarsi la visita nel miglior modo possibile consigliamo di incominciare con l’affacciarsi alle stanze del palazzo. La visita dura circa un’ora, o magari un’ora e mezza, a patto di non rimanere troppo a lungo incantati in ogni stanza. Dopo gli Appartamenti Reali, la Sala di Alessandro, quella che Gioachino Murat adoperò a mo’ di sala del trono, la Sala degli Alabardieri e l’Appartamento Nuovo, così chiamato perché posto in opera soltanto nell’Ottocento, un salto ai giardini è doveroso. Questi si possono visitare con l’autobus ma anche in carrozza, in risciò o in bicicletta. L’autobus è disponibile nelle vicinanze dell’entrata del parco e conduce il visitatore fino all’ultima fontana, dove si possono ammirare i giardini all’inglese. Da qui si può fare una bella camminata per vedere l’infilata di fontane - sono in tutto sette - fino a raggiungere nuovamente l’entrata. È questa una visita che si può fare in un giorno. E certo potremo dire di aver visto la Reggia di Caserta.
Itinerari a Caserta
Il Matese è la catena montuosa che racchiude buona parte dei fascinosi segreti del casertano con le grotte, i fiumi, le valli e le montagne. Ma non solo. Piacevoli itinerari si possono intraprendere anche, per esempio, a Casertavecchia dalla quale i vescovi sloggiarono non appena venne costruita la nuova. Interessante da visitare è anche l’eremo di un santo, Vitaliano, che sta invece sui colli Tifatini.
Verso il Matese
Da Caserta, in poco meno di un’ora di macchina (sono Km 67), si raggiunge Piedimonte Matese, vivace cittadina dalla quale parte il nostro itinerario su per i pittoreschi scenari del massiccio, appunto, del Matese. La strada per arrivarci non è difficile, seguendo sostanzialmente dapprima la A1, quindi la SS.372 e in sequenza le provinciali 330 e 331. Da Piedimonte si torna a imboccare la SS372 fino a raggiungere Quercia Grossa dove incontriamo un bivio per svoltarvi a sx assecondando le indicazioni per Calvisi, quindi ancora verso Croscia, poi Caselle. Si raggiungono quindi i ruderi del Castello di Gioia Sannitica.
L’occorrente per questa vacanza, che non presenta particolari difficoltà, consiste semplicemente di un binocolo, di una buona macchina fotografica e una borraccia; ai piedi, dei funzionali scarponcini, una comoda giacca a vento da indossare e una lauta colazione a sacco. I ruderi del Castello di Gioia Sannitica, dal quale si comincia il percorso, si levano su uno sperone roccioso che fuoriesce dal monte Erbano. Al disotto vi è la piana di Telese, con il torrente Titerno che la solca con le sue acque dalle correnti spesso energiche. Nelle vicinanze del castello si possono vedere due inghiottitoi che, nelle superfici carsiche come quelle che caratterizzano il Matese, sono quelle cavità naturali, di solito piuttosto anguste, che si aprono a voragine e in cui l’acqua trova breccia per sprofondare nel sottosuolo. Il primo dei due, che si incontra scendendo verso valle, viene chiamato dagli abitanti locali “Iecuru” o “Il fosso del Castello”. Assai fascinoso per la sua posizione elevata oltre i 500 metri, il maniero vanta antiche origini normanne e una struttura interna che, sebbene distrutta, mostra ancora una serie di articolazioni architettoniche. Il maniero è completamente disabitato almeno dal sec. xvi. Impressionante è, guardando da sotto, la levata della sua torre a picco e a filo della roccia che precipita in verticale verso il basso.
Santuario dell’Arcangelo San Michele
La seconda tappa del nostro itinerario ci porta al Santuario dell’Arcangelo San Michele, una grotta con chiesa rupestre che si trova nelle immediate vicinanze della frazione di Gioia Sannitica chiamata Curti. L’interesse suscitato dal santuario, oltre alla scena naturalistica dei dintorni, consiste appunto nell’essere una vera e propria grotta, dedicata al Santo Arcangelo, risalente all’epoca medievale. All’interno esistono ancora affreschi che i visitatori possono ammirare. La devozione cattolica conosce in territorio italiano una serie di grotte dedicate al culto dell’Arcangelo e nella sola Campania se ne contano almeno sei. La sacralità di questi luoghi è di solito legata alle apparizioni. Si dice che le apparizioni di San Michele siano state frequenti da queste parti, così come a meridione e oriente, in terra di Puglia.
Non distante dal Santuario si trova la zona di monte Monaco dove il carsismo del Matese si è sbizzarrito nel generare una quantità di grotte e inghiottitoi. Sotto quello che viene misurato come il “punto trigonometrico del rilievo” si apre, a 973 metri s.l.m., la Grotta dei Banditi il cui accesso è uno dei più difficili da penetrare. Un’altra grotta è quella detta dei Briganti che ricoverò per lunghi anni proprio i briganti, controverse figure che erano presenti in buona parte del Sud Italia. Proprio in questa grotta si dice anche che giace un tesoro nascosto in una cassa, quasi come in un racconto di Robert Louis Stevenson. E poi, ultimo sito di visita, è il Campo del Monaco. Qui leggenda vuole che abitasse un eremita con la gradevole abitudine di soccorrere i viandanti in difficoltà.
Casertavecchia
Casertavecchia si raggiunge dal capoluogo in direzione nord-est, dove sorge alla distanza di circa dieci chilometri. Molto piacevole è lo scenario della strada in salita che approccia al borgo, ma belli sono anche il borgo stesso e la sua Cattedrale. Le stradine interne appaiono particolarmente accoglienti e poiché quasi dietro ogni angolo c’è un ottimo bar, in quelle medievali viuzze rotte soltanto dal chiacchierio di qualche passante e di amici che si incontrano, è molto piacevole dedicarsi al rito dell’aperitivo. Il Duomo (tel. 0823371318) sorge sul fondo della raccolta Piazza Vescovado, proprio nel centro del borgo. L’epoca in cui iniziarono i lavori di costruzione, dal 1113 al 1128 circa, era quella che vide al soglio vescovile Rainulfo, cui successe Nicola che ne proseguì i lavori. Questi furono ultimati intorno al 1153 anche se, in effetti, il tiburio appartiene al secolo successivo. Si sappia che, nel suo complesso, la bellissima chiesa è ascrivibile allo stile siculo-musulmano. Il Duomo contempla tuttavia anche forme architettoniche di tipo romanico-pugliese e benedettino; somiglianze si riscontrano con gli edifici coevi di Amalfi, Gaeta e Monreale.
La Valle dell'Inferno
La Valle dell'Inferno è un autentico canyon che separa la collina di Castello del Matese dai 1037 metri del Monte Muto. È, la Valle dell’Inferno, una vasta fenditura aperta nella montagna dove numerose emergono caverne e grotte e sgorgano piccole sorgenti e torrenti che appaiono e scompaiono per poi tornare a spuntare dal sottosuolo. Un luogo magico, come si dice. Il primo tratto va dalla sorgente del Torano, di Piedimonte Matese, fino alla valle Orsara. Fra le altre meraviglie di questo tratto iniziale vi è la cascata, stupenda e senza nome, che si getta dal bordo del terrazzo di Castello. Il percorso qui si fa piuttosto avventuroso perché, raggiunta la località di Malepasso, per proseguire occorre arrampicarsi. E per arrampicarsi diventa addirittura necessario l’utilizzo delle corde. Finalmente da Castello del Matese si può scendere nel canyon, sia a piedi sia in automobile, scorgendo spesso sulla sua parete verticale alpinisti intenti ad allenarsi. Quella nella Valle dell’Inferno è un’escursione di grande effetto, soprattutto per la qualità davvero fuori dell’ordinario del paesaggio nel quale ci si trova immersi. E ad enfatizzare l’aspetto selvaggio di questi luoghi ci si mettono anche le aquile, che volteggiano con eleganza nell’infallibile ricerca delle loro prede.
Arte e cultura a Caserta
Un viaggio per ammirare le bellezze casertane. Dalla deliziosa e antichissima cittadina di Sessa Aurunca, che fece parte di una lega di città del popolo degli Aurunci, alla magnificenza quasi imbarazzante della Reggia di Caserta. Quest’ultima è un vero e proprio capolavoro costruito per competere con la grandeur francese, secondo i Borbone, e non solo loro, simboleggiata dalla Reggia di Versailles.
Bellezze maestose Una caratteristica che immediatamente salta agli occhi di Sessa Aurunca è la trachite, una roccia vulcanica effusiva dal bel colore giallo, oppure grigio, della quale la città è quasi interamente rivestita, tanto negli edifici quanto nelle pavimentazioni. La città si trova in effetti dalle parti del vulcano di Roccamonfina. Il vulcano, spento ormai da circa 50.000 anni, può essere definito il fratello maggiore del Vesuvio, con la bocca del cratere dalle impressionanti dimensioni di circa Km 6 di circonferenza e 25 alla base. Roccamonfina contiene in sé altri due monti vulcanici, il Santa Croce e il Lattani, entrambi alti intorno ai 1000 metri. Distante una quarantina di chilometri a nord-ovest di Caserta, Sessa Aurunca è una città il cui dinamismo commerciale, industriale e agricolo non le impedisce di essere anche molto bella e, del resto, sempre più apprezzata dai turisti.
È imprecisa la data della sua fondazione, tuttavia è certo che già esisteva nel sec. v avanti Cristo. I suoi abitanti, gli aurunci, facevano parte di una popolazione non così esigua dal momento che, ai tempi, vantava l’esistenza di una lega di città aurunche della quale Suessa, questo il suo nome originario, faceva appunto parte. I ritrovamenti di materiale archeologico presso il ponte Ronaco, che si trova un paio di chilometri fuori dall’abitato in direzione di Minturno, stanno a testimoniare l’esistenza di un insediamento nel territorio. Tale insediamento abitativo risale al sec. vii a.C., mentre altri reperti, tra cui le tombe, vanno ancora più indietro fino al sec. viii. Sono testimonianze che evocano la presenza sul territorio di popolazioni stanziatesi fin dall’età protostorica.
Il sopravvento dei Romani e il loro successo politico-militare vide Sessa Aurunca diventare colonia di Roma, e lo diventò in modo radicale, acquisendone la cultura e le arti. Durante l’età imperiale la città conobbe la sua maggiore espansione, soprattutto per quanto concerne l’assetto urbanistico che proprio in quel tempo giunse a coprire un’area le cui dimensioni abitative sfioravano addirittura il doppio rispetto a quelle attuali. Restano ben poco tracce che possano farci conoscere la condizione della città nel periodo di declino dell’impero di Roma e tuttavia certe sono quelle di una comunità cristiana, tracce rivelate dalla catacomba di San Casto. Sessa Aurunca tornò a incontrare un periodo di grande slancio anche economico durante la dominazione prima normanna e poi sveva. Risale infatti ai secoli xii e xiii l’edificazione della bella Cattedrale romanica, nonché l’estensione del Castello e della sua cinta muraria.
Oggi la città conta poco più di 22 mila abitanti. Si visita piacevolmente inoltrandosi per il centro storico (il Comune di Sessa Aurunca è in Piazza Castello, 19 - tel. 0823.602111), con il suo caratteristico e antico mercato settimanale che si tiene ogni giovedì. Ma Sessa Aurunca è anche città d’arte e tradizionale centro di studi. Di grande bellezza è il suo Duomo, rifatto addirittura nel 1103 e dedicato a San Pietro. Lo si può considerare uno fra i monumenti di maggior rilievo dell’architettura romanica nella regione a testimoniare, una volta di più, che la sontuosità delle chiese, più che del divino, cantava la gloria degli uomini e delle loro città. La San Pietro di Sessa Aurunca sorse quindi così splendida perché splendida era quell’epoca per la città. Stupendo è all’interno il pavimento a mosaico della navata centrale i cui motivi geometrici, del sec. xii, sono tracciati con gusto arabo. E, di fianco al grande e pregiato pergamo, ecco il non meno prezioso candelabro del cero pasquale, opera del Maestro Pellegrino.
La Reggia di Caserta
La Reggia di Caserta una volta faceva parte del patrimonio dei Borbone, oggi, secondo l’Unesco, appartiene invece al Patrimonio dell’Umanità. Circondato da un immenso parco, il palazzo reale di Caserta fu voluto per soddisfare le ambizioni di Carlo III di Borbone il quale, colpito dalla bellezza del casertano, intendeva emulare la reggia di Versailles, allora considerata il massimo in fatto di residenze regali, per dare il giusto lustro alla sua casata come pure al governo della sua capitale, Napoli. La zona di Caserta aveva in realtà anche delle ragioni strategiche, giacché essendo più spinta verso l’entroterra rispetto a Napoli si ritrovava anche ad essere meno vulnerabile a eventuali attacchi dal mare. Fino a prima della sua edificazione Carlo III non possedeva una vera e propria reggia, e poiché frequentava da tempo il casertano per le sue battute di caccia gli parve di riconoscere il quel territorio proprio il luogo adatto per la sua costruzione. Interpellato dapprima l’architetto Nicola Salvi, che afflitto da problemi di salute dovette rifiutare il lucrativo incarico, la scelta ricadde poi su Luigi Vanvitelli. Al Vanvitelli fu impartito, senza mezzi termini, l’ordine di costruire uno dei palazzi più belli d’Europa, il che ci dà anche un’idea di cosa dovesse considerarsi bello a quei tempi: qualcosa di maestoso.
Le intenzioni del sovrano erano quelle di spostare a Caserta le principali funzioni amministrative dello stato e collegare la città e la Reggia a Napoli attraverso un interminabile viale monumentale, lungo più di 20 chilometri; un progetto che in tal senso non fu mai realizzato appieno, come pure quello della reggia che dovette rinunciare alle torri angolari e alla cupola previste nel disegno originario. Vanvitelli raggiunse Caserta nel 1751, quando il re aveva già acquistato il terreno sul quale sarebbe sorta la Reggia a un prezzo scontato, benché esorbitante (si trattava di 489.343 ducati). Questo perchè il venditore era un duca del posto, famiglia potente ma da tempo avversa e perciò invisa ai Borbone, che dovette pagare pegno al re con un forte sconto sull’acquisto. La reggia di Caserta rispose positivamente alle richieste del sovrano e divenne il simbolo del nuovo stato borbonico, della sua potenza e grandiosità, ma anche dell’efficienza e della razionalità.
Il Duomo di Caserta Vecchia
Il Duomo di Caserta Vecchia è indubbiamente l’edificio religioso più bello e importante della città, vecchia o nuova che sia. Si trova nel borgo medioevale dell’originario abitato, oggi soltanto una frazione di Caserta. La cattedrale fu fatta costruire ai primi del 1100 dal vescovo Rainulfo e ultimata nel 1153. Rappresenta uno degli episodi più felici di architettura romanica campana, con altissimo valore artistico e storico grazie ai differenti stili con i quali è stato approntato cioè quello siculo, quello normanno, quello arabo e quello romanico. La facciata a spioventi accoglie il fedele con tre ampi portali a sculture zoomorfe. La facciata posta sul lato sud è abbellita da losanghe in marmo, il lato opposto si caratterizza invece per le sue forme ellittiche. Ai primi del secolo successivo si aggiunse il transetto a tre campate, mentre la cupola, risalente al secolo ancora seguente, si caratterizza per gli influssi stilistici siculo-musulmani che la mostrano simile alla coeva Cattedrale di Salerno. L'interno della chiesa ha pianta a croce latina, con le tre navate separate da 18 colonne ornate da archi a tutto sesto. Fra la navata e il transetto si ammira un affresco del 1400 che raffigura la Vergine col Bambino.
L’Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere
L’Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere fu costruito tra il I e II secolo d.C. e in seguito ampliato dal famoso imperatore romano Adriano e da Antonino Pio. Della sua maestosa mole, appena inferiore a quella del Colosseo di Roma, resta purtroppo molto poco giacché il tempo ha distrutto le gradinate quasi del tutto. Resta almeno in parte visibile la parete esterna a figura ellittica. In origine questa parete era formata da quattro ordini di arcate con semicolonne doriche e busti di divinità inseriti nelle chiavi di volta. Ugualmente ben conservati sono giunti fino a noi i sotterranei, composti da una suggestiva serie di corridoi coperti da volte a botte. L’Anfiteatro Campano, detto anche Anfiteatro Captano, è comunque il primo anfiteatro dell’antica Roma. Dunque, a quello della capitale, che lo sopravanza per dimensioni, l’Anfiteatro Campano servì in realtà da modello. Gli scavi del 1726 hanno portato alla luce un’epigrafe latina, che parla dell’anfiteatro, tronca nel testo e che l’archeologo Alessio Simmaco Mazzocchi è riuscito a integrare. L’epigrafe così recita in italiano: “La Colonia Giulia Felice Augusta Capua fece, il divo Adriano Augusto restaurò e curò vi si aggiungessero le statue e le colonne, l'imperatore Cesare T. Elio Adriano Augusto Pio dedicò”. 

 
Caserta e la sua provincia: guida (parte seconda)
 
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Enogastronomia a Caserta
Dal punto di vista enogastronomico la provincia di Caserta è forse un po’ sopravanzata dal culto di Napoli, che della Campania rappresenta il territorio dell’invenzione e della massima fantasia. E Napoli è la città che si nomina quando si parla della cucina di queste parti. Eppure anche Caserta vanta le proprie specialità e soprattutto il suo territorio si mostra particolarmente fertile e produttivo.
Campania Felix
È situata proprio nel casertano quella porzione della regione che gli antichi Romani chiamavano Campania Felix, felice o fortunata che dir si voglia. Una terra per lo più pianeggiante arricchita dai rilievi del Matese e dalle loro fortune agricole, attraversata dal Volturno, resa particolarmente fertile dal clima mite e dall’azione dei sedimenti vulcanici prodotti dal complesso del Roccamonfina e dei Campi Flegrei che partendo dal nord-ovest napoletano si spingono fino alla provincia di Caserta.
Sebbene la gastronomia della provincia possa alcune volte sentirsi offuscata dall’esuberanza, nella regione Campania, dalla nomea di Napoli, con la città partenopea che nelle descrizioni della cucina regionale spesso appare come sinonimo di “Campania”, qui nel casertano la matrice culinaria è forse più incline alle specialità “di terra” piuttosto che a quelle marinare. Eppure, in una terra che prende grandemente spunto dalle tradizioni contadine, non mancano piatti altamente scenografici come le lasagne di carnevale o il sartù di riso, che della cucina povera non fa parte. Sarà forse per la prossimità della Reggia di Caserta, una tra le più magnifiche d’Europa.
Gnocchi e tagliolini
Nella cucina tipica del casertano i primi piatti sono di solito a base di pasta fatta in casa, con gli gnocchi e i tagliolini a primeggiare su tutti, ma anche di legumi. Mentre i secondi piatti vengono solitamente preparati con carni di produzioni locali e cucinati in differenti modi. Fra i piatti della tradizione, che caratterizzano la cucina del casertano, e che traggono ancora una volta spunto dalla sua terra e dall’inclinazione che la Campania Felix ha con la pastorizia, ecco le salsicce di polmone condite con i piccanti peperoncini locali. Molto buone e al contempo caratteristiche sono le acciughe in vasetto, il casatiello, i fagioli alla carrettiera e le zite. Tra i dolci non si possono dimenticare i panzarotti. E poi l’olio. Quella che si ritrova nella provincia di Caserta è una produzione davvero eccellente che tuttavia ancora non gode del riconoscimento della Denominazione d’Origine Protetta.
I vini
Del beneficio delle ceneri vulcaniche presenti nella zona godono anche i vigneti. Fra i vini da pasto si segnalano gli ottimi Bianco d'Alife, il Conca Mondragone e ancora il vino dei Campi Flegrei e il Pallagrello. Non sono da meno le Doc Asprinio di Aversa, Galluccio e Falerno del Massico. L’Indicazione Geografica Tipica si fa largo con il Roccamonfina e il Terre del Volturno. Riguardo all’Asprinio ne ha scritta una delle sue Mario Soldati, e non si può perdere l’occasione di citarlo, scrittore che ha definito l’Asprinio casertano un “grande piccolo vino”. Di questo bianco secco il Soldati ha più diffusamente detto, tornando a sognarne sapore e consistenza, “e come era difficile trovargli fratelli, cugini, parenti anche lontani [...] Non c'è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio: nessuno che non si può immaginare se non lo si gusta”. La Doc Aversa Asprinio è assegnata solo nelle province di Caserta e Napoli. Il vino è tipico dell’Agro Aversano. La sua origine pare molto antica. Nel periodo normanno il cantiniere di corte di Roberto d’Angiò, Louis Pierrefeu, riconobbe nelle pendici aversane un terreno perfetto per l’impianto di viti che fornissero alla corte normanna una ricca riserva di spumanti. Utilizzò il tronco dei pioppi, lì numerosi, per fare da sostegno ai tralci di vite permettendo loro di crescere in altezza e svilupparsi a festoni, ciò che appunto caratterizza la produzione dell’Asprinio. Questo metodo viene chiamato “vite maritata” in quanto il pioppo, su cui la vite poggia, fa da “marito” e consente al tralcio di innalzarsi addirittura fino a 10-15 metri. L’Asprinio è un vino da pasto che si preferisce servito a temperatura fra i 10 e i 12 gradi centigradi. Esiste anche la tipologia spumante, prodotta nel doppio tipo “demi-sec” e “brut”, entrambe a perlage sottile e profumo elegante. Tutti e tre si accompagnano a meraviglia con antipasti freddi, tartine, stuzzichini, piatti di pesce, crostacei e molluschi.
Mele, castagne e mozzarelle
Da non dimenticare le castagne, la cui pianta quasi invade le zone di montagna dando frutti ottimi quanto pregiati, e le mele annurca, punto d’orgoglio delle colture della provincia, frutto eccellente per proprietà organolettiche e persino curative dalla polpa bianca e croccante, che pure si prestano magnificamente alle applicazioni culinarie. Ad esempio con le mele annurca ben miscelate a noci, carote, insalata, formaggio, limone, pepe e maionese da queste parti si preparano ottimi antipasti. E ancora si fanno le mele annurca alla griglia, al forno o come farcitura di specialissime crépes.
Per finire citiamo la buonissima mozzarella di bufala di Mondragone, davvero un fiore all’occhiello della gastronomia casertana. Il termine mozzarella risale a qualche secolo addietro. Si ritrova, forse per la prima volta, citato in un libro di cucina, pubblicato nel 1570, di Bartolomeo Scappi, cuoco alla corte papale e lungimirante antesignano della tecnica di cucina, Lo Scappi nomina le mozzarelle insieme a un elenco di altri alimenti che andava suggerendo: “…capo di latte, butirro fresco, ricotte fiorite, mozzarelle fresche et neve di latte…”. Ora, la desinenza –ella, come –uccia o –ina, mostra che doveva probabilmente trattarsi di una forma diminutiva, forse persino con accezione negativa, come l’insulto “mozzarella” per “pappamolla” avrebbe poi detto - della parola “mozza” (nominata per la prima volta almeno un centinaio d’anni prima di “mozzarella”) nel significato di “provatura” e cioè “provola”, in riferimento al modo in cui, a mano, si mozzava la pasta. Questo chiarirebbe la specifica sopra citata dello Scappi “mozzarelle fresche”, altrimenti per noi incomprensibile, giacché una mozzarella è per noi solamente fresca. La mozzarella era all’origine un sottoprodotto della provola, poco richiesta, mal considerata a causa della difficile conservazione e anche della vendita, date le peculiari caratteristiche di freschezza che deve rispettare, e quindi destinata a un circuito ristretto.
Artigianato a Caserta
La Campania ha una consolidata tradizione artigianale. Una serie di attività, legate appunto all’artigianato e diffuse sul territorio, si trovano ancora oggi in provincia di Caserta. In questo panorama San Leucio e la sua Real Colonia sono forse le punte di diamante per i veli di seta. Non da meno sono le ceramiche, che ben si difendono dalle altre produzioni, e gli intrecciati realizzati con il vimini.
Caserta artigiana
Fu Ferdinando iv di Borbone a volere la Real Colonia di San Leucio, piccolo nucleo in cui avviare la manifattura della seta. San Leucio è una frazione dell’odierna città di Caserta e la sua Real Colonia segnò nel 1789 la data d’inizio ufficiale, e certa, della lavorazione dei veli di seta a cui seguì quella dei drappi di seta. Manifattura per la verità iniziata in quel paese già da qualche anno prima. Il materiale per la produzione proveniva in un primo tempo da bachi domestici, allevati cioè dai contadini nelle case. Tuttavia, dagli originari e pochi filatoi e telai dei primi tempi ben presto la produzione, incoraggiata dalle richieste della corte, incrementò. Si decise quindi di costruire una vera e propria filanda di più ampie dimensioni. È questa l’origine della lavorazione artigianale della seta di San Leucio che dura tutt’oggi benché la produzione della seta, cioè la filatura e l’allevamento dei bachi, sono scomparsi. Gli artigiani locali lavorano oggi damaschi, broccati e tessuti jacquard concepiti per l’arredamento. Oggi i telai utilizzati sono per lo più meccanizzati, restano tuttavia lavorazioni e rifiniture manuali. In ogni caso, il possesso di un San Leucio nella propria collezione è motivo d’orgoglio e di distinzione.
Ceramica
Una consolidata tradizione, che affonda le sue radici nella storia, la si ritrova soprattutto nell’artigianato artistico dalle parti di Alife, grosso paese, o forse meglio dire cittadina, interessante da visitare anche per la cerchia quadrilatera delle mura romane. Ad Alife la produzione delle ceramiche risale probabilmente all’epoca sannita. Importante, nella cittadina di Alife, è il centro storico con il Criptoportico di età romana, una galleria di forma rettangolare lunga più di cento metri ancora oggi quasi perfettamente conservata. La produzione delle ceramiche contraddistingue anche altri centri, piccoli borghi nei quali questa forma artigianale sopravvive, tra cui Pietramelara. Qui, ad esempio, troviamo la bottega d'arte “Le Ceramiche” (Via Croci, 51 - tel. 0823644052) che si distingue per la qualità delle lavorazioni. Anche a San Clemente di Galluccio antiche botteghe artigiane mostrano ancora una certa vitalità nella produzione di ceramiche e maioliche alquanto raffinate. Si tratta di botteghe che, ancora oggi, testimoniano una storia che ci riporta indietro nel tempo fino all’epoca preromana.
Rame e vimini
Tra le altre produzioni artigianali, a Marzano Appio, per esempio, paese che dista soli dieci minuti da La Starza, si producono ormai da secoli botti, tinozze, panieri e sporte.
Lavori in rame e vetrate artistiche sono invece una specialità di Roccamonfina. Si tratta di opere realizzate nello scenario molto accattivante della Riserva Naturale e del vulcano. La maestria di fabbri e falegnami pronti a elaborare intarsi con grande competenza, o ancora la lavorazione di ramai e fabbri è ancora presente in paesi come Gioia Sannitica, Piedimonte Matese, Rocca Romana e Galluccio.
Nei comuni di Marzano Appio e Letino, di Raviscanina, Tora e Piccilli, sebbene siano rimasti in pochi, sono ancora attivi gli artigiani esperti nella lavorazione del vimini dal quale, intrecciandolo, si ricavano cesti delle forme e dalle dimensioni più svariate.
A Letino si lavora ancora il tipico costume locale, arricchito di ricami e pizzi fatti a mano dalle donne del posto. E anche a Prata Sannita, nonché a Sant’Angelo d'Alife, trova una certa diffusione l’arte del ricamo e dell'uncinetto. A Gallo Matese, infine, dura ancora oggi la preziosa lavorazione a tombolo. Tale lavorazione consente di produrre un tipico pizzo, caratteristico per la particolare elaborazione dei suoi ricami, tutt’oggi considerato unico nel suo genere.
Sport e natura a Caserta
Sono davvero numerose, nel casertano, i parchi e le riserve naturali cui è deputato il compito di salvaguardare un territorio che purtroppo conosce, come del resto buona parte d’Italia, i danni causati dall’aggressività della speculazione edilizia. Ma qui ci troviamo al centro di vere e proprie oasi in alcune delle quali, come sul massiccio del Matese, non sono pochi gli sport cui è possibile dedicarsi.
Il Massiccio del Matese
Il Matese deriva il suo nome dal termine Mathesium, toponimo probabilmente in uso in età preromana, poiché già allora il massiccio rivestiva una notevole importanza difensiva non meno che economica. Per i Romani, giunti qui in seguito, il massiccio assunse anche il nome di Tifernus Mons. Il Massiccio del Matese si eleva su una superficie che supera i 1000 chilometri quadrati ed è circoscritto dal corso dei fiumi Volturno, Biferno, Tammaro e Calore che gli scorrono attorno e lo circondano. Ancora, l’intero massiccio si racchiude a sud-ovest nella Campania e a nord-est nel Molise.
Parco Regionale del Matese
L’area protetta del Parco Regionale del Matese (Piazza Vittoria - San Potito Sannitico - Caserta - tel. 0823786015 - www.parcoregionaledelmatese.it) si caratterizza per il suo paesaggio tanto vario quanto incantevole. Attraversando il parco si incontrano pascoli e prati, foreste e improvvise radure, laghi e corsi d’acqua, siti in cui è possibile rinvenire i segni della storia dell’uomo che da queste parti si è affacciato con i Sanniti prima e con i Romani in seguito. Se vi capitasse di contemplare i 2050 metri di una delle cime del Matese, il Miletto, intorno alle prime luci dell’aurora, provereste sicuramente la suggestiva sensazione di scorgere il sole levarsi sull’Adriatico e la luna che contemporaneamente splende ancora sul versante bagnato dal mar Tirreno. I tre laghi osservabili dalla vetta del monte più alto di questa catena appenninica si chiamano lago Matese, lago di Gallo e lago di Letino. Ma da qui si vedono anche la catena delle Mainarde e, ancora più lontani, la Maiella e il Gran Sasso. Sensazionali sono soprattutto gli scenari naturalistici inventati dalla costituzione di questa roccia, il calcare. Sono grotte profonde, composte da pozzi e meandri dove scorrono torrenti impetuosi che danno vita a cascate e laghi immersi nella quiete rotta soltanto dal rumore delle acque. Nelle valli e suoi pianori si possono invece incontrare cavalli selvaggi, o greggi e mandrie intente a ruminare con placido appetito.
Chi non avesse voglia di camminare su percorsi tecnici nel Parco del Matese può dedicarsi alle altre diverse e molteplici attività. Sulle acque dei laghi in quota, ad esempio, si può navigare con imbarcazioni a remi come i vecchi lontri, tipici di queste parti, oppure sbizzarrirsi su canoe e kayak. Anche il torrentismo è uno sport praticato da queste parti. Le zone umide intorno ai laghi si offrono molto bene agli interessati al birdwatching e, fra l’altro, sono diverse le specie che si incontrano da queste parti come le aquile che abitano le montagne. Numerosi prati che costellano la zona sono perfetti per allenarsi o cimentarsi, anche per la prima volta, nel tiro con l’arco. Le aziende locali offrono l’opportunità di praticare l’equitazione e, a riguardo, le opzioni variano dalle brevi passeggiate ai più lunghi itinerari per radure e boschi. Chi sia interessato all’arrampicata sportiva dispone di ottime pareti di calcare per fare palestra; sono le pareti della Civita di Pietraroja o quelle del San Lorenzello, o ancora quelle della valle Orsara o dalle parti di Letino. Non mancano i mozzafiato lanci con il parapendio e il deltaplano.
Il cicloturismo dispone invece della Valle Alifana, non meno che dei vasti tavolieri che si trovano in quota. I percorsi per la mountain bike sono davvero molti. Attraverso le sterrate si oltrepassano boschi e pianure per collegarsi quasi con ogni angolo del Matese. Fra le vere e proprie piste ciclabili, che ormai si stanno attrezzando, interessante è la vecchia via che conduce alla foresta di Lavelle. Il percorso si addentra in una zona scavata dal torrente Titerno che si colloca ai piedi del fascinoso monte Cigno. Questo per quanto riguarda le attività estive.
D’inverno l’atmosfera si colora di bianco e si aprono le piste da sci e gli impianti di risalita soprattutto, da dicembre a marzo, sulla Bocca della Selva dove sciatori e appassionati di snowboard scivolano sulle piste. Lo sci escursionismo si pratica pressoché ovunque e le montagne del Matese si popolano d’inverno delle gare di fondo alle quali si può assistere soprattutto dalle parti del monte Orso. Per maggiori informazioni su ognuna di queste iniziative è possibile rivolgersi alle associazioni o alle pro-loco disseminate sul territorio. Queste montagne vantano anche l’esistenza di località appartate e silenziose, dove ci si può inoltrare sia per conto proprio, sia affidandosi all’esperienza delle guide. Attività d’elezione sui monti del Matese è, infine, la speleologia, pratica che richiama nella zona un buon numero di esperti interessati a studiare la configurazione di queste montagne e delle loro numerose grotte.
Parco Regionale del Partenio
Il Parco Regionale del Partenio (Ente Regionale Parco del Partenio: Via Borgonuovo, 25/25 – Summonte - Avellino – tel. 0825691166) copre una piccola fetta della provincia di Caserta per distendersi, in tutta la sua ampiezza, in quella di Avellino, Benevento e Napoli, con le prime due a occupare la parte più ampia. 
È invece interamente incluso nella provincia di Caserta il Parco di Roccamonfina-Foce Garigliano (Via Cavalluccio, 16 - Sessa Aurunca - Caserta  – tel. 0823935518 – numero verde 800445444 da utilizzarsi anche per la segnalazione di illeciti ambientali). Roccamonfina offre un itinerario che si inoltra fra i borghi antichi inclusi nell’area del Parco e giunge a visitare anche un piccolo paese fantasma, rimasto intatto ma abbandonato da tempo. La partenza è prevista dalla piazza Nicola Amore, della stessa Roccamonfina, per salire lunga una prima strada antica che anni addietro collegava il paese con la frazione Fontanafredda. Dopo alcuni minuti di passeggiata si incontra un’altra frazione, San Domenico: al centro della sua piccola piazza diparte il sentiero che ci porterà a Cerquarola, il suddetto paese fantasma. La sua curiosa caratteristica consiste nel non avere abitazioni singole, così che il borgo si raccoglie in una sola grande costruzione. Nelle vicinanze, con la sua forma a cono capovolto, troviamo l’antico serbatoio per la conservazione della neve, la cosiddetta nevera. Tutto intorno i maestosi castagni da frutto, la tipica coltura del parco che ci circonderà per buona parte del nostro cammino. A questo punto si noterà, guardando verso sinistra, la mole del monte La Frascara e, all’opposto, i 1005 metri del Santa Croce.
Nella frazione San Domenico sorge l’omonimo convento che risale al 1600. Lungo il tracciato che andiamo a percorrere, usando il binocolo, si possono osservare, con un po’ di fortuna, diversi esemplari di picchio: il muratore, il verde, il picchio rosso maggiore e anche qualche uccello rapace. La frazione di Fontanafredda, che da San Domenico raggiungeremo a breve sempre immersi nei boschi di castagno, è rinomata per le sue sorgenti.
Inoltrandoci per “via di Vallescura”, come gli abitanti del luogo chiamano questo sentiero, si costeggiano ampi muretti a secco che ci guidano fino al borgo chiamato Gallo. Da qui si raggiunge poco dopo la frazione Voria di Gallo, per poi conquistare ancora un’altra frazione, che porta lo stesso nome del paese fantasma, Cerquarola, e che sarà il nostro arrivo.
La Riserva Naturale Lago di Falciano
La Riserva Naturale Lago di Falciano (per maggiori informazioni contattare il Comune di Falciano del Massico: Corso Garibaldi, 1, Falciano del Massico – tel. 0823931242) si trova in parte nel territorio dell’omonimo comune e in parte in quello di Mondragone. Il lago di Falciano è di origine vulcanica ed è situato alle pendici del Monte Massiccio. La Riserva Naturale è stata istituita nel 1993. Da allora sono in corso lavori di bonifica per ripristinare l’habitat precedente gli anni settanta del Novecento, periodo a partire dal quale l’oasi ha purtroppo conosciuto un certo degrado. Così, già nel 1988 vennero avviati gli studi volti a risanare il lago da un eccessivo carico idrico. I lavori iniziarono nel 1990 con la costruzione di un depuratore delle acque del Canale Lago; più tardi furono avviati quelli destinati a proteggere le sorgenti che sgorgano dal fondale le quali correvano il rischio di venire interrate da una certa esuberanza dei depositi sabbiosi. Il lago ospita ancora oggi un rigoglioso ecosistema la cui vegetazione si caratterizza in modo prevalente per la presenza della tifa, della cannuccia di palude, del falasco e del coltellaccio. Sono inoltre state identificate, sempre all’interno della Riserva Lago di Falciano, ben 88 specie di volatili, sia stanziali che svernanti, nonché numerose specie di migratori.
Eventi a Caserta
Rievocazioni storiche e appuntamenti enogastronomici non mancano a Caserta e nei suoi dintorni. Città in cui sagre, feste e celebrazioni che vengono organizzate attirano ogni anno un buon numero di visitatori. Questi sono ben felici tanto di assaggiare i prodotti locali, quanto di conoscere i percorsi storici di una terra che, anticamente, ha rappresentato la cosiddetta Campania Felix (Campania Prosperosa).
Folklore gastronomico
Da Annibale a Garibaldi è una cerimonia di recente istituzione che coinvolge non soltanto Caserta Vecchia, il bellissimo borgo antico del capoluogo, ma anche una serie di altri centri della provincia. La celebrazione si svolge la metà di luglio e si articola in tre giorni e tre notti. In questa occasione, tra le altre iniziative, sotto i cieli stellati e immersi nel cuore dei borghi si gustano prelibate pietanze. Tutto questo avviene a partire dalle 20.30 del primo giorno quando il pubblico, accolto tra le viuzze del borgo, dà vita a un’atmosfera gradevolmente godereccia. Circa due ore dopo l’atmosfera cambia e ci si accinge ad assistere, nello spazio predisposto dal campo sportivo, a un concerto di musiche antiche.
Il giorno successivo le celebrazioni iniziano la mattina con il gioco della dama animata. Nel primo pomeriggio è la volta di una parata che esibisce le diverse casate di Casa Hirta, come in passato era chiamata la città di Caserta Vecchia. Seguono la battaglia combattuta con gli archi e gli agguerriti duelli all’arma bianca.
Il terzo giorno si partecipa all’apertura del campo medievale e all’inaugurazione della mostra dedicata a Federico II di Svevia. Verso le 15.30 ecco altri duelli che si mescolano alla vita da campo, così come allora la conducevano i guerrieri. Alle 18.30, nella pineta ai piedi del castello, si organizza l’assalto alla cosiddetta Torre dei Falchi e al castello medesimo, rievocazione di quello condotto, ai tempi, dalle truppe papaline. Alle 20.00 si ritorna fra i vicoli del borgo per le degustazioni dei piatti tipici. La celebrazione si chiude in Piazza Duomo con musiche e ballate medievali.
Oltre le manifestazioni che si tengono a Caserta Vecchia, Da Annibale a Garibaldi conosce anche altre tappe tra cui Sessa Aurunca, Aversa, Teano e Capua.
Sagra delle mele annurca
A Terra di Lavoro, e precisamente nella città di Valle di Maddaloni, si svolge la Sagra delle mele annurca (tel. 0823.206389), programmata solitamente nell’ultimo fine settimana del mese di ottobre. Obiettivo della festa è valorizzare un prodotto locale e assolutamente tipico, la mela annurca appunto, orgoglio dei produttori locali e dell’intera cittadina. La Sagra della mela annurca propone, da 18 anni, una serie di concerti all’aperto, spettacoli di artisti di strada e attrattive di varia natura. Tutto questo fa da cornice agli stand allestiti dai produttori locali i quali propongono gli assaggi della loro mela. A questi si aggiungo quelli dedicati ai dolci, preparati con quella stessa mela che ben si presta per la lavorazione in cucina. Della mela annurca, che da sempre contraddistingue la coltivazione campana, si hanno notizie addirittura dagli affreschi ritrovati durante gli scavi a Ercolano. Si tratta di un frutto che caratterizzava la regione quando la stessa era chiamata Campania Felix.
Il Corteo Storico San Vito Martire è una rievocazione della storia di San Vito, il santo patrono della borgata di Ercole, piccola frazione di Caserta prossima alla sontuosa reggia Vanvitelliana. Il corteo si compone di circa 120 figuranti tutti agghindati in foggia romana, così come usava nel 300 d.C., il periodo storico in cui il martire visse santamente e, tragicamente, morì. I 14 quadri di cui il corteo si compone rappresentano i momenti cruciali occorsi nella vita del santo. Oggi i figuranti, con i loro 14 quadri, partono da Mazara del Vallo in Sicilia, dove san Vito nacque, e raggiungono Roma, il luogo del suo martirio. Gli abitanti del borgo di Ercole, il quale non rappresenta che una tappa del corteo itinerante, sentono molto l’evento. A tal fine si impegnano con notevole e generale partecipazione ai preparativi della manifestazione.
Ricette a Caserta
La provincia di Caserta si estende dal massiccio del Matese fino alla zona costiera. La sua tradizione gastronomica affonda qui le radici e si manifesta, in genere, in piatti semplici e di matrice popolare quali sono le zite ripiene o l’anguilla arrostita. Dagli allevamenti del territorio traggono origine gli eccellenti formaggi di latte bovino, primi fra tutti le mozzarelle, rigorosamente di bufala.
Sartù di riso
Descrizione
Tempo di preparazione: 120 minuti circa
Ingredienti
400 gr di riso
il sugo del ragù alla napoletana
1/2 dose di polpette solo fritte
25 gr di funghi secchi ammollati
1 cipolla tritata
4 cucchiai di olio d’oliva
40 gr di burro
100 gr di fegatini di pollo
250 gr di piselli preferibilmente freschi
100 gr di salsiccia
1 mozzarella affettata sottile
2 uova sode tagliate a spicchi
4 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
burro e pangrattato.
Procedimento
Saltare in tegame i fegatini con un po’ di olio e di burro, levarli e tagliarli a pezzetti. Imbiondire l’olio e il burro restanti e soffriggervi cipolla, quindi aggiungere i piselli e i funghi, che andranno salti e pepati, e lasciati insaporire.
Unire la salsiccia, che andrà tolta non appena cotta per essere affettata e rigettata nel tegame con i fegatini, le polpette e qualche cucchiaio di sugo.
Lessare il riso e condirlo con il restante sugo insieme alle uova e al formaggio. Ora imburrare e passare con il pangrattato una teglia che sia larga intorno ai 20 centimetri e alta 15, disporvi più o meno tre quarti del riso in modo che aderisca per bene alle pareti e al fondo. Nel foro centrale si deve sistemare una metà delle fette di mozzarella, le uova, tutto il ripieno con il sugo, quindi ancora le uova e la mozzarella. Ricoprire con il riso e cospargere di pangrattato, quindi distribuire alcuni fiocchi di burro. Mettere nel forno a 230 gradi per circa mezz’ora.
Lasagne di carnevale
Descrizione
Tempo di preparazione: 180 minuti
Ingredienti
Per il sugo:
una cipolla
3 o 4 cucchiai di olio extravergine
1 kg di pomodori
250 gr di guancia di bovino
1 salamino da cuocere
50 gr di pancetta fresca
sale e pepe q. b.
Per le lasagne:
200 gr di ricotta di pecora
20 gr di lasagne fresche
2 uova
1 panino ricco di mollica
latte q. b.
1 mazzetto di prezzemolo
150 gr di provola affumicata
100 gr di mozzarella
parmigiano grattugiato
sale q. b.
Procedimento
Pelare la cipolla, tritarla e rosolarla nell’olio. Aggiungere la carne, i salamini e la pancetta, ingredienti che dovranno tutti essere tagliati a pezzi. Rosolare il tutto e aggiungere i pomodori, possibilmente San Marzano, passati con il passaverdure. Salare, pepare e lasciar cuocere a fuoco lento per almeno due ore.
Colare la ricotta aiutandosi con un setaccio e con un colapasta ricoperto da uno strofinaccio di cotone. Rassodare le uova, che andranno poi sgusciate e affettate. Ora preparare delle piccole polpette, delle dimensioni di una ciliegia, adoperando la carne del sugo che sarà stata preventivamente tritata. Mescolare con un uovo la carne trita, la mollica del panino ammollata nel latte e un po’ di prezzemolo, anch’esso trito. Infarinare le polpette e friggerle in olio già caldo, quindi assorbire l’eccesso di unto con la carta da cucina.
Affettare la provola e la mozzarella, mettete la ricotta in una ciotola, unire un mestolo di sugo e mescolare il tutto per bene fino a che il composto sarà sufficientemente omogeneo.
Lessare le lasagne al dente, poche alla volta, in abbondante acqua salata, nella quale si sarà versato un filo d’olio per evitare che le lasagne si attacchino, quindi metterle a raffreddare su un canovaccio.
In una teglia distribuire sul fondo un pò di sugo, coprire con uno strato di lasagne, poi distribuire nell’ordine un pò di composto di ricotta e sugo, fettine di provola e di mozzarella, polpette, uova sode a fette, un pò di sugo e una spolverata di parmigiano. Continuare fino a ultimare gli ingredienti. Sull’ultimo strato mettere soltanto il sugo, la mozzarella e il parmigiano.
Cuocere in forno caldo a 180 gradi per almeno un’ora. Le lasagne dovranno essere ber dorate e con i bordi sensibilmente croccanti. Togliere le lasagne dal forno e lasciarle riposare circa venti minuti, quindi servire.
Anguilla arrosto
Descrizione
Tempo di preparazione: 30 minuti
Ingredienti
2 anguille del peso di 400 gr
qualche foglia di alloro
sale marino integrale
olio
aceto
succo di limone
spiedini.
Procedimento
Spellare l'anguilla, tagliarla a pezzi di 6 centimetri e metterli a marinare per un paio d’ore in olio, aceto, sale e succo di limone. Prendere degli spiedini di metallo, oppure degli stecchi lunghi, e infilarvi due o tre pezzi di anguilla, alternando con le foglie di alloro. Disporre il tutto in una teglia, quindi versarvi la marinata avanzata e passare in forno finché il tutto si cuocia.
Farfalle con mela annurca
Descrizione
Tempo di preparazione: 30 minuti
Ingredienti
50 gr di scalogno
200 gr di cipolline novelle
100 gr di guanciale affumicato
330 gr di mele annurca
olio extravergine d’oliva
300 gr di farfalle
20 gr di timo
50 gr di parmigiano
200 dl di vino bianco
0,30 dl di brandy
20 gr di burro.
Procedimento
Tritare insieme lo scalogno e le cipolle novelle, quindi versare il trito in padella insieme all’olio e al vino bianco e lasciare che appassisca a fuoco dolce. Affettare il guanciale a liste sottili e porlo in forno a 180 gradi finché diventi ben croccante.
Lessare le farfalle in acqua già salata quindi scolarle al dente.
Affettare le mele a cubetti per saltarle in padella con il burro. Aggiungere il brandy e lasciarlo evaporare. A questo punto aggiungere il guanciale, i cubetti di mele, la pasta e il parmigiano alle cipolle e allo scalogno. Amalgamare il tutto. Unire una spolverata di pepe nero appena macinato e servire caldo.
Zite ripiene
Descrizione
Tempo di preparazione: 60 minuti
Ingredienti
Per il ragù:
800 gr di lacerto di manzo
50 gr di prosciutto
70 gr di pancetta
1/2 cipolla
1 o 2 spicchi d’aglio
prezzemolo
vino rosso secco
2 dl di olio extravergine di oliva
200 gr di concentrato di pomodori
sale e pepe.
Per il ripieno:
200 gr di carne macinata
250 gr di ricotta
1/2 cipolla
parmigiano grattugiato
salvia
maggiorana
timo
1 uovo
vino bianco secco
olio extravergine d’oliva
sale e pepe.
Procedimento
Soffriggere in padella aglio, cipolla, pancetta e prosciutto. Aggiungere la carne e irrorare con il vino rosso al quale, una volta sfumato, andranno aggiunti i pomodori. Lasciare in cottura.
Per il ripieno, soffriggere in olio ben caldo la cipolla e aggiungere la carne macinata e gli aromi. A cottura ultimata lasciare che il composto raffreddi quindi metterlo in una terrina in cui si aggiungeranno la ricotta, il formaggio e l’uovo.
Riempire, con il ripieno, 400 gr di zite (fatte in casa o comprate) e sistemarle in una pirofila. Coprire con il ragù e infornare per 25 minuti.
Utilità su Caserta
In aereo
Aeroporto Capodichino: Via del Riposo, 95 – Napoli - tel. 0817896521 - fax 0817896324 – www.gesac.it
L’aeroporto Capodichino è il più vicino a Caserta per raggiungere la quale esiste un servizio Bus (BUS CTP: info 800200114) a 300 metri dal Terminal 1. Gli autobus partono circa ogni 90 minuti. All’aeroporto è possibile, inoltre, noleggiare l’auto. Di seguito i riferimenti in merito.
Avis Autonoleggio: tel. 0817516052 - www.avisautonoleggio.it
BudgetItalia: tel. 0817899038 - www.budgetautonoleggio.it
Locauto: tel. 0817518899 - amedeomasotti@locauto.it
Europcar: tel. 0817805643 - www.europcar.it
In auto
Per raggiungere Caserta è necessario percorrere l’autostrada A1, detta anche Autostrada del Sole, Napoli-Roma, e uscire agli svincoli di Caserta Nord o Caserta Sud. La distanza da Napoli è di 25 km. L’autostrada A1 conduce a Caserta anche dal Nord.
In treno
Caserta è servita dalla locale stazione ferroviaria che si trova in Piazza G. Garibaldi, 1. Biglietteria: tel. 0823322060
Assistenza Clienti: tel. 0823.325479
Trasporto pubblico urbano
Cooperativa Taxi 2000: Piazza G. Garibaldi, 1 - tel. 0823322400
L’ACMS (Azienda Casertana Mobilità e Servizi) ex CPTC è la società che si occupa del trasporto sul territorio del comune di Caserta e di una vasta area limitrofa. La società mette in comunicazione il capoluogo di provincia con tutte le città e quasi tutti i paesi del casertano.
Sul sito del comune di Caserta (www.comune.caserta.it) si trovano tutte le informazioni necessarie per la mobilità in questa città.
Musei
Reggia di Caserta - Parco della Reggia: Via Douet, 2/A – tel. 0823.2774111 - www.reggiadicaserta.org
Turismo
Ente Provinciale per il Turismo (EPT) - Palazzo Reale Caserta: Viale G. Douhet - tel. 0823321137 - www.eptcaserta.it
Approfondimenti su Caserta
Giocare a golf a Castel Volturno
Il VolturnoGolf dell’Holiday Inn Resort Naples-Castel Volturno è un bel campo a 18 buche fornito di Club House. È considerato un prestigioso punto d’incontro che mette a disposizione degli sportivi tutti i servizi necessari. È, a quanto pare, uno dei più importanti campi da golf della regione. È sede di tornei internazionali ed è immerso in un paesaggio davvero molto bello, con un tracciato che, su progetto dell’architetto David Mezzalane, si trova lambito dal mare. Sono 5889 i metri di Par 71 posti sul sinuoso terreno arricchito da dune e ostacoli d’acqua. Nella pineta si trovano le prime 9 buche, mentre dal terreno delle seconde, proprio a ridosso del mare, nelle giornate limpide si osservano le isole di Ischia e Procida.
VolturnoGolf: Via Domitiana Km 35 + 300 - Castel Volturno - Caserta – tel. 0815095150
Il Presepe Reale della Reggia
Dalle sale di lettura della magnifica Biblioteca Palatina, curata da Maria Carolina e in seguito arricchita da Ferdinando II con circa 10 000 volumi delle varie arti e scienze dell’epoca, si accede alla sala ellittica. Qui si trova il Presepe Reale addobbato con statuette del ‘700 e dell’‘800, alcune delle quali firmate. Più volte i pezzi sono stati trafugati e a volte anche ritrovati. In realtà, proprio a causa dei continui furti, il presepe che osserviamo oggi è purtroppo una ricostruzione di quello allestito ai tempi per Ferdinando II.
Informazioni sulla Reggia di Caserta
Gli orari per la visita agli Appartamenti reali vanno dalle 8.30 alle 19.30. All’interno dell’immenso palazzo è possibile visitare anche il Museo dell’Opera.
Di seguito riportiamo i riferimenti per ottenere maggiori informazioni sulla Reggia.
Biglietteria della Reggia di Caserta-Complesso Vanvitelliano: tel. 0823448084 - 0823277380 - www.reggiadicaserta.org
Museo dell’Opera: tel. 0823.321127 - 0823.448084
Cospicue informazioni su Palazzo Reale si possono trarre anche dall’Ente Provinciale per il Turismo (tel. 0823322233 - 0823550011).
La vera Caserta
Distante circa 10 km da quella che oggi è Caserta e che, quando iniziò a sorgere, si chiamava Caserta Nuova, il vecchio borgo era in realtà, per così dire, la Casairta originaria. Nata secondo alcuni sulle spoglie dell’antica Satìcula, secondo altri, e pare più probabile, intorno al sec. viii per mano dei Longobardi di Capua. Dopo diversi cambi d’appartenenza fu città regia nel 1750. Ma quando si iniziò a costruire la Nuova i vescovi la abbandonarono, la città perdette di importanza e finì per interrompere il suo sviluppo urbano e spopolarsi.
La speleologia
Nel Matese si aprono grotte di ogni tipo. Quelle chiamate “minori” sono l’inghiottitoio di Campo Rotondo, da cui traggono alimento le sorgenti del Lete, e l’inghiottitoio di Sava, nei pressi di Gallo. Secondo gli speleologi sprofondare in una grotta significa fare un viaggio nel tempo, viaggio che sul Matese è possibile intraprendere. Qui si tengono,corsi dedicati alla speleologia grazie ai quali è possibile effettuare vere e proprie esplorazioni in quegli ambienti che vengono definiti “l’ultima frontiera dell’esplorazione geografica”.
L’Eremo di San Vitaliano
È situato dalle parti di Casola, uno dei casali che circondano Casertavecchia, e si trova inoltre nei pressi della sorgente d’acqua Tellina, sui colli Tifatini. È questo l’eremo di San Vitaliano. Così si chiama perché secondo un’antica credenza vi sostò quel sant’uomo che fu anche il vescovo capuano che portava quel nome. Proprio per questo motivo l’Eremo di San Vitaliano è ancora oggi meta di pellegrinaggio, e lo è anche per gli abitanti dei vicini casali che ogni anno vengono a venerare un uomo e un santo vissuto circa mille anni fa.
Lo scalone reale
La magnificenza e la bellezza della Reggia di Caserta si manifestano, tra l’altro, nello scalone reale, capolavoro dell’architettura tardo barocca. Sono le misure a farne la grandezza: a doppia rampa, è largo 18.50 metri, alto 14.50 e si sviluppa su 117 gradini. Il talento dell’architetto è consistito nel mantenere proporzioni equilibrate in una tale pomposità. È abbellito da leoni in marmo scolpiti da artisti in voga all’epoca, Pietro Solari e Paolo Persico. Il soffitto, a doppia volta ellittica, è stato affrescato da Girolamo Starace-Franchis.
Falerno del Massiccio
Preparato integralmente con uve Falangina, ha colore paglierino tendente al bianco con bei riflessi verdognoli. Il suo profumo è vinoso e gradevole e il suo sapore si presenta asciutto e sapido. La Doc prevede inoltre una tipologia di Rosso, con uve Aglianico e Piedirosso, talvolta anche Primitivo e Barbera, e una Riserva che richiede due anni di invecchiamento obbligatorio che può tuttavia protrarsi fino a 10-11 anni. Quest’ultimo è un vino di pregio che ben si accompagna a carni rosse e selvaggina, ma anche ottimamente ai formaggi stagionati.
Mozzarella di Mondragone
La mozzarella di Mondragone è definita un formaggio fresco a pasta filata. Viene ricavata unicamente da latte di bufala, animale solitamente allevato, come si dice, a stabulazione semilibera. Le forme di questo formaggio possono essere tondeggianti o a treccia, le pezzature vanno dai 20 agli 800 grammi. Ha un colore bianco porcellanato, la crosta è molto sottile e la superficie non è mai né viscida né scagliata, bensì liscia. Il siero, che ne gronda
al taglio, ha il profumo caratteristico dei fermenti lattici.
Oasi di Bosco San Silvestro
L’Oasi di Bosco San Silvestro è un’area protetta che offre un itinerario naturalista-didattico della durata di circa due ore e mezzo di camminata. Si divide in quattro tappe educative che sono: il Giardino delle Felci, una pianta che dura dal Paleozoico ed è qui ospitata all’interno di una cavità naturale; il Giardino delle Farfalle, che vanta il primato in Europa per dimensioni e rende noto ai visitatori che le farfalle sono lepidotteri con funzioni di indicatori biologici e di eccellenti impollinatori; le Voliere del Centro Recupero Animali Selvatici; le Aree Faunistiche del Daino, del Capriolo e delle Testuggini e le Arnie Didattiche, le cui pareti in vetro permettono di osservare la vita dell’alveare.
Oasi Bosco San Silvestro – Centro Ambientale WWF: tel. 0823361300 – cell. 330796840
Roccamonfina e il Parco
I circa 9000 ettari del Parco Regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano si trovano proprio nel cuore della Campania. Il Parco si estende tuttavia anche lungo alcune porzioni del basso Lazio, del Molise e addirittura dell’area urbana di Caserta. Vi sono inclusi i territori comunali di Sessa Aurunca e di Teano, nonché cinque centri della Comunità Montana denominata Monte Santa Croce. E sono lo stesso Roccamonfina, Galluccio, Conca della Campania, Marzano Appio, Tora e infine Piccilli, un insieme di comunità che vale senz’altro la pena visitare.
Soltanto un parco
Il parco della Reggia di Caserta si compone graziosamente di due giardini, uno all’inglese e l’altro all’italiana, che si distendono in lunghezza su tre chilometri per un totale di 120 ettari. Le fontane, le vasche e i giochi d’acqua che collegano tra di loro le due architetture, quella inglese e quella italiana sono sei. Si tratta, nello specifico, della Fontana Margherita, della Vasca e Fontana dei Delfini, della Vasca e Fontana di Eolo, della Vasca e Fontana di Cerere, delle Cascatelle con Fontana di Venere e Adone e infine della fontana di Diana e Atteone sovrastata dalle Grandi cascate terminali. Fra le altre cose nel giardino all’italiana è inclusa la Peschiera, cioè l’allevamento dei pesci serviti alla mensa reale. Del giardino all’inglese il progettista fu Joseph Banks, naturalista che partecipò alla gloriosa spedizione dell’Endeavour del capitano James Cook.
Itinerari e suggerimenti di viaggio
La Reggia non costituisce il solo motivo per trascorrere una vacanza in questa parte di Campania: Caserta e la sua provincia sono infatti un territorio di grande interesse dal punto di vista naturalistico, artistico-culturale ed enogastronomico.
 Oltre alle riserve naturali del Parco di Roccamonfina, del Parco Regionale del Matese e dell’Oasi WWF del Monte Massico - ideali per chi ama le escursioni e i paesaggi incontaminati -, la regione offre importanti siti artistici tra i quali il Belvedere di San Leucio - antico e panoramico casino di caccia di Ferdinando IV di Borbone, oggi sede di manifatture seriche tra le più pregiate al mondo e anch’esso protetto dall’UNESCO come patrimonio dell’Umanità. O l’affascinante borgo medievale di Casertavecchia incastonato tra vicoli tortuosi e antiche case in pietra che lo ammantano di un fascino fuori dal tempo. O ancora la quasi sconosciuta Reale tenuta di Carditello, elegante complesso neoclassico che la famiglia Borbone destinò a vera e propria azienda agricola modello per la coltivazione del grano e l'allevamento di razze pregiate di cavalli e bovini e che, insieme alla Reggia vanvitelliana e al complesso di San Leucio, rientra nell’itinerario dei Luoghi Borbonici insieme al Palazzo Reale, al Teatro San Carlo e alla Reggia di Capidimonte a Napoli, al Palazzo Reale di Portici e alla Casina del Fusaro situata al centro del lago omonimo, nella caldera dei Campi Flegrei.
 Per chi volesse invece "gustare" itinerari alternativi, la provincia di Caserta offre interessanti tour enogastronomici che si integrano con la tradizione di uno straordinario passato storico. E’ il caso della Strada del Vino in Terra di Lavoro: un affascinante viaggio alla scoperta dell’antica ‘Campania Felix’ che raggiunge le tappe enologiche più significative attraversando zone vinicole da cui, fin dai tempi dei Romani,  si ricavano vini di grande fama e pregio come il Falerno, il Galluccio e l’Asprinio d’Aversa.
Prodotti tipici e paesaggi naturali di grande suggestione si alternano anche in itinerari più singolari come il Bufalo Tour: un percorso che porta il turista alla scoperta delle migliori fattorie e aziende casearie delle campagne casertane, per toccare con mano tutte le fasi dell’allevamento delle bufale e degustare la celebre mozzarella o la meno conosciuta carne bufalina, entrambe vere protagoniste della cucina locale.
 Altri ancora sono gli itinerari tematici che la provincia di Caserta offre, da quello dei borghi e dei castelli medievali dell’Altocasertano, a quello naturalistico delle sorgenti d’acqua, a quello archeologico delle antiche vestigia romane: tutti luoghi e percorsi ricchi di fascino che possono diventare meta inconsueta di una vacanza fuori dagli itinerari più abituali.

 
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